Classi “miste” con bambini autistici? I genitori dicono no grazie!

E’ scandaloso, riprovevole; questo atteggiamento non toglie solo le parole ma anche il fiato! Genitori che hanno deciso di far valere, credo secondo loro, dei diritti. Ma di quale tipo? Io non ne vedo neanche l’ombra. Con questo assurdo comportamento dovremmo essere noi a sentirci offesi e a non volere avere niente a che fare con Loro. Io sinceramente, se fossi nei Loro panni, avrei delle serie difficoltà a guardarmi allo specchio e infatti mi chiedo:”Come fate ogni mattina, ad affrontare una giornata sapendo di avere negato la giusta integrazione a dei bambini? La Vostra coscienza non Vi morde dentro? FidateVi, siete molto più marziani di noi.

Il quotidiano Il Mattino condivide con tutti noi la storia di assurda discriminazione che viene messa in essere a Mugnano di Napoli, nella scuola elementare Gennaro Sequino. I genitori di alcuni alunni hanno formalmente chiesto alla Direttrice dell’Istituto, Maria Loreto Chieffo, di spostare i propri figli in altre sezioni, prive di bambini disabili, autistici. I genitori lo hanno preteso con insistenza tanto da vedersi costretti a trasferire totalmente i propri figli, fino ad ora sei su un totale di 20, in altre scuole, pubbliche o private, della città.I genitori hanno presentato le motivazioni di tale forte e insistente richiesta: il timore che i propri figli possano restare indietro con l’apprendimento del programma, dovendo necessariamente adeguarsi ai tempi di un compagno in difficoltà. Questa spiegazione, giustificazione, apostrofatela come volete, mi ha letteralmente stufato.

Importante invece la posizione della Direttrice, che si è dimostrata all’altezza del ruolo che ricopre. Ha rifiutato la richiesta delle famiglie e anzi ha precisato che si tratta della scuola con il più alto numero di disabili, ben 52 e per i quali l’Istituto fa davvero i salti mortali, contro il numero esiguo di insegnanti di sostegno a loro disposizione.

La posizione della Preside è stata, con mio sommo piacere, sostenuta dal Dirigente scolastico regionale della Campania, Diego Bouchè, che ha dichiarato:”La scuola è integrazione, è vivere tutti insieme e bene ha fatto la dirigente scolastica a non acconsentire al trasferimento in altre sezioni degli alunni“. Le Associazioni e i Comitati hanno chiesto al Primo Cittadino, Giovanni Porcelli, di fare chiarezza su questa “riprovevole” vicenda. La sua risposta non si è fatta attendere:”Un fatto increscioso, mi farò spiegare i dettagli della vicenda e per ora esprimo vicinanza alla famiglia del bambino“.

Sembra una barzelletta ma, questa volta, sarete stupiti dal fatto che questo caso non vede sotto accusa le Istituzioni; di solito solo Loro a dare i maggiori problemi alla collettività con disabilità e ne abbiamo tantissimi esempi. Questa volta il colpo di grazia ce lo hanno riservato persone come noi, o meglio che pensavo lo fossero, invece alla prima occasione hanno meditato bene di mettere le cosiddette barriere mentali.

So che a Loro non interesserà ma questa tipologia di barriera è la più radicata, difficile da estirpare perchè non si possono corregere con interventi concreti e strutturali; qui è la sfera umana a parlare, la coscienza, l’Io più profondo delle persone. Le Istituzioni potrebbero intervenire con l’educazione al sociale, da inserire nelle scuole con l’obbligo di frequenza anche per i genitori. Dovrebbero ascoltare le esperienze di vita di altri papà e mamme, che hanno molto da insegnare e poi dovrebbero osservare e imparare dalla spensieratezza di tutti i bambini,  senza distinzione, quando fanno gruppo e pensano solo al gioco, a condividere e crescere insieme.

Resto sempre della idea che i bambini posso apprendere davvero tanto dai bimbi che vivono, non per colpa a loro imputabile, una condizione di vita davvero difficile per la malattia ma, soprattutto, per gli atteggiamenti malsani della società che li circonda.

Per questi genitori dovrebbe esserci una rieducazione forzata al sociale. Per prima cosa dovrebbe essere affidata loro la patata più bollente; spiegare ai bambini disabili perchè quasi nessuno li vuole vicino a scuola, nei momenti ludici, al parco giochi, alla mensa… Però la vera spiegazione, quella sincera e non quella dovuta per regole di circostanza. Guardandoli negli occhi dovrebbero dire loro che non sono ben accetti.

