Subisco sempre menefreghismo e maleducazione e ora ve lo racconto.

Per prima cosa desidero scusarmi con tutti i miei lettori per i miei giorni di assenza sul blog. Io li chiamo stop forzati, perchè legati ai malesseri che la malattia mi regala. So che ci sono dei lettori affezionati che si preoccupano delle mie assenze e questo mi fa piacere, tanto da sentirmi in dovere di tranquillizzarli e ringraziarli. Comunque anche se sono stata lontana dalla scrittura non smetto mai di riflettere, leggere, documentarmi e soprattutto ascoltare le abominevoli sciocchezze che i nostri governanti sparano ogni giorno. Da tempo ormai fanno a gara a chi la spara sempre più grossa; il primo premio, triste a dirlo, adesso spetta al nostro premier.

Purtroppo la mia condizione di disabile dipende completamente, purtroppo, dal menefreghismo e dalla maleducazione di questo paese. A volte mi chiedo come posso pretendere che il Governo mi porti rispetto e soprattutto mi veda, se non riesco neanche a coinvolgere i miei concittadini? Mentre lo Stato mette in atto continuamente una discriminazione mirata ai disabili, la maggior parte delle persone se ne frega della propria specie, quella umana, che dovrebbe essere intelligente, altruista, generosa, ma non lo è neanche lontanamente.

E’ tutto troppo frustrante e a volte mi fa perdere la voglia di investire le mie poche forze in una battaglia già persa a tavolino. Non raccontiamoci favole! Io non lo faccio, perchè sono realista. E allora vi starete chiedendo perchè insisto. Prima di tutto appoggio l’insistenza perchè ho la testa molto dura e da sempre quando mi metto in mente di fare qualcosa la devo eseguire bene o neanche la inizio. I risultati sono praticamente pari a zero, ma non ce la faccio ad abbandonare le generazioni future. Ebbene sì, lo faccio per i posteri; non potrei sopportare di essere anche in piccola parte la resposabile di diritti mancati, perchè non ho combattuto. Rispetto ai nostri politici io desidero stare in pace con la mia coscienza, dormire tranquilla e soprattutto quando non ci sarò più sapere, per certo, di avere dato il massimo in base a ciò che la mia malattia mi consentiva.

Con tutto questo mio discorso dove voglio arrivare? Ad un episodio, tra i tanti, che mi ha davvero scosso; forse perchè a furia di ingoiare e somatizzare ad un certo punto si sbotta, tanto da gridare:”E adesso basta!”Devo tornare indietro a sabato 18 ottobre. Le condizioni metereologiche, fino ad ora, mi hanno permesso di uscire ancora con la mia fantastica carrozzina elettrica, nella mia città, per prendere un po’ di aria, fare qualche commissione e soprattutto fare un giretto tra le bancarelle del mercato cittadino, che si svolge il mercoledì e il sabato. Ne approfitto per sfamare il mio bisogno di chiacchierare; più che altro sono le mie orecchie a essere felici perchè sentono voci diverse dalla mia, che col passare dei giorni vi assicuro diventa assilllante e noiosa, proprio a causa della sua unicità.

Ho deciso di partire da casa per fare un giretto in centro, per poi recarmi presso lo sportello bancomat dell’ufficio postale, dietro all’ex tribunale. Questa era l’intenzione e ha rischiato di restare tale per parecchio tempo; avevo paura che le lancette del mio orologio facessero un giro completo. La mia gioia per la realizzazione di un ufficio postale accessibile è durata poco; volete sapere perchè? Diciamo che la prima volta che mi ci sono recata non avevo assolutamente valutato la possibilità che un luogo accessibile potesse diventare improvvisamente off-limits per la superficialità della gente, nel compiere anche i più comuni e banali gesti quotidiani.

