Bimbi con “vita a tempo” etichettati come “fuori posto”. Non tutelare la loro salute dovrebbe essere reato!

lena
Permettetemi una parentesi importante, che è giusto che io metta prima di iniziare questo articolo denuncia.

Complimenti ai medici del Cto di Torino, per aver salvato la vita ad un giovane paziente oncologico con una protesi in titanio; primo trapianto al mondo di bacino. Sono sicura che i cuori di tutto il paese sono orgogliosi e felici per questa vita salvata; purtroppo tra queste persone non possiamo dimenticarci di chi sta soffrendo per una sanità non giusta, che discrimina e nel peggiore dei casi “uccide”. Io credo che servirebbe bravura, intelligenza e dedizione per salvaguardare tutti i malati in maniera uniforme e non a macchia di leopardo. Attendiamo che la sanità diventi una “eccellenza per tutti”.

Credo che la cattiva o inesistente funzionalità della struttura ospedaliera sia direttamente collegata alla gestione e direzione della stessa. Gli ospedali sono diventati vere e proprie aziende, mettendo in un angolo quello che è il compito vero di una struttura sanitarie; salvare le vite e non fare utile a fine anno. La politica con le mani negli ospedali non porta nulla di buono, se non tanti soldi nelle tasche di qualcuno. E’ cambiato il fulcro a cui ruota tutto intorno.

Un altro aspetto da non sottovalutare è che il più delle volte, quando si sente parlare di errore medico, questo avviene sulla gestione di interventi di routine e invece sulla straordinarietà difficilmente si parla di negligenza. Insomma, sembra quasi che nella quotidianità assistere determinate patologie dei pazienti venga fatto ad occhi chiusi e questo, forse, porta a poca attenzione e precisione e a volte scatena l’errore, anche irreparabile. Invece, quando si presentano situazioni eccezionali, allora c’è la maggiore attenzione e scrupolosità da parte di chi deve intervenire. Forse sarebbe bene non fare questa distinzione e seguire un protocollo preciso e dettagliato indistintamente per tutti i pazienti. Mi chiedo:“Siamo arrivati al punto di sperare di dovere essere colpiti dalla straordinarietà e quindi da una tale gravità patologica che comporta di essere assistiti con eccellenza?”.

Approfitto della appena trascorsa, il 28 febbraio, giornata mondiale delle malattie rare, per supportare chi vive una situazione sanitaria scandalosa, con l’aggravante che si tratta di bambini. Continua a leggere

Negare l’assistenza ad Enrico è una VERGOGNA dello Stato, che ha FALLITO!

Notizia fresca fresca dalla Campania. Vi presento la vita di un “Caregiver” in carne ed ossa, con un nome e una disabilità da gestire h24. Brutale schiaffarla così in faccia alla gente? Non credo; è ora di dire basta a guardare solo il proprio praticello verde, verde, occorre ampliare i propri orizzonti. Il mio è un messaggio rivolto a tutti.

In questo caso nessuno si preoccupa del fatto che facciamo una figuraccia con il resto del mondo? No, vero? Qui la risposta fatica proprio ad arrivare.

Se si possono risparmiare dei soldi lo si fa tranquillamente sulla pelle degli altri. Un servizio che non tocca in prima persona i nostri governanti, ma che toglie risorse alle loro spese pazze. Questi soldi non garantiti ai disabili e alle loro famiglie dove finiscono? Abbiamo il diritto di saperlo.

Le bugie hanno le gambe corte; l’informazione ormai permette a tutti di conoscere i segreti del palazzo. Sono abituata che a breve sapremo cosa di così importante hanno finanziato.

Il video sfogo della drammatica, ma purtroppo reale, vicenda di questa famiglia sta girando sulla rete. Internet ormai è a disposizione di tutti, anche dei politici, quindi invece di sparare a zero o postare tweet inutili non è il caso di documentarsi? Non è così grave che lor Signori non conoscano tutto, però la volontà di non apprendere pesa, secondo la mia visione. Permettetemi: la nostra è una visione assai normale, la vostra invece è distorta e siete privi di volontà. Perchè non ne avete? Quale il motivo? Meditate oppure viste le cifre che guadagnate fatevi psicanalizzare; magari vi è garantita anche dal palazzo. Noi disabili, le nostre famiglie la buona volontà dovremmo averla persa da tempo e invece ne siamo ancora carichi. Sembra roba di poco conto, invece questo vi assicuro che fa una enorme differenza.

