Caregiver: familiari invisibili e insignificanti per lo Stato

disabile_jpgLo Stato ha ormai capito da tempo che l’unico modo comodo e veloce per non occuparsi dei disabili è di IGNORARLI! Così ha esteso la tecnica anche nei confronti del Caregiver. I non addetti ai lavori si staranno chiedendo chi è questa figura misteriosa. Non vi preoccupate, siete scusati dato che concretizziamo che a non conoscerli è anche lo Stato. Vi assicuro che non è poi tanto misteriosa e quando vi dirò di chi si tratta si alzerà un coro:”Non avevo capito che erano loro”. E’ semplice sono i familiari di persone disabili che si occupano di loro, praticamente h24.

Voi direte che hanno scelto questo modo di agire e in parte è anche vero, ma la realtà è che non c’è mai stata, da sempre, la possibilità di scelta; sono persone che si trovano davanti ad una unica via, un vero e proprio senso unico: occuparsi del disabile che fa parte della propria vita. Il problema è che lo Stato oltre a tutelare poco e male il disabile non tutela e assiste neanche queste persone, ben disposte e ben consapevoli della scelta fatta. Credetemi non vogliono essere sostituiti per togliersi un peso, ma solo aiutati, compresi.

Sono come al solito molto schietta e quindi anche in questo caso non mi tiro indietro; troppo comodo lasciare i caregiver in questo limbo per “condizionare” le loro scelte verso una sola soluzione se non ce la fanno da soli: il ricovero in un Istituto al fine di alimentare un sistema che fa notevolmente gonfiare la casse dello Stato. Non doverebbero assolutamente permettersi di fare questo. Uno Stato con gli attributi giocherebbe a carte scoperte, tutte le opzioni sul tavolo, con le proprie specifiche e allora sì che si potrebbe affidare la scelta della gestione del disabile alla famiglia.

E’ “Il Fatto Quotidiano” ha ricordarci che il 27 gennaio era prevista la presentazione di una petizione con 32 mila firme al Parlamento europeo e soprattutto a portare la testimonianza di persone reali che si occupano dei propri cari senza sosta. Ma lor “Signori” sanno cosa sono 32 mila firme? Sono un mondo! Continua a leggere

La paura di perdere il lavoro diventa più forte del tumore che la sta divorando

rose_lilla500Il titolo fa già presumere quanto sia paradossale la storia di vita che ho deciso di condividere con tutti voi. Mi piace sottolineare che quando racconto di qualcuno non è solo una notizia o una vicenda ma è una storia di vita; occorre pensare che davvero c’è qualcuno che affronta ogni giorno una certo tipo di vita, con forza e determinazione.

La donna che sta vivendo tutto questo, V., è davvero speciale perchè oltre a iniziare a combattere, due anni fa, contro un bruttissimo male al polmone, una incontrollabile malattia nei confronti della quale è inevitabile non poter scegliere, è altrettanto costretta a lottare contro il sistema. Il colmo è che quella contro il nostro “sistema vizioso” non dovrebbe avere luogo.

V. C., originaria di Napoli, 50 anni, ma ben 25 vissuti a Rimini, fino alla fine, fino a quando ha avuto la forza di reggersi in piedi ha pensato solo ed esclusivamente al lavoro. Non alla carriera, ma semplicemente a non perdere quel posto, precario, anzi precarissimo, fatto di contratti a progetto o a chiamata presso un call center. E’ lei stessa a dire che non può stare a casa e che deve andare al lavoro, altrimenti non potrebbe pagare le bollette, l’affitto, non potrebbe proprio:”Se non vado in ufficio, non mi pagano. E se non mi pagano, chi mi salda le bollette? Mi tolgono la luce e perdo anche la mia casa?”. Ha continuato a presentare a se stessa questo dilemma, quasi un tormento che sicuramente non fa bene alla sua difficile situazione di salute. V. ha un fratello maggiore, Riccardo, che vive in Belgio ed è arrivato qui per assisterla perchè adesso lei è là, nel suo letto, nelle “casine” di via Ovidio, che aspetta che arrivi la sua ora per trovare quella pace che quaggiù, fra di noi, non ha avuto. Continua a leggere

Datemi la certezza che nessuno vorrà mai riaprire Auschwitz ai disabili!

Nel mio precedente articolo ho trattato il tema del nuovo Isee; anche altri blog se ne sono occupati, in particolare volevo segnalarVi “Disabilità senza barriere”. La mia amica Ilaria, che ne è la curatrice, ha ritenuto anche Lei interessante postare proprio l’articolo/lettera pubblicato su “Il Tempo”. Fino a qui nulla di anomalo se non fosse per un commento, scritto proprio su “disabilità senza barriere”, che la stessa Ilaria mi ha segnalato.
Andiamo con ordine; prima concedo a tutti la lettura di questo commento:

“Paola
30 gen 14 – 08:22
Intanto vorrei dire che il disabile non dovrebbe andare a spasso, stia a casa e aspetti biancaneve o il principe azzurro in carrozzina che la faccia volare sulle sue ali dorate. Il reddito di molti disabili è la causa di tutte le crisi mondiali, anzi credo la principale causa della crisi mondiale. Ci sono disabili che vogliono la macchina truccata e i costi sono di tutta la società. Ci sono disabili che vogliono l’assistenza a casa…ma dove siamo ai Caraibi. Il disabile vuole andare a scuola, ma a cosa gli serve? Non vorrà mica anche lavorare? e rubare il posto a uno che merita… Basta i disabili stiano a casa ripeto a guardare i cartoni animati che li immaginano Principini e Principesse. Paola (anch’io)”

– Senza parole – Continua a leggere