Che vittoria! Disabili contro Atac e Comune di Roma 1-0. Il primo gol di una lunga serie

In questo periodo fitto di calcio per i Mondiali mi piace restare in tema così voglio mettere tutti a conoscenza del fatto che i disabili  giocano almeno una partita al giorno, in un campionato lungo e faticoso che purtroppo pochi faticano a seguire.

Spero che abbiate seguito almeno in tanti, se non tutti, la vicenda di quel ragazzo disabile rimasto bloccato a Roma, alla fermata della metro A a Cinecittà a causa del mancato funzionamento degli ascensori e l’assenza di personale per azionare il montascale; la madre ne ha denunciato l’accaduto grazie al sostegno dell’associazione Luca Coscioni. Lo spiacevole accaduto è di gennaio 2013 (bis ad aprile), quando P.M. appassionato di cinema e teatro ha deciso, con i parenti, di andare a visitare Cinecittà.

Ovviamente prima di partire c’è stato il programma di rito per i disabili, verificare attraverso il sito di Atac se il viaggetto di attraversamento Roma fosse possibile con la propria libertà di agire, in vera e piena autonomia. Sembrava tutto ok; quindi si parte! Una volta a destinazione però gli ascensori della stazione erano chiusi, nessun addetto sul posto per attivare i montascale. La polizia non arriva e l’attesa diventa di una bella ora. Soluzione? Telefonare al padre che si è presentato alla fermata e ha provveduto fisicamente, con le proprie forze, a portare il figlio finalmente in superficie.

Starete già dicendo che è l’ennesimo caso che si ripete, tutti uguali, solite lesioni di valori personali rilevanti in presenza di discriminazione, inclusione sociale negata, mancata eguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge e mancato diritto alla mobilità. Solito identico menefreghismo, ma questa volta questo specifico caso ha una marcia in più: ha creato un precedente che d’ora in poi sarà difficile ignorare. L’Atac e il Campidoglio sono stati CONDANNATI. Continua a leggere

Si può avere paura di un bimbo Down? Danilo cacciato dal centro estivo.

down pericoloso“Si è trattato di un equivoco. Non volevamo attuare nessuna discriminazione, ma semplicemente non siamo attrezzati per situazioni del genere, che richiedono personale qualificato”. Questa è la risposta del responsabile del centro estivo Ottavia, Ivano M., un professore di educazione fisica delle medie con trent’anni di insegnamento sulle spalle. Queste le dichiarazioni riportate da Il Mattino.

Tutti gli anni, a giugno, terminate le scuole inizia la fase dei centri estivi per molti bambini, ma la verità è: non per tutti. Siamo alle solite; sono molto stanca che le nostre Istituzioni permettano e favoriscano il continuo ripetersi di discrimazioni a causa della totale incompetenza nel fornire il personale che infatti risulta inadeguato e insufficiente.

Aprite bene quelle orecchie: i bambini speciali ci sono e basta, vivono in questa comunità e quindi devono potersi inserire, unire e aggregare con i propri coetanei. Sono stanca di sentire dire che si trovano in una lista dove vanno spuntati ed eliminati; la cosiddetta lista nera. Mi sono stufata! Chi deve prendere in pugno la situazione? Assessore, sindaco o chi? Caro Comune di Roma:”Metti a disposizione il personale necessario, sapendo e prevedendo che potrebbero esserci bimbi davvero speciali o i centri li chiudi; se non sono “in” per i disabili automaticamente non lo sono neanche per i cosiddetti bambini comuni”. Volete davvero fare finta, ancora, che la disabilità non ci sia tra i bambini della società in cui viviamo? E poi credete davvero che questi bambini possono e devono stare solo a casa propria?

E’ il momento di parlarvi di questo bambino, Danilo di soli nove anni ma che a quanto pare è tanto temuto dagli “esseri umani”. Continua a leggere

Il disperato appello di Massimo, centralinista cieco:”Sono pagato e voglio lavorare!”

Low Vision Access SignQuesta storia di vita arriva da Treviso; mi unisco al Gazzettino che ha raccolto lo sfogo su facebook di un ragazzo cieco che da ben 4 anni viene pagato per un lavoro che in verità non gli viene permesso di svolgere.

Il protagonista è Massimo Vettoretti, Presidente dell’Unione Italiana Ciechi di Treviso, in Veneto; la regione dell’attuale scandalo, giusto per ricordarlo. Massimo è una persona molto pacata però adesso ha raggiunto il limite di sopportazione consentito nel vivere una situazione davvero grottesca e paradossale.

Massimo ogni giorno si presenta al suo posto di lavoro, centralinista alla Motorizzazione; si siede nel suo ufficio e aspetta solo che arrivi l’ora per tornarsene a casa. Intanto è costretto a non fare niente. È vero che è un non vedente, ma il suo lavoro di centralinista non lo può fare anche se avrebbe tutte le potenzialità per svolgerlo al meglio: l’azienda gli ha sostituito il centralino con una segreteria automatica ma non l’ha spostato a un’altra mansione. Semplicemente lo lascia lì, ad aspettare.

E’ da giugno 2010 che chiede di essere spostato ad un altro impiego ma nulla si è mosso a suo favore anzi, la situazione è peggiorata. Dal 2013 si è anche rotto il telefono del suo ufficio, quindi non può né chiamare, né essere chiamato. Se qualcuno dovesse chiamare in Motorizzazione cercando il centralinista nessuno potrebbe passargli la telefonata. Continua a leggere

La grande incoerenza: la “sanità italiana” Poco conveniente schierarsi con il malato?

sanitàCara sanità è davvero convinta che per tutelare il malato sia sufficiente far vedere ai cittadini l’uso del pugno duro contro trattamenti che, in base al suo giudizio, non rientrano negli iter, negli standard sanitari classici? Le assicuro che non è così e per questo mi piacerebbe che modificasse le sue traballanti convinzioni.

Adesso è il momento del tanto discusso “metodo Stamina” che è solo successivo ad altri esempi, con altri nomi, già verificatisi in passato e che potranno presentarsi in futuro. La differenza sostanziale è che ora, rispetto al passato, c’è la cosiddetta legge Balduzzi (cure compassionevoli) che dovrebbe giocare a favore dei malati. Ho usato volutamente il condizionale perché anche davanti a regolamentazioni assai evidenti il nostro governo, in questo caso la sanità, trova sempre il modo di svincolare.

Oramai è scontro tra Stato e Magistratura; i magistrati dovrebbero essere giusti ed equi davanti alla legge e penso che in virtù di questo alcuni di loro hanno dato parere favorevole a continuare la somministrazione di un trattamento a cui il malato, nello specifico bambini, si era già sottoposto senza riscontrare effetti collaterali. Il fatto che si ricorre alla legge è perché i genitori dei piccoli malati, senza alcuna alternativa per la vita, non hanno la minima intenzione di mollare per il diritto alla vita e per questo posso dire che li ammiro molto. Non hanno paura di combattere per i diritti di un figlio, un nipote, un bimbo che non ha speranza di vita a lungo termine e soprattutto perché davanti ai loro occhi hanno esistenza breve e in totale sofferenza.

Mi piace ricordare che è sempre lo Stato a dare il là e non capisco assolutamente l’accanimento, si perché di questo si tratta, nel puntare il dito solo contro “stamina”. Se c’è stato un errore ad autorizzare il tutto dal principio ora c’è ben poco da fare, non credete? O meglio credo che sia inutile punire i malati, già abbastanza penalizzati  e martoriati dalla vita. Perché la sanità pensa che questo è il “caso giusto” per far per far valere tutto il proprio potere, in merito alla tutela? Continua a leggere

Un simbolo della memoria: una giornata di “sport speciale” per un legame “padre-figlio” indissolubile

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Oggi vi devo invitare ad un appuntamento che conta e a farlo attraverso il mio blog è il mio nuovo amico Fabio Merlino: domenica 8 giugno 2014 a Viadana (Mantova) si terrà il torneo di wheelchair hockey (hockey in carrozzina elettrica) per ricordare Filippo Merlino, luogotenente dei Carabinieri, che in quel lontano 12 novembre 2003, alla giovane età di 46 anni, durante la missione a Nassiriya ci ha lasciato, a causa di un attentato kamikaze che colpì la palazzina dove si trovava con il resto del contingente italiano.

E’ stato scelto di organizzarlo proprio a Viadana, perchè è la cittadina dove Filippo per 12 anni ha prestato servizio come comandante di stazione. L’evento sarà patrocinato dalla Camera dei Deputati, dal comune di Viadana e dalla Federazione Italiana wheelchair hockey. Nella giornata ci saranno momenti solenni come la cerimonia d’apertura in cui verranno ricordati i 19 caduti in quella strage e attimi di svago e  divertimento come: le gare appunto di hockey, le esibizioni della scuola di ballo locale, la campionessa mondiale di danza del ventre. La cerimonia partirà con un corteo alle ore 9.30 dal piazzale antistante la caserma dei Carabinieri e si dirigerà al palazzetto dello sport, dove avrà luogo la cerimonia; alla cerimonia interverranno cariche militari e civili. Le quattro squadre che parteciperanno alle gare saranno i Rangers Bologna, Black Lions Venezia ( entrambe in A1 ), i Dragons Grugliasco, e Goodfellas Pavia di serie A2.

Il mio compito è quello di spiegare, attraverso le parole di Fabio, il perchè della scelta di questo particolare evento come simbolo della memoria. La prima cosa che Fabio mi ha detto è che lo sport è davvero qualcosa che accomuna tutti e rappresenta lo spirito di squadra, di gruppo, proprio come suo padre in quel team, squadra, con i suoi compagni in quella missione. Continua a leggere