Negare l’assistenza ad Enrico è una VERGOGNA dello Stato, che ha FALLITO!

Notizia fresca fresca dalla Campania. Vi presento la vita di un “Caregiver” in carne ed ossa, con un nome e una disabilità da gestire h24. Brutale schiaffarla così in faccia alla gente? Non credo; è ora di dire basta a guardare solo il proprio praticello verde, verde, occorre ampliare i propri orizzonti. Il mio è un messaggio rivolto a tutti.

In questo caso nessuno si preoccupa del fatto che facciamo una figuraccia con il resto del mondo? No, vero? Qui la risposta fatica proprio ad arrivare.

Se si possono risparmiare dei soldi lo si fa tranquillamente sulla pelle degli altri. Un servizio che non tocca in prima persona i nostri governanti, ma che toglie risorse alle loro spese pazze. Questi soldi non garantiti ai disabili e alle loro famiglie dove finiscono? Abbiamo il diritto di saperlo.

Le bugie hanno le gambe corte; l’informazione ormai permette a tutti di conoscere i segreti del palazzo. Sono abituata che a breve sapremo cosa di così importante hanno finanziato.

Il video sfogo della drammatica, ma purtroppo reale, vicenda di questa famiglia sta girando sulla rete. Internet ormai è a disposizione di tutti, anche dei politici, quindi invece di sparare a zero o postare tweet inutili non è il caso di documentarsi? Non è così grave che lor Signori non conoscano tutto, però la volontà di non apprendere pesa, secondo la mia visione. Permettetemi: la nostra è una visione assai normale, la vostra invece è distorta e siete privi di volontà. Perchè non ne avete? Quale il motivo? Meditate oppure viste le cifre che guadagnate fatevi psicanalizzare; magari vi è garantita anche dal palazzo. Noi disabili, le nostre famiglie la buona volontà dovremmo averla persa da tempo e invece ne siamo ancora carichi. Sembra roba di poco conto, invece questo vi assicuro che fa una enorme differenza.

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A Chiara: perdonaci se puoi; la nostra indifferenza ti ha negato la vita!

chiaraLa notizia è rimbalzata su ogni Tg o giornale, sul web con un tam tam impressionante: Chiara, 36 anni, viveva da 8 anni nel degrado e nell’abbandono totale di una casa in uno stabile del quartiere Vomero di Napoli; la cosiddetta Napoli bene.

Ed io come prima cosa ho provato imbarazzo per avere permesso, come facente parte di questa società, che succedesse tutto questo. Colpe e responsabilità ce ne sono tante e qualcuno dovrà pagare; vorrei che mi promettessero che succederà davvero.

Difficile trovare le parole, soprattutto dopo quelle immagini di Chiara, di quella “casa lager. Ho visto l’intervista a uno dei poliziotti tra i primi a soccorrere Chiara e dalle Sue parole non si può non vedere lo sgomento, l’incredulità, l’angoscia e soprattutto l’inspiegabilità. Dice che da quel giorno fa fatica a dormire per quelle immagini di vita reale che ha visto scorrere davanti a lui; una diretta, a cui mai nessuno vorrebbe partecipare. Il lavoro di questo poliziotto è anche questo: salvare chi ha bisogno di aiuto, perchè annientato da qualcuno o da qualcosa.

Non so se nell’immediato può rendersene conto, ma sono sicura che Chiara sarà sempre grata a quei soccorritori, che l’hanno resa una donna libera da un incubo. Nelle mie orecchie risuonano ancora le parole di chi, entrato in quello orrore, la chiamava per nome e le diceva:“Ti abbiamo salvata”. Salva da un triste epilogo, morte sicura, nella solitudine totale. Continua a leggere

Ma oggi ha ancora senso commemorare i disabili, nella giornata a loro dedicata?

3 dicembre. È la “Giornata Internazionale dei diritti delle persone con disabilità”, come stabilito dal Programma di azione mondiale per le persone disabili, accolto nel 1982 dall’Assemblea Generale dell’Onu. Mira alla promozione e alla diffusione dei temi legati alla disabilità, per sensibilizzare l’opinione pubblica sui concetti di dignità, diritti e benessere delle persone disabili, sviluppando la consapevolezza dei benefici che si possono trarre dall’inclusione delle persone con disabilità, in ogni ambito della vita sociale.

E’ solo il mio modesto parere, ma non credo assolutamente che sia sufficiente dedicarci una gioranta all’anno. Il mondo anche questo anno si appresta a commemorare tutto il santo giorno i disabili, ma con quale risultato? Questa sera di cosa ci saremo arricchiti realmente? Insomma, direi realmente e concretamente di niente. Ancora una volta solo eventi, convegni, filmati, documentari e poi quando a fine giornata le luci della ribalta si saranno spente, cosa succederà?

Ditemi con onestà se avete mai riflettuto su questo. Noi disabili credo che lo facciamo da sempre, con la nostra spontaneità che ci contraddistingue. Ma domani dove saranno tutti coloro che oggi sono in prima fila a dispiacersi con visi tristi e ad annuire davanti alla evidenza di tutti quei diritti negati e quell’indifferenza di cui proprio loro sono causa e tutto l’anno ce ne fanno dono?

Non c’è bisogno di questa celebrazione, almeno non nel nostro Paese. La dimostrazione la danno tante persone con le loro storie di vita. Storie che con il mio blog voglio far conoscere a tutti, ma è veramente difficile perchè rimarreste assolutamente impressionati nel vedere quante sono e quindi rischio sempre di escludere o trascurare qualcuno di Loro.

Ora, Vi lascio qualcosa che è molto di più di una storia perchè è la vita, quella vera, l’esperienza di un”esserino speciale”. Tutto questo è sufficiente a spiegare perchè questa giornata, così come ci viene mostrata, è davvero povera di significato. Continua a leggere

Sfogo di una mamma disperata. L’indifferenza della gente un pugno al cuore

Viene davvero spontaneo dire:” Adesso basta; sono stufa!”.

Già le sole parole denotano chiaramente uno stato di sofferenza tale da… lasciare senza parole… Questo però è più che mai il momento di trovare qualche cosa da dire, ma soprattutto importanti gesti concreti da fare perchè, ora, i minimi sforzi non servono più a nulla. Questa sofferenza è tangibile e reale ed è una donna, una mamma come noi a sfogarla.

Siamo nel Nord dell’Italia, precisamente a Cuneo e il quotidiano La Stampa da notizia di una mamma, che con il Suo forte gesto, vuole difendere i diritti della figlia disabile. Giudicherete Voi stessi, ma ci tengo a dire che si tratta di un gesto plateale e coraggioso che dobbiamo riconoscerLe.

Emilia Rovera, cuneese, in una calda giornata di agosto ha messo in atto la Sua protesta. Ha deciso di sostare tutta la giornata, con un cartello tra le mani, all’angolo di piazza Galimberti verso il mercato di piazza Seminario. Accanto a Lei la figlia disabile con la quale ha trascorso una giornata di protesta, proprio perchè esasperata dalla indifferenza della gente nonostante abbia passato gli ultimi 8 anni facendo appelli “inascoltati”. Avete letto bene “inascoltati”, una parola che davvero sono sicura può uccidere dentro. Continua a leggere