Prigionieri di malattie non riconosciute: un vero mondo sommerso di cui Stefania fa parte.

Sembra una storia di avventura da leggere: un mondo sommerso tutto da scoprire, nascosto in profondità, composto da tante persone, ma che nessuno si preoccupa di fare emergere. Mi piace immaginarlo così, per permettere a me e soprattutto a tutti loro un sorriso.

La società è in continua evoluzione e di pari passo i suoi malesseri, in particolare quelli fisici. Non possiamo non riflettere sul fatto che il progresso ha permesso tanto, in particolare dal punto di vista medico, ma allo stesso tempo ha portato alla luce tante nuove malattie, che si diffondono su larga scala.

La prima cosa che viene da pensare è che comunque nel 2015, con i numerosi studi che si sono fatti e si potranno ancora fare, non dovremmo avere paura di niente; dovremmo sentirci totalmente al sicuro. Eppure dal punto di vista medico ancora tante malattie sono senza un perché, senza una cura definitiva e addirittura senza un nome. Forse di questi tre aspetti quello che più sta a cuore alle persone è la tanto sospirata, attesa, “cura definitiva” con la speranza che non procuri tanta sofferenza nel sottoporcisi.

So benissimo che non è semplice trovare la soluzione di tante malattie; so che occorre lavorare sodo e occorre ricordare che sono sempre degli esseri umani coloro che sono chiamati per vocazione, per scelta a trovare le cure giuste, con le annesse risposte che noi tutti attendiamo.

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Il disperato appello di Massimo, centralinista cieco:”Sono pagato e voglio lavorare!”

Low Vision Access SignQuesta storia di vita arriva da Treviso; mi unisco al Gazzettino che ha raccolto lo sfogo su facebook di un ragazzo cieco che da ben 4 anni viene pagato per un lavoro che in verità non gli viene permesso di svolgere.

Il protagonista è Massimo Vettoretti, Presidente dell’Unione Italiana Ciechi di Treviso, in Veneto; la regione dell’attuale scandalo, giusto per ricordarlo. Massimo è una persona molto pacata però adesso ha raggiunto il limite di sopportazione consentito nel vivere una situazione davvero grottesca e paradossale.

Massimo ogni giorno si presenta al suo posto di lavoro, centralinista alla Motorizzazione; si siede nel suo ufficio e aspetta solo che arrivi l’ora per tornarsene a casa. Intanto è costretto a non fare niente. È vero che è un non vedente, ma il suo lavoro di centralinista non lo può fare anche se avrebbe tutte le potenzialità per svolgerlo al meglio: l’azienda gli ha sostituito il centralino con una segreteria automatica ma non l’ha spostato a un’altra mansione. Semplicemente lo lascia lì, ad aspettare.

E’ da giugno 2010 che chiede di essere spostato ad un altro impiego ma nulla si è mosso a suo favore anzi, la situazione è peggiorata. Dal 2013 si è anche rotto il telefono del suo ufficio, quindi non può né chiamare, né essere chiamato. Se qualcuno dovesse chiamare in Motorizzazione cercando il centralinista nessuno potrebbe passargli la telefonata. Continua a leggere