L’ascensore chiude, quando manca il personale! Luca prigioniero della metro romana per due volte in un mese!

Eccomi qui di nuovo a parlarvi di un disservizio che sfocia in un importante diritto negato. Due volte in meno di un mese Luca, un ragazzo disabile, intrappolato nella metropolitana romana.

Perché non tramutiamo questo disservizio, che si espande a macchia d’olio in tutto il nostro bello stivale, in una vera emergenza? Attenzione, non per avere la risoluzione certa del problema, dato che è sotto gli occhi di tutti l’incapacità dei nostri governanti, ma almeno per avere la certezza di parlarne, molto, con insistenza e per raccogliere altre testimonianze, per fare gruppo, un bel gruppo che facendo rumore disturbi il loro torpore. Sì, di questo si tratta: “torpore”. Se fosse letargo prima o poi si sveglierebbero e invece triste a dirlo trattasi di sonno che impedisce loro di occuparsi “solo di noi”.

Quale il problema concreto che si è verificato? Ascensore non funzionante per mancanza di operatore. La mamma di Luca, Maria Pozzuoli, è veramente arrabbiata e tutto il suo disappunto viene ascoltato e divulgato da Redattore Sociale.

Appoggio con tutte le mie forze e con questo mezzo a mia disposizione il suo sdegno; non è possibile rimanere bloccati, per l’ennesima volta, nella metro A della capitale per 45 minuti, in attesa che un operatore arrivi dal capolinea ad attivare l’ascensore. Questo è ciò che Maria si è sentita dire dall’operatore: “E’ una prassi, turno scoperto, ascensore fermo”. Esasperata ha chiamato i Carabinieri e dopo 45 lunghi minuti è arrivato l’operatore.

Un po’ di domande mi nascono spontanee:” Ma le chiavi per attivare l’ascensore le può tenere un solo operatore per l’intera tratta, quindi al capolinea? Queste chiavi vengono tenute sotto custodia a tal punto che solo un operatore è in grado di gestirle? Cosa significa che con turno scoperto l’ascensore va disattivato, fino a quando ci sarà di nuovo un turno coperto e quindi l’ascensore tornerà in funzione? Non siamo di sicuro noi “cittadini”, perché questo siamo, a doverci preoccupare dei turni di servizio degli operatori Atac, non vi pare? Se la metropolitana è aperta devono funzionare tutti i servizi a lei annessi, quindi dei problemi di turnistica, del numero degli operatori in servizio, scusate, non frega assolutamente niente. Ogni fermata metro munita di ascensore dovrebbe avere le chiavi che, ogni volta che si verifica un cambio turno, passeranno da operatore ad operatore. Perché non si può risolvere così? Non mi sembra tanto difficile e complicato da attuare; che qualcuno mi spieghi dove è la difficoltà!

Non mi stupirei se adesso fosse necessario nominare un commissario straordinario che monitori e valuti il da farsi fino ad emettere un verdetto. Se ciò accadesse significherebbe che chi è attualmente pagato per fare funzionare le cose è troppo oberato di lavoro e quindi è necessario dargli una mano; potrebbe essere realmente così e allora che assumano un altro dipendente che significherebbe niente più disservizi. I soldi ci sono per mettere in campo la quantità di personale necessaria per non favorire turni scoperti e poi ci sono tanti disoccupati e categorie protette a cui si potrebbe assegnare la funzione di sorvegliante ascensori; scandali e sprechi parlano da soli.

Maria e la sua famiglia lottano, nel vero senso della parola, per garantire a Luca la sua autonomia e lo fanno, secondo me, in maniera eccellente, tanto da intraprendere questa battaglia contro Atac; nessuna colpa per loro, perché sono i fattori esterni a fare da tappo alla vita indipendente del ragazzo.

La rabbia e il disappunto di Maria hanno fatto scomodare la segreteria del Sindaco Marino e l’Assessorato alla Mobilità, che hanno contattato la famiglia per comprendere meglio la dinamica dell’accaduto:“Se un turno in stazione resta scoperto, gli ascensori vengono disattivati per ragioni di sicurezza”. Per motivi di sicurezza si eliminano i servizi? Non c’è una logica in tutto questo; è fantascienza.

Meno di un mese fa gli si era presentato lo stesso diritto negato. Luca ha deciso per una giornata in giro con gli amici dell’ associazione “Otto Passi”; sono andati a prendere la metro a Subaugusta e l’operatore di turno li ha avvertiti che, se fossero rientrati dopo le 19, avrebbero trovato l’ascensore chiuso, perché il turno era scoperto. E così è stato: non hanno fatto in tempo a rientrare prima, così hanno dovuto chiamare la stazione Anagnina e aspettare che da lì arrivasse un operatore per attivare l’ascensore. Hanno passato 45 minuti così, sottoterra, con un caldo soffocante.

Dopo quel primo episodio, la mamma si è subito attivata e ha parlato personalmente con il responsabile del presidio del territorio di Atac, Fabrizio Di Staso che ha manifestato il suo stupore e mortificato si è mostrato molto disponibile. Non era a conoscenza del fatto che gli ascensori fossero aperti e chiusi su turnazione e ha promesso a Maria che non sarebbe più accaduto.

Come avrete capito: promessa disattesa dato che nello stesso mese si è ripresentato lo stesso problema. Questa volta prima di partire da Subaugusta, hanno chiesto se al ritorno avrebbero trovato l’ascensore attivo e si sono sentiti rispondere che probabilmente sarebbe stato chiuso. Allora, per non dover attendere, prima di ritornare hanno chiamato Anagnina dalla stazione Flaminio, ma quando sono arrivati a Subaugusta, l’operatore era già andato via. Maria è dovuta, di nuovo, scendere in metropolitana e chiamare il 113 che ha contattato personalmente Anagnina e “ha fatto tornare l’operatore”. Ancora una volta 45 minuti di attesa, con un caldo insopportabile.

Maria non si è fermata e ha chiamato nuovamente Di Staso, che si è mostrato sempre più mortificato. Purtroppo credo che arrivati a questo punto la mortificazione non serva più a nulla; infatti non permetterà a Luca e ad altri di prendere la metro in totale libertà come tutti i cittadini, con l’unico vincolo ammesso: quello degli orari di servizio che sono un limite per tutti, ma sono anche uguali per tutti.

Io personalmente non credo più ai “non sapevo”; mi dispiace di avere perso questa fiducia, ma è diventata una risposta e una scusa facile e comoda per tutti e quindi perde di credibilità anche di fronte alla eventuale e possibile veridicità della cosa. Infatti Maria, parlando con una operatrice della metro, ha saputo che tutti, dipendenti e responsabili, sanno del problema, del disservizio, ma fanno finta di non sapere.

“L’ascensore chiude, quando manca il personale”.

Maria fa una riflessione importante che ritengo giusto condividere con tutti voi: “E’ possibile che Roma, la città del Giubileo, non consenta ai suoi cittadini disabili di muoversi in città? Possibile che ogni diritto fondamentale dobbiamo esigerlo e rivendicarlo con forza? Se questa è la situazione, consiglio a tutti i pellegrini con disabilità che pensassero di venire per il Giubileo: lasciate perdere, Roma non è capace di accogliervi”.

Le nostre città come possono pensare di fare una bella figura a livello internazionale? Importante accaparrarsi eventi di portata notevole, perché rappresentano una vetrina che può portare degli introiti di immagine e denaro davvero consistenti, ma io li lascerei a chi è eccellente, anche perché nel dimostrare il meglio che possiamo dare viene sempre fuori, inevitabilmente, anche il peggio. Fino a quando non saremo l’eccellenza non si può andare avanti a dimostrare la sola ingordigia; è arrivato il momento di usare la testa e portarci al pari di molti altri stati e poi sì che potremo fare il di più, che tanto ci fa gola.

In generale nei vari comuni si chiedono tante consulenze, speriamo che questa volta, se dovesse essere chiesta venga fatto per una buona causa, cioè per garantire gli standard. Stiamo solo chiedendo un servizio “standard” che sembra di una difficoltà e straordinarietà impressionante.

Se qualcuno avesse qualcosa da dire in merito alla soluzione del problema arrecato a Luca e come a lui a tanti altri possibili utenti, io e il mio blog siamo qua.

 

errare è umnao perseverare è diabolico.

 

 

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Una risposta a “L’ascensore chiude, quando manca il personale! Luca prigioniero della metro romana per due volte in un mese!

  1. Buonasera.
    @ Lena Sarcinella.
    Grande. Bentornata a bordo. Credo di parlare a nome di tutti e la nostra felicità nel risentirti è pari alla bellezza dei tuoi commenti e al loro generale interesse. Grazie di cuore. Andiamo per ordine. Quello che è successo al povero Luca e a Maria è senza dubbio frutto di una cattiva amministrazione. La prima cosa che mi lascia perplesso è il fatto che un ascensore, abbia bisogno di un operatore per poter funzionare. Nelle metropoli, ci sono milioni di ascensori e non ho mai visto all’opera una persona per farli funzionare. Sicuramente una scelta del genere, sarà motivata da fattori che rendono lo stesso ascensore, pericoloso da usare. In caso contrario, non capisco l’utilità di una persona addetta a tale compito. E di questo comportamento, la giunta romana dovrebbe dare chiare spiegazioni. Un altro punto da sottolineare è il seguente. L’utente dovrebbe essere messo al corrente che dopo un certo orario o in mancanza di un operatore, lo stesso ascensore è praticamente fuori uso. Basterebbe un semplice cartello che avvisi l’utenza. Purtroppo, il disabile è la persona che molto spesso viene dimenticata e alla fine, non resta che arrangiarsi con le proprie forze. E’ anche vero che in questo preciso momento, i problemi romani siano ben altri e sicuramente più importanti ma, lasciare un disabile per 45 minuti, in balia di se stesso, mi sembra una cosa rilevante. In un paese civile, i “non sapevo” non dovrebbero essere ammessi ma sappiamo bene che ormai di civile in questo paese è rimasto ben poco. Cara Lena, le tue parole sono giustissime. Portarci al pari di altri stati e usare la testa. Il problema del nostro paese, rispetto agli altri è molto semplice. Gli altri paesi, hanno una classe politica, completamente diversa dalla nostra. Loro hanno i Politici, noi gli sciacalli. Loro usano la testa, noi il c..o. Tutto qui. Questa è la realtà dei fatti. Un abbraccio.
    Cordialmente.

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