Vengo al sodo. Già in lontananza vedo quella bicicletta tanto scomoda e penso:“Il solito posteggio menefreghista!”. Percorro l’attraversamento pedonale davanti alla rampa che mi porta sul marciapiede ma… qui non si passa. C’è anche il palo conficcato nel marciapiede, poi un dispenser di metallo per i volantini lasciato in mezzo al passaggio e attaccato al palo c’è la cassetta rossa delle poste. Insomma “un incubo” per la viabilità di un disabile in carrozzina. Non posso neanche dire che si tratta di un percorso a ostacoli, perchè è proprio “invalicabile”.

Giochiamo a “trova l’oggetto di disturbo?” L’oggetto removibile è la bicicletta, ovviamente di proprietà di un cliente della posta; una volta escluso che non è delle persone in coda al bancomat, può essere solo di una delle tante persone presenti agli sportelli dell’ufficio postale. Odio fare l’arrogante, la pretenziosa e l’impaziente, quindi mi metto di buona lena e provo ad aspettare che esca il possessore a spostarla. Purtroppo il tempo passa, una buona mezz’ora e nessun lieto fine all’orizzonte.

Ad un certo punto arrivano delle ragazze ed entrando al bancomat non possono non notarmi giù dal marciapiede e gentilmente mi chiedono se devo entrare. La risposta è stata di sì, non appena il proprietario toglie quella cavolo di bicicletta. Una di loro si offre di entrare in posta a chiedere a chi possiede quella bici di spostarla. Eccola, finalmente esce la proprietaria, che mi guarda con sguardo perplesso e incredulo, come a dire:“Ma è sicura che doveva chiamare me? Cosa avrò mai fatto?”. Non ce l’ho fatta più, accecata dalla rabbia accumulata ogni giorno le ho detto di spostare la bicicletta, altrimenti io non ci passavo. Il bello è che non capiva dove doveva entrare; ma cosa c’era da capire? Mi scuso se la signora abbia pagato per tutte le persone che ogni giorno sono nei miei confronti menefreghisti e maleducati, ma non c’è alternativa. Ammetto che urlavo, ma non ce la facevo più; per una operazione di cinque minuti, con postazione bancomat vuota io sono costretta ad aspettare una eternità. Dopo avere urlato, con l’assurda impressione che ancora non capisse il perchè la disturbassi, la prova l’ho avuta quando mi ha detto:“Non poteva chiamarmi prima?” Maledizione, ma se il problema è che non posso entrare a causa della sua bicicletta!!!

Durante questo alterco mi è venuto un tremendo nodo in gola dal nervoso e questo mi ha fatto singhiozzare con qualche lacrimone; mi tremava anche la voce. Odio davvero discutere con le persone e la cosa mi turba ogni volta. Ho cercato di spiegare alla signora che ci sono le apposite rastrelliere e le strisce, ben segnalate, per posteggiare la bicicletta. Questa parte però pareva non le interessasse, come se non mi ascoltasse, tanto che nello spostare la bicicletta l’ha rimessa ancora sul marciapiede, più in giù, non capendo quindi assolutamente l’errore fatto. Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico. A questo punto posso solo dedurre che si voglia volontariamente ignorare tutto e tutti. Evviva! Io farei un brindisi! La signora è stata però brava e svelta a darmi della pazza e a dirmi che non c’era bisogno di urlare, perchè non era sorda.

Se non fossero intervenute quelle ragazze? Devo sempre chiedere agli altri di intervenire per mio conto e quindi aiutarmi? Devo avere il numero memorizzato nel cellualre di tutti gli esercizi commerciali, in caso di necessità? Ma che modo di vivere è?

Certo è che ormai ho la certezza di non essere io “il diverso” e se la maggior parte delle persone vuole restare legata a questa assurda convinzione che lo faccia; io non mi perdo nulla a non essere accettata da loro, anzi qui vale proprio il detto “meglio sola che male accompagnata”. Se alcune persone sono così, allora dico no grazie, non ci tengo a fare parte di questa combriccola  e quindi che assaporino un po’ il brivido dell’esclusione.

