Fabio Merlino ci presenta la sua squadra di wheelchair hockey: i Warriors Viadana

3Vi ricordate di Fabio Merlino? So che leggete tante notizie e io stessa, come altri blog o pagine facebook vi bombardiamo di storie e notizie che è davvero difficile tenerle tutte a mente. Pensate che quelle che condivido con voi sono solo la minima parte; io ne leggo un numero infinito e la cosa che più mi sconforta è che la maggior parte riguarda fatti molto negativi.

Oggi invece, ricordandovi di Fabio parlerò di qualcosa di positivo, direi molto, dato che legato ad una bellissima iniziativa. Andiamo con ordine e rinfreschiamoci un po’ la memoria. Fabio ha 24 anni, vive a Viadana, un paese nel Mantovano ed è affetto da SMA2 (atrofia muscolare spinale di tipo 2). E’ il figlio del Tenente dei Carabinieri Filippo Merlino, tragicamente caduto nell’attentato terroristico che colpì la base a Nassiryah in Iraq il 12 novembre del 2003.

In Fabio, ex giocatore dei Rangers Bologna squadra di hockey con carrozzine elettriche, balenava in testa una idea. Dare vita a Viadana ad una ASD, associazione sportiva dilettantistica, con la finalità di promuovere lo sport per diversamente abili, in particolare il wheelchair hockey, cioè l’hockey in carrozzina elettrica, nato principalmente per patologie neuro-degenerative, però poi ampliato ad altri tipi di patologie medio gravi. Questo aspetto è davvero importante perchè finalmente può nascere qualcosa, dal punto di vista ricreativo ed educativo, che accomuna persone messe a dura prova dalle proprie diverse malattie. Bello sapere che d’ora in poi potrebbero condividere anche qualcosa di più spensierato, che va al di là della salute.

Fabio non è mai stato solo nel realizzare questa bella idea, perchè ad appoggiarlo e aiutarlo ci sono la sua ragazza Giada, gli amici Carmine e Cristina, la sua mamma Alessandra, e Luca Marcuri ex giocatore con la sua ragazza Marzia. Certo tutto molto faticoso; ma è proprio grazie al loro aiuto concreto che il 20 settembre hanno raggiunto l’obiettivo, è nata la squadra ufficiale Warriors Viadana e “Il mondo di Lena” è pronto a festeggiare con loro. Anzi, vorrei che tutti i miei lettori spegnessero con me le candeline di questo importantissimo traguardo.

Fabio è soddisfatto perchè finalmente c’è la possibilità concreta di distogliere i ragazzi da quello che ormai è diventato solo un mondo virtuale e permettere, concretamente, attraverso lo sport di integrarsi nella società senza sentirsi “diversi” a causa della loro patologia.

1Probabilmente vi starete chiedendo il perchè la scelta sia ricaduta su questa tipologia di sport. E’ l’unica disciplina sul terriotorio nazionale che permette di praticare attività agonistica al maggior numero di ragazzi affetti da patologie”molto gravi” come la distrofia muscolare, atrofia muscolare spinale, sclerosi laterale amiotrofica, sclerosi multipla, tetraparesi spastica e “meno gravi” come  paraplegie, tetraplegie, spine bifide, amputati ecc.

Forse non tutti sanno che già da diversi anni questo tipo di hockey è presente in molti paese europei e anche negli Stati Uniti, in Canada ed Oceania. In Italia è arrivato nel 1991 su iniziativa del Gruppo Giovani della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), a cui non sembrava vero di avere trovato uno sport praticabile e già così diffuso all’estero.

Era il grande sogno di Fabio e finalmente l’ha realizzato, con una dedica speciale a suo papà. Vediamo di capire cosa comporta e come è riuscito a trasformarlo in qualcosa di concreto.

Sicuramente sapete che dare vita a una associazione sportiva dilettantistica ha elevati costi di gestione iniziali e in aggiunta l’hockey comporta, per il suo svolgimento, l’acquisto di attrezzature sportive per il suo scopo (carrozzine elettriche da gioco, equipaggiamento, più le spese per le trasferte sul territorio nazionale, da effettuarsi con pulmini conformi alla disabilità). Fabio e la sua squadra chiedono la collaborazione di tutti coloro che hanno interesse e buona volontà nei confronti di questo sport.  Alla ricerca di chi vuole mettere del proprio in questo progetto che è all’inizio e deve crescere. Mi auguro che altri ragazi come Fabio raccolgano questa sfida e si lancino in questa avventura sportiva.

2invogliarvi Fabio e i suoi amici mi hanno spiegato come si svolge concretamente questo sport. L’hockey in carrozzina elettrica viene praticato in palestra, si svolge in un perimetro delimitato (di 26 x 16 metri) da sponde in legno o plastica, e ogni squadra può far scendere in campo un massimo di cinque giocatori e può usufruire di un numero illimitato di sostituzioni nel corso della partita, a seconda del numero di giocatori disponibili in rosa. Consente un gioco di squadra, sia a ragazzi che riescono a colpire la pallina utilizzando la forza del braccio (tramite una mazza in materiale plastico), che a ragazzi che riescono a impiegare la propria forza unicamente per azionare il comando della carrozzina, cioè uno strumento (stick) che permette di indirizzare la palla. Ogni partita è divisa in 4 tempi ognuno dei quali ha una durata di 10 minuti. In campo ci sono due arbitri che consentono il coretto svolgimento del gioco. Le due porte sono alte 20 cm e lunghe 2,20 m e per questo motivo la pallina da gioco non può essere sollevata da terra; nell’area a semicerchio può sostare solamente il portiere, altrimenti pena il tiro da rigore a favore della squadra avversaria.

Così anche per chi non conosceva così bene questo sport, me compresa lo ammetto, adesso può spiegare e far conoscere anche ad altri il wheelchair hockey. Ringraziamo Fabio e tutti i suoi amici per aver condiviso con noi la loro passione.

Fabio ci tiene particolarmente a trasmettere l’importanza di praticare questo sport: è uno sport di squadra, dove si impara sempre di più ad essere complici, uniti ed a lottare sul campo per un unico obiettivo, ma principalmente attraverso un regolamento preciso permette a tutti i componenti della squadra, di non sentire le diversità che la gravità della patologia può imporre e soprattutto divertirsi insieme con allenamenti e partite del campionato nazionale, dove sono presenti circa 30 squadre divise tra Serie A1 e Serie A2. Non solo, poichè essendo uno sport a livello internazionale si ha la possibilità di poter conoscere altre realtà attraverso numerosi tornei esteri.

Lasciatemi ricordare di nuovo che Fabio deve l’aver conosciuto e poi l’amore per questo sport a suo papà Filippo, eroe caduto in guerra, che lo aveva indirizzato verso questa passione; risultato di tantissima buona volontà nel voler cercare un nuovo scopo per un figlio che, nonostante la malattia, lui era convinto potesse dare ancora tanto e occorresse dargliene la possibilità. Filippo era un uomo di squadra quando indossava quella divisa per servire il Paese e ha deciso di affidare il figlio ad una squadra, un gruppo e ora da lassù non può che essere fiero di suo figlio che ha realizzato un sogno: “la sua squadra”.

Io desidero fare un grosso applauso a Fabio e alle persone vicine a lui per questo bel progetto, in cui ha creduto fino in fondo, e lancio un grosso in bocca al lupo alla squadra, perchè possa crescere e dare a tanti mille e più soddisfazioni.

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3 risposte a “Fabio Merlino ci presenta la sua squadra di wheelchair hockey: i Warriors Viadana

  1. Buonasera.
    Grande Fabio ! sono estremamente felice che la tua iniziativa sia andata a buon fine. Nonostante le tue disavventure, sei un ragazzo fortunato. Vicino a te, hai persone che credendo in te, ti hanno aiutato e ti sono state vicine, nella realizzazione del tuo sogno. Devi essere orgoglioso per quello che hai fatto e come padre, ti posso dire che, tuo padre è orgoglioso per quello che hai portato a termine. Tuo padre è un eroe che ha dato la propria vita per la Patria e ha tutto il mio rispetto per avere avuto un figlio come te. Anch’io, sono un ex giocatore di Hockey a rotelle, ho giocato negli anni 70′ con il Pirelli Milano e devo ammettere che questo sport, insegna a rispettare l’avversario e ti aiuta nel gioco di squadra. Senza dubbio, non è uno sport da signorine. Scherzi a parte, ti auguro un brillante futuro e che, la tua iniziativa sia da esempio alle persone che, colpite da una disabilità, hanno rinunciato a combattere. Mi auguro di incontrarti e scambiare quattro chiacchiere con te. Non mollare mai, sei un esempio per tutti. Ancora complimenti. Un abbraccio.
    Cordialmente.

  2. Sono fiera di vedere realizzato un sogno in una Italia che non fa più sognare, soprattutto i giovani.
    E in oltre sono orgogliosa che due degli organizzatori siano miei amici e parlo di Marzia e Luca Mercuri
    Saluti da Cinzia

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