La paura di perdere il lavoro diventa più forte del tumore che la sta divorando

rose_lilla500Il titolo fa già presumere quanto sia paradossale la storia di vita che ho deciso di condividere con tutti voi. Mi piace sottolineare che quando racconto di qualcuno non è solo una notizia o una vicenda ma è una storia di vita; occorre pensare che davvero c’è qualcuno che affronta ogni giorno una certo tipo di vita, con forza e determinazione.

La donna che sta vivendo tutto questo, V., è davvero speciale perchè oltre a iniziare a combattere, due anni fa, contro un bruttissimo male al polmone, una incontrollabile malattia nei confronti della quale è inevitabile non poter scegliere, è altrettanto costretta a lottare contro il sistema. Il colmo è che quella contro il nostro “sistema vizioso” non dovrebbe avere luogo.

V. C., originaria di Napoli, 50 anni, ma ben 25 vissuti a Rimini, fino alla fine, fino a quando ha avuto la forza di reggersi in piedi ha pensato solo ed esclusivamente al lavoro. Non alla carriera, ma semplicemente a non perdere quel posto, precario, anzi precarissimo, fatto di contratti a progetto o a chiamata presso un call center. E’ lei stessa a dire che non può stare a casa e che deve andare al lavoro, altrimenti non potrebbe pagare le bollette, l’affitto, non potrebbe proprio:”Se non vado in ufficio, non mi pagano. E se non mi pagano, chi mi salda le bollette? Mi tolgono la luce e perdo anche la mia casa?”. Ha continuato a presentare a se stessa questo dilemma, quasi un tormento che sicuramente non fa bene alla sua difficile situazione di salute. V. ha un fratello maggiore, Riccardo, che vive in Belgio ed è arrivato qui per assisterla perchè adesso lei è là, nel suo letto, nelle “casine” di via Ovidio, che aspetta che arrivi la sua ora per trovare quella pace che quaggiù, fra di noi, non ha avuto.Una storia drammatica, quella di V., che a Rimini ha solo tante amiche che in questi mesi le hanno dato una mano, ma lei non si è mai fermata. Neanche di fronte ad un tumore malvagio che la consumava, nel corpo e nello spirito. “Devo lavorare, non posso stare in malattia.Non mi pagano”, ha ripetuto a tutti fino a quando, 15 giorni fa, proprio mentre usciva dal suo posto di lavoro è caduta a terra. Il suo fisico non reggeva più, la malattia l’aveva ormai divorata.

E’ lo stesso fratello ad augurarsi, raccontando la difficile e incredibile storia di sua sorella, che certi episodi non si verifichino più. “Mi sembra di stare nel terzo mondo dove non ci si può neanche ammalare e restare a casa. Mia sorella non aveva nulla, se non portava a casa un certo numero di contratti, non veniva pagata. Se si assentava un giorno, non veniva retribuita. Da noi in Belgio la situazione è completamente diversa, i lavoratori, intendo tutti i lavoratori, sono tutelati; V. non lo è stata e fino a quando non è entrata in coma, pensava solo ad uscire dall’ospedale per andare al lavoro”. V. ha continuato a ripetere al fratello:“Con la crisi che c’è, non posso perdere questo posto”. Invece, ora è lì che aspetta di andarsene. Speriamo solo in un mondo migliore.

La storia di questa donna mi da lo spunto giusto per farvi capire come la disabilità, la malattia nell’arco della vita può essere di tutti noi. Arriva, così, catapultandosi nella tua vita senza bussare, senza chiedere permesso. Non c’è libera scelta e quindi inizia a fare parte di te e della tua esistenza. Mi sembra già un peso abbastanza enorme, tanto da non essere aggravato da altri macigni. Pensate che questo sia possibile? Purtroppo non sempre, soprattutto quando a cagionarci è lo Stato. Finchè si sta bene non ci interessa più di tanto che lo Stato non ci tutela nel mondo del lavoro; purtroppo possono subentrare situazioni che invece ci fanno inevitabilmente riflettere.

Perchè il Ministro del lavoro e della sanità non hanno mai valutato questo? Approvano in continuazione contratti di lavoro che dovrebbero migliorare il mondo del lavoro dal punto di vista della “flessibilità” e poi ci servono il conto. Il prezzo da pagare è così alto? Sinceramente ne faremmo volentieri a meno. Ricordiamo che qui non si tratta di capricci per fare facilmene carriera ma di riuscire a conservare un posto di lavoro, nonostante una malattia davvero invalidante e complessa. Dove è la tutela? Stiamo ancora una volta parlando di diriti negati. La mente per affrontare certe battaglie mediche deve essere sgombra da qualsiasi altro turbamento, che a rigor di logica non ci spetterebbe.

