Il sistema non è umano! Disabile, per infortunio sul lavoro, muore senza diritti.

telecom1La mia memoria, a meno che non mi faccia brutti scherzi, mi ricorda che nelle storie di vita a cui ho deciso di dare spazio nel mio blog non ho mai affrontato il tema della disabilità causata da incidente sul lavoro. Credo sia arrivato il momento di occuparsi anche di questa tematica. Per iniziare direi che c’è una storia paradossale, l’azzeccato esempio di fallimento dello Stato italiano; giudicherete voi stessi.

Era il lontano 15 settembre 2010, quando la notizia di un bruttissimo incidente è rimbalzata su molti giornali. Eravamo sulla A12, all’altezza di Forte dei Marmi, quando un auto della Telecom Italia in servizio, con a bordo due operai,  è rimasta coinvolta in un terribile scontro. Purtroppo inevitabile la spaventosa carambola: un camion, non accortosi che il traffico era in rallentamento, ha letteralmente travolto l’auto con i dipendenti della Telecom. A causare l’incidente forse un attimo di disattenzione; lo sguardo che per pochi secondi perde la concentrazione. Dalla prima ricostruzione sembra che lungo il tratto dell’autostrada ci sia stato un rallentamento e un camion di una ditta di autotrasporti di Venezia, condotto da un rumeno di 34 anni, ha tamponato l’auto che è andata a sbattere su un altro camion che procedeva davanti.

Direi una scena spaventosa, tanto che i vigili del fuoco hanno impiegato parecchio tempo per estrarre i due uomini, immediatamente ritenuti molto gravi e trasportati negli ospedali attrezzati a riceverli, date le davvero pessime condizioni sanitarie di entrambi.

Il traffico è rimasto bloccato per diverse ore con una coda di circa 6 chilometri in quanto il rallentamento c’è stato sia per i mezzi in transito sulla A/12 che per quelli provenienti dalla Bretella Lucca – Viareggio, che si immettevano nell’altra autostrada. Sul posto, sono intervenuti, oltre alla polizia e ai mezzi di soccorso, anche il personale della Salt che gestisce l’autostrada.telecom3Purtroppo per Claudio Ciai, 52 anni, uno degli occupanti la vettura, il peggio di questo incidente doveva ancora arrivare; oltre alle devastanti complicazioni di salute, susseguito dall’aggravarsi durante il decorso ospedaliero per le ferite riportate, iniziava inconsapevolmente un calvario burocratico. La burocrazia in Italia, non guarda in faccia a nessuno, si accanisce sulle persone senza se e senza ma.

Claudio ha riportato gravi lesioni cerebrali che gli hanno causato deficit motori e funzionali permanenti che purtroppo, causa diverse complicanze, si sono aggravati a tal punto da portarlo alla morte. Il decorso della malattia è stato costretto a trascorrerlo in una clinica lontano dai suoi affetti perchè i vicini di casa hanno impedito l’installazione di una piattaforma elevatrice, che dal giardino permettesse a Claudio di ritornare a casa; tutto ciò nonostante avessero tutti i permessi e cosa ancora più ridicola il giudice ha ritenuto prevalente l’interesse dei condomini a non veder alterato l’equilibrio della facciata, non pensando minimamente ai diritti di un disabile. Ha raccontarci tutto questo è il figlio di Claudio, Francesco.

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Solo su questo diritto negato per colpa di terzi, persone comuni che si accaniscono su qualcosa senza alcun senso, per tutelare non capisco chi o cosa tutto nel nome dell’architettra di pregio, ci sarebbe molto da dire. Non meno importante, in quanto surreale, il pronunciamento delle alte cariche della giustizia a tutela di condomini che si appellano alla legge. Vedete quanto spreco di tempi e soldi in processi veramente inutili?

Claudio avrebbe potuto vivere a casa sua, con l’amore e l’affetto dei propri cari affrontando con loro la routine familiare e fidatevi che è importante e non una frivolezza o un capriccio. Credo che della gravità del quadro clinico se ne sia accorto anche lo stesso Claudio e allora perchè non permettergli di affrontare questo a stretto contatto con i suoi familiari? La sua famiglia sta ancora aspettando una risposta, che ha tutto il diritto di pretendere. Qualcuno avrà mai il fegato di dargliela? Potremmo fare un toto scommesse su chi lo farà. Che vergogna!

Poi passiamo alla assicurazioni che tutti sanno, lo dice anche il nome, devono assicurare e invece a distanza di anni stanno ancora trattando il risarcimento e hanno accordato un “acconto” solo dopo che Claudio è deceduto. Scandaloso! Le regolamentazioni delle Assicurazioni andrebbero riviste, riformate e forse qui le Istituzioni dovrebbero avere il coraggio di dare una bella raddrizzata. Il pensiero della gente comune è già pessimo nei loro confronti; vengono spesso definite agenzie con la licenza di rubare. Qualcuno dirà:”Ma adesso che fretta c’è? Tanto lui non c’è più”. Ovvio che i soldi avrebbero fatto molto comodo prima, per gestire la parte economica che comporta la disabilità permanente, sempre perchè lo Stato è carente e generalmente si fa da sè con assistenza privata, che è sì costosa ma migliore. Ma quei soldi sono un diritto perchè rappresentano una importante fonte di sostegno per i familiari di Claudio, diciamo pure una assicurazione per il futuro incerto e imprevisto e il nostro amico con il suo incidente ce lo ha dimostrato.

Sono convinta, perchè credo in un aldilà che Claudio non sarà definitivamente in pace fino a quando non vedrà da lassù la sua famiglia al sicuro; questo è ciò che fa un padre, proteggere la sua famiglia. La cosa triste è che il non potere fare questo non dipende assolutamente dalla sua cattiva volontà ma è tutto da attribuire a terzi.

Poi occorrerebbe parlare anche della azienda presso cui Claudio lavorava al momento dell’incidente, dato che è avvenuto durante l’esercizio delle sue mansioni. Da luglio 2012 Telecom Italia ha cessato di corrispondere lo stipendio a Claudio, senza peraltro recedere dal rapporto di lavoro, non consentendo così al papà di Francesco di avere accesso ad ammortizzatori sociali, al tfr ed alle ulteriori competenze di fine servizio. Dopo quasi quattro anni non è ancora stato definito il processo penale a carico del conducente del camion, addirittura il caso era affidato ad un giudice di pace fino a che il decesso non ha cambiato le imputazioni. La verità la conosciamo tutti, i processi sono sempre lenti, complicati (perchè si fa di tutto per renderli tali), estenuanti per chi li affronta. Da quanto tempo sentiamo parlare di riforma della giustizia? Ogni volta ci fanno credere che siamo a tanto così ma la realtà…Altro danno!

Francesco, figlio di Claudio, ha dato vita ad una associazione, www.fondazioneclaudiociai.com, un bel gruppo, per non dimenticare; non è solo in memoria di Claudio, ma per lottare per e con tutte quelle persone che ogni giorno si vedono calpestate. Vi assicuro che è una brutta sensazione, che non si augurerebbe neanche al peggior nemico.

C’è una campagna a cui è possibile aderire; vuoi fare parte anche tu della campagna “CIAI CORAGGIO?” Si tratta di fare un selfie, con nome e cognome ed i seguenti#: #ciaicoraggio #claudiociai #dirittiumani. Condividerlo poi sui social media facebook (Amici di Claudio Ciai/ Fondazione Claudio Ciai), twitter (@claudiociai) e instagram (@fondazioneclaudiociai).

E qui c’è un ulteriore sfogo di Francesco verso quei media, a cui, a mio giudizio, occorre essere sì grati, se oggi sappiamo tante  cose, se siamo sempre tempestivamente informati, ma che purtroppo a causa della tanta e troppo diversificata informazione, a volte si perdono di vista le priorità. Francesco vorrebbe molta più collaborazione e partecipazione dei media su specifiche tematiche sociali e non gli nascondo che anche io lo desidero e attendo con molte aspettative quel momento. Io che mi occupo solo di queste tematiche posso dire che il mondo della disabilità è un pozzo di informazioni e se lo è lo dobbiamo al fatto che ci sono tante, troppe falle. Io stessa ricevo tante mail, lettere attraverso i più moderni mezzi di comunicazione, come sfogo a numerose storie di vita davvero incredibili. Mi piacerebbe dare la parola a tutti, non immaginate quanto, ma la realtà è che faccio tutto ciò che posso, da sola, da malata e soprattutto mi prendo a cuore molte battaglie ma umanamente capirete che devo anche io scegliere.

