Autismo e vaccini: mamme e papà d’Italia che si prendono la rivincita!

Da sempre in Italia, genitori, mamme e papà vengono trattati quasi come pazzi visionari a denunciare che i figli nati sani sono diventati disabili per una strana correlazione tra vaccino e autismo. Non sono genitore, ma credo non sia semplice apprensione pensare che in un bambino così piccolo, tre, cinque e undici mesi, questo è il periodo nel quale occorre sottoporre i propri piccoli a vaccinazione, qualcosa sia andato storto. Finalmente, per la prima volta nel nostro Paese, questo modo di pensare si è davvero ribaltato.

Sentenza epocale che avrei preferito avesse una risonanza maggiore; è davvero importante per dare il giusto peso a chi dovrebbe avere le competenze per tutelare la nostra salute. La sentenza si è pronunciata così:”Nesso causale, tra l’iniezione del vaccino esavalente Infanrix Hexa Sk (prodotto dalla multinazionale Glaxo Smith Kline)  e l’autismo”. Si tratta del farmaco che le Asl italiane somministrano ai bimbi per l’adempimento dell’obbligo vaccinale. Sento già il brusio della gente:”Tutto qui?”. No, il Tribunale del lavoro di Milano, con un verdetto firmato dal Giudice Nicola di Leo, stabilisce un indennizzo non una-tantum, bensì un assegno bimestrale per tutta la vita. Riceverà quindi un importo che sarà calcolato a partire da una base di 1.683 euro, più un indennizzo una tantum.

Inizialmente si poteva parlare di ragionevole dubbio nelle persone coivolte, ma adesso, da oggi, grazie ad una reale sentenza, rappresenterà un precendente importante. Nella sentenza viene “acclarata la sussistenza del nesso causale tra tale vaccinazione e la malattia”.  E ancora dalla perizia del medico legale Alberto Tornatore, nominato dal Tribunale, risulta che è probabile, in misura certamente superiore al contrario che il disturbo autistico del piccolo sia stato causato, o almeno concausato, sulla base di un polimorfismo che lo ha reso suscettibile alla tossicità di uno o più ingredienti (o inquinanti) dal vaccino Infanrix Hexa Sk. Continua a leggere

Disabile rivendica il diritto di esistere e fa causa al Comune di Milano

Giuliano Pisapia

Vi posso garantire che condivido in pieno il malessere di Francesco R.; mi reco spesso a Milano per vedere le vetrine, stare in mezzo alla gente, assistere alle tante iniziative che una città metropolitana deve offrire, insomma per semplice piacere. Ogni volta però torno a casa delusa e arrabbiata.

E’ scandaloso vedere come i Comuni, in generale, non siano ancora pronti a tenderci la mano, a farci rientrare nella categoria dei cittadini di serie “A”. E’ ora di svecchiare il significato della nostra etichetta: “disabile”. Senza assolutamente polemizzare sul fatto che, nonostante si faccia parte della popolazione attiva di questo Paese, ci venga assegnato un nome che ci contraddistingue dagli altri. Lo accetto, non mi interessa, chiamateci come Vi pare perchè è davvero una inezia rispetto alla possibilità, concreta, di renderci uguali alle altre persone. Questo è il nostro obiettivo.

Noi disabili possiamo solo essere solidali e compatti; io credo ancora nel vecchio detto:”L’unione fa la forza” anche se, per molti, è invece assai banale. Non voglio sottovalutare la nostra forza, che sono sicura essere tanta perchè siamo davvero ostinati; adesso siamo troppo esclusi per stare in silenzio. Chiediamocelo tutti insieme:“Siamo davvero disposti a farci calpestare?” Io personalmente non ci sto.

Dopo aver letto l’articolo su Giornale.it mi sento di poter dire che anche Francesco è stanco di una libertà annullata da altri e lo dimostra bene la causa, da Lui intrapresa, ovviamente assistito da un legale, Barbara Legnani, nei confronti di  Palazzo Marino. Continua a leggere