Datemi la certezza che nessuno vorrà mai riaprire Auschwitz ai disabili!

Nel mio precedente articolo ho trattato il tema del nuovo Isee; anche altri blog se ne sono occupati, in particolare volevo segnalarVi “Disabilità senza barriere”. La mia amica Ilaria, che ne è la curatrice, ha ritenuto anche Lei interessante postare proprio l’articolo/lettera pubblicato su “Il Tempo”. Fino a qui nulla di anomalo se non fosse per un commento, scritto proprio su “disabilità senza barriere”, che la stessa Ilaria mi ha segnalato.
Andiamo con ordine; prima concedo a tutti la lettura di questo commento:

“Paola
30 gen 14 – 08:22
Intanto vorrei dire che il disabile non dovrebbe andare a spasso, stia a casa e aspetti biancaneve o il principe azzurro in carrozzina che la faccia volare sulle sue ali dorate. Il reddito di molti disabili è la causa di tutte le crisi mondiali, anzi credo la principale causa della crisi mondiale. Ci sono disabili che vogliono la macchina truccata e i costi sono di tutta la società. Ci sono disabili che vogliono l’assistenza a casa…ma dove siamo ai Caraibi. Il disabile vuole andare a scuola, ma a cosa gli serve? Non vorrà mica anche lavorare? e rubare il posto a uno che merita… Basta i disabili stiano a casa ripeto a guardare i cartoni animati che li immaginano Principini e Principesse. Paola (anch’io)”

– Senza parole –

Desidero fare subito una puntualizzazione: il bello di vivere in un Paese democratico è che c’è una buona libertà di pensiero e espressione e questa non sono e non voglio essere io a limitarla; certo è che davanti a questo commento c’è ben altro, perché con semplicità e facilità in uno scritto si vogliono limitare i principi democratici ai disabili, solo perché classificati come peso sociale.

In realtà di parole, a primo impatto ma anche dopo una attenta riflessione, ce ne sarebbero tante, ma appena letto sono rimasta letteralmente a bocca aperta. Non so neanche io come descrivere i sentimenti che hanno fatto capolino dentro di me. Mi sono accorta subito che il mio cuore e la mia mente volevano essere resi partecipi. Un commento che ha mandato in tilt il mio profondo “Io” e che per la prima volta, dentro di me, non sapevo come gestire, perchè “profondamente offesa e dispiaciuta”.

Ormai ho capito che a me stessa non devo spiegazioni per tutto ciò che riguarda la mia disabilità, ma con le parole di Paola credo invece che, probabilmente, come Lei anche altri ne vogliano.

Cara Paola, curioso il tuo commento. Come l’ho letto non ti nascondo che ho sperato si trattasse di una semplice provocazione; giusto per uscire dal coro, dalla conformità, dal buonismo. L’ho riletto davvero tante volte, quindi concorderai con me che ti ho dedicato molto tempo, tanto da darti spazio nel mio blog. Perchè l’ho fatto? Perchè rappresenti una parte di questa nostra strana società.

Sono sempre stata consapevole che non possiamo essere nelle grazie di tutti e la mia vita quotidiana me lo dimostra, però imbattermi in questo commento è stato davvero doloroso, perchè rappresenta la dura e cruda realtà che travolge noi disabili.  Ho sempre sperato, con il passare degli anni, di dover combattere al massimo solo contro i poteri forti e non contro i miei pari. Con i miei pari spero di non averti offesa dato che credo che tu non voglia essere equiparata ad un disabile.

Ma sei davvero sicura che il male, il marcio di questo Paese siamo noi disabili? Speravo che il “pensiero hitleriano” fosse scomparso con il suo fondatore e invece mi accorgo che è ancora ben radicato. Il tuo metodo di gestione disabili equivarrebbe a tenerci davvero fuori dal mondo, esclusi dalla partecipazione attiva e concreta alla vita.

