Vuoi in affitto una casa? Impossibile se hai una cecità parziale

Purtroppo la realtà con le sue tante, troppe storie concrete, fatti, situazioni per niente astratte, che vivo e vedo ogni giorno mi porta ad abbandonare un attimo tutto ciò che di bello c’è, nel mondo dei disabili.

La discriminazione è quanto di più concreto si manifesta nella nostra società, ogni giorno, in ogni angolo del nostro bel Paese. Vi sbagliate di grosso a pensare che sia la disabilità la malattia, quella vera è la discriminazione e permettetemi di dire che l’Italia è davvero malata, avvelenata, intossicata da tanta ignoranza, non conoscenza e superficialità. Per i nostri concittadini siamo un po’ un cancro, uno di quelli tosti ancora impossibile da estirpare, non curabile. So che non esiste la bacchetta magica, ma ci vuole della sana volontà.

Oggi Vi parlo di Anna, 31 anni, di Brescia con una laurea in Giurisprudenza, ha fatto la pratica da penalista e si è specializzata in diritto per disabili. Il Suo sogno però non è ancora completo, infatti sta seguendo un corso di preparazione da magistrato ordinario all’Università Cattolica di Milano.

Fino a qui nulla di strano, una ragazza come tante, che con volontà e fatica vuole portare a termine un percorso. Ma come Vi ho preannunciato nel titolo c’è un “piccolo” particolare che ha fatto nascere dei problemi: Anna è nata parzialmente cieca, affetta da retinopatia fin dalla nascita e, da qualche anno, anche da atrofia ottica.Anna, ovviamente per comodità, vorrebbe trasferirsi a Milano proprio per ragioni di studio, come tanti suoi coetanei. La cosa indispensabile per una scelta simile è trovare casa, una stanza, insomma un tetto sotto cui stare. Ma siamo alle solite, gli altri hanno un grosso problema che, se non risolveranno in fretta, la vedrà costretta ad abbandonare il corso e rinunciare al Suo sogno e restare nella Sua Brescia.

E’ più forte di me, non mi abituo affatto alle storie come questa, ogni volta mi faccio cogliere dallo stupore, dalla perplessità ma soprattutto da tantissima delusione. E’ una situazione, creata dagli altri, davvero inaccettabile.

Ora dovete scusare la perentesi che sto per mettere ma, ci tengo tanto. Questa storia di vita mi è stata segnalata da una amica, collega blogger di Disabilità Senza Barriere, Ilaria di Padova che l’ha letta sulla rivista Vanityfair. Vi assicuro che è una ragazza speciale che ha deciso, dopo essersi laureata in Scienze dell’Educazione, per la quale non trova lavoro, di seguire e appoggiare le vite di persone che fanno la differenza in questo strano mondo. Chiudo la parentesi e Vi dico che sono sicura che avrò ancora occasione di parlarVi di Lei.

Torniamo ad Anna; è Lei stessa a raccontare che, le persone hanno già delle perplessità su come un ragazza, con problemi di cecità, abbia potuto studiare e laurearsi. E’ consapevole che al momento è completamente autonoma, ma che non è possibile mettere per iscritto che, tra qualche tempo, sarà ancora così; purtroppo c’è la possibilità, un domani, di non vedere più ma su questo neanche i medici ne hanno la certezza.

La sua attuale autonomia non Le è bastata davanti alle frasi altamente scoraggianti dei proprietari di casa, che preferiscono non averLa come inquilina. Qualcuno ha reagito con frasi banali come: “E’ già stata affittata” oppure quando il cartello era affiso solo da quella mattina che le ragazze interessate erano già troppe.

Invece, qualcuno non si è fatto problemi ad essere sincero e schietto:“La tua disabilità per me è un problema, se ti succede qualcosa poi mi sento responsabile”. Giustamente Anna ribatte:“Ma ai normovedenti non succede mai niente?

E’ assurdo! Io mi domando, se i soldi dei disabili non siano come quelli degli altri, che circolano normalmente nel nostro Paese e poi credo che per mettere questo tipo di paletto, la disabilità, la cecità allora significa che non hanno poi tanto bisogno di affittarla. Non è bello da dire, ma a questo punto ci spingono a sperare che questi proprietari non trovino nessuno disposto ad abitare la casa che propongono; deve rimanere sfitta a lungo e loro potrebbero doversi mordere le mani per una occasione persa, per aver voluto egoisticamente far prevalere l’ignoranza.

Anna ci tiene a ricordare che su trenta-quaranta annunci, a cui a risposto, solo una signora è stata molto gentile e disposta ad affittarLe un monolocale,  peccato che fosse troppo lontano dalla sede del corso da frequentare. Non si è comunque arresa e ha provato a optare per possibili coinquiline ma niente da fare, perchè non vogliono una disabile in casa; problema che ha riscontrato anche l’anno scorso a Brescia e dove si è sentita chiedere:“Ma i soldi li sai contare?” Quesito che si commenta da solo… C’è modo e modo per chiedere le cose, spiegazioni, informazioni su una disabilità che magari non si conosce bene o affatto; è lecito chiederLe, per non avere pregiudizi iniziali, per superare le barriere dell’ignoranza però occorre sempre avere rispetto del tuo interlocutore.

Il rispetto fa davvero la differenza tra le tante persone che popolano il nostro Paese. I disabili come tutti gli individui chiedono un atteggiamento e un trattamento imparziale e non limiti diversi e per questo insormontabili. Tutti dobbiamo essere messi nelle stesse condizioni, indipendentemente dal fisico, dal sesso, dalle origini, dalla provenienza; tutti aspetti che possono davvero ledere fino a non essere degni di libertà, in un paese come l’Italia.

Alle persone che Anna ha incontrato nel Suo insidioso e tortuoso percorso consiglierei un importante esame di coscienza e di andare oltre le apparenze, anche perchè quelle su cui hanno puntato sono quelle sbagliate; non è la disabilità a rendere una persona migliore o peggiore e per cortesia Vi chiedo di riservare l’oculatezza su altri aspetti e peculiarità.

Il mio articolo vuole essere un po’ un appello e spero che il mio pensiero venga condiviso da tanti di Voi e numerosi si offrano per dare in affitto una abitazione a Anna, che Le permetterà di terminare il corso per diventare magistrato e soprattutto, altra impresa assai ardua, in Italia, trovare un lavoro.

 

 


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9 risposte a “Vuoi in affitto una casa? Impossibile se hai una cecità parziale

  1. … perché non trovare uno sponsor per Anna? Vedrai quante porte si aprono!

    … mi odio quando i fatti mi danno ragione.
    Vorrei essere smentita non una ma milioni di volte.
    Spero vivamente che Anna incontri le persone giuste che le aprano non solo una porta di casa ma anche il cuore.
    Ci sono le eccezioni, infatti, conosco due ciechi che vivono la loro indipendenza, circondati da una sorveglianza discreta ed amorevole.
    Auguri sentitissimi ad Anna.

  2. Buonasera.
    Carissima Lena, viviamo una realtà completamente travisata e inesorabilmente in completo declino.
    Dobbiamo fare vedere al mondo intero che siamo altruisti verso gli extracomunitari e giornalmente
    ci indebitiamo per aiutare chi, spendendo oltre tremila euro per sbarcare sulle nostre coste, spesso
    viene in Italia per delinquere e aproffittare della nostra benevolenza. La cosa terrificante è il fatto che
    i poveri cittadini Italiani, si trovano in una situazione di completo isolamento, abbandonati dalle nostre
    istituzioni e sempre più sminuiti. Un atteggiamento veramente incomprensibile e vergognoso. E’ facile
    dare del razzista a una persona che la pensa come me, la cosa difficile è aiutare una persona che fa
    parte da sempre di un paese che nega l’evidenza. La mancanza di coerenza che circonda la nostra classe politica è palpabile, ciò nonostante sempre orecchie da mercante. Se devo vedere una ragazza
    Italiana, messa in queste condizioni, sono orgoglioso di essere razzista. Cari politici vergognatevi !
    Cordialmente.

