Damiana e la sua decisione:”Mi addormenterò e non sentirò nulla”

Questa settimana ai miei concittadini, all’interno della versione cartacea di “Il mondo di Lena” sul giornale locale, ho deciso di dedicare un pensiero, una riflessione alla storia di Damiana. L’intervista a questa signora è passata nei tg, quindi alla visione di tutti. Per gli internauti in rete si può trovare il vdeo-intervista, di cui ve ne consiglio la visione.

Credo anche che parlare di questa particolare scelta di vita possa dare adito a molti spunti di riflessione; l’argomento è molto discusso, per i controversi pareri anche all’interno del nostro governo. Premetto subito che nel raccontare ho deciso e’sprimere il mio pensiero, ripeto è il mio modo personale di vedere la scelta di Damiana.

Va detto che ho preso spunto dalla storia più recente giunta alle orecchie di molti, ma vuole rappresentare molte situazioni simili.

Desidero chiamarla “nonna Damiana”; rappresenta un po’ le nonnine d’Italia, con i suoi capelli bianchi e i suoi 68 anni; un modo per augurarle in bocca al lupo, nel nuovo luogo dove è arrivata.

La nostra nonnina è da qualche anno che è affetta da “sclerosi multipla”; il mio primo pensiero è stato proprio che è una malattia che ci accomuna e dopo averla ascoltata ho rimpianto di non averla potuta conoscere, perché per lo spirito che faceva parte di lei eravamo davvero molto simili.

E’ lei stessa a dire che l’aspetto più difficile da digerire è stato proprio il vedersi arrivare alla paralisi, relegata in un letto. A consumarle la mente, un pensiero che ormai la stava logorando: essere privata della autonomia. Il cruccio con il quale inevitabilmente ti scontri ogni giorno: aprire gli occhi e accorgersi che non riesci più a deglutire, a mangiare e non potersi curare più da sola del proprio corpo e ancor peggio non riuscire più a gestire la ragione.La sclerosi era più forte di lei e aveva visto già fin troppo di questa orrenda malattia, questo era il suo limite, ognuno ha il proprio e forse qualcuno è anche più bravo, ma una vita alle dipendenze altrui non faceva parte delle sue aspirazioni. Non immaginate quanto la capisco: non voleva essere vinta dalla malattia, non voleva diventarne complice e questo è un aspetto da non sottovalutare. Io credo che tutto questo ci faccia capire che le persone come Damiana, e io stessa, non vogliamo essere vinti da lei, ne ora ne mai. Purtroppo lei non ha trovato soluzione migliore a tutto questo e dato che si prospettava solo rassegnazione, ancora una volta ha deciso che la partita la doveva vincere lei.

Damiana è arrivata alla fase di disperazione e sono sicura che non si è mai trattato, neanche per un minuto, di capricci; per capirlo bisogna analizzare come è Damiana, intendo come persona. Non siamo tutti uguali e lei ama ricordare se stessa come una amante della vita, ne ha sempre goduto a pieno, sotto ogni aspetto: passeggiava, respirava a pieni polmoni l’aria, andava al mare, faceva gite fuori porta. Ora era arrivata al punto di non godersi più nulla e ha capito che questo era il segnale decisivo, che dice chiaramente che non è più vita; per questo ha tentato il suicidio, senza però riuscirci.

La malattia, la rabbia, la frustrazione che sicuramente l’hanno pervasa e la capisco, sicuramente ha influenzato i rapporti interpersonali con la sua famiglia, suo marito, il compagno di una vita, sì ma prima era una vita senza malattia. E’ lei stessa a raccontare di quei brutti attriti, incomprensioni, fino al disprezzo reciproco.