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27 risposte a “Subisco sempre menefreghismo e maleducazione e ora ve lo racconto.

  1. Cara Lena, prima di tutto voglio dirti che mi spiace molto per i malesseri che hai avuto per la tua salute, spero che adesso tu stia meglio. Questo tuo episodio mi ha fatto tornare in mente, una mia mancanza dovuta a disattenzione e preoccupazione, fretta e tante altre cose, che mi hanno fatto riflettere e mortificare, che al solo ricordo ci sto ancora male. Mio marito qualche anno fa ha avuto un incidente molto grave, rottura della L6, operato, ma una piccola scheggia nel midollo non è stata rimossa, c’è il rischio di rimanere paralizzati. Ti dico questo perché possa comprendere lo stato d’animo di quella mattina quando andai al Sant’Andrea di Roma per l’operazione. La mattina effettuano anche visite convenzionate e non, quindi la mattina bisogna mettersi l’animo in pace, non sempre si trova parcheggio. Vedo uno spazio vuoto, parcheggio e vado via come una furia, l’operazione era già iniziata. Non mi sono resa conto che era parcheggio riservato a disabili, perché non c’era nessun cartello, ma solo il segno per terra, non si vedevano le strisce gialle perché tante macchine una vicina all’altra, o forse erano visibili, ma io preoccupata com’ero non le ho viste.
    Quando sono uscita la sera, c’era solo la mia macchina e a quel punto mi sono resa conto di quello che avevo fatto, avvicinandomi alla macchina ho visto un biglietto in cui mi si dava dell’animale. Sono scoppiata a piangere, perché chi mi aveva scritto quel biglietto aveva pienamente ragione. Ho sempre rispettato i diritti degli altri, mai scavalcando a fare la furba, ma quella volta lo avevo fatto e ci sono stata veramente male. anzi mi scuso qui perché non ho avuto modo di farlo con chi ho arrecato un disagio.
    Ti auguro di stare meglio, e scusami per aver usato questo spazio.
    Buona serata.

    • Ciao Fefè, l’esempio di vita vissuta che hai riportato è davvero importante! E’ fondamentale il tuo avere capito l’errore e quindi le tue riflessioni. A suo tempo hai sbagliato, ma dalle tue parole deduco che sei una persona migliore. Speriamo che serva da messaggio per tutte quelle persone che se ne fregano di tutto e tutti. Ricorda che errare è umano, ma che perseverare è diabolico! Grazie di avere condiviso il tuo pensiero con tutti noi e anche per l’interessamento alla mia salute molto, purtroppo, cagionevole.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  2. Ciao Lena, inutile dire che se non ne siamo coinvolti, personalmente o quasi, a volte possiamo non capire le sofferenze altrui… Il tuo modo di esprimerti però mi ha colpita molto, fino ad oggi non ti “conoscevo” e da oggi ho deciso di seguirti. Mi piace la tua personalità e sono contenta che tu sia una “testa dura”… continua, non arrenderti mai… ma vorrei dirti una cosa, che ho sempre saputo… (ho quasi 44 anni e non sono una bambina), ma non sono mai riuscita ad accettare se non da 5 anni… So che molti, non concorderanno… ma è la verità… NON SI CAVA SANGUE DALLE RAPE!!!! Questo per dirti che anche se ovviamente, la tua situazione è ancora più delicata di altre… stai certa che la STUPIDITA’, la MALEDUCAZIONE etc… non guardano in faccia nessuno… Io stavo male (ora un pò meno) per questo, per tutte le inguistizie… ma ho imparato ad essere DECISAMENTE più distaccata e “BASTONARE” a parole quelli che sbagliano… senza starci male anzi… essere DIVERSA è ora più che un vanto (lo è sempre stato, ma non accettavo di avere attorno a me delle RAPE…). Pensa se invece di subire, fossi tu a fare torti a qualcuno?!?!? Non dico sia meglio “subire”, ma almeno non sei come la stragrande maggioranza delle persone… Non so se riuscirai a combattere e a non soffrirne più come fai adesso (e ti capisco…) ma te lo auguro!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Vivi la tua vita e non pensare che lo facciano contro di te o altro…. SONO SOLO RAPE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Vorrei fare qualcosa di più… So che le cose cambieranno anche se molto lentamente e ci saranno sempre delle RAPE, ma noi non dobbiamo prenderla sul personale… questo ho finalmente accettato (anche se ce ne ho messo di tempo!!!!!) CONTINUA A COMBATTERE PER QUELLO IN CUI CREDI E PERCHE’ LA TUA VITA POSSA ESSERE MIGLIORE…. Non so se ti è stato utile questo mio commento… spero di sì…