Con i riferimenti a principesse e principi mi fa pensare che tu vorresti chiuderci in un libro come storie, fiabe a lieto fine anche per noi, ma che non possono andare più in là.

Hai scritto esplicitamente che non hai assolutamente piacere a vederci in giro.
Motivo? Occupiamo il tuo spazio vitale? Pensi che non c’è sufficientemente posto per te e per noi, insieme? Ci appropriamo ingiustamente della aria che respiri anche tu? Siamo così inferiori a te da non meritare di condividere gli stessi spazi? Terrificante! Oppure ti facciamo impressione? Possiamo impressionare i bambini? Siamo troppo imperfetti per meritare la luce del sole? Scusami ma nonostante io debba rispettare il pensiero di tutti devo dissentire, perché con il tuo pensiero appoggi la limitazione dello spazio vitale delle persone perché, mi dispiace deluderti, questo siamo: “persone”.

Siamo davvero la causa della crisi mondiale? Caspita questa mi mancava! Speriamo non arrivi alle orecchie dei nostri politici altrimenti, già non siamo in cima ai loro pensieri, anzi alcune volte sono “costretti” a tutelarci e assisterci…, così rischieremmo di essere totalmente dimenticati. Sai, abbiamo un governo facilmente condizionabile e accondiscendente quando vuole, quindi per una volta potrebbero ascoltare pensieri come i tuoi, con quale risultato?

Davvero secondo te l’assistenza domiciliare, che i malati chiedono per necessità, è unicamente un lusso? L’hai paragonato ai Caraibi. Forse io e te diamo un diverso valore al lusso e agli interventi per le primarie necessità. Scusami ma ti contraddici un po’. Prima vorresti vederci chiusi nelle nostre case e poi ti da fastidio l’assistenza domiciliare. Anche se chiusi nelle nostre case abbiamo delle necessità, che vanno assistite; siamo persone.

Vorrei ricordarti che la parola scuola nel nostro paese si traduce in diritto allo studio. La scuola è conoscenza, integrazione, socializzazione; la piramide della vita. La storia ci insegna che molti disabili, avevano fame di conoscenza tanto da diventare l’eccellenza e essere ricordati nei nostri libri. Paola, ti chiedo solo di non sottovalutarci.

Io vorrei solo capire su che basi credi che negando la vita ai disabili, il futuro di questo Paese e dei suoi cittadini farà davvero un salto di qualità. Forse a te non sembrerà così, non lo posso sapere, ma negare la libertà ad un essere umano in particolare a un disabile, che non ha colpa del proprio handicap, è un vero sopruso.

Noi disabili urliamo a gran voce che tante cose in questo Paese vanno riviste, migliorate, riqualificate ma gli interventi, credimi, andrebbero a favore della intera collettività e non solo di alcuni (disabili).

Per il lavoro devo metterti di fronte ad una realtà diversa da quella che indichi tu. Spero tu sia abbastanza informata da sapere che i disabili, che ancora avrebbero la capacità di lavorare, non aspettano altro, ma le cosiddette categorie protette sono lì ferme perchè ci sono persone come te che non ci reputano all’altezza. Lo Stato in primis non crede nelle nostre capacità. Sapessi quanti non disabili iscritti al collocamento, una volta assunti, non hanno in realtà il massimo interesse a lavorare seriamente. E poi non ti capita mai di vedere alla tv i clamorosi filmati di dipendenti statali assenteisti che di lavorare non se ne parla proprio? Quasi fossero allergici al lavoro. Per loro non ti viene il nervoso? E’ un posto che meriterebbero altri volenterosi. Quale posto ruberemmo impropriamente? Rifletti Paola!

Il nostro mondo è come il tuo; le mele bacate ci possono essere tra i non disabili come tra i disabili. Nel corso dei secoli i Paesi hanno affrontato diverse crisi e credi davvero che i primi ad averne colpa sono i disabili? Cara Paola, il mio blog è a disposizione per uno scambio di idee costruttivo.

Negare ai disabili in nome di chi o cosa?