Io so che la rabbia per ciò che una malattia ti ha ingiustamente portato via, fa nascere quel sentimento misto tra rabbia, frustrazione non tanto per la malattia, quella è il minimo dei mali, ma per tutte quelle soluzioni, per vivere lo stesso una vita piena, che vedi lì a portata di mano, ma che in realtà sono lontanissime, o almeno non fanno per te, non tutti possono usufruirne. Ecco il momento più doloroso, quando capisci che per te tutto questo non è previsto, non ti è consentito, perché così sono gli incastri della vita. Vi starete chiedendo se giustifico un po’ il suo comportamento e la mia verità è un: ”sì”. Lo giustifico perché la capisco; la malattia è tremenda, ma tutto quello che c’è intorno è decisamente peggio. Penso che avrebbe voluto che gli altri capissero e riflettessero invece di sbuffare, ma soprattutto giudicare; credo davvero che ne abbiamo diritto, anzi dovrebbero lasciarci affrontare la nostra nuova vita come meglio vogliamo. Dovrebbero capire che le nostre priorità sono cambiate. Per Damiana ci sono voluti due anni per realizzare il suo desiderio: “la dolce morte”. I cosiddetti tempi tecnici e burocratici previsti dalla Svizzera e organizzare la trasferta; lì la dolce morte è consentita. Il trasferimento è avvenuto proprio qualche giorno fa; è lei stessa a raccontare ciò che le sarebbe successo ed è sorprendente vedere la sua massima serenità nel parlarne. Mentre sto scrivendo di lei, Damiana è già, mi auguro per lei, in un mondo migliore a riprendersi la sua vita, quella che sulla terra, una malattia infame, le ha rubato. La procedura prevede di ingerire autonomamente del veleno, che ti farà addormentare e non sentire nulla e fare quel passaggio da vita terrena a ultraterrena. Con tutto il rispetto per il coraggio dimostrato: in bocca al lupo Damiana.

L’argomento eutanasia in Italia è molto controverso e penso che al di là del ragionamento individuale, in primis deve restare la libertà di scelta.

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18 risposte a “Damiana e la sua decisione:”Mi addormenterò e non sentirò nulla”

  1. Buongiorno.
    Sono totalmente d’accordo con la scelta di Damiana. Il filmato, mandato in onda dal Tgcom, che la
    maggior parte di noi credo abbia visto, riassume il qualche minuto, la visione di Damiana riguardo al proprio futuro e dopo un iter, durato oltre due anni è riuscita ad ottenere, quello per cui ha lottato,
    la dolce morte. Credo fermamente che una persona sia proprietaria della propria vita e sia legittimata
    a farne quello che più meglio crede e in questo particolare caso, sia stata una scelta ponderata da tempo e oserei dire, liberatoria. Dalle parole rilasciate dalla Sig.ra Damiana, si capisce chiaramente che, la sua paura di ritrovarsi in una situazione vegetativa, la terrorizzasse in maniera ossessiva e sapere che un alternativa si presentasse all’orizzonte, l’abbia scelta, come un taglio netto alle sue sofferenze. Dobbiamo anche renderci conto che, era rimasta sola e senza casa. Quando gli è stata diagnosticata la sclerosi multipla, il marito ha pensato bene di tagliare la corda e su questo stenderei un velo pietoso. Chiamare uomo, un marito che si comporta in questo modo, mi sembra una vera e propria utopia. Infame, mi sembra l’aggettivo, meglio appropriato. Ma questa è un altra storia. E’ chiaro che, per i puritani e i benpensanti, questa decisione presa da Damiana, suoni come una vera e propria vergogna ma, la scelta messa in atto dalla stessa è data dal totale abbandono che giornalmente, viene a trovarsi una persona in quelle condizioni. Senza un aiuto concreto, senza un tetto dove vivere, come può una persona colpita da una grave malattia degenerativa, vivere in modo autonomo ? Qualcuno di voi si ricorda la vicenda della povera Eluana Englaro ? e in questo caso c’era un meraviglioso padre che l’accudiva in modo esemplare. L’unica cosa che non mi trova completamente d’accordo è il fatto stesso di pubblicizzare la dolce morte. Molte persone potrebbero essere attratte da questa cosa e credo che si darebbe il via a una dolce morte, senza fine. Questa deve essere una scelta personale e non dettata, da uno spot.
    Cordialmente.