    • Ciao Daniela, benvenuta nel mondo di Lena che come avrai subito capito è il mondo di tanti come me. Spero che continuerai a far parte di questa grande famiglia per molto tempo. Ti ringrazio dei complimenti e dell’appoggio; anche loro sono importante linfa per la mia costanza e testardaggine! Io anche da sola ho sempre portato avanti queste battaglie, anche per chi non ne ha le forze, ma proprio per loro occorre essere davvero numerosi e quindi sono orgogliosa di chi secende in piazza con noi.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  3. Carissima, ho letto con molto interesse il tuo articolo.
    Non voglio con queste poche righe minimizzare il suo contenuto specifico di denuncia sociale: è evidente non siamo sufficientemente attenti alle esigenze delle persone che hanno problemi di disabilità. E’ un dato e, come collettività, non possiamo che interrogarci come migliorare.
    Quello che mi è apparso evidente leggendo il tuo racconto è come tu non sia diversa da noi (anche se sarebbe ingiusto negare le particolari difficoltà che devi affrontare). Tutti abbiamo bisogno degli altri per poter vivere. E’ la convivenza civile, che richiede il contributo di tutti noi. Questo tema riguarda, senza dubbio il rispetto minimo dovuto a tutte le persone, ma è anche più ampio. Come umanità non possiamo andare avanti senza la coscienza del fatto che ciascuno di noi deve dare un contributo positivo, per quello che gli capita per le mani, ad una costruzione che è di tutti.
    Dovrebbe essere un atteggiamento naturale, come lo è stato per le ragazze che ti hanno aiutato.
    E’ un atteggiamento che però è facile dimenticare, per un addormentarsi dell’autocoscienza che è sempre in agguato dietro ai nostri gesti.
    Quello che dici nel tuo post vale anche per me: non soffro di particolari disabilità, ho una vita che possiamo definire normale, ma anche io ho bisogno degli altri per poter vivere in un mondo migliore: non ci arriveremo mai per un automatismo, ma per un’educazione reciproca e per uno scatto della libertà.
    Ho detto all’inizio che tutti abbiamo il nostro compito: mi permetto di segnalare un aspetto specifico del tuo: sei un punto di maggiore sensibilità, hai la possibilità di accorgerti di cose che spesso non vediamo e di ricordarcele.
    Grazie Paolo

    • Ciao Paolo, ti ringrazio per aver ritagliato un angolo di tempo per leggere il mio articolo e soprattutto che tu lo ritenga interessante. Speriamo che le tue considerazioni le leggano coloro che sono spesso o sempre in difetto nei confronti del prossimo.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  4. Sono racconti come i tuoi che mi fanno ancora di più vergognare di far parte del genere umano.
    Vorrei potervi vedere liberi di girare per la città come faccio io..vorrei vedere più persone come quella ragazza che ti ha chiesto se avevi bisogno di aiuto..ma ricordo perfettamente, per una cosa vissuta in prima persona, il menefreghismo delle persone.
    Sei una combattente e anche se stanca continua a farlo..fallo, come dici tu, per le persone diversamente abili del futuro!
    Un abbraccio