Le altre domande andrebbero rivolte al sindacato. E’ scandaloso ma estremamente reale che non abbiano valutato che ci siano situazioni che potrebbero non presentarsi mai ma, almeno una volta sì. Certo sono situazioni spiacevoli e sconvenienti ma solo per chi le subisce. Le grandi Istituzioni subiscono qualcosa di rimbalzo? No, non ne sono neanche sfiorati. Un sindacato non può sempre gongolarsi come difensore dei più deboli, degli onesti, dei lavoratori e poi in realtà lascia sempre correre su questioni del genere. Ma intorno a quei famosi tavoli, cosa fanno realmente? Giocano a carte? Contratti con lo stampo arcaico del duce, aumenti e aggiornamenti dei salari ridicoli e la facilità con cui tutelano, mettendo i puntini sulle “i”, solo i grandi nomi come ad esempio Alitalia; lì fanno i pignoli, i precisi e alzano la cresta pronti a fare carte false per portare a casa il risultato top. E’ colpa loro se ci sono lavoratori di serie A e di serie  B.

I sindacati sono i primi ad andare a braccetto con le Istituzioni, invece di dargli filo da torcere e farli sudare nelle trattative, per portare a casa risultati eccellenti per i lavoratori. Le casse dello Stato non hanno due soldi in più per tutelare tutti i lavori e i contratti da strozzini voluti e legalizzati dallo Stato? Purtroppo il datore di lavoro approfitta della situazione comoda e vantaggiosa che lo Stato gli offre su un piatto d’argento.

La realtà dei fatti è che V. prima o poi ci lascerà, abbandonerà questa vita terrena e quindi questa battaglia; perchè non sia stata vana toccherebbe a tutti noi portarla avanti. Quando le luci nella vita di V. si spegneranno l’unico ad avere vinto sarà lo Stato. Che schifo! Non possiamo permetterlo! Dobbiamo assolutamente essere più pedanti e non così fragili e molli. C’è una cosa di cui lo Stato ha paura ed è la nostra insistenza e la eccellente preparazione che dimostriamo di avere, quando vogliamo, nelle materie importanti; conoscenza e intelligenza sono armi insostituibile, mai sottovalutarle.

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page

8 risposte a “La paura di perdere il lavoro diventa più forte del tumore che la sta divorando

  1. Scusate ma devo far sempre io il guastafeste!…………………perché dico così?,la storia è giustamente tragica e và ovviamente rispettata in tutto e per tutto!!!!!!!!!!!!!!!!.Ma per le istituzioni è solo una persona fra le tante con storie tragiche e già anche le loro risposte a tutto questo diranno sicuramente che la colpa è della crisi!……………………………e io rispondo tranquillamente con la coscienza pulita:LA COLPA è SOLO VOSTRA e della vostra incompetenza e attaccamento alle poltrone!!!!!!!!!!!!!!!!!!.

  2. Come dicevo prima tanto rispetto alla signora perché pure io ho una storia non tragica come lei ma ho capito da solo che se non lasciavo il lavoro sarei letteralmente impazzito!.C’è chìì dice che la vita sia fatta da scelte giuste o sbagliate ma io ho fatto quella giusta!…………………….però ora ne stò pagando le conseguenze sia di salute mentale che fisica!.Ripeto come sopra e cioè rispetto alla signora!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.

  3. Difronte a ciò non ci sono parole………..oggi è peggio di ieri. Dieci anni fa mi sono ammalata, ho fatto due mesi circa di ospedale, dopo una settimana esatta dall’uscita dell’ospedale sono dovuta tornare a lavoro per non perdere il “posto”, a progetto…quindi capisco e ammiro la signora, per la sua forza e la sua determinazione ma come dice Gianfranco c’è troppo attaccamento alle poltrone,
    farei vivere loro con uno stipendio a progetto e senza sicurezza del domani.

  4. Buongiorno.
    Purtroppo questa insana situazione lavorativa è il frutto di un comportamento tenuto da una generazione di persone che, hanno creduto nei sindacati e purtroppo, dopo anni di inutili contrasti con le aziende, si sono ritrovati a dover subire questo trattamento. Mi spiego meglio. La mia generazione e parlo delle persone che hanno superato i cinquant’anni, negli anni settanta hanno seguito ciecamente tutto quello che i sindacalisti, impartivano loro e come marionette li hanno seguiti in una folle corsa, verso l’acquisizione di finti diritti dell’operaio. In quei anni, ogni occasione era buona per scioperare, per ogni stupidata che succedeva in un ambiente di lavoro, si metteva a repentaglio la sopravvivenza dell’azienda. Grosse aziende, perdevano regolarmente ordini perchè gli operai erano a un assemblea o peggio ancora, incrociavano le braccia. Molti di voi, si ricorderanno di un episodio successo all’interno della Fiat di Torino, io me lo ricordo come fosse ieri. I sindacati, proclamarono uno sciopero, per ottenere, la famosa pausa caffè. Non che quella cosa, non fosse giusta ma, mettere a repentaglio la produzione di un azienda, mi sembrò una cosa, estremamente esagerata. Quando si tira troppo la corda, prima o poi si rompe e questo è il risultato, del lavoro svolto dai nostri sindacalisti. Oggi, il modo del lavoro ha avuto un radicale cambiamento e purtroppo le cose sono cambiate, coinvolgendo tutte le persone, disabili e non. In questo momento, le aziende, prima di investire su una persona, ci pensano mille volte e propongono, veri e propri, contratti capestro. I sindacati che ormai da anni, tutelano solo ed esclusivamente le aziende, tacciono difronte alle più scellerate imposizioni aziendali e il povero dipendente è costretto a subire l’inverosimile. Il risultato è sotto i nostri occhi. Persone che devono recarsi al lavoro, con la flebo nella borsa, pur di non perdere il proprio impiego. Dalle stelle, alle stalle. E per tutto questo, dobbiamo ringraziare noi stessi. I sindacati, hanno letteralmente affossato l’economia del paese. E con lei, la dignità delle persone.
    Cordialmente.

  5. Crisi o non crisi, qui è il sitema in cui viviamo che è arrivato al capolinea!
    E evidente che stiamo affondando grazie alla sete di denaro ed all’egoismo
    diffusissimo nella nostra società…
    Tutto ciò fa si che poche persone abbiano molti beni e tantissime altre sempre meno…
    Auguri a tutti noi
    Diego

  6. Buonasera.
    @ Diego.
    Il sistema è arrivato al capolinea. Sono parzialmente d’accordo con lei ma, se lo stesso ha raggiunto
    il punto di non ritorno, la colpa è anche nostra. Non siamo stati capaci di contrapporre le nostre idee, a quelle dei nostri politici e siamo rimasti inermi, difronte a ogni tipo di imposizione. Il mondo della disabilità, non è mai stato preso in considerazione, ne ieri ne oggi e per il futuro, sarà ancora peggio. Più che di egoismo, questo paese è malato di ipocrisia e quest’ultima è il male peggiore che un paese possa avere. Un vero cancro. Se poi aggiungiamo la totale indifferenza che in passato ci ha contraddistinto, nei confronti della disabilità, il gioco è fatto. L’interessamento da parte dei media, verso il più debole è partito in maniera esponenziale circa vent’anni fa. Prima di allora, era solo un problema che riguardava chi c’era dentro. Si pensava solo ed esclusivamente, a noi stessi. Non che
    la cosa sia cambiata, oggi con i mezzi di comunicazione in nostro possesso, il disabile è visto sotto
    un altro aspetto e l’interesse per i loro problemi è leggermente aumentato. Ma di strada da fare, ce ne ancora molta. Il fatto che ci siano persone che, posseggono molti beni e altre che non ne hanno,
    non c’entra nulla. Aggiungerei una cosa, molti ricchi (non tutti) fanno molta beneficenza e grazie a
    loro, esistono strutture in grado di provvedere ai bisogni dei disabili. Non voglio nemmeno pensare
    che, esistano persone ricche, che non facciano beneficenza. Sarebbe veramente la fine di tutto. In conclusione, dico che è nostro dovere, combattere questo sistema ormai alla frutta. Se aspettiamo
    che passi il treno, sarà per noi, l’ennesima sconfitta.
    Cordialmente.

  7. Non ho mai creduto nei sindacati , e forse loro non centrano , anche , se loro devono difendere i lavoratori , e sono pagati profumatamente ; E tutto un sistema sbagliato cominciando dalla politica che non prende a cuore i suoi cittadini Italiani e non da cure sufficienti , e taglia tutto , non da la possibilità di curarsi dignitosamente , Quello che sta succedendo a quella signora che tanto ammiro purtroppo sta succedendo sempre più frequentemente in diverse citta , La colpa di tutta questa situazione e della politica ??? ,

  8. Una volta la gente disponeva di una dote importante,la dignità.Via via questa ci è stata negata in modo subdolo da questa società falsa basata su apparenza e soldi. Ammiro le persone che hanno saputo consrvarla e mi augurerei che ce ne fossero sempre di più in controcorrente con l’andazzo delle cose.
    Anche i politici fanno di tutto e si “sacrificano” per mantenere il loro posto di lavoro e fare i danni che fanno ma nel loro caso non credo si tratti di dignità,semmai l’opposto.
    I ministri non valutano mai niente che non sia la loro poltrona ed il metodo per conservarla per il semplice fatto che vivono in un mondo dorato tutto loro (i soldi ed il potere glielo permettono e noi anche) e non capiscono cosa accade attorno a loro.D’altronde anche se lo capissero non sono competenti e se lo sono, sono spesso in malafede (protezione degli OGM, delle multinazionali e della casta a tutti i costi ) lasciano che gli ordini dei medici emanino i loro dictat (ma chi sono !) e uccidano le persone come meglio gli aggrada passando sopra ai diritti della gente che restano solo sulla carta e sempre condizionati da interessi. La signora di cui sopra ha tutta lòa mia stima e , se potessi miracolarla lo farei volentieri. Un riconoscimento a questo esempio no. Le istituzioni DORMONO, i sindacati servono solo a creare conflitti ed a distruggere,VERGOGNATEVI MILLE VOLTE!!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *