Malato di Alzheimer dovrei essere a carico della Sanità italiana. Ma qualcuno lo sa?

Pensate che a parlarvi e a denunciare questa piaga sociale, perchè di questo si tratta, è una persona malata che è stanca di vedere una sanguisuga chiamata “Stato” che si approfitta della sua condizione di malata. E’ stanca dell’ennesimo diritto negato.

Per  troppo tempo è successo tutto questo, anzi, la cosa che più mi fa arrabbiare è che lo Stato, il nostro bel paese, l’Italia ancora si approfitta delle persone più deboli facendo la voce grossa senza diritto.

La cosa che più fa arrabbiare è che non sia mai nato un piano sanitario specifico per i malati di Alzheimer. Fatti due conti avranno capito che sono troppe le persone da assistere nelle strutture? Credo proprio di sì; tanto la mia risposta è sempre la solita: eliminando i tanti sprechi si potrebbe dare assistenza “totale” ad un vero e proprio regimento. Si può solo avere vergogna. Ancora troppo pochi i posti letto “convenzionati” riservati ai malati nei vari piani sanitari; come dicevo nulla di specifico e studiato a tavolino con numeri alla mano, che annullerebbero studi obsoleti, non più rispondenti alla realtà.  Mi sono accorta che sono davvero tante le famiglie a cui viene presentato un conto salatissimo. Tutto questo accade perchè sono davvero in pochi a sapere che tocca alla nostra Sanità farsi carico di tutti i costi.

A conferma di ciò che sapevo ho letto un interessante articolo del Corriere della Sera, con l’intervento di Confconsumatori ed il legale che danno molte risposte interessanti e utili.

Allora proviamo a immaginare lo sfogo di un malato. Continua a leggere

Maltratta i disabili in Rsa e la regione Liguria lo ammette a un corso per animatore socio-educativo

Il 26 agosto mi sono imbattuta in questa notizia Ansa; vi giuro che non sapevo se ridere o piangere. La reazione è stata un mix di sensazioni che davvero mi ha scombussolata.

La notizia era di una serie di maltrattamenti ai disabili della Rsa di Vada Sabatia, a Vado Ligure. Uno degli “aguzzini”, direi che questo termine li identifica bene, dopo avere patteggiato una pena di 16 mesi,  è comunque considerato idoneo e quindi ammesso ad un corso di formazione finanziato dalla Regione Liguria, per diventare “amministratore socio-educativo”.

Come apprendiamo una notizia del genere il nostro pensiero va a:”Come lo hanno punito? Forse, dopo il corso, c’è speranza che possa diventare un eccellente operatore nel sociale?” Sì perchè dopo la notizia in sè, tutto il resto passa in secondo piano e a noi, sinceramente, interessa “il dopo”. Appurato l’orrendo comportamento non resta altro che accertarsi che i responsabili di tali crudeltà vengano assolutamente allontanati da questo tipo di lavoro, da tutto ciò dove è richiesta la, anche solo minima, assistenza alle persone.

Già non si capisce perchè non vengono puniti adeguatamente, poi addirittura si scopre che vengono quasi “premiati”. Mi piacerebbe davvero conoscerli i parametri con i quali si possa ritenere un “molestatore” idoneo a stare, ancora, a contatto con persone molto fragili. Occorre stare attenti, perchè il contatto, ovviamente nella forma sbagliata, per queste persone è basilare e puntano tutto sull’essere maneschi e usare la forza. Sembra quasi che considerino la forza fisica e anche psicologica gli unici mezzi per farsi rispettare. Forse è questo che scatena la loro ira; anche solo il minimo pensiero di non avere il massimo potere e quindi il pieno controllo sulle persone. Oppure certi lavori si riassegnano perchè garantiti da qualcuno, con la cosiddetta raccomandazione, in cambio di favori e voti? Come ci sono arrivati in quella posizione lavorativa?

Si vuole considerarle persone da recuperare? Ok, ma non premiandole, anzi io credo che occorra farli lavorare sodo; devono riconquistare la fiducia della società, dopo quei gesti terrribili. Se non fossero in grado, allora occorrerà arrendersi all’evidenza e optare per l’inserimento di queste persone, in attività lavorative che non prevedono il contatto prettamente umano. Vi prego non chiedetemi se sono pro o contro il reinserimento terapeutico; sapeste quante volte ci ho riflettuto. Nella mia natura ho sempre prediletto la seconda possibilità nella vita, ma davanti ai bambini e ai malati maltrattati, sono onesta nel dirvi che, credo che quel lavoro non faccia al caso loro e bisognerebbe scegliere per altro. L’assistenza, la cura e l’insegnamento non sono per tutti; io li vedo come lavori “speciali” per persone “con una marcia in più”. Continua a leggere