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Sei ore sotto l’alluvione per raggiungere la figlia disabile; tragedia sfiorata e la politica non paga mai il conto!

Cara Politica è andata bene, altrimenti vi trovereste con altre persone sulla coscienza. Ma ce l’avete una coscienza? C’è qualcosa che vi tocca sul vivo a parte il “Dio denaro”? Triste a dirlo ma direi “niente”; perchè voi siete sempre all’asciutto, sempre indenni, senza sporcarvi e bagnarvi neanche i piedi? Che rabbia, è il solito schifo all’italiana!

Alluvione, frane e disabili, nessuna difficoltà da segnalare? Chiamatela deformazione professionale, ma ho pensato subito a chi come me è in carrozzina o ancor peggio allettato e quindi senza via di fuga. In tv non ho sentito nulla, ma leggi, leggi le notizie su questo disastro che ha colpito la nostra Italia ed ecco che da meteo web mi imbatto in questa storia.

L’amore di una donna per la sua famiglia le ha dato la forza di affrontare l’alluvione; la paura è passata in secondo piano, incurante del pericolo ha pensato solo che doveva essere vicino ai suoi cari per verificare che stessero bene e che tutto fosse sotto controllo. L’epilogo poteva essere davvero tragico, per fortuna un occhio da lassù ha vigilato su di lei e sui suoi familiari.

E’ stata una vera avventura, protagonista la signora Giuseppina Dagnino operatrice socio sanitaria di una struttura per anziani nel centro di Genova. Per fortuna è andato tutto bene e così è lei stessa a poterlo raccontare a tutti noi. Sei ore interminabili affrontando l’acqua battente che a tratti improvvisamente si trasformava in nubifragio. Dalle 12.50 alle 19.00 a rischiare la vita in mezzo ad un vero finimondo. Tutto questo per attraversare il centro, parte della Valpolcevera per raggiungere il borgo genovese di San Quirico per stare con la figlia disabile e il marito malato.

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Bambini down da non partorire? E se diventasse una regola?

Questi sono i giorni delle polemiche nei confronti dello scienziato inglese Richard Dawkins. Parole scioccanti da parte di un uomo di scienza:“Amorale scegliere di partorire una creatura down; abortisci e prova di nuovo”. Ha provveduto subito a spiegare e giustificare la sua affermazione; infatti ha sottolineato che si è trattato solo di un “pensiero personale”.

Affermazioni forti che sinceramente suonano proprio come un consiglio. Anzi, prima delle scuse aveva, addirittura, rincarato la dose dicendo:”Ho consigliato quello che fanno quasi tutte le mamme incinte di questi bambini”.

Per prima cosa, spero che non siano poi tante le mamme che optano per l’aborto di fronte alla notizia di un bimbo down nel proprio ventre. So che devo rispettare le scelte degli altri, però non sarei onesta se non dicessi che sono assolutamente contraria a questa decisione estrema. Secondo, non vorrei che si paragonasse il procreare ad un gioco a premi: non hai vinto! Ritenta, sarai più fortunato! Sconvolgente!

Io non sono e non sarò mamma; la mia condizione di vita e salute mi ha fatto riflettere molto, portandomi alla conclusione, non egoistica, di non essere in grado di gestire “al massimo” un figlio, di non potergli dare il meglio, sia che nasca sano sia che abbia una qualsiasi disabilità. Forse nel mio caso è più semplice, perchè non mi trovo davanti alla scelta di portare a termine una gravidanza o no, infatti la decisione è a monte: non sarò mai in dolce attesa. Continua a leggere

“Cara mamma, hai scelto di abbracciarmi e volermi subito bene. Ti Voglio Bene!

Ho letto dal Gazzettino di Padova un articolo che mi ha colpito al cuore anzi, me lo ha fatto proprio lacrimare, ma questa volta di gioia. Una storia che dimostra a tutti che il “cuore” può ancora vincere su tutto, soprattutto se è quello di una mamma.
Una donna che sta per diventare mamma per la quarta volta e che la vita ha deciso di mettere a dura prova: dovranno nascere due gemelli ma uno affetto da sindrome di down. Non oso immaginare quanto fosse spaventata e che paura deve aver provato. All’inizio si è trattata di una paura che la spinta a credere e a pensare che la scelta migliore era un aborto “mirato”, sì per uno solo dei bimbi, quello malato.

