Bimbi disabili in trasferta per vedere la Nazionale di calcio. Sport e regolamenti cavillosi!

stadioNicola e Pietro, 10 anni, gemelli, Alfredo, 7 anni, sono solo bambini, che adorano il calcio e come tanti hanno espresso il desiderio di andare alla stadio a vedere, una partita. Hanno scelto Italia-Inghilterra a Torino. I genitori hanno subito acconsentito non pensando assolutamente che siccome il figlio Nicola è in carrozzina dalla nascita e Pietro deambula a fatica, la realizzazione di questo sogno avrebbero dovuto sudarsela.

La partita che questi fratelli hanno dovuto giocare è stata ben più complessa e tortuosa di un qualsiasi match; anche perché è sotto agli occhi di tutti che non viene mai giocata ad armi pari.

I genitori hanno raccontato la loro avventura/disavventura al giornale “Il Tirreno” edizione Livorno e questo mi permette di farla conoscere a tutti voi.

E’ papà Claudio a raccontare che tutta la famiglia, a marzo, ha deciso di andare qualche giorno a Torino per l’inaugurazione del Museo Egizio; visita prenotata per il 2 aprile. Sono partiti prima per potere visitare anche la città e qui Pietro, che è un appassionato di calcio, annuncia ai genitori che in quei giorni allo Juventus Stadium si giocherà Italia-Inghilterra.

I genitori si danno subito da fare, perché da subito l’hanno vista come una bella idea assolutamente possibile. Per primo verifiche sul sito della Figc per trovare subito i biglietti; apprendono che per gli accrediti gratuiti ai disabili occorre essere allo stadio il giorno prima della partita. SEMBREREBBE NON ESSERCI ALCUN PROBLEMA.

Purtroppo la tabella di marcia della famiglia per arrivare in Piemonte subisce qualche ora di ritardo e questo fa inevitabilmente sforare l’ora di presentazione al botteghino dello stadio. Da qui la decisione di tentare di presentarsi il giorno seguente, cioè proprio quello della partita. Purtroppo, però, gli viene detto subito che per gli accrediti non c’è più nulla da fare, occorreva rispettare alla lettera le indicazioni trovate sul sito internet. Certo ci sono delle regole che tutti devono rispettare, altrimenti si creerebbero una serie interminabile di eccezioni e su questo papà Claudio è d’accordo e consapevole.

Prima di arrendersi e dare una delusione ai suoi bimbi, chiede se per caso ci sono ancora posti disponibili per disabili in carrozzina. La risposta è stata affermativa e quindi ha pensato che bastasse pagare; chiede la cifra dei biglietti. Da questo momento nascono le problematiche: alla biglietteria hanno confabulato per 15 minuti, telefonando a vari responsabili per poi comunicare a Claudio che la sua famiglia, i suoi bambini, non possono entrare, neanche pagando, nonostante ci siano posti per disabili disponibili. Facile concludere che l’unico modo che la Figc, che gestisce la biglietteria per la Nazionale, permette a un disabile di vedere la partita è di andare un giorno prima per accreditarsi gratuitamente. Lo stesso Claudio fa notare che non è possibile farlo neanche on-line; forse sarebbe ora di evolversi e usare un po’ di tecnologia, soprattutto per chi non vive in piena autonomia.

Pensate che un papà possa arrendersi così facilmente? No, vuole andare fino in fondo alla questione, perché il modo di procedere si è rivelato molto farraginoso e potrebbe deludere tanti altri bimbi disabili, quindi meglio fare chiarezza e capire.

Il bigliettaio gli fa notare che le regole sono regole e tutti le devono rispettare. A questo punto Claudio telefona a La Stampa. Lui racconta, loro ascoltano e dicono che lo richiameranno. Promessa mantenuta: nel pomeriggio viene contattato da un addetto della Figc che gli comunica che eccezionalmente, grazie all’intervento de La Stampa, mandandogli una mail con i propri dati, gli avrebbero fatto trovare gli accrediti gratuiti al botteghino. Claudio prima di rispondere si è confrontato con la moglie Ilaria e alla fine “rifiuta”.

Qualche “maligno” avrà già pensato che hanno voluto fare i preziosi oppure che tutto questo caos è nato perché non volevano pagare; vi assicuro che non è così, ma il loro comportamento è andato tutto in difesa della disabilità, dei bambini “disabili” che come gli altri desiderano guardare i propri idoli del calcio dal vivo.

Papà Claudio specifica che avrebbero solo voluto che una famiglia, anche se con bimbi disabili, come qualunque altra, potesse scegliere di alzarsi la mattina e soddisfare la voglia di andare allo stadio e far trascorrere una giornata speciale ai propri figli. Anche lui si riallaccia al discorso della sicurezza stadi che più volte ha dimostrato di fare acqua da tutte le parti e poi la pignoleria cade su un bambino di 10 anni sulla sedia a rotelle; c’è qualcosa che non quadra, priorità da rivedere insieme alla sicurezza. Forse dovrebbero analizzare e identificare meglio quali sono le persone da cui diffidare al momento della selezione all’ingresso dello stadio.

Lo sport, dovrebbe essere il simbolo per eccellenza di unione, gioia, spensieratezza, gesti sani e soprattutto educativi. Questo, comunque, è solo il mio pensiero quindi mi permetto di esprimere tutto il mio stupore quando accadono fatti gravi tra gli spalti o fuori lo stadio, prima, durante o dopo una partita, con l’uso della più cattiva e feroce violenza, con lo scopo di violare tutto e tutti. Purtroppo queste cose sono già successe e temo che potranno ancora succedere. Quindi ci si aspetta tanta pignoleria dagli enti preposti, ma evidentemente così non è, perché qualcosa sfugge all’attenzione e si verifica il piccolo incidente o il più tragico in assoluto.

