Autismo: stop alle visite in commissione INPS. Sara’ concreto?

Adoro dare notizie positive, ma sono costretta a farlo con la consapevolezza che l’inghippo è dietro l’angolo e io per abitudine diffido; meglio svoltare lentamente e soprattutto con molta cautela dati i precedenti dimostrati dal sistema burocratico di questa Italia.

Le semplificazioni che il governo sbandiera a squarciagola mi fanno paura; hanno dimostrato troppe volte la grande capacità di incasinare ciò che si vuole alleggerire. Solo la nostra esperienza potrà illuminarci e darci quindi delle risposte; si vedrà.

La notizia viene data dal Direttore Piccioni, coordinatore generale Medico-legale dell’Inps, che ha trasmesso la direttiva a tutte le sedi provinciali Inps: dal 2 aprile scorso, le persone con autismo non dovranno più sottoporsi alla visita presso la commissione Inps per ottenere l’invalidità civile. Un intervento promesso, quindi tanto atteso e ora finalmente portato a compimento.

Se messa in pratica sarà una grande svolta: l’invalidità sarà accordata sulla base della certificazione dello specialista o del centro del Servizio Sanitario Nazionale.

Se sarà davvero così è palese a tutti che si arriverà ad eliminare un passaggio che costituisce da sempre un appesantimento burocratico, un accanimento sotto il profilo umano e un onere per le casse dello Stato.

Cambiamento enorme, addirittura mi azzarderei a definirlo “epocale”; spero non si tramuterà da subito nell’ennesima presa in giro, lo zuccherino per fare stare buone tutte quelle famiglie che vivono di e con autismo. Io vorrei solo che chi di dovere capisse che l’autismo, che non è virtuale ma reale, e le persone non hanno bisogno di ulteriori fraintendimenti, prese in giro e false partenze.

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La Asl non certifica “autismo” e il bimbo disabile è senza diritti

Purtroppo nel nostro Paese la filiera, qualunque sia il suo ambito è troppo lunga; non mi riferisco a quella alimentare, che tutti conosciamo benissimo in quanto siamo noi gli sfavoriti: i consumatori finali. Vi sorprenderà, ma lo stesso principio viene applicato anche nella sanità; in particolare nel diagnosticare e certificare una malattia.

Non so in quanti avrete letto la storia apparsa sul Resto del Carlino di Forlì. Due genitori di Forlì, mamma Paola Belli e papà Piero Sebastiano Oggianu, genitori di due bimbi, di cui uno autistico.

Si tratta di un bambino che dalla nascita è affetto da sindrome di West, una rara malattia neurologica che comporta anche un ritardo psicomotorio, a cui, a 3 anni ,si è aggiunta la diagnosi di disturbo pervasivo dello sviluppo, poi sfociato in autismo infantile.

Questa nuova diagnosi, l’autismo e quindi l’ulteriore aggravarsi della Sua salute è stata confermata dalle relazioni di vari specialisti di strutture pubbliche, l’Ospedale Sant’Orsola e Maggiore di Bologna e l’Istituto Stella Maris di Pisa; tra cui centri specializzati.

A questo punto Vi sarete già chiesti cosa c’è che non va in questa storia; dove è la falla?

Pazienza e ci arrivo. Tanto ve ne servirà molta, per digerire a quale inguistizia è sottoposto questo bimbo di soli 5 anni. Continua a leggere