Neonato senza gambe e senza un braccio: “Cerco l’amore di una vera famiglia”

Ci sono persone e situazioni più o meno indifese nella vita di tutti i giorni; lascio giudicare a Voi quanto può esserlo un neonato disabile, senza entrambe le gambine e anche senza un braccino, che è stato abbandonato da coloro che sarebbero dovuti essere i Suoi genitori.Ho voluto immaginare cosa questa piccola creatura vorrebbe dire a tutti noi, quali i suoi pensieri, sensazioni, paure e tristezze, che si trova Suo malgrado ad affrontare, nonostante da così poco tempo faccia parte di questo strano mondo.

Ciao a tutti, sono Francesco, bel nome vero? Ho sentito dire che è il nome di un grande uomo, il Papa, e me lo hanno dato le infermiere e i medici dell’Ospedale San Donato di Arezzo, dove sono nato qualche mese fa. Ho sentito subito che in tanti si stavano occupando di me ma lo stesso, non chiedetemi come l’ho capito, percepivo che qualcosa non andava. Insieme al mio strillante pianto ho realizzato che non riuscivo a scalciare con i miei piedini e le mie gambine. Dove ero prima di vedere tutta quella luce stavo davvero bene, mi sentivo al sicuro e al caldo. Ora ho uno strano freddo, non sento il calore della mia mamma. Tutti si prodigano ad abbracciarmi e coccolarmi e io vorrei stringere tutti forte forte, per ringraziarli, ma non riesco, mi manca un braccino.

Certo sono davvero piccolo, quindi non parlo, mi faccio capire a gesti, un po’ come tutti i neonati. Ho sentito dire che i miei genitori hanno deciso di non riconoscermi e quindi io non ce l’ho una mamma e un papà. Adesso che sono arrivato in questo mondo sono solo. Credo proprio che il fatto che io sia senza gambe e senza un braccio abbia giocato a mio sfavore. E’ così importante avere un bimbo perfetto per volergli bene? Io, anche se pur con qualche problemino assai evidente, sono sicuro che sono in grado di volere bene a una mamma e a un papà. Continua a leggere

Disabile rivendica il diritto di esistere e fa causa al Comune di Milano

Giuliano Pisapia

Vi posso garantire che condivido in pieno il malessere di Francesco R.; mi reco spesso a Milano per vedere le vetrine, stare in mezzo alla gente, assistere alle tante iniziative che una città metropolitana deve offrire, insomma per semplice piacere. Ogni volta però torno a casa delusa e arrabbiata.

E’ scandaloso vedere come i Comuni, in generale, non siano ancora pronti a tenderci la mano, a farci rientrare nella categoria dei cittadini di serie “A”. E’ ora di svecchiare il significato della nostra etichetta: “disabile”. Senza assolutamente polemizzare sul fatto che, nonostante si faccia parte della popolazione attiva di questo Paese, ci venga assegnato un nome che ci contraddistingue dagli altri. Lo accetto, non mi interessa, chiamateci come Vi pare perchè è davvero una inezia rispetto alla possibilità, concreta, di renderci uguali alle altre persone. Questo è il nostro obiettivo.

Noi disabili possiamo solo essere solidali e compatti; io credo ancora nel vecchio detto:”L’unione fa la forza” anche se, per molti, è invece assai banale. Non voglio sottovalutare la nostra forza, che sono sicura essere tanta perchè siamo davvero ostinati; adesso siamo troppo esclusi per stare in silenzio. Chiediamocelo tutti insieme:“Siamo davvero disposti a farci calpestare?” Io personalmente non ci sto.

Dopo aver letto l’articolo su Giornale.it mi sento di poter dire che anche Francesco è stanco di una libertà annullata da altri e lo dimostra bene la causa, da Lui intrapresa, ovviamente assistito da un legale, Barbara Legnani, nei confronti di  Palazzo Marino. Continua a leggere