Anche il Ministro della Istruzione, Maria Chiara Carrozza, venuto a conoscenza, a margine di un dibattito con i rappresentanti del mondo universitario, alla festa nazionale tematica di scuola e università in corso a Pisa, dell’accaduto ha dichiarato la piena solidarietà con la famiglia dell’alunno e con il dirigente scolastico, il Dottor Buscè, con il quale ha concordato un appuntamento telefonico. Inoltre si è poi così espressa:” Vogliamo capire meglio quello che è accaduto, ma la soluzione non può essere quella di cambiare sezione perchè c’è in classe uno studente disabile. Questi sono episodi spiacevoli sui quli servirebbe anche un serio dibattito pubblico perchè certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta.

Caro Ministro, io, i miei lettori, le numerose famiglie che nel mio cammino ho incontrato e conosco sono dispostissime a confrontarsi per fornire al massimo la loro utilità. Teneteci presenti, in buona considerazione perchè solo noi possiamo spiegare certe importanti realtà problematiche.

Mi piacerebbe sentire, dalla viva voce di questi genitori, così paurosi e diffidenti nei confronti della disabilità, una ammissione di colpa legata alla non conoscenza delle vere problematiche dei disabili. Un importante esame di coscienza che permetta Loro, per una volta, di mettersi nei panni di quei genitori con dei magnifici bambini.

Se cominciamo male già dalla scuola, con la integrazione e quanto segue, dove andremo a finire? A cosa arriveremo?

 

 

 

 

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

23 risposte a “Classi “miste” con bambini autistici? I genitori dicono no grazie!

  1. Il mio primo pensiero in assoluto va a questo fantastico BIMBO ed alla sua FAMIGLIA:
    “Ciao piccolo angelo,
    spero che tu possa leggere questo messaggio perché voglio mandare un mare di baci a te e un abbraccio fortissimo ai tuoi Genitori.
    Purtroppo alla tua età hai già conosciuto la cattiveria, l’ignoranza e l’ottusità. Questo porta una grande sofferenza a te e a tuoi cari perché qualcuno, dall’alto della sua arroganza ed infinito egoismo, ha deciso che tu non hai gli stessi diritti del proprio pargoletto, pronto a vivere le emozioni del primo giorno di scuola con genitori ed eventualmente nonni pronti con tanto di macchina fotografica e telecamera per immortalare quei bellissimi momenti.
    Per te non è così!
    Hanno deciso che per te il primo giorno di scuola dovrà solo essere un brutto ricordo!
    Non hanno pensato che anche tu eri lì pronto per entrare in aula con il tuo zainetto nuovo, accompagnato dall’entusiasmo di mamma e papà, desideroso di incontrare le tue insegnanti, i tuoi compagni, desideroso di fare nuove scoperte, nuove esperienze.
    Non hanno pensato che sei un bimbo di 6 anni che chiede di andare a scuola, come tutti i bimbi della tua età.
    Non hanno pensato che chiedi di essere amato e accolto.
    Non hanno pensato che hai bisogno di amici e compagni di gioco.
    Non hanno pensato a come si sarebbero sentiti i loro figli se avessero ricevuto lo stesso trattamento.
    Non hanno pensato alla grande sofferenza che ti hanno inflitto…..
    Hanno semplicemente deciso che i loro pargoli, stupendi, perfetti, geniali non potevano mica restare indietro per colpa tua, allora hanno preferito lasciarti.
    Sai, i bambini come te hanno la grande capacità di mettere a nudo i limiti degli esseri umani e di leggere in fondo al loro cuore.
    Tu sei un’ottima guida per i tuoi Genitori, perché grazie a te potranno individuare immediatamente le persone sincere, quelle dal cuore buono e di cui potersi fidare.
    E di persone così ancora ce ne sono, le incontrerai se non le hai già incontrate.
    Grazie alla tua specialità avrai anche la superiorità tale da perdonare chi ti ha ferito, lasciando che sia il tempo a fare la sua parte.
    Ma adesso ti voglio dire di guardare avanti, la tua dignità rimane al suo posto, per quanto la vogliano offendere, mai nessuno potrà togliertela.
    Ti auguro uno splendido futuro, si può fare tanto e tu ce la farai. BUONA VITA!”

