Franco avrebbe voluto salutare per sempre il termine “diversamente abili”

Purtroppo ieri si è spento Franco Bomprezzi, 62 anni, giornalista e blogger. Hanno scritto in tanti un pensiero profondo tutto per lui, anche Tgcom24 lo ha ricordato, ma io ci tengo a lasciare una breve lettera che sicuramente lui leggerà da lassù. Sono sicura che nonostante non sia più tra i terreni, dal Paradiso non smetterà la sua battaglia per la Disabilità, quella con la “D” maiuscola. Io spero solo che vegli su di noi, ancora qui ad affrontare questo strano mondo.

Caro Franco, sei volato in cielo, ora sei una stella pronta ad indicarci la strada, illuminarcela, per continuare un cammino assai difficile e insidioso; questo tu lo sai meglio di me date tutte le lotte nelle quali hai scelto di essere in prima fila per dare il tuo contributo. So che non era tua intenzione lasciarci così presto e che sicuramente hai fatto il possibile perchè questo non succedesse ma… Sei stato chiamato lassù e voglio credere che sia un onore e che sia successo perchè anche lì hanno bisogno di te. Sai forse mi renderò conto di quello che è successo quando non ci incontreremo agli appuntamenti importanti, come Reatech, la fiera della disabilità; ora ti sto solo scrivendo come è successo altre volte. Sono contenta di averti conosciuto e ricorderò con affettato quel flash mob davanti al Comune di Milano per far vedere che la disabilità va ben oltre l’aspetto fisico e che siamo in primis delle persone.  Sappi che ti ho sempre considerato un collega di disabilità, perchè io come blogger devo crescere molto e dal tuo essere giornalista c’era molto da imparare. Mi lasci una eredità davvero pesante, lo sento il peso ma non mi spaventa, devo continuare per questa strada che è anche la mia da sempre. Ti preoccupa la comunicazione con questo mondo e devo dire che hai ragione. Concordo con te nel dire che quel “diversamente abile” davvero stona, non se ne può più. Tu ci ricordi, dal tuo ultimo articolo, che invade e inquina ogni ragionamento sensato sulle pari dignità, sui diritti, sull’inclusione sociale. Chiedi a noi giovani di scatenarci per trovare la nuova realtà comunicativa. Io penso che abbiamo bisogno di qualcosa di diretto, rispettoso, fantasioso e anche un po’ incosciente, quanto basta. Continuo volentieri la tua battaglia, anche per la soddisfazione un giorno, molto vicino, di dirti disabili – mondo 1-0. Questa è una partita che dobbiamo vincere. Tu passerai davvero un Santo Natale e ti chiedo di spargere su di me un po’ di quella polverina magica che c’è solo lassù. Un po’ di riposo te lo meriti, ma non ci fare l’abitudine, perchè una persona come te è indispensabile e qui ce n’è bisogno e tu lo sai. Con stima ti saluto, però con un arrivederci. Lena

P.S. Goditi le partite della tua squadra del cuore: l’Inter.

Un nuovo modo di fare integrazione. Risultato? Disabili abili con la “street art”

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Mi dispiace per la nostra Italia, perchè l’evento che vi presento oggi è stato locale e non nazionale. Non è solo avvenuto nella mia città, Vigevano, ma vi è stato addirittura ideato e poi realizzato. La collaborazione è stata di tanti; hanno fatto un bellissimo regalo alla disabilità ed io ho pensato di contraccambiare a modo mio, con un bell’articolo. Mi vanto di questo evento, ma soprattutto della sua unicità, perchè vuol dire che sono riusciti a combinare i giusti elementi: persone, parole, cose, emozioni… Come un grande puzzle ben riuscito, incastrando tutti i pezzi in modo perfetto.

Finalmente posso dire che questa volta i soldi di Regione Lombardia sono stati spesi bene, grazie a “persone comuni”, con la dimostrazione che lavorando seriamente si possono usare bene i finanziamenti legati a degli importanti progetti. La politica non è tutta solo utopia, certo i fondi occorre sudarseli, ma va bene, così almeno si è sicuri di non sprecarli, di non investirli o farlo male o addirittura che vadano “smarriti”, come succede spesso. Persone comuni che hanno speso bene i soldi che hanno ricevuto e quindi un grande esempio per la politica, che demotivata il più delle volte fa dei grandi pasticci, non cavando un ragno dal buco. Qualche lezioncina si potrebbe dargliela, ovviamente gratuitamente, visto che è per il bene del Paese. Aprite gli occhi!

Voglio accompagnarvi alla scoperta di questo evento attraverso i vari step. Adoro l’idea che non è un una-tantum, ma un nuovo modo, per la mia città, di fare integrazione e confido nella possibilità che ogni altra realtà possa trovare il proprio modo, così da essere sì unici, ma con un tema comune, come “l’integrazione”. Forza, è una bella sfida per il nostro Paese e per le persone. Posso dirvi che non è stato tutto rosa e fiori, assurdo crederlo, ma ci sono state contestazioni e critiche. Portate un po’ di pazienza, perchè leggendo capirete tutto.

Partiamo da un bando promosso da Regione Lombardia nell’ambito della nuova Learning Week. Attività innovative di formazione , che sviluppano uno o più ambiti disciplinari e culturali. Una forma intensiva di 40 ore distribuite in 6 giorni offrendo diversi percorsi formativi ad allievi della scuola secondaria di secondo grado, a partire dal terzo anno. Ora vi dico quali sono i temi proposti così poi valuterete voi stessi se l’assegnazione è stata totalmente meritata. I temi proposti sono legati alla valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale materiale ed immateriale, all’acquisizione di competenze legate a professioni creative ed innovative, come le produzioni audio-video o la green economy, alla conoscenza del patrimonio d’arte e di cultura della Lombardia ed all’acquisizione di nuovi linguaggi artistici e di multimedialità, in un’ottica esperienziale. Cinque le aree su cui delineare il progetto: l’area del successo formativo, l’educazione alla cittadinanza ed ai diritti umani, l’orientamento alla formazione e/o al lavoro, i bisogni educativi speciali, l’area della transnazionalità, in collaborazione con partner europei.

Ci siamo, i titoli c’erano tutti e il progetto è diventato realtà, con una prima e una seconda edizione, perché classificatosi al 65° posto su 413, con un punteggio di 85/90; scusate se è poco! Se lo sono meritati! Continua a leggere