“Senza Nome”: il bar dove il personale ti ascolta con gli occhi.

senza-nomeHo deciso di aprire questa settimana pasquale con una realtà italiana positiva, che da’ comunque lo spunto a tante riflessioni che, per la liturgia che andiamo a celebrare, non è da poco.

Leggendo il Corriere ho appreso che a Bologna, di fronte allo storico Mercato delle Erbe, c’è una grossa novità: l’apertura di un bar. Qui voi starete pensando che sono impazzita visto che comunemente l’apertura e/o la chiusura di un bar non hanno la necessità di finire sul giornale, anche perché rappresentano la quotidianità. Invece questo vi stupirà, lo assicuro perché è ciò che ha suscitato in me.

Per prima cosa occorre soffermarci sul nome scelto dal gestore:“Senza Nome”; dovete ammettere che già così suscita una buona dose di curiosità e quindi mi sono detta che doveva essere speciale quanto il suo nome. Infatti è un locale dove a collaborare non è solo il personale, ma anche i clienti stessi; tranquilli non dovete né pulire né servire, ma semplicemente procedere alle ordinazioni con un metodo nuovo, fuori dall’ordinario.

Proprio davanti all’ingresso c’è una lavagna che spiega tutto nei dettagli:“Se al bancone vuoi ordinare usa la Lingua dei Segni, i bigliettini in bacheca, scrivi sui foglietti, gesticola, trova tu una soluzione”. Occorre approcciarsi con la buona volontà, per fare tuo questo nuovo modo di comunicare, ma a mio avviso è istruttivo e anche divertente. E’ solo una questione di abitudine, come per ogni cosa.

In fondo è un bar come un altro, perché il servizio è garantito e nessuno può sentirsi escluso e uscire senza avere consumato. Nella bacheca sono raffigurati i Segni da utilizzare, quindi puoi anche imparare una lingua nuova, un po’ come approcciarsi ad una lingua straniera; nessuno è stupido e tutti possono imparare da zero.

Certo, le persone intervistate hanno detto che l’impatto di quando entri ti spiazza; in un bar ti aspetti tanto rumore, gente che parla, anche ad alta voce, quindi un po’ di confusione soprattutto nelle ore di punta, invece qui regna il silenzio. Per noi che sentiamo sempre un gran baccano potrebbe essere quasi rilassante e terapeutico; un momento in cui seduti ad un tavolino si possono riordinare le idee o addirittura leggere un libro.

Alfonso Marrazzo e Sara Longhi, gestori, ci tengono a spiegare che nel bar si possono consumare vino e i succhi di frutta che provengono da aziende gestite da sordi, un modo per fare rete ed incentivarle inoltre, il locale è un riferimento per le numerose iniziative culturali che organizza, come la proiezione di un documentario sulle testimonianze dei sordi sulla II Guerra Mondiale, un laboratorio di arte terapia organizzato da associazioni locali e tanto altro. Un’interazione che, con la collaborazione dei commercianti vicini, spesso si estende anche al di fuori del locale, creando situazioni conviviali lungo la via. Inoltre a volte è presente anche un interprete di fiducia, che normalmente lo aiuta a gestire la comunicazione con i fornitori per la parte burocratica e commerciale.

Alfonso e Sara sono ragazzi giovani che hanno scelto di mettersi in gioco, una vera e proprio sfida personale con tutte le paure del caso. Loro stessi hanno dichiarato che la preoccupazione più grande era che non entrassero clienti udenti, ma solo persone sorde. E invece il loro intento è riuscito, hanno messo alla prova anche noi che non sappiamo nemmeno cosa significa convivere con la sordità.

Ha puntato tutto su un nuovo modo di fare integrazione e ci è riuscito alla grande. Si tratta solo di un bar gestito con modi e tempi diversi, ma nulla di così trascendentale e questo le persone l’hanno capito, non si sono tirare indietro e quindi non posso fare altro che complimentarmi con questo imprenditore per il coraggio, l’intraprendenza e la fiducia dimostrata verso gli altri.

Noi normalmente abbiamo più paura di osare e metterci in discussione, preferiamo la routine, l’abitudine in tutto: nei tempi, nei modi, nei luoghi; qui ci viene insegnato che a volte a fare così ci si perde il meglio della vita. Tutto ciò ci trasmette che forse spesso rinunciamo con troppa facilità, quindi nella nostra vita prima di dire che una cosa non la possiamo fare è più sensato e giudizioso pensarci due volte o anche di più.

