Scuole che discriminano o disperate perchè sole davanti al “disabile difficile”?

Ennesima storia difficile o addirittura impossibile di integrzaione di un disabile all’interno di una scuola; ormai è abbastanza evidente che non dipende dalla collocazione geografica, perchè da tempo ha messo radici su tutto il territorio nazionale. Indifferenza generalizzata e altamente ramificata.

Qualche giorno fa La Stampa ci ha fatto conoscere una storia di Settimo Vittone e la protagonista è Anita, 15 anni, autistica. I problemi per Lei in questa scuola sono finiti perchè ha ottenuto il diploma e non la dovrà più frequentare. Sicuramente per la famiglia sarà un sollievo misto a dolore e delusione perchè comunque lì non era ben desiderata, ma il sospiro di sollievo più grande toccherà alla scuola, con la speranza nel cuore di avere, per i prossimi anni, più fortuna: “nessun disabile difficile”.

Chi sono i “disabili difficili”? Vale la pena riflettere sul fatto che nelle nostre scuole ogni anno capitano bambini e ragazzi più difficili degli altri, che sono diversi per carattere, indole, educazione e molto altro. Però noi abbiamo una aggravante in più: siamo disabili e talvolta la patologia che non ci siamo scelti ci porta ad essere o avere comportamenti che noi non abbiamo facoltà di scegliere. La realtà è che un qualcosa che non dipende da noi ci vincola la vita discriminandoci. Secondo voi un bambino eccessivamente capriccioso, ma non disabile, si troverebbe nella nostra stessa condizione, magari costretto a cambiare più scuole e avere sempre gli occhi puntati addosso?

Anita forse nella sua lunga vita troverà altri ostacoli e difficoltà legati alla sua disabilità e se non miglioreranno le cose sarà costretta a conviverci finchè sarà tra noi. Ma la scuola non può solo sperare e nemmeno solo lamentarsi, credo debba impugnare con forza il problema e mettere, con un certo fervore, le Istituzioni davanti alla realtà dei fatti.La scuola, nella persona del direttore didattico Ennio Rutigliano, risponde agli inevitabili attacchi. Per loro non si tratta assolutamente di discriminazione ma bensì tutela degli alunni all’interno dell’Istituto; ricordando di episodi molto violenti con addirittua medicazioni al pronto soccorso. La scuola viene definita non adeguatamente attrezzata per bambini con problemi così gravi come Anita. Certo che fa riflettere!

Sapete per quante scuole risulterebbe lecito ammettere che la struttura non è abbastanza competente a… o per…? Quindi, che si fa? Vietiamo ai disabili di studiare in questa scuola? Facciamo chiudere questa scuola perchè non idonea? Rischiamo di farle chiudere quasi tutte. Concedetemi questa riflessione polemica: arriveremo ad essere costretti a infischiarcene della integrazione, per la quale ci battiamo davvero da una vita e far sapere al Ministero di valutare attentamente l’opzione di realizzare “scuole solo per disabili”. Sicuramente chi andrà a lavorare lì saprà cosa aspettarsi e quindi non potrà nè lamentarsi nè praticare abusi di ogni genere su questi bambini. Caro Stato, ma in questo “assurda ipotesi” pensate di trovare davvero insegnanti disponibili e competenti a seguire solo bambini disabili? Se lascerete tutto alla libertà di chi volontariamente vorrà occuparsene sappiate che saranno troppo pochi rispetto ai bambini e se invece forzerete la mano, imponendo loro dove essere inseriti, ci troveremo davanti al solito problema: bambini maltrattati e discriminati.

Premetto che a mio avviso tutte le scuole dovrebbero essere accessibili fisicamente e culturalmente a tutti. Gli istituti non devono solo fare segnalazioni agli organi competenti, come il Ministero dell’Istruzione o il Provveditorato, che sono un po’ fantasmi, ma combattere per questi bambini con serie difficoltà, per i loro diritti di esseri umani.

Il Direttore presenta una delibera con una possibile soluzione: al fine di valutare la gravià della disabilità, sarebbe necessario sottoporre i bambini alla visione di un medico del lavoro e un responsabile della sicurezza, prima di autorizzare l’iscrizione. Subito la mia domanda è:“E gli altri dove finiscono?” Ma dove cavolo solo tutti gli insegnanti precari e ancora non collocati? Se far studiare nelle giuste condizioni i disabili ha un costo, perfetto, che costo sia.