  2. Buonasera signora Lena, leggo spesso i suoi post, ma non ho mai commentato,e mi trovo d’accordo con lei, con il suo pensiero. vorrei solo fare una precisazione per quanto riguarda l’articolo. Io conosco personalmente il marito della sig.ra Damiana e leggere di incomprensioni e disprezzo, non le abbino proprio a lui. Incomprensioni questo forse si, nella vita di coppia non si può essere sempre in sintonia, soprattutto parlando di argomenti importanti come l’eutanasia. rispetto la scelta di Damiana, ma anche il marito ha un’opinione in merito se è contraria a quella della moglie, perché parlare di disprezzo? Io per esempio sono contro l’aborto, ma non disprezzo chi la pensa diversamente da me.
    Da quello che ho potuto vedere, il marito soffriva molto, pregava sempre insieme a noi (siamo un gruppo nella chiesa) per la moglie e non poche volte ha pianto parlando di lei. Io pur conoscendolo da qualche tempo, non sapevo della malattia della moglie, lui una persona molto riservata, educata, sempre tranquillo e pronto a dare una mano se un fratello ha bisogno. Sapevo solo che la moglie stava male e ci chiedeva di pregare per lei. All’ultimo incontro pochi giorni fa, abbiamo saputo tutto, e le sue parole commosse sono state “sono sicuro che il signore l’ha perdonata e adesso è nelle sue braccia, e sta bene.” Mi sono permessa, mi scuso ancora con lei, perché magari i giornalisti chissà cosa costruiscono sopra una storia (non parlo di lei che sicuramente ha raccolto testimonianza anche di altri giornalisti per scrivere il pezzo) Quello che ho scritto è quello che ho visto con i miei occhi e sentito con le mie orecchie, adesso vorrei dire qualcosa anche al sig. Marco.

    @Marco. Io come ho ha già detto non conosco tutti i particolari della storia di Damiana, quindi mi scuso se invece lei ha prove di quello che dice.
    La signora Damiana viveva con il marito, nella loro casa. Ribadisco che il marito ne parlava sempre con amore e tenerezza. Qualche settimana fa, in un incontro ci disse che la moglie era andata via di casa, ospite di una sua amica, intuisco che poi da lì il trasferimento in svizzera. Il marito non l’ha abbandonata, e anzi quando era con noi, non si tratteneva più del dovuto, ai nostri ritiri spirituali a volte non partecipava, proprio perché voleva stare con la moglie che non stava bene. Non credo questo sia atteggiamento da infame. Forse prima di esprimere giudizi, dovremmo conoscere per bene i fatti. Non sto difendendo qualcuno o colpevolizzando altri. Conosco una delle persone coinvolte ed ho voluto dare la mia testimonianza, per come lo conosco io, perché mi fa male sentire cose non vere.

    Lena le rinnovo i miei complimenti per il blog.
    Scusate anche la lungaggine.

    • Ciao Fefè64, per prima cosa ti devo ringraziare perchè segui il mio blog, leggendo i miei articoli, e questo mi fa molto piacere. Mi fa altrettanto piacere che tu abbia potuto portare la tua testimonianza personale in merito alla storia di Damiana, per lo meno per ciò che è di tua conoscenza. Io purtroppo non ho conosciuto nè Damiana nè la sua famiglia ma ho solo potuto vedere e ascoltare l’intervista che le è stata fatta, al fine di lasciare la sua personale testimonianza in merito alla eutanasia. Non so per quale motivo Damiana abbia voluto descrivere la sua situazione famigliare in quel particolare modo, e ora non possiamo neanche più chiederglielo; non possiamo sapere se parlandone e confrontandosi avrebbe appianato le divergenze che lei diceva di avere con la sua famiglia, prima di lasciare questa vita terrena. La signora Damiana era sicuramente consapevole di ciò che stava affermando, anche perchè fatto ovviamente di spontanea volontà. Io comunque credo che il suo scopo, rilasciando testimonianza della sua vita prima di morire, era quello di smuovere le coscienze su un tema difficile. E’ un po’ un argomento tabù e invece secondo me siamo noi a farlo diventare un tabù, non parlandone liberamente e soprattutto lasciando il diritto di scegliere.
      Grazie e a presto.
      Ciao.
      Lena