Messa davanti alla pericolosità dell’aborto, da parte dei medici con i quali si è giustamente consultata, tanto da mettere a rischio anche l’altro bimbo e con l’aiuto di chissà quale altra forza, che è nata dentro di Lei, ha deciso di portare a termine la gravidanza e di voler gioire di quei due gemelli tanto amati da subito.

Io penso che questo bambino vorrebbe dire tante cose, così ho deciso di dargli voce pensando a quale messaggio potrebbe voler lasciare alla sua mamma e a tutti noi come insegnamento. Continua a leggere

Sfogo di una mamma disperata. L’indifferenza della gente un pugno al cuore

Viene davvero spontaneo dire:” Adesso basta; sono stufa!”.

Già le sole parole denotano chiaramente uno stato di sofferenza tale da… lasciare senza parole… Questo però è più che mai il momento di trovare qualche cosa da dire, ma soprattutto importanti gesti concreti da fare perchè, ora, i minimi sforzi non servono più a nulla. Questa sofferenza è tangibile e reale ed è una donna, una mamma come noi a sfogarla.

Siamo nel Nord dell’Italia, precisamente a Cuneo e il quotidiano La Stampa da notizia di una mamma, che con il Suo forte gesto, vuole difendere i diritti della figlia disabile. Giudicherete Voi stessi, ma ci tengo a dire che si tratta di un gesto plateale e coraggioso che dobbiamo riconoscerLe.

Emilia Rovera, cuneese, in una calda giornata di agosto ha messo in atto la Sua protesta. Ha deciso di sostare tutta la giornata, con un cartello tra le mani, all’angolo di piazza Galimberti verso il mercato di piazza Seminario. Accanto a Lei la figlia disabile con la quale ha trascorso una giornata di protesta, proprio perchè esasperata dalla indifferenza della gente nonostante abbia passato gli ultimi 8 anni facendo appelli “inascoltati”. Avete letto bene “inascoltati”, una parola che davvero sono sicura può uccidere dentro. Continua a leggere

Neonato senza gambe e senza un braccio: “Cerco l’amore di una vera famiglia”

Ci sono persone e situazioni più o meno indifese nella vita di tutti i giorni; lascio giudicare a Voi quanto può esserlo un neonato disabile, senza entrambe le gambine e anche senza un braccino, che è stato abbandonato da coloro che sarebbero dovuti essere i Suoi genitori.Ho voluto immaginare cosa questa piccola creatura vorrebbe dire a tutti noi, quali i suoi pensieri, sensazioni, paure e tristezze, che si trova Suo malgrado ad affrontare, nonostante da così poco tempo faccia parte di questo strano mondo.

Ciao a tutti, sono Francesco, bel nome vero? Ho sentito dire che è il nome di un grande uomo, il Papa, e me lo hanno dato le infermiere e i medici dell’Ospedale San Donato di Arezzo, dove sono nato qualche mese fa. Ho sentito subito che in tanti si stavano occupando di me ma lo stesso, non chiedetemi come l’ho capito, percepivo che qualcosa non andava. Insieme al mio strillante pianto ho realizzato che non riuscivo a scalciare con i miei piedini e le mie gambine. Dove ero prima di vedere tutta quella luce stavo davvero bene, mi sentivo al sicuro e al caldo. Ora ho uno strano freddo, non sento il calore della mia mamma. Tutti si prodigano ad abbracciarmi e coccolarmi e io vorrei stringere tutti forte forte, per ringraziarli, ma non riesco, mi manca un braccino.

Certo sono davvero piccolo, quindi non parlo, mi faccio capire a gesti, un po’ come tutti i neonati. Ho sentito dire che i miei genitori hanno deciso di non riconoscermi e quindi io non ce l’ho una mamma e un papà. Adesso che sono arrivato in questo mondo sono solo. Credo proprio che il fatto che io sia senza gambe e senza un braccio abbia giocato a mio sfavore. E’ così importante avere un bimbo perfetto per volergli bene? Io, anche se pur con qualche problemino assai evidente, sono sicuro che sono in grado di volere bene a una mamma e a un papà. Continua a leggere