Manifesto per la cittadinanza delle persone con disabilità

In questo articolo potete far scorrere il punto di vista di Anffas Lombardia in collaborazione con Ledha sulle politiche per la disabilità; tutto ciò è stato presentato come manifesto per la cittadinanza delle persone con disabilità all’Assessore Regionale della sanità, Mario Melazzini che per primo puo’ davvero capire le problematiche, data la sua malattia, la Sla, che l’ha portato alla totale disabilità.

In questo caso specifico si parla di Anffas Lombardia e Ledha,  ma credo e spero sia il fronte comune di molte altre associazioni; è importante marciare tutti verso una unica direzione, tutti coesi con un unico obiettivo senza contrasti e contraddizioni, altrimenti rischieremmo di perdere tutta la credibilità conquistata.

Il settore “sociale” ha bisogno di essere stimolato con tante idee e collaborazione ma, prima di ogni altra cosa, ha fame di essere ascoltato, ma da chi? Dalle Istituzioni che dato lo scarso risultato che hanno ottenuto, dovuto alla non conoscenza delle problematiche, dovrebbero almeno preoccuparsi dei fondi da stanziare, perchè in quanto a idee e nozioni delle situazioni di vita, noi disabili ci classifichiamo al primo posto.

Si tratta di un manifesto che più volte cita e punta ad investire sulla nostra Costituzione e la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, delle quali nessuno prende seriamente visione.

Vediamo però di capire perchè questi scritti vengono messi al primo posto; sono le basi da cui partire e se non è ben chiaro questo, non si potrà mai andare oltre.Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale ed è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Non trovate che sia davvero basilare? Non per tutti. Tutte le persone con disabilità hanno il diritto a vivere nella società con la stessa libertà di scelta delle altre persone, attraverso l’adozione delle misure efficaci ed adeguate al fine di facilitare, il pieno godimento di tale diritto e la loro piena integrazione e partecipazione.

Le Istituzioni dovrebbero motivare con argomentazioni ed esempi come mai, fino ad ora, non si sono curati di promuovere l’emancipazione familiare e sociale delle persone con disabilità. Ovviamente è importante tenere conto che un disabile durante il suo personale processo di vita, quindi il passare del tempo, potrebbe vedere mutati i suoi bisogni.

Si chiede la tutela dell’esistenza delle persone disabili ma anche della non autosufficienza degli anziani. Prendere in considerazione il numero sempre più elevato di bambini disabili che richiedeno molta attenzione e soprattutto un  sostegno alle famiglie, che devono superare l’ostacolo più grande della sanità pubblica: la lungaggine. Con la malattia, anche l’attesa di un misero minuto può essere rischioso e l’unica scelta è rivolgersi ai privati.

Si cerca, da tempo, di far capire che non ci sarà mai niente di sufficientemente utile e mirato alle nostre esigenze se non ci saremo noi in prima fila, a fare da guida; la prima cosa da fare, per riformare e finalmente svecchiare il sistema è dare la priorità alla “rilevazione dei bisogni”, per non operare a caso e sprecare risorse ed energie.

Sono esposte tante domande legate alle carenze dei servizi sia come numeri che come qualità; anche io penso che ci sia molto da lavorare. Servizi di trasporto, assistenza scolastica, comunità alloggio sempre più off-limits e tutto diventa un onere sempre più imponente a carico delle famiglie. Mancano le strutture giuste, per assistere le persone adulte gestite in famiglie con componenenti anziani e poi Anffas ci ricorda di non sottovalutare anche la presenza, nelle case di riposo, di persone sì disabili, ma ancora molto giovani. Allora anche io mi chiedo perchè non creare delle strutture ben finalizzate?

Le Associazioni ci ricordano che il più delle volte ci si imbatte nell’incapacità, dei comuni, di sostenere tutti i costi dei servizi alle persone con disabilità; mi dispiace ma non giustifico nulla, perchè per me è inconcepibile che manchino sempre i fondi per il sociale e la sanità.

Come è possibile che in servizi e prestazioni di eccellenza si presentino i segnali di crescente difficoltà, nell’occuparsi di persone con disabilità? Le amministrazioni comunali, provinciali, regionali ne sono realmente a conoscenza? Intendo dire a 360°.

Anffas conclude con questa definizione: “Persone… e basta!” Persone che assolutamente non possono rassegnarsi a vivere in un istituto o chiuse in casa; hanno bisogno di progetti di vita e di servizi dedicati per poter essere cittadini fino in fondo.

Rivendichiamo il diritto di stare in questa società.

 

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2 risposte a “Manifesto per la cittadinanza delle persone con disabilità

  1. Ciao Lena,
    Il tuo articolo è ottimo e le considerazioni perfette.
    Dato che come dici anche i malati ed i disabili sono persone come gli altri con pregi, difetti e debolezze umane (…e Pistorius ne è un esempio) vorrei dunque puntare il dito contro il nostro Assessore Regionale. Ieri ha passato in rassegna, in pompa magna, il nostro ospedale cittadino (li sta girando tutti) con tutti i dipendenti presenti, le sale tirate a lucido e ha prestato orecchio ai bisogni. Ottima cosa direi. Peccato però che stranamente tutto accada a ridosso delle elezioni.
    Come minimo ha sbagliato i tempi visto che arrivare ora dà adito a più di un sospetto circa l’obiettivo della sua visita (a suo favore c’è da dire che è assessore solo da ottobre 2012 e ci sono tanti ospedali in lombardia).
    Questo è solo per dire che alle volte è anche difficile riuscire a distinguere ciò che le istituzioni fanno per i cittadini da quello che fanno per se stesse.
    Purtroppo il pubblico è da sempre amministrato male (ci hanno mangiato in tantissimi e in tanti continuano ad approfittarsene) e ormai non c’è più neanche il fondo da grattare qui in Lombardia, non oso pensare in altre regioni d’Italia.
    Serve spirito e capacità imprenditoriale che ahimè mancano anche in strutture private in quanto chi sta nella stanza dei bottoni bada solo a placare la propria ingordigia e avidità.
    Ci sarebbero tante altre cose da dire ma mi fermo qui, è il tuo blog, non il mio 🙂
    Scusa per la logorrea.
    Un abbraccio
    Roberto

  2. Il guaio, mia cara Lena, è che, nonostante i buoni propositi, di cui si dice è lastricata la strada per l’inferno, restano tali, ideali che aspetttano il passare del tempo e i nostri genitori, parenti e persone che ci amano come siamo … moriremo senza vedere niente. … a meno che Qualcuno non ci metta le mani!
    Comunque, mia madre ha 78 anni, mio marito 56 e io 54… e le forze e le energie vanno scomparendo…. non auguro a nesuno di vedere i propri cari invecchiare, sapendo che dipendi da loro… devo rinunciare ai miei sacrosanti diritti per amor loro. Io ho imparato a farlo volentieri, senza fare la vittima, lo sono anche loro, me ne sto in casa, tenendomi occupata con il mio volontariato sociale dove trovo molta soddisfazione, dove sono un esempio per chi mi conosce… poi sarà quel che sarà, basta a ciascun giorno il proprio male. Questo è un ottimo consiglio per andare avanti, accontentandosi di quelle briciole che ci passano, almeno da noi.

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