    • Ciao Francy, grazie mille dell’incoraggiamento! Dico che sono stanca, perchè questa malattia davvero mi riduce le forze e poi tutto questo arrabbiarmi e dare tutta me stessa per i diritti negati un po’ accentua il problema. Però devo ammettere che lo faccio sempre con il sorriso e sono gli altri a riconoscere che io ne ho sempre uno per tutti.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  5. Cominciamo col dire che son contento del tuo ritorno e riguardo alle disavventure beh…………………………siamo in italia e già ho detto tutto ahahahahhahah.La mia propensione all’aiuto è forte ma purtroppo con 279 euro al mese nulla posso fare!.Se ne avessi la possibilità ti accompagnerei in giro personalmente perchè il tempo non mi manca…………………..solo i soldi!.

    • Ciao Gianfranco, grazie per l’incoraggiamento per il mio ritorno al mio blog! Mi fa davvero piacere perchè so che sei un lettore affezionato.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  6. Cara Lena, sono capitata x caso sul tuo articolo: ti confesso che mai nulla è stato più condivisibile. Mi spiace per la tua disabilità ma vedo che sei una persona che ha pienamente superato questo ostacolo. Purtroppo la maleducazione, l’arroganza e il non rispetto dei diritti altrui imperano nel nostro bel paese. Santo cielo, bel paese è veramente eccessivo considerando che le strade sono piene di rifuiti di ogni genere, gli organismi preposti puliscono poco è vero ma di certo è la maleducazione che riempie le strade di cartacce , fazzoletti di carta sporchi, mozziconi di sigaretta e altro che è meglio non elencare. Ti dirò che vedere un bambino gettare la carta della merendina x terra all’uscita da scuola e sua madre ignorare quel gesto anzi scavalcare il rifuito invece di insegnare al figlio che i rifuiti si gettano negli appositi cestini mi ha infastidito non poco. Mi infastidisce vedere biciclette e motorini parcheggiati sui marciapiedi, vedere luoghi inaccessibili ai disabili, con i loro parcheggi occupati da sedicenti personaggi che credono che il mondo sia loro, mi infastidisce vedere qualcuno che non tiene la porta aperta per far passare un passeggino o una persona anziana e anch’io spesso sbotto. Non sopporto questi soprusi e, forse sarà l’età, ma non riesco più a sopportare ed a controllarmi. Mi sale qualcosa in gola che non riesco a trattenere e mi ritrovo sempre più spesso a discutere con persone che non hanno alcun rispetto degli altri e delle regole della civile convivenza. Come vedi non sei sola ma spero sempre che il mondo migliori, non importa se gli altri non lo fanno ma io cerco sempre di aiutare e difendere chi è in difficoltà e questo sì mi fa tornare il sorriso. Cerca di non arrabbiarti e mantieni il tuo sorriso che è una cosa bellissima. Un abbraccio, ciao Emma