    Io vorrei sperare che in questa classe ci siano genitori che si sono indignati per la scelta dei loro colleghi. Se è così, a loro voglio dire che le persone fanno la differenza, allora distinguetevi e fate sentire la vostra voce. Stringetevi intorno a questa famiglia, non avete idea del bene infinito che farete. Fate capire a loro ma anche a tutta la società che siete persone splendide dalla grande anima. Fate capire a tutti che tante cose possono cambiare, basta solo volerlo.

    Per i genitori che hanno trasferito i loro figli in altre scuole:
    Come vedete il mio pensiero per voi è l’ultimo.
    Avete paura che i vostri figli rimangano indietro con l’apprendimento: ebbene, sappiate che I VOSTRI FIGLI SONO GIA’ INDIETRO, perché VOI LI AVETE LASCIATI INDIETRO ANNI LUCE. I vostri figli non saranno mai come tanti loro coetanei che si stringono intorno ad un compagno in difficoltà ed ognuno di loro svolge un compito con un entusiasmo che siete ben lontani dall’immaginare. Non avete la minima idea di quanto siano commoventi certe realtà. Quei bambini saranno uomini e donne umanamente ricchi. I vostri figli, al contrario, davanti ad una difficoltà scapperanno sempre, perché se nella nuova scuola che frequentano dovesse arrivare un altro bambino con un problema simile voi li trasferirete di nuovo.
    Concludo solo dicendovi che il vostro gesto è INQUALIFICABILE, qualunque siano le vostre motivazioni.
    VERGOGNATEVI, VERGOGNATEVI, VERGOGNATEVI!

  2. è una cattiveria inutile e stupida anche perché non è detto che uno in avanti non sia lui in condizioni difficili.
    Dobbiamo essere solidali con chi ha bisogno di solidarietà.

  3. Ciao Lena. Come al solito il problema sono i genitori! Concordo pienamente sul fatto che dovrebbero essere fatti ‘corsi’ di educazione civica e sociale ai bambini e ai genitori. Come possiamo pensare ad una integrazione dei bambini diversamente abili se non vogliamo neanche averli in classe.
    …domani forse non vorremo vederli più nemmeno al parco, al mare, in piscina perché disturbano ….
    Che amarezza!
    Un bacione al bimbo e alla famiglia
    Cinzia

  4. Scusa, passata la rabbia, volevo aggiungere che la scuola non deve essere intesa come ‘apprendere un insieme di nozioni’ ma come un ambiente dove crescere bene e in modo equilibrato. La lezione più grossa che questi bambini possono imparare e’ quella di saper vivere la diversità in modo sereno nella quotidianità. Torno a ribadire che i bambini non hanno mai pregiudizi. Chiedono di essere informati ma poi accettano la situazione con normalità. Sono gli adulti che trasmettono loro preconcetti sbagliati e cattiverie gratuite.
    Quei genitori devono solo vergognarsi…..

  5. che tristezza…..intendo mica per il piccolo discriminato, ma x questi bambini che sono stati privati di un’esperienza di vita vera, x colpa di genitori stupidi e gratuitamente carogne. Disabili si può purtroppo diventare, la direttrice spero lo abbia fatto presente a questi cafoni…basta una caduta, un incidente, una infezione….purtroppo, questi bambini, a loro volta diventeranno carogne senza cuore, intolleranti a qualsiasi cosa che si discosta dal loro concetto di normalità. Meglio essere orfani che avere genitori imbecilli di cui vergognarsi. Proviamo a pensare, se mai un loro figlio diventasse “difettoso”, che ne vorrebbero uno di ricambio per rottamare quello rotto?

  6. “Mi piacerebbe sentire, dalla viva voce di questi genitori, così paurosi e diffidenti nei confronti della disabilità, una ammissione di colpa legata alla non conoscenza delle vere problematiche dei disabili. Un importante esame di coscienza che permetta Loro, per una volta, di mettersi nei panni di quei genitori con dei magnifici bambini.”
    Da applausi…..
    Un forte abbraccio , Onofrio.

  7. Vorrei solo esprimere i miei complimenti a Carminia , Vincenzo e Cinzia , che hanno evidenziato diversi aspetti della “querelle” con la giusta serenità di pensiero e d’animo…
    Spero ci siano tante altre persone come voi e la cara Lena, che abbiano la forza di lottare per impedire il verificarsi di altre simili nefandezze…
    Un forte abbraccio , Onofrio.

  8. E’ chiaro che bisognebbe educare i genitori e non i bambini. vorrei vedere quando saranno grandi questi bambini cosa avranno da dire ai genitori! ricordiamoci sempre che i DISABILI sono una risorsa per tutti noi e non un peso.

  9. Lascio la mia esperienza, contro la discriminazione di quei genitori che hanno ritirato i loro figli dalla scuola, in quanto presente un bambino speciale.
    Mio figlio ha ora 19 anni e nei 5 anni trascorsi alle elementari ha avuto in classe un ragazzo autistico.
    5 anni passati felicemente grazie agli alunni, maestre e genitori speciali.
    che dire forse è solo ignoranza ma che tristezza.
    un bacio al piccolo e ai suo genitori

  10. sono mamma di una bimba che fa la terza e in classe c’è un bimbo tetraplegico e mia figlia, già sensibile di suo perchè in casa c’è un familiare con un handicap (seppur invisibile ma importante) e nei gg che lui è presente, mia figlia mi racconta i progressi.
    Questo mi fa pensare che tutto dipende dalla tolleranza e soprattutto dalla sensibilità della famiglia che ormai codeste famiglie sono come orecchie da mercante e si nascondono dietro ad un dito….e la perfezione rende infelici!…
    Io sono felice e sono grata ai miei familiari per quel che mi hanno insegnata nonostante il mio handicap posso dare e ricevere sensibilità non solo dai miei cari ma anche da altri genitori di altri bimbi fin dall’asilo!
    Mi dispiace per il bimbo, sicuramente prima o poi sarà accolto in una classe amorevole e accogliente con altrettanto genitori sensibili.
    Che amarezza!
    Un abbraccio al bimbo e alla famiglia
    Chiara

  11. Ma per favore!,non vedo tutto questo stupore!,basta moralismi e cominciamo a vivere nel mondo reale.Viviamo in un mondo che non prende per mano nessuno se resta indietro sia nel lavoro che nella vita,aprite gli occhi una buona volta!.Oggi come oggi contano immagine soldi e potere poi il resto conta solo se fa notizia!,e quando tutto si risolve con qualche escamotage………………….và a finire nel dimenticatoio.

  12. Mi vergogno a leggere alcune considerzioni come quella sopra di Gianfranco. Mia figlia minore terza elementare ha in classe un bimbo disabile al 100% e grazie a questo bimbo, alle maestre che lo accompagnan ogni giorno in ogni percorso di vita, mi afilia è ogni giorno migliore.
    La classe è fantastica e i genitori di questo bimbo non perdono occasione per ringrazionare noi genitori di qeullo che i nostri figli fanno per il loro… è esattamente il contrario. E’ lui che ogni giorno regala un mondo ai nostri.
    Se riesco spedirò alla vostra associazione un video di uno spettacolo teatrale fatto l’anno scorso dai nostri bambini di 7 anni e che confermerà quanto sopra detto.
    un’emozione unica che soltanto vedendo potrete capire.
    Lui è attore come gli alltri e gli altri sono attori come lui ed insieme a lui
    Grazie Delia

  13. Eccolo l’articolo che aspettavo!…………………………e ringrazio delia per averlo scritto!.Ora posso essere più contento perché questo mondo è già migliorato,sapendo che non tutti i genitori siano uguali.Auguro anche a quel bambino di avere una carriera di successo e perché i bambini sono il nostro futuro……………………….DISABILI O…………………….