Mi piacerebbe davvero imparare questa nuova lingua, non so, mi sembra che abbia una marcia in più delle solite parole. Io solo una volta ho avuto modo di comunicare con una persona sorda, durante un flash mob sulla disabilità a Milano, ma devo dire che entrambe ci siamo fatte una domanda; sapete perché? Perché io generalmente indosso una mascherina e non permetto ad una persona sorda di leggermi le labbra. E’ proprio qui che ho pensato che dovrei imparare la Lingua dei Segni, proprio per evitare, come quella volta, di avere bisogno di un interprete. Sapete la persona sorda cosa mi ha detto? Dovrebbero progettare delle mascherine trasparenti, dove si possono vedere le labbra e devo dire che mi ha spiazzata per la brillante idea.

Con questo articolo spero di avervi incuriosito e posso solo dirvi che se andate a visitare Bologna dovete andate a fare un salto al bar “Senza Nome”, per ordinare un caffè speciale, perché vi assicuro che lo potete fare in un modo diverso dal solito e non potete lasciarvi sfuggire questa occasione.

 

 

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6 risposte a ““Senza Nome”: il bar dove il personale ti ascolta con gli occhi.

  1. Questo locale è sicuramente geniale perchè al suo interno si trova il raro suono che in altri luoghi non si potrà mai avere,IL SILENZIO……………………..credo sia la cura dei giorni nostri,visto il mondo che abbiamo ora ove si parla troppo e male!!!!!!!!!!.Nel silenzio vi è tutto quello che non troviamo parlando e magari si dovrebbe fare anche una giornata o più nel silenzio totale,invece di andare sulla luna impariamo ad entrare in noi stessi così da scoprire un mondo nuovo!!!!!!!!!!!!!!!.

  2. Buongiorno.
    Un bar “Senza nome” dove il personale ti ascolta con gli occhi. L’iniziativa di Alfonso e Sara è senza dubbio, degna di nota e la sua originalità non ha eguali. Tanto di cappello ai due imprenditori che hanno deciso di mettersi in gioco con un iniziativa del genere. In effetti, noi Italiani, siamo famosi in tutto il mondo per la nostra creattività e nessuno, potrà mai eguagliarci. Quello che stuzzica il mio interesse è capire quale sarà il target di clienti che freguenteranno il bar. Penso che, le persone di una certa età, abituate a vedere il bar come un luogo di ritrovo e di conseguenza, animato e rumoroso, si troveranno in una situazione di disagio. Oltretutto, dovendosi esprimere a gesti, per ordinare una consumazione, si troveranno inevitabilmente a disagio. Spiegare a una persona di quasi sessant’anni, abituata alla quotidiana routine che, per ordinare un capuccino bisogna gesticolare per un minuto, mi sembra una cosa, alquanto complicata. Sono certo che i giovani, avranno molte più possibilità di capire come funziona l’intero sistema. Resta difficile pensare che, una persona anziana possa adeguarsi a un cambiamento così radicale. Cara Lena, hai parlato di imparare una nuova lingua. La gestualità, non può essere considerata una lingua. Sicuramente è un modo per comunicare con persone che, hanno perso l’uso della parola. Da ragazzo, avevo un amica sordo-muta e ho imparato, i gesti dell’alfabeto, senza nemmeno troppa difficoltà. Tornando a gli amici di Bologna, non vorrei che lo stesso bar, venga apostrofato come il bar dei disabili. In questo paese, le malelingue sono dietro ogni angolo e la superficialità con cui si giudica una persona è impressionante. Auguro ai due titolari di questo bar, tanta fortuna e spero che questa iniziativa sia solo l’inizio, di una lunga serie.
    Un abbraccio.
    Buona Pasqua a tutti.
    Cordialmente.

  3. Gentile Sig. Marco, molto interessante il suo commento riguardo all’attività ma ci tenevo a precisaLe un paio di questioni.