    • Ciao Emma, data la casualità ti ringrazio a nome di tutto “Il mondo di Lena” di aver soddisfatto la tua curiosità leggendo l’articolo. Spero vorrai restare con noi e leggere anche quelli che verranno. Ci hai azzeccato, perchè io la disabilità in mezzo alla società l’ho superata praticamente subito e invece non ho superato quella dentro di me, quella personale, ma quello è un altro discorso, che prevede un altro percorso individuale. Ogni giorno metto tutta me stessa per far sì che nè io nè nessuno altro mi spenga il sorriso. E’ un elemento che mi contraddistingue da sempre e sarebbe davvero un dolore vedere che non c’è più posto per lui.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  7. Buonasera.
    Ciao cara Lena, prima di tutto ben tornata, mi mancavi. Mi auguro che i tuoi problemi fisici siano in netto miglioramento e spero che, non ti manchi mai la forza di continuare la tua nobile lotta contro
    l’imbecillità umana. Credo fermamente che, la stessa lotta sia difficile e dai risvolti imprevedibili e tengo a precisare che, le mamme degli imbecilli, sono perennemente incinte. Il tuo commento non
    mi meraviglia affatto, quello che ti è successo è la regola. Purtroppo viviamo in un periodo difficile
    per tutti e se aggiungiamo che, lo Stato Italiano è lontano anni luce dai problemi dei disabili, il gioco
    è fatto. A chi vuoi che interessi i problemi di una persona in carrozzella ? voglio essere di manica larga e dico il dieci per cento della popolazione ma, secondo me, stò esagerando. Il disabile, non è più di attualità, si è preferito puntare sull’emigrazione e su altri problemi più importanti. E quando parlo di ipocrisia, lo faccio a ragion di causa e con prove evidenti. La maggior parte delle persone, grida allo scandalo se una coppia di omosessuali o di lesbiche, non può sposarsi o adottare un bimbo o peggio, da del fascista a chi non è d’accordo su gli sbarchi dei clandestini. Ma, allo stesso tempo, sono le stesse persone che, difronte a un disabile, si voltano dall’altra parte. Non uso quasi mai i mezzi pubblici, preferisco andare in auto ma, la settimana scorsa ho preso la metropolitana e sono rimasto allibito da ciò che ho visto. Ragazzi di venti-trentanni, comodamente seduti, con le immancabili cuffie all’orecchio e persone anziane, in piedi attaccate ai braccioli. Questo è un classico
    esempio di come l’educazione verso il più debole, sia un optional. Non voglio metterla sulla politica
    ma, ritornare a usare il manganello e qualche bicchiere di olio di ricino, per molte persone, sarebbe
    un toccasana. E non aggiungo altro, diventerei volgare.
    Felice per il tuo ritorno.
    Cordialmente.

    • Ciao Marco, ti ringrazio del tuo continuo sostegno e di avere capito che il mio non è stato un abbandono ma un semplice stop; posso paragonarlo al cambio gomme per la stagione invernale, così la buttiamo un po’ sul ridere, che mi fa bene. Fino a quando la malattia mi permettereà di ricaricare le pile, un po’ di forza e grinta riuscirò ancora a sfoggiarla. Posso solo sperare, perchè ormai è da tempo che ho capito che restare aggrappati alla vita non dipende da me, almeno non totalmente.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  8. Bentornata!
    Immaginavo già la causa della tua lunga pausa. Tutte le parole che potevo dirti… sono già state dette.
    Tuttavia voglio dirti che gli idioti come la signora della bicicletta… personalmente li tratto in modo diverso. Se urlo e mi arrabbio, per quanto normale e logico, mi abbasso al loro livello. Quindi mi viene da trattarli con ancora più gentilezza… poverini non hanno tutta la ricchezza, la forza d’animo e l’amore per la vita come noi.

    Inoltre, dalle mie parti c’è un detto popolare: “Oggi a me, domani a te”.

    Sai bene come la penso sui valori sballati del nostro tempo e sull’unica soluzione possibile. Ricordo che per cambiare le azioni, bisogna cambiare i pensieri e i motivi… solo allora i mulini a vento saranno distrutti.
    Ti auguro di mantenerti stabile in salute il più a lungo possibile, cara Don Chisciotte.