  14. Ciao Lena,
    qualora in generale, si faccia iniziare l’esistenza di una persona, i bimbi in questo caso, in un mondo competitivo, ritengo che si abbia capito ben poco dei valori reali della vita, che ritengo siano altri.
    Purtroppo la competizione porta inevitabilmente ad eccessi, vedi gli sport, dove atleti per migliorare la propria perfomance di alcuni millesimi di secondo, sono disposti a rischiare la vita, assumendo sostanze chimiche in misture, tra l’altro preparate da medici compiacenti (banditi).
    Se questa è la lente di ingrandimento per vedere un’aspetto della situazione, dobbiamo capire che quelli atleti non sono nati maturi e probabilmente i loro genitori li hanno spinti a questo tipo di eccessi, e se non li hanno spinti sono stati comunque compiacenti, pensa che bello poter dire mio figlio è un campione!! in queste condizioni gli attori da condannare diventano tre: i genitori, la squadra, il medico, per ultimo conservo il ragionevole dubbio sulla responsabilità diretta dell’atleta.
    La morale in tutto questo mi sembra chiara, creare la differenza per poterla gestire economicamente, e per l’ennesima volta sfugge dal centro dell’attenzione l’essere umano.
    Cari colleghi genitori, partiamo dal presupposto che i nostri figli non devono per forza di cose essere a prescindere i primi della classe, è più che sufficiente che siano i primi nella vita, per umanità, saggezza, equilibrio, poi per noi genitori saranno sempre i più belli nella classifica dei sentimenti, anche se la bellezza resta un concetto effimero di inconsistente valore sociale.
    Non creiamo dei mostri di vanità, posizionati sui gradini di una scala sociale, che non esiste al di fuori del spietato antagonismo tra simili.
    Accettare per essere accettati, aiutare per essere aiutati, donare per ricevere, rispettare per essere rispettati, credo che questo da solo basterebbe per creare e vivere in una società migliore, e la notizia che stiamo commentando non esisterebbe.
    Con stima per quanto stai facendo, ti saluto caramente.
    Giuseppe

  15. LEGGENDO QUA E LA , HO LETTO SOLO CHE IPOCRISIA IPOCRISIA E IPOCRISIA , E FACILE GIUDICARE QUEI GENITORI CHE HANNO DECISO IL CAMBIO SCUOLA , MA ANDIAMO A VEDERE NEL DETTAGLIO E PRIMA DI GIUDICARLI E METTERLI AL MURO ANDIAMO A VEDERE I PARTICOLARI E REALMENTE LO STATO DELLE COSE.

  16. Esatto, Gianfranco!
    Per alcune mie vicende personali ti posso dire che fino a qualche tempo fa anch’io pensavo che il mondo degli esseri umani considerati “normali” fosse piatto e finivo col guardare tutti con sospetto chiedendomi se potevo fidarmi.
    Ben presto, e per fortuna, mi sono resa conto che non è così. Ci sono ancora persone speciali, la parte buona della nostra società, con tanta voglia di lavorare perchè credono nella loro missione. Le testimonianze nei commenti precedenti mi danno ragione. Il problema è che le istituzioni e i mass-media fanno ben poco per enfatizzare e mettere in risalto il loro operato, piuttosto tendono a far passare per standard, soprattutto alle nuove generazioni, modelli falsi, effimeri (soldi e potere, come dici tu).
    Nel caso di questo bimbo, da quello che ho letto, pare che la famiglia abbia anche ricevuto manifestazioni di solidarietà da altri genitori e, se così è, questo mi riempie di gioia.
    Allora è proprio questo il momento di dare risalto alla notizia. Far capire all’intera società che questo è l’atteggiamento civile, mentre il gesto di chi ha allontanato i figli dalla scuola deve essere apostrofato come deplorevole e rifiutato da chiuque miri a costruire una società civile.
    Quindi, di fronte ad episodi di discriminazione come questo dobbiamo sempre avere la forza di stupirci, altrimenti finiremmo per considerarli gesti comuni, di ordinaria amministrazione, tanto si sa che il mondo è cattivo pertanto dobbiamo accettare tutto e non va bene.
    Detto questo, poi bisogna pensare ai fatti concreti nel senso che le istituzioni si devono adoperare per garantire a questo bimbo (così come a chiunque ne abbia bisogno) tutte le risorse di cui necessita: ore di sostegno necessarie, un’ equipe di personale specializzato e competente, oltre a tutto il supporto extra-scolastico. Mi viene spontaneo chiedermi: è stato attivato tutto ciò?