    1. Non si chiama gestualità, ma si chiama Lingua Italiana dei Segni, che purtroppo il governo italiano a differenza di altri paesi che non sto ad elencare (dato che può tranquillamente cercarseli Lei sul web come ha trovato il tempo per commentare questo articolo) non riconosce.
    2. La LIS è proprio un’altra lingua perchè ha dei parametri diversi. Imparare facilmente l’alfabeto da una sua amica sordo-muta, non significa necessariamente che lei non avrà nessuna difficoltà ad imparare la LIS in quanto è una LINGUA articolata e difficile eche addirittura cambia da regione a regione (è praticamente un’altra lingua Italiana di diversa struttura). L’alfabeto è la prima cosa che si impara un una LINGUA. Dopo c’è tutto il resto.
    3. A una persona SORDA (non sordo-muta) non è mai stato tolto il dono della parola, semmai l’udito. Una persona sorda legge perfettamente il labbiale e parla. Parla diversamente da una persona udente, ma parla. Detto ciò, se lei si immagina una persona anziana che entra nel bar e che ordina un cappuccino, la persona sorda leggerà perfettamente il labbiale e lo preparerà. Solitamente la reazione di una persona anziana, quando si rende conto che la persona dall’altra parte del bancone è sorda, Le posso assicurare che non è di disagio, anzi ma di sorpresa, possiamo aggiungerci della tenerezza e della felicità nell’interagire con una persona sorda e vedere che si capiscono. I sordi si sono messi in gioco nel migliore dei modi in questo contesto. Si sono creati un impiego e stanno cercando di comunicare di più con le persone udenti.
    4. Il bar dovrebbe venire a visitarlo, sicuramente capirà che non è apostrofato come bar dei disabili, bensì come un posto magico dove comunicazione, creatività, progetti, feste, rumore, silenzio e tanto altro si uniscono.

    Alla fine le questioni non erano un paio, però questo è quanto.

    Un abbraccio e Le auguro Una felice Pasqua.

    Cordialmente.

    • Ciao Amira, non sai quanto mi ha fatto piacere il tuo intervento. Anche io ero pronta a lasciare un mio commento,ma volevo aspettare che intervenisse qualcuno di più competente. Io comunque ribadisco che, nonostante la mia non poco approfondita conoscenza dell’argomento, ho appreso parecchio tempo fa che si tratta a tutti gli effetti di LINGUA DEI SEGNI. L’Italia è sempre il solito paese; riconosce sempre e al volo le inutilità e poi lascia delle voragini su cose davvero importanti. Prima o poi questo Stato che è davvero sordo dovrà arrendersi alla vostra importante esistenza. Spero un giorno di venirvi a trovare. Potremo creare il modo di comunicare anche con chi le labbra le ha coperte da una mascherina.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  4. Buonasera.
    @ Amira.
    Mi scuso per il mio commento e mi auguro di non aver urtato la sua sensibilità. La mia ignoranza in materia di linguaggi dei segni è palese. Conosco i segni dei sordo-muti ma, non sapevo che fosse
    considerata una vera e propria lingua. Ho parlato di disagio che una persona anziana, potrebbe provare ma, lontana da me, l’idea di offendere qualcuno in particolare. Molte persone anziane, sono restie alle novità e credo che anche lei, sia d’accordo con me che, non è facile per loro, uscire dalla quotidianità. Le garantisco che la prima volta che mi recherò a Bologna, il primo caffè lo berrò al bar Senza Nome. La ringrazio per avermi insegnato una cosa che, non conoscevo. Sicuramente il mio bagaglio culturale, da oggi è più completo. Il bello della vita è che ogni giorno si impara qualche cosa di nuovo. Le chiedo nuovamente scusa per il mio commento e augurandoLe una felice Pasqua, ricambio l’abbraccio e le mando un bacio (virtuale ovviamente.)
    Cordialmente.

    • Ciao Marco, mi fa piacere il tuo volere apprendere e accettare le spiegazioni di Amira. Questa volta ho sperato che qualcuno spiegasse attraverso il tuo commento non solo a te ma a tutti quello che è la Lingua dei Segni; una lingua. Poi posso confermarti che leggono molto bene le labbra di chi comunica con loro e questo è fantastico, è “normale”. Ti auguro davvero di andare a degustare un buon caffè nel bar “Senza Nome” e sono sicura che non potrai che sentirti a tuo agio.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

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