    • Ciao Graziella, grazie del sostegno e nel tuo caso vale doppio, perchè so che la tua salute ti da sempre molti problemi. Il detto popolare è azzeccatissimo e sempre molto attuale; sta indicare la vera realtà della vita, cioè che non possiamo sapere cosa ci riserverà dietro l’angolo, quindi non spetta a noi decidere o scegliere, ma possiamo solo sperare nella sua clemenza.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  9. Ciao Lena, anch’io ti ho cercato ripetutamente, delusa di non trovarti più.
    Sono felice che tu stia un po’ meglio e ti auguro di portare avanti il tuo bel blog ancora a lungo.
    L’argomento in discussione richiederebbe molte parole… o forse nessuna; credo si possa riassumere in una sola: civiltà.
    Vorrei raccontare un piccolo episodio capitato a mio figlio, in vacanza natalizia in Baviera.
    Il motore della sua auto si è rotto lasciandolo a piedi sotto una fitta nevicata, fortunatamente vicino al parcheggio di un centro commerciale; aiutato dall’amico che era con lui, ha spinto la macchina fino al più vicino posto libero. La neve copriva tutto e non si è reso conto che stava occupando un posto riservato ai disabili.
    Quando qualche giorno dopo è ritornato con un meccanico per portare l’auto in officina, ha trovato sul parabrezza l’intimazione a presentarsi presso la più vicina stazione di polizia.
    Gli hanno fatto pagare una forte multa, gli hanno preso le impronte digitali, hanno inserito nei loro archivi generalità, indirizzo e tutti i suoi dati.
    Così ora si trova schedato dalla polizia tedesca.
    Forse si tratta di una reazione esagerata, ma altrettanto esagerata credo sia l’assoluta mancanza di rispetto che domina in questo nostro povero Paese. Stiamo vivendo la fine di un’epoca, siamo in una società agli sgoccioli… e a niente vale rivolgersi alle istituzioni o alle cosiddette autorità, perchè sono loro i primi a infischiarsene dei diritti e delle esigenze delle persone.
    Mi scuso per la prolissità e ti mando un bacione.

    • Ciao Kim, mi diaspiace davvero tanto di averti fatto provare il sentimento di “delusione”; io sono qui e il mio cuore è sempre con i miei amici disabili e con chi, anche se non lo è, per fortuna, appoggia le persone come noi. Spero anche io di avere forze sufficienti per sopravvivere al sistema, che è più malato e difficile da affrontare della malattia stessa. Bellissimo l’esempio di vita che hai condiviso con tutti noi; tutto ciò che ho letto mi ha confermato , perchè già ne ero convinta, che si può far rispettare la legge, certo occorre faticare, cioè lavorare. Hai proprio ragione: come è largamente esagerata l’assoluta mancanza di rispetto delle persone, altrettanto esagerata può essere il modo di debellarla, cioè la punizione.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  10. Buongiorno a tutti. Chissà se la signora avesse avuto l’auto. va beh..completamente daccordo su quanto ho letto e vi porto una testimonianza fresca di stamane. nella civile città di Mantova, con l’avvento della raccolta differenziata, ogni giorno, i bravi cittadini mettono i sacchi del pattume davanti alla porta, sul marciapiede, ordinanza comunale! La raccolta avviene notte-tempo ed i sacchi devono essere messi dalle 21.Ora, moltiplicando il numero degli idioti, sommando i tempi di raccolta porta porta,dividendo per il numero di abitanti cosa manca? la sottrazione dei disabili ! chissene fr.. se non si deambula più per interi marciapiedi o, come dicevo, stamane, qualche ardito disabile, magari non vedente che non si è sottratto, incespica e cade rovinosamente? Pensare che mi lamentavo anch’io delle bici…sono un fiore in confronto..hanno le ruote e le sbatto in mezzo alla strada ma i sacchi no! buone cose a tutti.

    • Ciao Mario, interessante la tua riflessione. Prima o poi ne avrei parlato perchè succede anche nella mia città e oltre ai sacchi sui marciapiedi ci sono anche i bidoni, bidoncini dati dai comuni, dalle municipalizzate agli esercenti e ai privati cittadini. Ne riparleremo e spero tu vorrai ancora dire la tua.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  11. Buongiorno.
    Ed ecco un altro esempio di come le nostre istituzioni, trattano i disabili. Leggevo un articolo apparso sul Corriere della Sera di venerdì 31/10 che raccontava di uno studente cacciato da un università, solo per il semplice motivo che, la sua carrozzina elettrica pesava troppo e avrebbe potuto rompere le strutture esistenti all’interno dello stesso ateneo. Dire che questo paese è irrimediabilmente arrivato a un punto di non ritorno è senza dubbio un complimento. Come possiamo sopportare certi idioti ? le nostre speranze di migliorare le cose, svaniscono dal momento che assistiamo a certi episodi e ci troviamo immancabilmente nella posizione, di soccombere. Dovremmo usare la violenza ? credo che in certi casi, sia una cosa dovuta. Sopportare certe angherie, non può diventare una regola, dobbiamo ribellarci a chi di proposito, vuole annullare il disabile. Questo Stato stalinista, tutela chi in manifestazione, distrugge tutto e tutti ma, allo stesso tempo, condanna un disabile e vieta allo stesso di entrare in università. Sinceramente, ne ho pieni i c.
    Cordialmente.