  17. Io devo essere andata a scuola in un momento storico unico, infatti dopo le elementari in un centro di riabilitazione motoria, feci le medie e le superiori nella mia città. Ricordo con estrema gratitudine insegnanti molto collaborativi, a parte uno – si sa, se c’è la regola c’è anche l’eccezione – e compagni che, a turno, mi scrivevano gli appunti di alcune materie; così come quando arrivavo davanti alla scuola, c’era chi prendeva la macchina da scrivere, chi la borsona con libri e materiali vari, chi aiutava me a raggiungere l’aula. Ricordo panini e bibite a metà o scambiati, per non parlare dei dolciumi… ricordo le confidenze, i piccoli segreti, i compiti fatti in casa, i “chiodi” autorizzati e mai, che io ricordi, problemi con i genitori, anzi… e so di non essere stata l’unica disabile a vivere così il mondo scolastico. Questo accadeva qualche decennio fa in un ambiente abbastanza provinciale, con strutture inadatte e barriere architettoniche superate con la collaborazione di tutti.
    Ecco perché tanta rabbia per la situazione di Mugnano di Napoli e tanta voglia di dare voce al bambino, tanto più che è autistico, incapace di guardare dritto negli occhi quei genitori perfezionisti e dirgli cosa farebbero loro al posto dei suoi. Mi rendo conto che ci possono essere dei momenti poco piacevoli con una patologia del genere, ma è la vita! E tutti i bambini devono imparare che ci sono problemi da superare o sopportare. Invece gli adulti in questione sono doppiamente, che fatica trovare le parole civili, le prendo a prestito da Gesù, ipocriti, sepolcri imbiancati, perché già conoscevano la famiglia ed il suo, mi scoccia usare questa parola, Dio sa quanto, problema, perché nessuno deve sentirsi penalizzato. Prima era tollerabile: la principale occupazione dei piccoli era il gioco; solo che adesso quel bimbo chiuso in se stesso e con gesti imprevedibili, può distrarre i loro perfetti pargoli dalla corsa competitiva della scuola – mio figlio ha tutti dieci e lode, è il migliore – . E se si considerano cristiani è ancora peggio, perché dimostrano che non hanno capito niente, solo bolle di sapone, come le feste comandate prive del loro significato.
    Grazie a genitori come quelli di Mugnano, il tentativo dell’integrazione per noi torna indietro di un secolo.
    Lena, quel commento breve sul campo di concentramento non era solo frutto della rabbia ma di un lampo nella memoria storica. Così mi sono rinfrescata un po’ il periodo tra le due guerre mondiali del secolo scorso. Infatti, i fattori che portarono alla II Guerra mondiale, dove si consumò non solo l’Olocausto ebreo, visto che comprese Rom, Sinti, omosessuali, Testimoni di Geova, Polacchi, popolazioni slave, nonché handicappati, furono questi:
    La devastazione economica in Europa dopo la prima guerra mondiale, con la disoccupazione di massa e l’impoverimento generale dovuto all’iperinflazione, come il crollo di Wall Street. – come la situazione odierna, solo che oggi è estesa a livello globale –
    La perdita di orientamento di molte persone dopo il crollo delle monarchie in molte nazioni europee. – l’instabilità politica è a livelli preoccupanti nella zona mediterranea –
    Il percepito coinvolgimento degli ebrei nelle speculazioni della prima guerra mondiale portò alla xenofobia (“paura del diverso”) … discriminazione e/o fobia e/o odio verso gruppi sociali deboli, non economicamente, politicamente o culturalmente dominanti, tra cui ci sono neonati, handicappati mentali, malati in coma. Alcuni esperti ritengono che la morale e l’etica comune, così come gli ordinamenti nazionali ed internazionali, siano ad oggi contraddistinti da una filosofia xenofobica. – proprio il veleno mentale che viviamo ogni giorno –
    Il controllo e l’uso strumentale dei mezzi di comunicazione di massa – oggi ancora più pressante-
    La creazione di una sorta di nuova religione di massa che coinvolgeva gli individui, deresponsabilizzandoli. -dando la colpa a Dio, non c’è la motivazione a migliorare -.
    Si dice che la Storia serva a non ripetere gli stessi errori, però si parla sempre di corsi e ricorsi della stessa; quindi, come vedi, il parallelo c’è… ma se vogliamo veramente dare una svolta alla Storia, il punto da cambiare è proprio l’ultimo, dopotutto “Dio è amore”, l’Unico in grado di togliere ogni ingiustizia, aiutando l’umanità a creare il tanto agognato mondo migliore.

  18. Ciao Graziella,
    veramente molto profondo il tuo commento che denota inequivocabilmente l’abisso mentale fra persone evolute come te e chi invece continua a crogiolarsi nella banalità e nell’illusione di una vita perfetta e senza problemi.

    Peraltro, ho letto che ieri sera a Mugnano si sarebbe tenuta una manifestazione di solidarietà a questo bambino e alla sua famiglia, organizzata da un’Associazione che si occupa di queste problematiche. Questo lascerebbe pensare, e vorrei che fosse proprio così, che quei genitori (vogliamo dire “poco sensibili”?) rappresentano solo una minoranza.
    Qualcuno ne sa di più sugli esiti di questa manifestazione?

    Per DARIO VUSIO che ci accusa di ipocrisia e di aver giudicato troppo in fretta quei genitori: è vero che non conosciamo a fondo la situazione e non faccio fatica ad immaginare che possono esserci stati dei problemi, ma qualunque siano i problemi scaturiti, il gesto del tipo “mio figlio cambia scuola perchè nella sua c’è un bambino autistico” è qualcosa di orrendo che, non noi, ma la società civile condanna a prescindere da tutto. Non è così che si affrontano questi problemi.
    Io non so se tu hai figli, ma se ne hai prova ad immaginare la stessa situazione riflessa su di loro o su te stesso.

  19. buongiorno.
    sono un educatore professionale che nel passato ha lavorato con i disabili, sia bambini che adulti.
    ritengo che il tema sia molto articolato, anche se effettivamente l’unica cosa da non fare era la “fuga” dal problema, l’allontanare i bambini dalla diversità.
    Personalmente non sono un fautore dell’integrazione sempre e comunque, a volte e in alcuni casi “costringere” un bambino disabile a condividere i lavori di una classe può essere frustrante per lui, che magari riesce a comprendere di non riuscire a fare quello che i suoi compagni invece fanno; certo è che altri momenti, in cui le richieste non sono tanto prestazionistiche ma piuttosto di relazione (momenti tipo mensa, laboratori, gioco), sono invece il tempo ideale per lasciare che la diversità stimoli nei bambini conoscenza, accettazione, solidarietà, dinamiche queste naturali e spontanee.
    certo un’organizzazione di questo tipo è attualmente impensabile nella scuola italiana, o quantomeno è lasciata alla buona volontà delle persone che fanno la scuola, e richiede un forte impegno di tutti gli adulti che ruotano intorno alla scuola.
    Nel caso specifico che ha dato origine alla discussione, chi ha subito il maggiore danno sono i bambini costretti a cambiare classe, perché cresceranno con l’idea che quando qualcosa non collima con le nostre idee si debba fuggire e non, magari, aprire la mente a idee nuove.

  20. Ringrazio Carminia per l’apprezzamento e i complimenti che mi ha fatto, sono stati come carezze sul cuore.

    Mi ha fatto piacere l’intervento di un addetto ai lavori come Martino che mi conferma, ancora una volta, l’assenza dello Stato in un aspetto così delicato, abbandonando le famiglie ad affrontare con le proprie forze aspetti pratici molto pesanti – se la cavano con l’indispensabile (?) sostegno economico e con leggi apparentemente osservate –
    Solo che le esigenze delle famiglie cambiano nel tempo…

  21. Rispondo a Carminia , ribadisco la mia opinione , non si condanna nessuno senza sapere tutte le problematiche, i bambini disabili e autistici e io lo so da vicino tutti i problemi che comportano a loro e ai loro cari, ma anche i bambini normali hanno il loro diritto ad essere normali.

  22. Salve,

    mi interessa molto l’argomento poiché avrei intenzione di scrivere la mia tesi di laurea sull’incontro “scontro” fra categorie deboli. Spesso accade di assistere a razzismo tra immigrati, discriminazione fra discriminati, etc. A mio parere dare un giudizio tranciante come molti di quelli letti qui è piuttosto pericoloso. Si tratta dell’incontro/scontro fra diritti di persone deboli dove, però, molto rilevante è anche il contesto in cui questo avviene. Credo che per potersi fare un idea della situazione non sia sufficiente immedesimarsi nel genitore del bimbo in difficoltà, anche se questo ovviamente ci rende più popolari, ma sia necessario, piuttosto, avere maggiori informazioni sul contesto, sulle risorse presenti ed assenti e magari immedesimarsi anche nei genitori dei bimbi cosiddetti “normodotati” poiché il semplice atto di accusa e l’ insulto certamente non aiuterà a risolvere i problemi, ma in caso creerà ulteriori spaccature nel gruppo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *