I malati di Sla tornano a protestare! Forse ci siamo; le Istituzioni hanno iniziato ad ascoltare?

Mercoledì 20 il Comitato 16 novembre è tornato a protestare davanti al Ministero della Economia per vedere finalmente, tra l’elenco delle importanti richieste, portare a 400 milioni il fondo per l’assistenza domiciliare per le malattie altamente invalidanti.

Ci sono tornati ancora più motivati, con una ulteriore carica, lasciata loro in eredità da Raffaele Pennacchio. Lui era un amico, un buon compagno di viaggio, un malato grave che è morto proprio dopo l’ultimo presidio/incontro, con le Istituzioni, di ottobre a Roma.

E’ stata proprio una giornata di fuoco perchè sono arrivati al tanto annunciato gesto estremo: staccare il respiratore, per sollecitare l’incontro con i rappresentanti del Ministero. Purtroppo la realtà con la quale dobbiamo scontrarci è che questi presidi, non so spiegarmi come e la cosa mi duole molto, più che segnare profondamente i cuori e le menti del palazzo arrecano dei danni importanti ai manifestanti.

Il Comitato aveva inizialmente annunciato un presidio per tutta la notte di mercoledì davanti al Senato ma le condizioni dei malati non hanno permesso loro di proseguire la protesta: uno di loro ha avuto una grave crisi respiratoria e 3 sono andati in ipotermia. Lo stesso Usala, segretario del Comitato, ha avuto un malore durante l’incontro con il sottosegretario Baretta.

Vi assicuro che i malati e le loro famiglie presenti sono consapevoli di tutto, tanto che sanno che senza gesti, che siano davvero degni di attenzione, si ottiene ben poco. Continua a leggere

Non sappiamo far valere i nostri diritti! Un turista svedese lo fa per noi

Stazione ferroviaria di Calalzo, Belluno. Un turista svedese su quattro ruote non ci pensa due volte a far valere i Suoi diritti. La cosa che più colpisce è che in realtà sono anche i nostri diritti e noi restiamo inermi e lasciamo fare agli altri il lavoro più scomodo.

Cosa ha fatto? Attendeva come un comune passeggero sulla banchina di una stazione ferroviaria della nostra bella Italia; l’attesa è finita, il treno arriva. E’ qui che l’illusione e la immediata delusione hanno preso il sopravvento sull’ignaro turista.

In concreto il treno è subito risultato inaccessibile alla persona su quattro ruote e anche senza la possibilità di essere assistito da personale competente. Colui che doveva essere un passeggero come tanti ha subito preso una posizione ferma e decisa nei confronti di un disservizio, instaurando un acceso colloquio con il capotreno.

Purtroppo non è stato sufficiente a convincerLo a desistere dalla azione di protesta e ha raggiunto con la carrozzina la testa del convoglio, ha agganciato una maniglia del portellone di un vagone, e non l’ha più mollata. Tutto questo perchè l’operatore, avendo l’obbligo del rispetto degli orari, ha chiuso le porte del treno ed ha dato il via libera del treno in partenza, senza Lui a bordo. Continua a leggere

Sfogo di una mamma disperata. L’indifferenza della gente un pugno al cuore

Viene davvero spontaneo dire:” Adesso basta; sono stufa!”.

Già le sole parole denotano chiaramente uno stato di sofferenza tale da… lasciare senza parole… Questo però è più che mai il momento di trovare qualche cosa da dire, ma soprattutto importanti gesti concreti da fare perchè, ora, i minimi sforzi non servono più a nulla. Questa sofferenza è tangibile e reale ed è una donna, una mamma come noi a sfogarla.

Siamo nel Nord dell’Italia, precisamente a Cuneo e il quotidiano La Stampa da notizia di una mamma, che con il Suo forte gesto, vuole difendere i diritti della figlia disabile. Giudicherete Voi stessi, ma ci tengo a dire che si tratta di un gesto plateale e coraggioso che dobbiamo riconoscerLe.

Emilia Rovera, cuneese, in una calda giornata di agosto ha messo in atto la Sua protesta. Ha deciso di sostare tutta la giornata, con un cartello tra le mani, all’angolo di piazza Galimberti verso il mercato di piazza Seminario. Accanto a Lei la figlia disabile con la quale ha trascorso una giornata di protesta, proprio perchè esasperata dalla indifferenza della gente nonostante abbia passato gli ultimi 8 anni facendo appelli “inascoltati”. Avete letto bene “inascoltati”, una parola che davvero sono sicura può uccidere dentro. Continua a leggere