Antonella Ferrari porta in teatro la sua vita con la sclerosi multipla

Cari miei lettori oggi vorrei farvi conoscere, nel vero senso della parola, grazie ad una intervista concessami per il blog, Antonella Ferrari, una donna che, nonostante la malattia (la sclerosi multipla), ha scelto di volere una vita in progress. Io l’ho ascoltata due anni fa durante la presentazione del suo vendutissimo libro “Più forte del destino” , edito da Mondadori, con le sue 5 edizioni e il premio Albori; mi ha incuriosita perché ho capito che avevamo molti lati in comune oltre la malattia. Libro ben riuscito e venduto che racconta la sua vita, la sua storia personale e che per volere di Antonella una parte dei proventi sono andati ad Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) di cui è la madrina ufficiale.

Poi però Antonella ha deciso di portare sul palcoscenico dei teatri italiani, con le molte tappe affrontate, la sua vita arricchita dalla sclerosi multipla. Quindi da una esperienza solo da leggere a qualcosa da ascoltare e vedere per emozionarsi con Lei, che ne è la interprete; infatti per chi ancora non lo sapesse preciso che Antonella è una attrice televisiva e teatrale.

Adesso però è venuto il momento di lasciare lo spazio, anzi la scena, a Lei; quindi io inizierei l’intervista.

Ciao Antonella ben trovata, manca ormai un giorno dal tuo spettacolo a Milano, per tutti i miei lettori incuriositi, vuoi dare tutte le indicazioni per venirti a vedere?                                                                                                                                                               “Nella speranza che sarete numerosi in sala, vi ricordo che l’appuntamento per il mio spettacolo”Più forte del destino – Tra camici e paillette la mia lotta alla sclerosi multipla” è per venerdì 9 e sabato 10 maggio alle ore 20.30; domenica 11 maggio alle ore 18, al Teatro Litta – Corso Magenta 24, Milano – Infotel 02.86454545 www.teatrolitta.it – ricordo anche che lo spettacolo è prodotto da Accademia Togliani, con il Patrocinio del Comune di Milano”.

Probabilmente qualcuno si starà chiedendo se il tuo spettacolo è la perfetta trasposizione del tuo bel libro; cosa ci dici?
“Sì certo, si tratta della esatta trasposizione del mio libro però, dato che sono rimasta molto colpita dalla lettera che un mio lettore mi ha scritto, dopo aver visto lo spettacolo, preferisco farvi partecipi del suo pensiero che condivido: i temi trattati si equivalgono per quanto riguarda il contenuto, ma in teatro spicca decisamente l’ironia e soprattutto l’autoironia”.

Suppongo che hai giustamente pensato che siccome la sclerosi multipla doveva, senza poter scegliere, essere parte della tua vita almeno doveva esserlo in modo utile; ecco che hai trovato come combatterla, andando in scena, facendo il lavoro che più ami, per dare un messaggio a te ma soprattutto agli altri. Quindi come è nata l’idea di rendere la malattia utile alla vita?                                                                                                                                                              “Io direi per necessità. Dopo avere abbandonato la danza, per ovvie problematiche, ho fatto la scelta di non bloccarmi davanti a questa difficoltà, impedimento e così ho studiato molto per fare l’attrice, ho messo molto impegno con lo scopo di rendere la malattia parte del mio lavoro. Certo è che fin da subito sono stata consapevole che questo avrebbe significato sfidare i “benpensanti”, sullo strano e inappropriato accostamento che fanno tra disabilità e noiosità; combatto per abbattere quel muro di stereotipi che assolutamente non condivido. La vera protagonista dello spettacolo è la mia vita; il mio messaggio è che si può davvero farcela”.

Oserei dire che in questo spettacolo si vede come un tuo grande pregio è l’ironia e questo lo rende molto allegro, tanto che credo che alla chiusura del sipario non lasci assolutamente tristezza negli occhi e nella mente delle persone. Puoi dirci quale è la tua personale sensazione, percezione in merito?
“Sicuramente data la rappresentazione della vita reale, di ciò che ogni giorno chiunque può vivere e affrontare, posso dire che nel pubblico ha scatenato un mix di sentimenti, emozioni e sensazioni: divertimento, rabbia, paura. Alla fine vedo le persone visibilmente commosse, anche perchè il finale colpisce direttamente al cuore; il motivo è che porto in scena i sentimenti veri, quelli a me più cari, della famiglia, dei miei cari. Un momento particolarmente intenso, toccante e drammatico è sicuramente quando simulo la rachicentesi, che per chi non conoscesse è una puntura lombare, che prevede il prelievo di liquido che verrà analizzato proprio per diagnosticare la sclerosi multipla”.

Con questo spettacolo credo tu abbia davvero voluto dimostrare prima a te stessa e poi a tutti, diabili e non che la disabilità non deve essere assolutamente confinata dietro le quinte, dietro un sipario. Mi sembra la metafora giusta per dire che il tuo spettacolo ha come grande significato che i disabili non vanno nascosti e isolati dalla società. Questo è ciò che mi hai trasmesso, ho recepito il giusto?                                                                                          “Sì, direi decisamente di sì. Sia il mondo dello spettacolo, sia le persone comuni, i cosiddetti benpensanti catalogano la disabilità in stereotipi che, rispetto alla società attuale, sono particolarmente datati e fuori luogo. La mia battaglia è far capire che il disabile non dove essere per forza di cosa, per una strampalata idea, un perdente, triste e povero di sentimenti, incapace di provare emozioni che vanno al di là del dolore. Sarebbe ipocrita dire che il dolore non c’è, ma potrebbe semplicemente non vedersi per un fatto di buona volontà, capacità. Io, noi vorremmo essere visti al di là del semplice dolore, c’è ben altro dietro le nostre persone. Una donna con una disabilità è comunque una donna, ne ha tutte le caratteristiche; non sto parlando solo di quelle fisiche che tutti vedono, ma vuole come tutti essere protagonista della vita, con la voglia di vezzi, sensualità, femminilità “.

Pensi che le persone siano pronte a vederci come facenti parte della “normalità” o almeno pensi che stiamo percorrendo la strada giusta? Quanto c’è da lavorare ancora?                        “Sono convinta che le persone sono prontissime; invece credo che molti addetti ai lavori non abbiano ancora fatto quel salto che gli permetterebbe di vedere oltre la malattia ed è un peccato che non siano ancora desiderosi di tutto questo”.

Credo tu abbia così dimostrato che una passione è più forte del dolore provocato da una malattia e basta crederci; cosa ci dici?                                                                                                          ” Come tutti di sogni ne ho tanti; uno sicuramente è stato quello di diventare una attrice attiva, che lavora. Quando sono sul palco mi sento bene, perchè so di essere al posto giusto, al punto da dimenticare il dolore e questo credo che dipenda dal fatto che sono felicissima di fare ciò che amo. Diciamo che le cose sudate te le godi di più e per me credo sia andata proprio così”.

So che tutto il tuo impegno ti ha permesso di ricevere una importante onoreficenza; ce ne vuoi parlare?                                                                                                                                                            “Sì, sono stata insignita del titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Tra l’altro mi hanno detto che ormai è difficile riceverla, quindi la cosa mi ha fatto molto piacere. A riempirmi di orgoglio è il fatto che questa onoreficenza sia legata al mio profondo e costante impegno nella opera di sensibilizzazione sulla disabilità. Davvero importante che il Presidente della Repubblica abbia ritenuto il mio impegno particolarmente meritevole di questo riconoscimento”.

Immagino che il tuo futuro sarà ancora molto ricco, quindi hai già in cantiere progetti e prospettive per il futuro?                                                                                                                                    “La cosa che ora mi preme più di tutte è di riuscire a portare il più possibile questo spettacolo nei teatri italiani. Mi è stato anche proposto di scrivere un secondo libro; devo dire che ci sto riflettendo. Gli impegni sono davvero tanti, l’agenda è sempre fitta anche perchè sono anche Assessore alla Cultura e alla Pubblica Istruzione del comune di Bresso, Milano. Alla luce dei fatti concorderete con me che gli impegni sono davvero tanti e sinceramente necessiterei anche di riposarmi un po’”.

Cara Antonella purtroppo siamo giunti al termine e quindi ti ringrazio per questa bella intervista per i miei lettori. Vuoi aggiungere qualcosa a ruota libera?                                            “Vorrei lasciare i tuoi lettori con una chicca dello spettacolo. La colonna sononora del mio spettacolo è stata realizzata dalla mia insegnate di canto, Gabriella Vainiglia, che ispirata dalla mia rappresentazione ha scritto la canzone. A cantarla siamo entrambe e per me questa è una perla importante di tutto il lavoro fatto per il mio spettacolo. Per chi volesse, in teatro, sarà possibile anche acquistare il cd singolo. Permettimi di ringraziarti e di salutare con affetto tutti i tuoi lettori e speriamo di incontrarvi tutti in teatro.

A conclusione di questa piacevole intervista, ricordo ancora l’appuntamento: venerdì 9 e sabato 10 maggio alle ore 20.30; domenica 11 maggio alle ore 18, Teatro Litta – Corso Magenta 24, Milano – Infotel 02.86454545 www.teatrolitta.it – con lo spettacolo di Antonella Ferrari: “Più forte del destino – Tra camici e paillette la mia lotta alla sclerosi multipla” prodotto da Accademia Togliani, con il Patrocinio del Comune di Milano. Ne vale davvero la pena; è in scena un ritratto di vita vissuta, della nostra Antonella.

 

 

 

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6 risposte a “Antonella Ferrari porta in teatro la sua vita con la sclerosi multipla

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  2. Inanzitutto vorrei salutare lena perché son contento che sia ritornata e poi riguardo alla PERSONA e lo scrivo in maiuscolo;devo solo togliermi il cappello che non hò in testa ahahahah!.Tornando seri,devo solo dire belle cose perché l’avevo già “conosciuta” in un programma o intervista in tv e leggendo l’intervista evidenzia ancor di più la sua forza e voglia di vivere che debbano diventare un simbolo per tutti ma non sono io a doverlo dire…………………………….ma dico di nuovo che si tratta di una PERSONA GRANDE…………………………………

  3. Il mio non è un vero e proprio commento ma ti voglio dire ………… FORZA, DAI, CE LA FARAI!!!,
    Sono Margherita, anch’io come te convivo con la nostra “amica” SM
    Ho avuto modo di leggere il tuo libro, e a volte vorrei avere la tua stessa disinvoltura e caparbia nell’affrontare il problema,
    E’ vero anch’io cerco di non farmene un grosso dramma, ma a volte, nei momenti no, non è più la mia amca ma diventa la mia peggiore nemica!!!
    Non ci conosciamo (mi farebbe piacere dialogare con te), ma ammiro la tua testardaggine e la tua voglia di vivere e spero possa essere di stimolo ed esempio per molti!
    Non posso venire a vederti a teatro, siamo lontani (abito in Sicilia) anche se mi piacerebbe, so che ce la farai e ti faccio un grande imbocca al lupo e ….. tira sempre fuori la tua grinta per essere sempre pronti a lottare
    IN BOCCA AL LUPO!!!!!
    Margherita Becchina

  4. Buongiorno.
    Purtroppo non ho la fortuna di conoscere Antonella Ferrari ma, a giudicare quello che stà facendo e
    la sua improvvisa malattia, devo inchinarmi al cospetto di una persona che, nonostante tutto quello
    che, le è successo, ha la forza di continuare a lottare. Conosco persone che, colpite da un invalidità
    permanente si lasciano andare e aspettano, rinchiusi in se stessi, l’arrivo della signora con la falce.
    Certamente quando si viene colpiti da una brutta malattia, il mondo assume un significato diverso
    e tutti i progetti legati al futuro, cadono come foglie secche. Ma la voglia di continuare a lottare, da
    la possibilità a una persona di confrontarsi con lo stesso male e spesso, l’insistenza e il coraggio di
    andare avanti, porta a un sensibile miglioramento e in alcuni casi, anche alla guarigione. Rinunciare
    alla vita è una cosa che porta inesorabilmente alla depressione totale e sommata alla malattia, fa si
    che, determini un degrado fisico e mentale, dal quale è impossibile uscirne. Molte persone hanno
    sconfitto il cancro. ovviamente con la medicina ma, sostanzialmente decise a combattere la malattia
    anche mentalmente. Mai e poi mai, lasciarsi andare, se lo si fa, si è inesorabilmente condannati. Alla
    Signora Ferrari, un plauso per quello che fa e per quello che farà nel prossimo futuro. Il mio augurio
    più grande è quello di continuare a lottare e che un giorno, possa ricordare questi momenti come un
    brutto sogno. Ci vediamo a teatro. Eternamente il motto, ” Boia chi molla “.
    Cordialmente.

  5. La mia compagna è affetta da SM e vorrei tanto regalargli il tuo libro ma dalle mie parti(vivo in Basilicata) non si trova per cui ti chiedo come posso venirne in possesso. Spero che tu possa portare il tuo spettacolo da queste parti in modo da poterti venire ad ascoltare.
    Grazie. Francesco Biagio Cozzi

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