  3. CARA ANNA COME TE ANCH’IO VIVO QUESTO DISAGIO IN QUANTO CIECA PARZIALE, E PURTROPPO DEVO DIRE CHE LA MAGGIOR PARTE DELLE PERSONE È IGNORANTE,EGOISTA,VILLANA……E QUANDO MOLTO SPESSO SONO ANCHE I COSIDDETTI AMICI A FARTI SENTIRE DIVERSA È VERAMENTE MOLTO DIFFICILE ANDARE AVANTI. PERO NON FARTI MAI PRENDERE DALLO SCORAGGIAMENTO E GUARDA AL FUTURO IN MANIERA POSITIVA E VEDRAI CHE A DISPETTO DI QUELLO CHE GLI ALTRI DICONO CE LA PUOI FARE ANCHE TU. IO HO 33 ANNI 3 BIMBI MERAVIGLIOSI E UN MATRIMONIO CHE DURA DA 14 ANNI E CON 20 INTERVENTI CHIRURGICI ALLE SPALLE PER MALATTIE FOSSE CONGENITE. QUELLO CHE MI HA SOSTENUTO E AIUTATA AD ANDARE AVANTI È LA FEDE IN DIO CHE PRESTO ELIMINERÀ OGNI SORTA DI SOFFERENZE E MALATTIE. TANTI AUGURI

  4. Buonasera.
    Carissima Anna, sono veramente dispiaciuto per quello che ti stà succedendo. Scusa se mi permetto di
    darti del tu, ma considerando che ho una figlia di venticinque anni prossima alla laurea in legge, mi
    sono preso questa libertà. Purtoppo da sempre, il diversamente abile è considerato un peso e con
    tutta l’ignoranza che gira intorno al problema, oserei dire che per molta gente, trovarsi a tu per tu
    con una persona di questo tipo è imbarazzante. Ho già detto che l’indifferenza delle istituzioni è senza
    dubbio una cosa tangibile, ma quello che mi ferisce maggiormente è l’ipocrisia che serpeggia nelle
    persone così dette ” normali “. Persone che si sentono al di sopra di tutti e di tutto, solo per il semplice fatto che alla domenica vanno regolarmente in chiesa a onorare nostro Signore, ma al momento di avvicinare un disabile, storgono il naso perchè la cosa non li tocca. E sono queste le persone diversamente abili, gentaglia da segnalare come rifiuto tossico e non vado oltre. Da padre ti
    auguro tanta felicità e ti consiglio di non mollare mai, lotta sempre per le tue priorità dovute e ricordati che la vera disabilità, stà nel cervello delle persone che non accettano il disabile stesso. Una
    persona che al passaggio di una carozzella, getta uno sguardo di pietà è solo un povero coglione e tale
    rimarrà, fino alla fine dei suoi giorni.
    Un caro saluto e un abbraccio.
    Cordialmente.

    Marco Casiraghi.

  5. Ciao Lena,
    vorrei ricordare a tutti quelli che pensano che un disabile sia un diverso, che ci sono dimostrazioni tangibili, di atti importanti che disabili a volte superano quelli dei cosidetti normodotati, mi riferisco a Raffaele Penacchio morto a 55 anni, ammalato di SLA che stava lottando per i “diritti” di questo tipo di malati, non a casa sua davanti ad un computer, ma in piazza, dentro i palazzi del potere, ha dibattuto con i politici che sicuramente saranno stati così eloquentemente bravi ad elargire le solite promesse, non rendosi conto di chi avevano davanti, un ammalato grave, che con lo stress dell’azione dimostrativa, ha speso quel poco che rimaneva da vivere, che sia il caso che comincino seriamente a garantire la dignitosa sopravvivenza, i signori politici che governano a turni alterni, questo Nostro paese?
    Per quanto riguarda Anna, sono certo che ce la può fare, e il giorno che si troverà in Tribunale da magistrato si rammenti bene chi sono i “benpensanti” che condizionano la vita alle altre persone e se può usi la vera equità.
    Calorosi saluti.
    Giuseppe

  6. Sono cieca assoluta solo da pochi anni, ma sono stati sufficienti per farmi capire con che tipo di persona ho a che fare.
    L’ignoranza delle persone nei confronti dell’invalidità sconfina a volte nel ridicolo: al ristorante, in banca e ovunque chi mi sta di fronte non si rivolge mai direttamente a me, ma a chi mi accompagna, quasi io fossi sorda, muta o deficiente.
    Mi accorgo del grande disagio che causo in chi si relaziona con me, solo poche persone lo fanno in modo naturale e spontaneo, mentre la maggior parte sembra stupirsi che io digerisca e respiri come tutti gli altri.
    Vorrei dire ad Anna di non arrendersi mai, che per fortuna ci sono molte persone sensibili, intelligenti e capaci di farci sentire esattamente come tutti gli altri.
    Mi scuso per la prolissità del mio messaggio, ma vorrei ancora aggiungere che odio le espressioni come “diversamente abile”, “sfortunato” e simili: chiamiamo le cose col loro nome, senza ipocrisia. Io mi considero handicappata, perchè è proprio un peso aggiunto quello che è stato messo sulla mia vita, e non solo da Madre Natura ma anche e soprattutto da chi ha paura di chi ritiene diverso da sè.

  7. A volte, quando penso alla nostra società, l’ aggettivo che mi viene in mente, è “schizofrenica” e gli avvenimenti di cui stiamo parlando mi danno ragione. Ne è un altro esempio quello che è capitato ad un mio amico, riporto il testo integrale per non togliere nulla del vigore e della freschezza dell’avvenimento riportato: “Qualche sera sono andato al supermercato… poche cose. Ho quindi il cestello anziché il carrello. In fila, una signora avanti a me, mi guarda e poi dice “prego vada avanti”. Credevo perché avevo poche cose… Passa un minuto e, sempre, quella signora, batte sulle spalla ad altra signora che mi sta davanti e le dice “lo faccia passare, non vede che braccio che ha?” L’avrei presa a pugni! Comunque, ringrazio nuovamente passo avanti e faccio due buste. Una pesantuccia (mano sana), l’altra leggera nell’altra (non sana). Esco per attraversare la strada e caricare la spesa. C’è una nonnina che sta in piedi perché tirano quattro venti, piegata dai dolori, sdentata, con le pantofole e mi dice “ma povrin, col cal bràs lì, spèta cat iuti” (tradotto: poverino, con quel braccio, aspetta che ti aiuto). Volevo farle lo sgambetto!
    Morale: chiedo comprensione non compassione! Comunque ok, a casa con il morale sotto i piedi e tanta rabbia dentro.”
    … se solo seguissimo la Regola Aurea quante umiliazioni, frustrazioni e sofferenze si eviterebbero!

  8. Mi dispiace leggere tanto sconforto in persone che ci vedono poco, non so come andranno le cose ma se anche a me capiterà opterò per un cammino di hobby (musica col piano, uncinetto…) ma soprattutto di meditazione, peraltro cosa che ho già consigliato su questo blog, ma mi ripeto inquanto credo che le persone non vedenti o ipovedenti abbiano una marcia in più per iniziare questo percorso, abbiano molti altri sensi più sviluppati, apprezzino di più i silenzi o suoni interiori come il respiro ad esempio…. la strada è tortuosa per tutti ma anche la meditazione come la preghiera può dare ricche soddisfazioni… non siate tristi vi prego, perchè una volta dischiusi certi mondi tutto sarà più bello….!!! pensate alle cose positive…
    Tanto di cappello a chi aiuta le persone ipo e non vedenti.

  9. haha scusate la risata… sono disabile e senza famiglia, oggi sono costretto a cambiare casa ed riscopro l’ottusità italiana e nel particolare quella padovana. fra tre giorni dovrò lasciare questa casa, in 6 mesi non ho trovato altro che… ignoranza, cattiveria e razzismo. ora dal comune mi dicono che se non trovo un mio posto mi porteranno a forza in uno spizzio…
    ho 36 anni. ok… grazie italiani.

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