    • Ciao Marco, ti ringrazio di essere molto attento a certe notizie. Interessante l’accaduto che ci segnali; procederò, sicuramente, ad una attenta lettura.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  12. Ciao Lena,
    anche se non ho scritto da un pò di tempo a questa parte, ho comunque sempre letto i tuoi articoli e i commenti degli amici, sono contento nel saperti “ricaricata” vedo che sei sempre battagliera e pronta a rilevare con intuizione le problematiche del vasto mondo della disabilità (perdonami il termine).
    Una telefonata questa mattina mi avvisava che un caro amico è morto di Sla, improvvisamente il mio pensiero è corso verso di tè e un senso di colpa mi ha pervaso, non c’e nessun motivo della interruzione del nostro sodalizio epistolare, se non fosse altro per il cambiamento della mia vita da quando sono pensionato, stò combattendo per non sentirmi inutile.
    Ti auguro come sempre un mondo di bene.
    Giuseppe

    • Ciao Giuseppe, caspita quanto tempo e questa volta ero io ad essere in pensiero perchè eri molto presente sul blog, un assiduo commentatore. Sono felice di leggere che stai bene e che dato il pensionamento sei molto impegnato nell’essere utile ad altri. Spero davvero che tu ti senta appagato; io ho capito che nella vita è ciò che più conta. In bocca al lupo e ti invito a continuare a leggerci, sei ben accetto
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena

  13. Buonasera.
    Cara Lena,
    mi hanno avvisato che, l’articolo del Corriere della Sera in data 31/10/2014 che riguardava il caso di un disabile con la sua carrozzina elettrica non era precisamente come io ho scritto.. Purtroppo stavo andando a bere un caffè al bar con un amico e ho letto solo l’intestazione. Ma le cose non sono poi così differenti. Un ragazzo disabile, non può usare la metrò solo perche la sua carrozzina elettrica non può essere caricata a bordo del vagone, non essendoci una scala mobile adatta a portare tale peso. Il ragazzo, non può recarsi all’università per un increscioso disinteresse da parte dell’ATM. Sconvolgente.
    Cordialmente.

  14. Cara ragazza, sono una scrittrice e la mia sensibilità mi regala una capacità empatica superiore alla media. E’ per questo che nel primo libro ho trattato anche la storia di una bimba disabile con la quale ho avuto un’amicizia bellissima prima che la mia famiglia si trasferisse altrove. Non è un caso se il mio primo libro da semplice sconosciuta continua a circolare per i vari siti. Questo vuol dire solo una cosa: c’è una volontà non sempre espressa, di conoscere il mondo della disabilità, ma forse anche voi dovreste apportare il vostro contributo. Ad esempio, ho constatato che hai buona padronanza del linguaggio: bene, parla di te alla gente. Ti assicuro che ci sono molti più cuori in ascolto di quanto potresti sospettare. E si chiama AMORE e SOLIDARIETA’ il sentimento che li anima, non pensare alla PIETA’, quella è riservata agli idioti che non sono in grado di capire quanta bellezza c’è in ogni creatura, indipendentemente dalla capacità produttiva!!! Un abbraccio affettuoso: continuerò a parlare del vostro mondo, ha piìù vita e più voglia di vivere di chi si reputa normale.

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