Il caso di Francesco, non è nè il primo nè l’ultimo e allora perchè ho scelto la sua storia? Il suo grido di dolore per il padre mi ha trasmesso sensazioni davvero forti. L’urlo di un figlio per la tanta incompetenza e inconclusione degli organi preposti. E’ stato costretto a urlare, nella speranza che qualcuno prima o poi accolga il suo sfogo per risolvere la grottesca situazione in cui sta da tempo lentamente sprofondando.

L’unione fa la forza: chiunque può partecipare contribuendo a dare visibilità a storie che troppo spesso vengono offuscate, difendendo così i diritti dei disabili e dei più deboli.

 

 

 

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7 risposte a “Il sistema non è umano! Disabile, per infortunio sul lavoro, muore senza diritti.

  1. Buongiorno.
    Purtroppo gli incidenti sul lavoro nel nostro paese, sono una piaga che solo il buon senso, potrebbe
    evitare. Ovviamente nel caso del povero Claudio, la colpa è da imputare solo ed esclusivamente a una
    persona che, sulla carta si definisce autista ma, certamente non lo è. E’ solo un personaggio, messo alla guida di un camion, con licenza di uccidere. E’ palese che il comportamento della Telecom, sia da
    punire in maniera esemplare. Non puoi togliere lo stipendio a una persona che ha avuto un grave incidente e automaticamente, te ne lavi le mani. Ma, come tutti noi ben sappiamo, avere a che fare con una multinazionale in casi del genere, ci si ritrova inevitabilmente isolati. La loro arroganza è una cosa normale e il loro atteggiamento è a dir poco, infame. Di queste vicende, dovremmo ricordarci, quando andiamo a sottoscrivere gli abbonamenti dei nostri telefoni. I veri colpevoli di tutto questo, sono la ditta di autotrasporti di Venezia che, per risparmiare, ha assunto un vero e proprio incapace e la Telecom che, ha negato al povero Claudio, la pur minima assistenza economica. In quel preciso momento, l’uomo stava lavorando per la compagnia telefonica e la stessa, ne era responsabile. In questo caso, lo Stato e le istituzioni, c’entrano poco. E’ la macchina della giustizia che, funziona a rilento, i giudici sono i primi imputati e con loro, tutti gli addetti ai lavori. L’Italia è uno tra i primi paesi in Europa ad avere incidenti sul lavoro, le così dette, “morti bianche” e nella stragrande maggioranza dei casi è colpa delle aziende che non usano le dovute accortezze e spesso non usano nemmeno i sistemi di sicurezza. E’ chiaro che, il caso di Claudio, non sia certamente imputabile alla mancanza di attenzione da parte dell’azienda. Quello che si deve fare è semplice, obbligare i datori di lavoro che causano incidenti di questo genere, a risarcire profumatamente, chi subisce un danno. In caso contrario, la stessa azienda che, causa un incidente, va definitivamente chiusa. Il falso moralismo, non serve a nulla.
    Cordialmente.

  2. Altro articolo e altro scempio!,ma quando lo capirete che i diritti in italia non esistono più………………………………..ora devi solo pagare e basta!.DIRITTI è una parola che da noi non conta più nulla,vivi paghi, muori paghi,stai male?………………….soffri! punto e basta.Pure io vorrei battermi per una battaglia giusta e tutto il resto o un mondo migliore ma?…………………..non posso!.Ora se cominci ad alzar la voce o sei solidale con qualcuno ti prendono per matto o altro,il problema è uno solo e detto così potrà sembrare retorico ma:ESSERE O NON ESSERE.Forse è questa la base ove ripartire ma è impossibile attuarla perché ormai chìì ha troppo vorrà sempre di più………………………..poi logicamente ognuno la pensa come vuole…………………….pace a tutti.

  3. Io vivo in UK da oltre sei anni e leggere questo articolo mi fa’ davvero venire la pelle d’oca.
    la burocrazia in italia e’ fatta a modello per far perdere coraggio alle persone che pur avendo diritti devono spendere meta’ della loro vita in uffici e tribunali per far riconoscere null’altro che un semplice diritto.
    Due anni fa’ mori’ un mio collega di lavoro per un male incurabile ma la societa’per cui lavoro ( e di norma tutte le societa’ inglesi) hanno pagato lo stipendio di base del defunto alla famiglia per un anno dalla morte, come aiuto al sostentamento.
    l’italia si proclama tanto un paese civile e rivolto verso i cittadini ma dovrebbe prendere esempio dai paesi esteri che la circondano.

  4. Buonasera.
    @ Roberto.
    Fare paragoni con un paese come l’Inghilterra è pura follia. Già il fatto che, abbia deciso di andarci a
    vivere, la dice lunga. I politici inglesi, sono persone che lavorano per il bene del loro paese e non per
    il proprio portafoglio. A differenza dei nostri che, invece di fare i fatti, sono capaci esclusivamente di
    sparare promesse, senza mai mantenerle. Un altra dote che, contraddistingue gli inglesi è l’amore e la devozione per il paese e per la bandiera. In Italia, purtroppo il tricolore lo bruciano durante le
    manifestazioni di popolo. E questo caro Roberto, fa la differenza. Un paese civile, si vede da come
    tratta i disabili e i meno fortunati. L’ipocrisia dei nostri politici è palese. Si spende una marea di soldi
    per aiutare gli extracomunitari ma, si lascia morire di fame, gli stessi Italiani. Solo per fare vedere al
    mondo intero che, l’Italia è un paese civile. Per nostra sfortuna, i nostri politici non conoscono nemmeno il significato della parola “civiltà”. E’ anche vero che, il resto dell’Europa si è letteralmente
    dimenticato della questione degli emigrati e posso aggiungere che se ne, completamente lavata le mani. Ma, giustamente prima si pensa ai problemi interni e successivamente se ci sono le possibilità
    economiche, si aiuta gli stranieri. Solo noi, ci muoviamo al contrario. Solo di una cosa, posso andare
    fiero del mio paese. Le bellezze, la cucina e la simpatia dell’Italia, non la troverai in nessuna parte del mondo. Su queste cose, non ci batte nessuno.
    Cordialmente.

  5. sono rimasto allucinato da questa storia ed in primis un grande abbraccio alla famiglia del povero claudio,,,,pero mi domando e chiedo se siamo arrivati a queste condizioni dove un giudice incapace nega l’installazione di una rampa per far si che un uomo possa probabilmente passare gli ultimi momenti di vita accanto alle persone amate. aziende che per risparmiare assumono persone senza qualifica ed esperienza,, assicurazioni che come le banche sono la rovina di interi paesi oggi + che mai,,,poi telecom una societa tra le + importanti al mondo che invece di tutelare i propri lavoratori appena puo’ se ne lava le mani,,e uno stato tutto di qualsiasi schieramento… assente illusorio verso i propri cittadini che oramai da anni non si cura + del paese ebbene credo che la colpa sia anche nostra che gli abbiamo gli permettiamo e gli permetteremo di calpestare i nostri diritti,,,VERGOGNAMOCI TUTTI,,,

  6. Buonasera.
    Cara Lena,
    dal giorno che, hai pubblicato questo commento, sono morte quattro persone e una è ricoverata in gravi condizioni, per incidenti sul lavoro. Sono passati cinque giorni e se facciamo la media di queste evitabili vicende, riscontriamo quasi una morte al giorno. E’ possibile che in un paese come il nostro, succedano fatti del genere ? questa è pura follia, mancano i sistemi di sicurezza e lo Stato non può essere il responsabile di tutto questo. Diamo a Cesare, quel che è di Cesare. Manca la professionalità e l’attenzione da parte delle aziende che, giornalmente mettono a repentaglio la vita dei propri dipendenti e questa è la verità sacrosanta. Specialmente in questo periodo di crisi economica, gli operai sono costretti a lavorare, senza usare le minime accortezze e quello che stà succedendo è vergognoso. Oggi, se ti rifiuti di lavorare in un certo modo, vieni inesorabilmente sostituito e persone, pronte a lavorare in modo approssimativo, ne trovi quanti ne vuoi. Ti potrei portare, migliaia di esempi ma, preferisco sorvolare. Diventerei volgare. Se poi aggiungiamo la volontà degli extracomunitari, pronti a lavorare per tre euro all’ora, pur di portare via il lavoro agli Italiani e di conseguenza le aziende se ne approfittano, dando a loro il lavoro e lasciando al palo gli stessi Italiani, ci dovremmo rendere conto di come siamo caduti in basso. Ma la cosa sconvolgente è che, questo è solo l’inizio, il bello deve ancora venire. Oggi, la professionalità è morta, tutti si arrangiano e tutti, sanno fare tutto. Non esiste più la tutela per chi lavora, tutto viene fatto, perchè va fatto. In che modo viene fatto e quante vite umane si porterà via, non frega più a nessuno.
    Cordialmente.

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