La delibera non è passata, quindi che si fa? Il Provveditorato e il Ministero probabilmente non si rendono conto che il tempo scorre in fretta e ce ne è davvero poco. Nella scuola ci sono altri 6 ragazzi con handicap da seguire; una bambina in carrozzina che non può raggiungere la mensa, perchè nel seminterrato e l’edificio è senza ascensore; quindi non può mangiare con i suoi compagni ma lo fa in classe da sola. L’altra pseudo soluzione è quella di rientrare ogni giorno a casa per mangiare? Anche qui viene meno l’inclusione, l’inserimento e questo per colpa di chi? Possibile che i fatti non bastano. Dobbiamo fare una simulazione con le alte Istituzioni? E’ tutto molto ridicolo.

Cosa ne dite, è troppo semplice rispondere che generalmente la verità sta in mezzo? Io credo che l’errore più grande sia pensare che le colpe siano solo di un singolo e se ci riflettessimo tutti bene capiremmo al volo che non è così. Potrà sembrarvi riduttivo o semplicistico ma provate a immaginare un puzzle, se manca anche un solo pezzo non si può completare e quindi risulterebbe fallito l’intento. Completare un puzzle può risultare complicato e la vita non lo è di meno, funziona tutto ad incastro preciso.

Ognuno ha le proprie colpe e il primo passo è riconoscerle; questo è il vero problema, nessuno disposto a dire:”E’ anche colpa mia!” soprattutto per non dovere sentirsi in obbligo di mettere sul tavolo soluzioni alternative.

Anita è finalmente fuori da questo aggrovigliato problema, ma non ne è fuori l’intera comunità. Non faremo altro che sentirci dire triste a chi tocca e qualcuno esordirà con un:” meglio a te che a me”.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

Una risposta a “Scuole che discriminano o disperate perchè sole davanti al “disabile difficile”?

  1. Buongiorno.
    Cara Lena, hai detto bene. “Difficile o addirittura impossibile integrazione”. I nostri responsabili scolastici, restano indifferenti difronte a un disabile e non vedono di buon occhio, l’integrazione con altri ragazzi normodotati. Il motivo di tutto questo ? il disabile, può rallentare il programma di tutta
    la classe e secondo loro, può essere, fonte di disturbo. Fortunatamente, tutte le scuole non sono così
    e questo è sicuramente un buon segno ma, la maggior parte è inevitabilmente colpita da una strana
    forma di discriminazione. Oggi le scuole sono diventate, vere e proprie aziende. Ancor prima di iniziare l’anno scolastico, gli insegnanti, hanno in mano il progetto di studio che, dovranno in tutti i modi raggiungere e molto simili ad aziende che devono c’entrare l’obbiettivo, sottopongono gli alunni,
    a un vera e propria, corsa mentale e didattica. Chi resta indietro, automaticamente viene escluso dal
    progetto e per lui, si apre un vero e proprio calvario. Il risultato di tutto questo è l’immancabile bocciatura. Questo comportamento, giusto o sbagliato che sia,(non stà a me giudicare) non è certamente in linea con l’avere in classe un disabile. Tutti noi sappiamo che, spesso un ragazzo disabile è molto più reattivo e preparato di un normodotato ma, per i nostri Presidi e per le Istituzioni,
    questo è solo da intralcio e potrebbe sconvolgere tutto il programma, preparato in precedenza e questo, non può e non deve succedere. Per il bene, dell’Istituto stesso e per non lasciare indietro gli
    studenti che, hanno l’obbligo di andare in meta. Dobbiamo anche domandarci, perché le scuole private, rispetto a quelle statali, sono meno discriminanti nei confronti del disabile. Ma la risposta, non
    dovrebbe essere difficile. Comunque vada, una cosa che dovrebbe cambiare è la cultura che da anni,
    porta a deliranti scelte obbligate. Se questo non cambierà, tutto quello che potremo aspettarci è il
    nulla. E questo per molti di noi è e sarà sempre, molto conveniente.
    Cordialmente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *