A Chiara: perdonaci se puoi; la nostra indifferenza ti ha negato la vita!

chiaraLa notizia è rimbalzata su ogni Tg o giornale, sul web con un tam tam impressionante: Chiara, 36 anni, viveva da 8 anni nel degrado e nell’abbandono totale di una casa in uno stabile del quartiere Vomero di Napoli; la cosiddetta Napoli bene.

Ed io come prima cosa ho provato imbarazzo per avere permesso, come facente parte di questa società, che succedesse tutto questo. Colpe e responsabilità ce ne sono tante e qualcuno dovrà pagare; vorrei che mi promettessero che succederà davvero.

Difficile trovare le parole, soprattutto dopo quelle immagini di Chiara, di quella “casa lager. Ho visto l’intervista a uno dei poliziotti tra i primi a soccorrere Chiara e dalle Sue parole non si può non vedere lo sgomento, l’incredulità, l’angoscia e soprattutto l’inspiegabilità. Dice che da quel giorno fa fatica a dormire per quelle immagini di vita reale che ha visto scorrere davanti a lui; una diretta, a cui mai nessuno vorrebbe partecipare. Il lavoro di questo poliziotto è anche questo: salvare chi ha bisogno di aiuto, perchè annientato da qualcuno o da qualcosa.

Non so se nell’immediato può rendersene conto, ma sono sicura che Chiara sarà sempre grata a quei soccorritori, che l’hanno resa una donna libera da un incubo. Nelle mie orecchie risuonano ancora le parole di chi, entrato in quello orrore, la chiamava per nome e le diceva:“Ti abbiamo salvata”. Salva da un triste epilogo, morte sicura, nella solitudine totale.

Il fatto che non sia riuscita a ribellarsi fa capire che probabilmente, a causa della sua disabilità, o di calmanti che le venivano somministrati, non ne era in grado. Questo solo i medici potranno capirlo e mi auguro che davvero possano aiutarla. Ha pagato un prezzo troppo alto per una disabilità psico-fisica, di cui Lei non ha colpa.

Sono anni rubati ad una giovane vita che non torneranno mai più e soprattutto quel vissuto lascerà un segno davvero importante e dei bravi psicologi valuteranno tutto questo.

La madre, Rosa S., una ex-insegnante di liceo di 69 anni in pensione, si trova già agli arresti domiciliari e mi auguro che dovrà rispondere di quanto accaduto. Normalmente bisognerebbe sperare che a certe persone prima o poi gli si smuova la coscienza, ma purtroppo non credo che sia questo il caso. Prego solo che un conflitto interiore la faccia riflettere.

Una scelta tanto drastica nei confronti di una figlia è davvero impressionante e inspiegabile, per noi comuni mortali. Forse andrebbe valutata dal punto di vista medico, per capire quali meccanismi della mente umana l’abbiano spinta a lasciare la figlia, sangue del suo sangue, da sola, in una costrizione di sofferenza totale.

Dalle prime dichiarazioni mamma Rosa dice chiaramente di non avere mai chiuso in casa la figlia e quindi che era libera di uscire solo se l’avesse voluto. Ancora di più afferma che era proprio Chiara, da anni, a rifiutare ogni contatto con l’esterno e dava in escandescenza se persone diverse da Lei entravano nell’appartamento.

Anche in merito al sudiciume la signora ne ha dato motivazione; si è sempre occupata personalmente delle pulizie a giorni alterni, solo che ora sono sopraggiunti dei problemi di salute che le hanno impedito di recarsi all’appartamento nelle ultime settimane. Dalle dichiarazioni pare che anche Rosa sia affetta da problemi di salute e familiari e questo è il motivo per il quale non si è rivolta a strutture sanitarie che si sarebbero prese cura della figlia.

Queste affermazioni sono davvero stridule per le mie orecchie. Non ci si può ripulire la coscienza così, colpevolizzando Chiara quasi come a voler dire:“Chi è causa del suo mal, pianga se stesso.” Non sono assolutamente d’accordo che la sua, ancora da verificare, paura del mondo esterno vada curata con metodi coercitivi e disumani. Da quello che abbiamo visto, non ci sono stati scatti di ira nei confronti di tutte quelle persone estranee che le sono piombate in casa. L’ho vista sì timorosa, in un angolo rannicchiata, a frugare tra l’immondizia forse per trovare del cibo e addirittura, con un filo di voce, l’ho sentita chiedere scusa. Credo che qualsiasi reazione, date le circostanze, sarebbe stata normale.

Poi credo che sia difficile dimostrare che quella spazzatura fosse solo di qualche settimana. E’ materialmente impossibile. Immagini che, con buona obiettività, denotano incuria e abbandono che perdurano da molto; non è possibile parlare di un paio di settimane perchè significherebbe deridere l’intelligenza delle persone. Noi siamo abituati a vedere le discariche a cielo aperto; novità questa lo era ma all’interno di quattro mura. Allucinante. Anche il bagno impraticabile! Ma come è stato possibile tutto questo?

Qualche altra considerazione è di obbligo!

Anche se non sono una psicologa, sono sicura che, qualsiasi fossero le condizioni di salute della figlia, la soluzione migliore non era di sicuro quella di farla vivere rinchiusa tra cumuli di spazzatura, semi nuda, senza acqua, al freddo, con un asciugacapelli per scaldarsi, mangiando da per terra, in mezzo agli escrementi, invasa dagli insetti ALLUCINANTE!!!

A pensarci mi fa rabbrividire. A vivere così si può davvero impazzire, ci si può fare del male fisico, come strapparsi i capelli, graffiarsi  il corpo, morsicarsi, farsi davvero del male perchè si pensa di essere il problema, di essere causa dell’abbandono, per avere fatto o detto qualcosa di sbagliato. E se si fosse tolta la vita? In tali condizioni, senza nè certezze nè punti di riferimento sarebbe stato possibile. Mi auguro che riesca a riprendere in mano la sua vita, ce ne è ancora tanta davanti e può solo essere migliore. Posso solo sperare che qualcuno, veramente in gamba, la aiuti in questo lungo percorso. Può davvero essere peggio di così il suo futuro? Mi auguro che non incontrerà mai più persone che si accaniranno così su di Lei perchè è disunamo, va oltre ogni limite. E’ follia pura, ma il problema più grave è che mi sembra stia diventando troppo “ordinaria follia”.

Unica certezza, non di poca importanza: finalmente la casa degli orrori è vuota; la porta si chiude definitivamente dietro Chiara.

 

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7 risposte a “A Chiara: perdonaci se puoi; la nostra indifferenza ti ha negato la vita!

  1. Buonasera.
    Cara Lena, hai detto due parole che, riassumono il modo in cui molte persone sono costrette a vivere.
    “Ordinaria follia” ed è una prassi. La povera Chiara è solamente una delle tante vittime che per sua
    fortuna è stata scoperta, quella che è la vergognosa realtà di casi analoghi che continuano e aimè,
    continueranno a esserci, ci porta inevitabilmente a riflettere sull’accaduto. Non possiamo parlare di
    indifferenza, posso pensare che la gente non sapesse il modo in cui venisse trattata questa persona e
    in certi casi, la gente non conosce nemmeno l’esistenza. Sono persone invisibili, o per meglio dire, lo
    sono per le persone “normali”. Il Vomero è il quartiere della così detta Napoli-bene e ci vivono molte
    persone, con un livello culturale, sicuramente alto e non riesco a pensare che la gente, sapesse di
    questo scempio e non denunciasse la cosa alle autorità. Mi rifiuto di crederlo. Significherebbe solo una cosa, lo sputtanamento dell’intero quartiere. Non sono ne un medico, ne uno psicologo, ma se me lo consenti, vorrei stendere due parole a favore di quella snaturata madre. Mi auguro di non essere frainteso da qualcuno, la mia è solo un idea e in casi analoghi è risultata veritiera. Ci sono due
    comportamenti da analizzare, il primo può essere la gelosia morbosa che la madre, nutriva nei confronti della figlia e per la paura di perderla, ha scelto la segregazione. La seconda ipotesi che,
    secondo il mio modesto parere è la più plausibile è che la madre si vergognasse di avere una figlia
    disabile e non volesse mostrarla al mondo esterno. Questi sono atteggiamenti riscontrati in molti casi.
    Se riuscissimo ad entrare nella testa di molte persone, certe cose non succederebbero ma purtroppo
    non è così. Quello che mi fa arrabbiare è che, certi comportamenti, dobbiamo accettarli e l’impotenza
    che ci assale in casi del genere è palpabile. Un abbraccio.
    Cordialmente.

  2. Buonasera.
    Nemmeno il tempo di terminare il commento, ed ecco un altro caso simile a quello di Napoli. Una
    donna di 76 anni disabile, trovata nel letto, vicino solo sporcizia e escrementi. Questo è successo
    al nord d’Italia e precisamente in provincia di Udine. Ormai è la regola e rispecchia nel peggiore
    dei modi, la disastrosa situazione che, stà vivendo il nostro Paese. Istituzioni assenti e politici, il
    cui interesse prioritario è basato, sul loro benessere e su quello dei poteri forti. E più andremo di
    questo passo, più ci saranno fatti del genere. Invisibili è la parola che, meglio rappresenta l’attuale
    momento che, stà vivendo il mondo della disabilità. Arrivati a questo punto, mi auguro che scoppi
    la terza Guerra Mondiale. Questo mondo deve essere resettato e deve ripartire da zero, saranno le
    future generazioni e i fortunati che usciranno indenni dalla Guerra a dare un senso a questa vita.
    La Storia ci ha insegnato che, dopo una Guerra, riparte tutto, l’economia e il benessere. Mi auguro
    di cuore che, accanto al benessere ci sia il rispetto per il più debole e sia la base principale per
    ripartire.
    Cordialmente.

  3. Concordo su tutto ed aggiungo che le strutture socio assistenziali, allo stato, non si occupano attivamente più neppure delle cosiddette “emergenze”. Mia nonna è morta in unastruttura privata a 94 anni dopo mesi che si cercava il modo di avere almeno i pannolini ! Amici, disabili, sono stati rispediti a casa con esenzione ticket e un bel foglietto con la ricetta per le gocce. Mio zio è morto a 60 anni con una causa in corso per l’accettazione invalidità contro l’INPS, a decesso avvenuto, nel giro di due mesi ha vinto la causa, mia madre (sua sorella), mi ha dato i fogli della sentenza per ricordo. E li tengo per ricordarmi molto bene in che paese io viva. Ho 43 anni,sono disoccupato da 10, non ho figli ed ho una lieve cardiopatia non debilitante ma che mi costringe all’assunzione di betabloccanti, combatto con gli sfratti e mi pagal’affitto mia madre (quando puo’). Ho le idee chiarissime per la mia vecchiaia, appena mi servirà lo Stato sarò solo e il primo ponte sarà il mio.

    Cordialità Paolo

  4. Sono d’accordo con quanto detto sopra da Marco e Paolo, anche se non del tutto.
    Concordo sulla necessità di un crollo dell’attuale “civiltà”, che deve necessariamente collassare perchè poi si possa ricostruire una società migliore, perchè al momento non vedo la possibilità di interventi risolutori, che non siano magici o divini.
    Non sono d’accordo, invece, sulle “diagnosi” effettuate sulle motivazioni della madre di Chiara: io credo che un comportamento del genere possa scaturire solo da una forma (probabilmente non manifestata altrimenti) di carenza mentale. Solo una persona malata, alterata, con la mente distorta può agire in tal modo, nei confronti di chiunque e a maggior ragione in quelli di una figlia.
    La gelosia, la paura di perderla, il timore del giudizio altrui e la vergogna possono giustificare la reclusione, ma non il modo in cui la donna è stata trattata.
    Tenerla chiusa in casa è già abbastanza orribile, ma si poteva farlo con dignità e rispetto, persino con una forma di malinteso amore. Ma quello stato di cose… solo una mente alterata può concepirle e reggerne l’impatto come fosse cosa del tutto normale.
    Un cordiale saluto.

  5. Concordo con quanto detto sopra da Marco e da Paolo, ma non del tutto.
    Sono d’accordo con la necessità di un crollo di questa attuale “civiltà”, che deve collassare perchè poi si possa nuovamente ricostruire una società migliore, perchè al momento non vedo alcuna possibilità di interventi risolutori che non siano magici o divini.
    Non sono d’accordo, invece, per quanto riguarda le motivazioni possibili del comportamento della mamma di Chiara.
    Io credo che solo una mente alterata, malata, distorta, possa agire in tal modo nei confronti di chiuntque, in modo particolare in quelli di una figlia.
    La gelosia, il timore di perdere la figlia, il timore per il giudizio altrui, la vergogna possono giustificare la reclusione… ma la si poteva imporre con rispetto per la dignità di una figlia disagiata, persino con un malinteso senso di amore. Ma lo stato di cose in cui la donna è stata trovata… solo una mente alterata può portarlo avanti e reggerlo come fosse cosa del tutto normale.
    La segregazione è già una cosa abbastanza orribile, non richiede certo la totale mancanza di pulizia, cura, persino di affetto, per quanto distorto. Quella figlia poteva anche essere tenuta nascosta in casa propria, o comunque in situazioni igieniche e di vita almeno minimamente dignitose e umane.
    Un cordiale saluto.

  6. Chiedo scusa per la ripetizione… credevo di non essere riuscita a inviare il mio intervento (sono cieca e faccio un po’ fatica a seguire i campi di editazione in modo corretto) e così ne ho inviato un’altro del tutto simile.
    Perdonate la mia imperizia, saluti per tutti-

  7. Buongiorno.
    Carissima Kim, lei non deve chiedere scusa a nessuno, tantomeno alle persone che scrivono su questo
    blog. E penso di parlare a nome di tutti. Quelli che dovrebbero chiedere scusa, sono i nostri politici e
    tutte le nostre istituzioni che, giornalmente infieriscono nei confronti dei più deboli. Quello che lei ha
    fatto è per via della sua disabilità. La stessa identica cosa è successa a me e non sono una persona
    disabile. Scusarsi per che cosa ? non è successo nulla. I parassiti che ci governano, loro si che fanno le cose, sapendo di fare del male alle persone, in malafede. Loro dovrebbero fare come gli struzzi, la
    testa sotto terra, altro che scuse. Un caro saluto.
    Cordialmente.

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