Un nuovo modo di fare integrazione. Risultato? Disabili abili con la “street art”

Mi dispiace per la nostra Italia, perchè l’evento che vi presento oggi è stato locale e non nazionale. Non è solo avvenuto nella mia città, Vigevano, ma vi è stato addirittura ideato e poi realizzato. La collaborazione è stata di tanti; hanno fatto un bellissimo regalo alla disabilità ed io ho pensato di contraccambiare a modo mio, con un bell’articolo. Mi vanto di questo evento, ma soprattutto della sua unicità, perchè vuol dire che sono riusciti a combinare i giusti elementi: persone, parole, cose, emozioni… Come un grande puzzle ben riuscito, incastrando tutti i pezzi in modo perfetto.

Finalmente posso dire che questa volta i soldi di Regione Lombardia sono stati spesi bene, grazie a “persone comuni”, con la dimostrazione che lavorando seriamente si possono usare bene i finanziamenti legati a degli importanti progetti. La politica non è tutta solo utopia, certo i fondi occorre sudarseli, ma va bene, così almeno si è sicuri di non sprecarli, di non investirli o farlo male o addirittura che vadano “smarriti”, come succede spesso. Persone comuni che hanno speso bene i soldi che hanno ricevuto e quindi un grande esempio per la politica, che demotivata il più delle volte fa dei grandi pasticci, non cavando un ragno dal buco. Qualche lezioncina si potrebbe dargliela, ovviamente gratuitamente, visto che è per il bene del Paese. Aprite gli occhi!

Voglio accompagnarvi alla scoperta di questo evento attraverso i vari step. Adoro l’idea che non è un una-tantum, ma un nuovo modo, per la mia città, di fare integrazione e confido nella possibilità che ogni altra realtà possa trovare il proprio modo, così da essere sì unici, ma con un tema comune, come “l’integrazione”. Forza, è una bella sfida per il nostro Paese e per le persone. Posso dirvi che non è stato tutto rosa e fiori, assurdo crederlo, ma ci sono state contestazioni e critiche. Portate un po’ di pazienza, perchè leggendo capirete tutto.

Partiamo da un bando promosso da Regione Lombardia nell’ambito della nuova Learning Week. Attività innovative di formazione , che sviluppano uno o più ambiti disciplinari e culturali. Una forma intensiva di 40 ore distribuite in 6 giorni offrendo diversi percorsi formativi ad allievi della scuola secondaria di secondo grado, a partire dal terzo anno. Ora vi dico quali sono i temi proposti così poi valuterete voi stessi se l’assegnazione è stata totalmente meritata. I temi proposti sono legati alla valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale materiale ed immateriale, all’acquisizione di competenze legate a professioni creative ed innovative, come le produzioni audio-video o la green economy, alla conoscenza del patrimonio d’arte e di cultura della Lombardia ed all’acquisizione di nuovi linguaggi artistici e di multimedialità, in un’ottica esperienziale. Cinque le aree su cui delineare il progetto: l’area del successo formativo, l’educazione alla cittadinanza ed ai diritti umani, l’orientamento alla formazione e/o al lavoro, i bisogni educativi speciali, l’area della transnazionalità, in collaborazione con partner europei.

Ci siamo, i titoli c’erano tutti e il progetto è diventato realtà, con una prima e una seconda edizione, perché classificatosi al 65° posto su 413, con un punteggio di 85/90; scusate se è poco! Se lo sono meritati!Dalle foto potete vedere il risultato, ma ci tengo a spiegarlo. Molto triste per me non riuscire a donare a voi le mie sensazioni mentre ascoltavo i partecipanti, per farvi assaporare l’orgoglio, la passione, l’interesse che tutti loro mi hanno trasmesso il giorno della inaugurazione. Mi hanno invitata, ho partecipato con il cuore in mano e soprattutto mettendo, nel piccolo discorso richiestomi, sempre solo loro sul piedistallo.

Il progetto si chiama “Pura Integrazione”. Gli autori, ideatori e creatori sono la scuola AST-Formazione, centro di formazione professionale che ha unito gli alunni dei percorsi personalizzati per allievi disabili e una terza liceo delle Scienze umane di una scuola paritaria vigevanese, l’Istituto San Giuseppe. Hanno riqualificato un edificio del comune, sede di AST, le cui mura erano fatiscenti e dimenticate da anni, con l’integrazione di abili e disabili e il tutto in una chiave nuova, con un nuovo linguaggio: il graffitismo e non l’imbrattatura. Tutti i ragazzi che hanno partecipato hanno dovuto seguire lezioni teoriche per poi arrivare alla parte più divertente, almeno credo, cioè quella di sporcarsi le mani e realizzare lo speciale murales, ricchissimo di significato.

Ho usato tante parole per spiegarvi tutto, ma quello che conta è il messaggio di tutto questo, che deve arrivare forte e chiaro. Io credo che ci siano riusciti e come dicevo prima anche con tante polemiche; c’era chi sosteneva fosse un edificio tanto importante, storico per essere imbrattato e allora la domanda sorge spontanea:”Perchè nella sua parte murale, perimetrale versava in uno stato di abbandono?” I polemici guarda caso sono arrivati quando questi ragazzi, in regola con tutti i permessi, hanno deciso di occuparsene dando la svolta decisiva.

I grazie da pronunciare sono davvero tanti, tanti quante le persone che se ne sono occupate e provare ad elencarle significherebbe sicuramente escludere qualcuno. Io faccio un inchino a tutti loro. Vi ho svelato che “Pura Integrazione” è un murales davvero speciale, con una marcia in più. Lasciate però che vi presenti due persone: Giulia Cotta Ramusino e il writer “Puro”. Anzi, Giulia, tutor di AST, molto intraprendente e loquace lo fa benissimo da sola quindi lascio che tenga a battesimo questo articolo condividendo con voi la chiave di lettura del progetto e i ringraziamenti alla Prof. Margherita Colacicco, docente del laboratorio artistico di AST che ha permesso di comprendere e valorizzare le capacità artistiche degli allievi e far sì che si integrassero con le immagini volute e ideate dagli allievi del liceo che ha collaborato.

Giulia:”L’idea del progetto mi è venuta vedendo “Puro” a contatto con i nostri ragazzi durante un laboratorio di ArteInVigevano… Lui lo conoscevo già da anni e ammiravo le sue opere, poi ho capito che era anche perfetto per lavorare con i nostri ragazzi… E la Learning Week mi è sembrata fatta apposta per creare un progetto che ci desse dei finanziamenti per farlo lavorare da noi… Quel muro fatiscente poi, con una parte riservata agli annunci funebri, non aspettava altro che di essere colorato… Il bello della nostra scuola doveva trasparire anche fuori!” Io aggiungo che, destino vuole, il muro dell’edificio in questione è davanti all’ingresso di una casa di riposo; quindi anziani in struttura abitativa, altra categoria spesso dimenticata e considerata inutile e disabile, ma con quei colori noi speriamo di riempire gli occhi di coloro che vivono in tristezza; potremmo coniare il motto:“Fare aprire gli occhi e spalancare i cuori”.

Giulia:”Per quanto riguarda la II edizione i cambiamenti più rilevanti sono stati: la frase ispiratrice, nella I quella di Einstein, ed ora quella di De André da “Un matto” (perché gli annunci funebri mi hanno immediatamente fatto pensare a Spoon River); gli “omini” giganti da personalizzare (idea di Puro), a cui ho chiesto di dare fattezze di più razze e anche di rappresentare alcuni dei nostri ragazzi; la realizzazione del video, che nella I edizione è stata fatta da un professionista, mentre questa volta è opera dei ragazzi stessi che hanno montato il materiale; le tele realizzate, mentre l’altra volta abbiamo dipinto delle magliette. Come vedete è stata proprio un’integrazione di cervelli e di passioni.”

Giulia:”L’immagine che mi riscalda il cuore è stato vedere gli adolescenti 8 ore consecutive a scuola, tutti insieme, in un gruppo comune. Tra i disegni raffigurati ci sono alcuni dei personaggi e dei simboli normalmente disegnati in classe dai ragazzi dei Persorsi personalizzati, come il “Coniglio antropomorfo”, che compare sempre nei disegni di una ragazzina, M.M., con forti problemi psichici o il “Gatto Pampo” un gatto di peluches appartenente ad uno dei ragazzi, L.U., con sindrome di Down e che è diventata la mascotte della scuola, conosciuto anche dagli allievi frequentanti tutti gli altri corsi”.

Come vedete è bastato poco a fare sentire questi ragazzi a proprio agio anche in una situazione per loro nuova. Sono stati affiancati alle loro cose più care, senza separarli dalla loro routine e dai loro affetti speciali. Tutti vincitori, perché qui ad imparare sono stati in tanti. Progetto utile a chi l’ha svolto in concreto, quindi sporcandosi le mani, ma anche alle menti di tutto questo, agli educatori e agli insegnanti che sono chiamati a istruire questi ragazzi.

Per quanto riguarda l’artista che ha collaborato, il writer, nome d’arte “Puro” www.alepuro.com/bio.htm, posso dirvi che è molto timido e riservato, soprattutto davanti ad un grande pubblico quale voi siete e quindi preferisce esprimersi attraverso l’arte; credo che questo sia uno status di tanti artisti, che come linguaggio per trasmettere qualcosa usano il proprio modo di interagire, lui ci parla con la street art e ha voluto insegnare ai ragazzi disabili, che in molti casi hanno difficoltà comunicative, che possono trovare un altro modo per farlo e che non sono più costretti a non comunicare. Dobbiamo imparare ad ascoltare, ma soprattutto accettare il diverso modo di comunicare di questi “ragazzi speciali”, come lo abbiamo già fatto per tutte le persone “normali”.

Permettetemi di ringraziarlo e di dirgli che è davvero un “artista speciale”.  Un grazie a “Puro” e alla sua arte, che mi auguro lo porti molto lontano; un vero talento da coltivare. E poi dicono che con i giovani è tutto tempo sprecato; per loro solo bullismo? Non sempre! Che ancor di più coi disabili è tutto inutile; solo parole, parole vuote e prive di concetto, perché con questo progetto le parole sterili e vuote si sono riempite di colore, tanto colore e di vero significato. Ora chi vuole restare sordo e indifferente davanti a tutto questo, non merita la nostra attenzione.

Le persone che ho conosciuto lì, le ho trovate di forte stimolo per tutti i giovani, disabili e non, con tanta sete di imparare e insegnare qualcosa di nuovo e diverso. Ciò che ho visto è il prototipo di squadra vincente di cui essere onorati di fare parte e di avere in città. Io trovo che finalmente si sia dimostrato che basta volerlo ed è possibile puntare e quindi valorizare le abilità di un disabile; che bel gioco di parole, ma è ciò che è stato fatto e molto bene: osservare la persona per quello che può dare, al di là della sua disabilità.

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2 risposte a “Un nuovo modo di fare integrazione. Risultato? Disabili abili con la “street art”

  1. In una città, che a detta di tutti sta morendo, è importante che una sferzata di “pura” energia arrivi dalla scuola. Ed è significativo che non sia una scuola convenzionale.
    Colore, ottimismo, entusiasmo, preparazione ed integrazione. Sembra quasi una formula segreta per risolvere molti dei problemi di Vigevano e dell’Italia
    Grazie

  2. Buongiorno.
    Cara Lena.
    Sono pienamente d’accordo con te, quando affermi che un evento del genere, avrebbe dovuto avere una risonanza Nazionale e con tutto il rispetto verso una cittadina come Vigevano (che io conosco molto bene) credo che, un evento del genere, fosse stato fatto in una città come Milano, Roma, ecc.avrebbe sicuramente riscosso un enorme successo. Ma, purtroppo i sindaci delle due città che ho appena citato, sono impegnati in una lotta di vitale importanza per tutto il paese e per gli stessi Italiani. Il riconoscimento delle coppie omosessuali. E difronte a una cosa così importante è normale che il mondo dei disabili, passi inesorabilmente in secondo piano. A volte mi chiedo, chi sia il vero disabile. Il mio ringraziamento va alle persone e alle istituzioni che si sono impegnate alla realizzazione di un evento del genere e mi auguro che, nell’immediato futuro, altre città prendano ad esempio tutto ciò e promuovano, manifestazioni del genere, lasciando perdere frivoli problemi che non fanno altro che fomentare inutili conflitti. Pubblicizzare il mondo della disabilità è un atto dovuto. Farsi pubblicità per ottenere dei voti in politica è un comportamento infame. Questo paese,
    ha bisogno di una svolta epocale. O usciremo dal tunnel dell’ingiustizia e dell’ipocrisia, o saremo artefici, del più grande fallimento intellettuale e culturale, di questo meraviglioso paese. E quando ci si dimentica dei più deboli, il fallimento è alle porte.
    Cordialmente.

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