  3. Buongiorno.
    @ Fefè64.
    Mi scusi. Dal filmato mandato in onda dal Tgcom, la Sig.ra Damiana ha dichiarato che il marito, non
    è rimasto con lei e lei stessa, viveva da un amica. Mi sono dimenticato di menzionare la spesa di
    diecimila euro che ha dovuto sopportare per raggiungere il suo scopo. Ma credo fermamente che,
    tutto questo non abbia nulla a che vedere con la decisione di sottoporsi alla dolce morte. Avrebbe
    potuto avere, quattro mariti e dieci figli. Ma, la sua decisione, va indubbiamente rispettata. Noi, spendiamo un sacco di parole per i nostri commenti, ed è giusto che sia così. Questo è un meraviglioso blog e scambiarci opinioni, giuste o sbagliate che siano, aiuta indubbiamente a capire le cose. Ma non ci mettiamo nei panni di chi, vive una vita da vegetale. C’è chi sceglie di continuare a vivere, nonostante la grave malattia e chi invece, preferisce passare a miglior vita. In tutti e due i casi, sono decisioni che vanno rispettate. Il finto moralismo, lasciamolo a casa e usiamolo per altri argomenti. Processare una persona che, decide di farla finita è ingiusto. Come possiamo pretendere di entrare nella testa di una persona ? e con che diritto ?
    Cordialmente.

  4. Sono assolutamente d’accordo con la cara signora Damiana.
    Quando è la persona che decide, che può ancora decidere per sé, è giustissimo che pensi a sé.
    Tutti dobbiamo morire ma anch’io se dovessi trovarmi in una situazione simile, preferirei morire con dignità e ancora col possesso del mio pensiero e non sta scritto da nessuna parte che bisogna soffrire come un cane per poi morire lo stesso. Sclerosi, cancro, sla o altre malattie terribili … non è un suicidio fare una scelta simile, è solo porre fine a terribili e inutili sofferenze.
    Cordialmente

  5. @Lena, @Marco. Per prima cosa voglio aggiungere che io non ho visto il filmato. Quello che ho descritto è solo quello che io ho constatato di persona attraverso la testimonianza del marito, e vi posso assicurare che la sua sofferenza è tanta.
    Forse la sua divergenza con il marito era scaturita proprio dalla scelta che lei voleva fare. Io vado molto d’accordo con mio marito, ma in passato abbiamo parlato di accanimento terapeutico ed io gli ho detto “se dovesse succedermi qualcosa, non accanitevi su di me e se il mio cervello non funziona più staccate tutto”, Lui si è indignato, mi ha detto levatelo dalla testa, ti terròin vita. Adesso il nostro era un discorso così campato in aria, ma se veramente ci fosse qualcosa di concreto, credete che io e mio marito andremmo ancora così d’amore e d’accordo?
    La signora Damiana era solo da poche settimane ospite di una amica, viveva con il marito nella loro casa. Se invece nell’intervista si dice tutt’altro, io alzo le mani, non voglio giudicare nessuno, ed entrare in un merito che non mi compete. rispetto la decisione di Damiana, non tutti vogliono passare una vita da vegetale, dopo una vita attiva e autonoma.
    Il mio commento è stato dettato dal dispiacere di veder offeso una persona che in questo momento sta soffrendo molto, e credetemi non merita l’appellativo di infame.
    Tra qualche ora ci riuniamo per una funzione organizzata dal marito per pregare per lei.
    Buona serata.

  6. Buonasera.
    @ Fefè64.
    Se le cose stanno come lei dichiara, mi assumo completamente le mie responsabilità e chiedo scusa
    al marito della Sig.ra Damiana, per averlo apostrofato un infame. Resto dell’idea che, una persona che abbandona un malato, lo è. Nell’intervista, ho capito un altra cosa ma, credo che chiudere il discorso, sarebbe la cosa migliore. Quello che mi dispiace è sentire persone che, ostacolano delle decisioni prese in totale serenità, da una persona che non vuole vivere in una certa condizione. E questo è molto grave. Mina inesorabilmente la libertà di una persona. Nessuno e sottolineo nessuno,
    può decidere della vita altrui. A meno che, non si tratti di una persona, incapace di intendere e volere.
    Buona serata anche a Lei.
    Cordialmente.

  7. La vicenda di Damiana non si può sviscerare dalle questioni individuali della sfera spirituale e religiosa di ogni individuo. Il dolore e la sofferenza non piacciono a nessuna persona ragionevole e quindi lungi da me puntare il dito, dopotutto ogni essere umano è dotato del libero arbitrio.

    Tuttavia mi ha ferito profondamente la motivazione della decisione di Damina: la perdita della propria autonomia motoria, condizione essenziale per una buona qualità di vita. Io ci sono nata in queste condizioni e so bene che andrà peggiorando. Esco di casa solo per andare ai controlli medici eppure amo la vita per quello che mi dà: il cielo azzurro con tutte le sue sfumature, gli odori, i sapori e tutti i cibi che posso ancora gustare, l’amore di marito, madre e figlia, l’amicizia delle persone che mi circondano… certo, so che queste circostanze possono cambiare da un momento all’altro e potrei trovarmi a dipendere da estranei… ma nessuno potrà mai togliermi i miei pensieri, ricordi e il filo diretto con il mio Dio a cui so di dover rendere conto della gestione della mia vita.

    In ultima analisi, nel testamento biologico ho determinato per il non accanimento terapeutico, insomma, che mi lascino morire in pace, che al resto ci penserà Qualcun altro.

  8. Sei sicuramente anni luce avanti. Tutta la mia comprensione, Non siamo liberi di niente, sempre costretti dalle Leggi-convenzioni; lasciateci decidere quando e come terminare questo percorso terreno. Ovviamente mi riferisco a persone sane di mente, equilibrate ed in pace con se stesse e la propria coscienza. Le implicazioni etico-religiose non mi interessano. La mia anima non è di nessuno.

  9. troppo facile così…quando la vita le dava soddisfazioni e gioie era tutto facile vero? una persona con una dignità combatte anche la sofferenza nella vita, si prende il bene ed il male…rispetto per la scelta, ognuno è libero di fare ciò che vuole della propria vita, ma per me questa è codardia…

  10. Buonasera.
    @ Graziella Roggiolani.
    Io non mi preoccupo se il suo commento, mi trova pienamente d’accordo con lei. Scherzi a parte, le
    sue parole mi hanno veramente colpito. Credo che, l’accanimento terapeutico, sia solo una scusa per
    lasciare ai medici la possibilità di sperimentare nuovi farmaci. Ma, non siamo cavie da laboratorio. E
    questo mi sembra giusto precisarlo. Un caro saluto.
    Cordialmente.

  11. Pienamente d’ accordo con la scelta della signora. Ha tutto il diritto sacrosanto di decidere come andarsene. La libertà di poter decidere della propria fine dovrebbe essere garantita da tutti i paesi che si vogliono definire CIVILI.

  12. Buongiorno.
    @ Giuseppe.
    Il suo commento, mi lascia allibito. Chi le ha detto che, questa persona ha avuto una vita piena di
    soddisfazioni ? questo l’ha pensato lei. Dopo di che, rispetta la scelta della Sig.ra Damiana e scrive
    che, ognuno è libero di fare ciò che vuole, della propria vita. Ma alla fine, la apostrofa come una persona codarda. Devo dedurre che, la coerenza per lei sia un optional. Oltretutto non conosce il
    vero significato della parola, codardo. La stessa, viene usata principalmente nel diritto penale militare e implica una violazione ai propri doveri, verso la Patria e determinate dal timore di un danno personale. Nel caso specifico della Sig.ra Damiana, non vedo una violazione, ne ai danni della Patria, ne tanto meno il timore di un danno a se stessa. Che doveri può avere una persona che è destinata a vivere una vita da vegetale ? non è certamente bello, vedere la gente che ti circonda, guardarti con un senso di pietà. E’ certamente meglio, farla finita. Perciò, Giuseppe, la codardia come la interpreta lei è sbagliata e offensiva nei riguardi di tutte le persone che scelgono la dolce morte. Voglio ricordarle che, non siamo militari e nemmeno, in tempo di guerra.
    Cordialmente.

  13. @marco quando era una donna in salute con una famiglia e la totale libertà motoria, non credo che avesse tutta questa voglia di andare in svizzera per la dolce morte…è troppo facile così, allora ogni qualvolta a qualcuno arriva una sofferenza o una malattia, si deve andare in svizzera….ripeto, ognuno è libero e padrone della sua vita, ma non tutti la pensiamo allo stesso modo…per me è mancanza di dignita ed è la strada più facile….

  14. Buonasera.
    @ Giuseppe.
    Purtroppo non credo che la dolce morte sia alla portata di tutti. La Sig.ra Damiana, ha speso qualcosa come diecimila € e non credo che tutti, abbiano questa possibilità. Dovrebbero muoversi le nostre istituzioni e renderla una cosa, completamente gratuita. Questo sarebbe un segno di civiltà. Non riesco a capire perchè insiste nel condannare un tale comportamento. Lei è certo che, togliersi la vita, sia la strada più facile ? io non ne sono per niente sicuro. Mancanza di dignità ? forse lei non ha visto il filmato mandato in onda dal Tgcom. Le garantisco che, la Sig.ra Damiana, nella sua intervista, ha avuto parole e un tale comportamento che, chiamarlo dignitoso è poco. E nella sua infinita dignità, ha avuto il coraggio di dire, “Tolgo il disturbo”. Consapevole del fatto che, sarebbe stata esclusivamente, da intralcio, per tutti quelli che le sarebbero stati vicini. E mi scusi, Giuseppe, questo comportamento di Damiana è solo ed esclusivamente, buon senso e rispetto per il prossimo. Con questo, non voglio più, tornare sull’argomento. Dobbiamo avere rispetto per la sua scelta.
    Ciao Damiana, R.I.P.
    Cordialmente.

  15. Scusate se intervengo di nuovo. Vi riporto solo quel poco che so.
    @Giuseppe. Non credo che Damiana abbia preso questa decisione tanto alla leggera o perché più facile. Ha lottato per guarire. si è sottoposta ad operazioni che in alcuni pazienti hanno dato buoni esiti, su di lei no. Dopo l’ultima operazione con esito negativo, ha chiesto alle istituzioni di inserirla in un protocollo di sperimentazione (non so se sia la dicitura esatta). Si è sentita dire di no, perché aveva superato il limite di età stabilito. Per una persona malata, secondo me, è come dirle non c’è niente da fare. Personalmente ritengo che la speranza di una guarigione, seppur in sperimentazione, non vada negata a nessuno. Questo deve essersi aggiunto ad altri fattori che hanno determinato la sua decisione. Voleva smuovere le coscienze anche sulla questione della sperimentazione.
    Buona serata.

  16. Scusate se la penso un po diversamente da voi ma io ritengo che l’eutanasia si possa praticare a un malato terminale di cancro o altre gravi patologie per non soffrire ma onestamente la sclerosi multipla non la vedo una patologia tale da voler morire .. ci sono persone che vivono in carrozzella io ne conosco tante ma si rendono utili per la societa’ leggono scrivono partecipano e credo in casi come questo serva un aiuto psicologico ad affrontare la malattia che porta a non camminare non essere autonomi .
    Spesso le persone non accettano la loro malattia a tal punto di voler morire .
    Non vorrei che qualcuno dicesse tu parli cosi perche sei sana non e’ vero ma almeno posso dire che bisogna aiutare chi e’ finito nello sconforto di stare in un letto si puo girare anche in sedia a rotelle o meglio ancora esistono nuove sedie che permettono di andare ovunque o comunque si puo continuare a vivere e’un peccato buttarsi via cosi .

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