Il calcio, lo sport forse più sentito e seguito in Italia, a volte mi stupisce. Io la vedo come una disciplina che fa da collante e che non discrimina nessuno e invece la macchina organizzativa, che vi ruota intorno, credo la faccia da padrona quindi io proporrei un confronto per trovare soluzioni.

Mamma Ilaria e papà Claudio dicono no all’invito, ma assolutamente non alla possibilità di portare i propri figli alla partita. Ovviamente i bambini appena capito che non avrebbero assistito alla partita nello stadio hanno cominciato a piangere.

Così questi splendidi genitori hanno preso in mano la situazione e hanno acquistato 5 biglietti da Ticket One e via, direzione stadio. L’idea pratica è stata quella di lasciare la carrozzina in macchina e portare il proprio figlio in spalla come qualunque altro bambino, annullando per un giorno la disabilità e conquistando così la possibilità di entrare. Foto di famiglia come ricordo dentro allo stadio e la personale partita vinta immortalata, alla faccia della burocrazia.

Visto come si ingegna un padre davanti all’amore per i propri figli? La burocrazia lasciava un bimbo disabile fuori, così la scelta di lasciare solo la disabilità fuori.

Anche in questo caso il solito pasticcio all’ italiana. Certo che il nostro Paese sta diventando un pasticcio gigante, che fa diventare tutto una emergenza non gestibile, lasciandola inevitabilmente tale da qui all’eternità.

 

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4 risposte a “Bimbi disabili in trasferta per vedere la Nazionale di calcio. Sport e regolamenti cavillosi!

  1. Buonasera.
    Cara Lena,
    il tuo ragionamento e quello dei genitori del povero bambino, non fanno una piega. Ma, pensiamo per un solo momento al fatto che altri genitori, non avessero avuto la possibilitàeconomica per acquistare cinque Ticket One, la cosa come sarebbe finita ? il disabile in questione, non sarebbe potuto entrare allo stadio. E questo mi sembra ancora una volta, un comportamento discriminante verso il disabile stesso. Purtroppo siamo alle solite, tutto va bene per chi ha possibilità economiche, per il resto, solo calci nel didietro. In un altro paese, la cosa si sarebbe risolta in modo diverso ma, l’ottusa burocrazia Italiana, ancora una volta ha colpito il più debole. Ogni giorno che passa è evidente il collasso gestionale di questo paese. Le cose semplici, che si potrebbero risolvere con una semplice telefonata, diventano problemi insormontabili, grazie al p… di turno. Fino a qualche tempo fa, credevo che certi problemi e la voglia di non risolveri, era riservata al disabile ma, ogni giorno che passa, mi accorgo che tutto questo ha colpito tutti, disabili e non. Basta guardarci intorno e vedere come giornalmente, siamo attanagliati da mille problemi, procurati dall’inefficienza delle nostre istituzioni. L’esempio classico per chi vive in una grande città è vedere quanti giorni perda per impugnare una multa, spesso ingiustificata. Questa non è civiltà è un classico ritorno all’età della pietra. Spesso, leggendo certi articoli o assistendo a certe infauste situzioni, mi chiedo se tutto questo, abbia un senso. Mi viene da pensare che funzioni tutto così male, per un semplice motivo. La maggior parte della gente, ha capito che il paese, ha intrapreso una strada senza ritorno e di conseguenza, ha pensato bene di lasciare andare tutto come vada, senza pensare a un reale miglioramento del paese. La gente è stanca e questo è palese. Che siano gli ultimi giorni, della nostra vita ? lo sapremo presto !! un abbraccio.
    Cordialmente.

  2. Ammiro la caparbietà di questi genitori, per il resto NON HO PAROLE. questa vicenda è l’ ennesima vergogna per questo stato che finge di proteggere tutti ma si dimentica purtroppo degli italiani, soprattutto di quelli che hanno piu’ bisogno e che forse non gli rendono……. BRAVI ILARIA E CLAUDIO avete dato una lezione di vita!

  3. smettiamolo di usare la disabilità, io ho figli ma non sono mai andato allo stadio se i genitori non viziassero i figli tutto questo non succederebbe

  4. Buongiorno.
    @ Antonio.
    Con il suo commento, ha offeso il mondo dei disabili. Mi auguro che non se ne sia accorto, in caso
    contrario, se fossi in lei, incomincerei a preoccuparmi. Che lei e i suoi figli, non siate mai andati allo
    stadio è una cosa che credo, non freghi niente a nessuno. Accompagnare un figlio allo stadio, non vuol dire assolutamente viziarlo. E’ palese che non conosca il significato della parola e di conseguenza, il suo commento sia frutto di qualche minuto di follia. Viziare una persona, significa acconsentire a tutti i suoi desideri, sottolineo tutti. Un figlio che chiede a un genitore, di essere accompagnato allo stadio, non lo ritengo un ragazzo viziato. E in questo particolare caso, stiamo parlando di un disabile. E da padre, non credo che le richieste di una persona meno forunata,possano essere paragonate a quelle di un ragazzo, realmente viziato. Offendere è facile, chiedere scusa è molto più difficile.
    Cordialmente.

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