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19 risposte a “Datemi la certezza che nessuno vorrà mai riaprire Auschwitz ai disabili!

  1. @ LENA: di cosa ti stupisci? Quello di Paola è lo specchio della società ..la sua colpa è di aver detto quello che tanti penssano ma nn hanno il coraggio di dire…un augurio gielo possiamo fare…immagini quale? Un aiutino..non è un raffreddore.

  2. Buongiorno.
    In un commento di qualche giorno fa, una persona ha scritto che, gli orrori dei nazisti, non sono peggio dell’infinito menefreghismo che lo Stato ha, nei confronti dei disabili. E questa è una cosa
    che ci deve fare riflettere e dobbiamo capire se, corrisponde all’inevitabile realtà delle cose. Il totale
    disinteresse che le nostre istituzioni hanno, verso cose che non portano nelle loro tasche, denaro e
    potere è sotto gli occhi di tutti. Vedere il caso Marò, due poveri ragazzi lasciati a marcire in un paese
    che, lapida una ragazza che subisce uno stupro è una cosa talmente vergognosa che, non ha bisogno
    di commenti. Anche loro sono due ragazzi indifesi e hanno bisogno di tutto l’appoggio possibile, da parte di una Nazione che stà solo al palo a guardare. Infami. Non mi stancherò mai di dirlo, il disabile
    è considerato meno di zero, una vera e propria palla al piede. Un costo che le nostre istituzioni, non
    vogliono e non possono più gestire. Ricordiamoci che, da una ricerca fatta da un autorevole giornale
    Inglese, siamo il Paese con il più alto tasso di corruzione in Europa. Abbiamo superato i paesi dell’est
    noti per la loro corruzione, da sempre. Quando tra amici si parla di queste cose, auguro a loro, di non
    avere mai bisogno dello Stato, purtroppo dobbiamo imparare a cavarcela da soli. Auschwitz, non ha
    mai chiuso, solo che ora è legale, uccidere i più deboli. Purtroppo una piccola percentuale di colpa,
    dobbiamo assumercela anche noi. Una ventina di anni fa, quando c’è stata la più grande riforma sulle
    pensioni d’invalidità, nessuno ha detto e fatto nulla. Ai tempi si doveva scendere in piazza, ma come
    al solito, l’ipocrisia e la totale rinuncia a combattere, ha portato a questi bellissimi risultati. Mi auguro
    di cuore che per il prossimo futuro, le cose cambino. Un caro saluto a tutti.
    Cordialmente.

  3. Io non mi stupisco di niente…celebriamo la giornata della memoria,ma appena una donna scopre di essere incinta, viene indirizzata subito a fare esami prenatali per sapere ” se va tutto bene”, e sa qualcosa va storto..sappiamo come va a finire..questa non e’ una mentalita’ hitleriana? Come possiamo pensare che i disabili vengano accettati,se selezioniamo l’essere umano fin dal concepimento, e scartiamo quelli “difettosi”?

  4. Cara Paola , ma dove vivi? Pensi di essere immune alle malattie alla morte ? Cara Paola sei tu che vivi in un mondo di fiabe: Spero che la vita … ti faccia crescere ( con un bel tonfo) … ma v… mamma di Alessio un ragazzo disabile speriamo che te e la tua famiglia viviate le peggiori situazioni nella vita mo’ ti lascio perche’ mi stai facendo salire il nazismo pure a me ma verso te e quelli come te ….. seguono imprecazioni mentali

  5. Non ho parole per quanto affermato da questa paola (la p minuscola non è un caso),e concordo con Mario nel suo pensiero.Molta rabbia mi prende al pensiero che molti la pensano come lei in questa nostra Italia. Si parla molto degli ebrei,giustamente,quando si parla di campi di concentramento ,ma non bisogna dimenticare che tutto è nato con l’eliminazione dei disabili,come vorrebbe la paola. Credevo che certe idee fossero sepolte per sempre.Ciao

  6. Cara Lena,
    i temi proposti stanno prendendo dimensionali abominevoli, dentro la mia testa monta un turbinio di ricordi, delle letture fatte sulle popolazioni oppresse, devastate, sterminate, purtroppo non solo Auschwitz, tanto per parlare della storia recente : lo sterminio degli Armeni, i campi di concentramento dei nazisti, quelli dei russi, le foibe carsiche, e per ultimo anche l’Italia ha avuto i suoi campi di concentramento fascisti.
    Naturalmente, Hitler non ha fatto altro che accentuare in nome della razza ariana la pulizia etnica e probabilmente ha reso più echeggiante la macabra opera, in molti hanno fatto le stesse schifezze più in sordina, anche noi italiani non dimentichiamolo!
    Chi erano in modo generico quelli presi di mira:
    1) i disabili
    2) gli omosessuali
    3) chi era di diverse vedute politiche
    4) ebrei
    5) zingari
    l’idea che passava era “che togliendo questi pesi dalla società, questa si poteva migliorare”, per certi aspetti le dichiarazioni lette a cui ci riferiamo stanno a dimostrare che questo modo di pensare non si è ancora estirpato.
    Qualche giorno fà un conoscente stava tentando di convincermi che sotto sotto un castigo alla avidità degli ebrei fosse stato giusto, poichè questi erano e sono tuttora quelli che manovrano i grandissimi capitali mondiali.
    Che dire ! personalmente vedo che le idee meno sociali vengono espresse da persone comuni, che possono essere ispirate da pensiero socialista come da cristiani credenti, ovvero di ogni appartenenza, questo mi dice che l’ ingordigia umana non conosce limiti e non mi riferisco alla sopravvivenza ma alla supremazia individuale sugli altri.
    Che delusione appartenere ad una società così male impostata.
    Ti sono moralmente vicino come persona e come ruolo culturale delle tue espressioni.
    un abbraccio
    Giuseppe

  7. Ricordi Lena?
    Qualche tempo fa scrivesti un articolo che concludevi con una domanda che, più o meno era di questo tipo: se continuiamo di questo passo, dove finiremo?
    Il mio commento fu: “… ai campi di sterminio.”
    Quando un paese va come il nostro e stavolta è il mondo intero come l’Italia, si cercano i “capri espiatori”. Non si combattono le idee, torno per l’ennesima volta a dirlo, o meglio, a scriverlo, scendendo in piazza, ma dimostrando che noi disabili siamo più forti dei normodotati, perché è così, essendo migliori nelle qualità positive, facendoci amare dagli altri…. stroncando sul nascere i pensieri spartani.
    … ci attendono tempi difficili…l’unica nostra arma con cui possiamo combattere è l’amore.
    Se ci facciamo amare, idee bislacche e filo-naziste svaniranno come nebbia al sole.
    Abbiamo quest’unica carta, giochiamola bene!

  8. @TUTTI: sn daccordo con tutti tranne che con la mia amica Graziella. Queste parole deliranti di Paola, (nn credo sia donna ..nn credo possa esserci tanto cinismo e cattiveria nell’animo di una donna), nn và combattuta con l’amore ma con il rito del 6 gennaio. Se poi, cm credo, nn è una donna, è ancora più infame xkè si nasconde dietro un nome che dovrebbe ispirare solo amore ake se, da dizionario sarebbe piccolo di statura…aggiungerei, a qs punto, ake di cervello se ne ha 1!

  9. Buongiorno.
    Cara Lena, visto che, questa discussione ha preso una piega politica e devo ammettere che la cosa
    non mi sorprende, la disabilità purtroppo deve vederserla tutti i santi giorni con le nostre istituzioni
    e le due cose vanno spesso in simbiosi. Non ho voluto parlare del commento di Paola perché lo stesso
    è un insulto al disabile e alla mia intelligenza e cercare di far cambiare idea a una persona che, la pensa in quel modo è solo tempo sprecato. Volevo soltanto fare due appunti, uno su Lidia e uno su
    Giuseppe. Andiamo per ordine, il fatto che una donna, venga sottoposta a dei controlli per vedere se
    il feto è sano, non lo trovo per niente scandaloso. Gioca tutto a favore della madre e del figlio stesso.
    Non voglio soffermarmi sull’argomento, non vorrei essere male interpretato. A Giuseppe vorrei chiedere, dove il fascismo ha creato campi di concentramento in Italia. Forse si stà confondendo con
    il nazismo. Campi di lavoro e campi di concentramento, erano due cose ben diverse. Che io sappia,
    in Italia non c’è mai stata traccia di forni crematori. Un abbraccio a tutti.
    Cordialmente.

  10. Meglio pensare che le parole della signora Paola siano una specie di burla metaforica riuscita male.Altrimenti si configurerebbe un’altra forma di disabilità.Chi è abituato a considerare normale la salute non pensa che con una banale malattia si diventa disabili temporanei.Con l’influenza abbiamo la pretesa della visita domiciliare.Quello che si pretende per un lieve malanno passeggero non capisco come non si debba riconoscere per una patologia grave e permanente.Stessa cosa per i costi.Al disabile occasionale che ne ha bisogno facciamo pagare il trapianto di cuore?Per favore.Per quanto riguarda i disabili a passeggio in città colpisce il coraggio di vivere per me sorprendente.Non è facile trovare la forza .Per questo sul lavoro non ritengo sarebbero svantaggiati e probabilmente,se messi alla prova,potrebbero competere con chi è abituato a ritenere usuale quello che per loro è una conquista e che presume nei loro confronti una superiorità che non esiste.

  11. @MARCO: al solito parzialmente daccordo cn te. Condivido il tuo commento su quello di Lidia. Lidia, nel suo pensiero, se pur umano e caritatevole, non considera che, i genitori, nn sn eterni e ke, un disabile, specie se psichico, viene ospitato in Istituti di pessimo livello in mancanza di assistenza familiare. Ora, ognuno deve essere libero di fare quello ke vuole ma, se ti prendi la responsabilità di portare a termine una gravidanza di quel tipo, devi mettere in preventivo ake ke puoi nn esserci sino alla fine. Se vieni a mancare..come per incanto, tutti quelli che erano lì a dirti “che bravo..farei lo stesso..” SPARISCONO! Sul disabile fisico..tutt’altro discorso..alla fine posso sl dire ke ho visto molti disabili psichici fare vite ignobili, xkè, le Istituzioni, nn ce la vogliono-possono fare..dobbiamo pagare i super stipendi! X quel che riguarda Giuseppe..lascio a voi la diattriba..poi, altrimenti, mi contraddico…cmq., grazie ai tuoi consigli..leggo dai un’occhiata a Risiera di San Sabba forno+lager in territorio Italiano fondato, pur vero, dai nazisti, ma con implicita complicità.

  12. Buonasera.
    @ Mario 2
    La differenza tra fascismo e nazismo non è certamente di poco conto. L’occupazione nazista in Italia
    è stata criticata in modo violento da Mussolini e ci sono stati anche dei morti. E non pochi. Ma questo
    argomento, preferisco trattarlo in altri luoghi e non certamente su un blog che si occupa di disabili.
    Sul fatto di portare a termine una gravidanza, sapendo che il bimbo sarà inesorabilmente anormale,
    ti posso solo dire che, sono a favore dell’aborto e solo in due precisi casi. Uno, è questo e l’altro è nel
    caso che una donna venga violentata. Ovviamente la decisione spetta, solo ed esclusivamente a lei.
    In tutti e due i casi, a portarne le conseguenze per tutta la vita è principalmente la donna, sia sul lato
    morale, ma soprattutto su quello psicologico. E questo nessuno può negarlo. Mario, grazie per il tuo
    consiglio del libro, amo da sempre la Storia e andrò presto il libreria. A Graziella vorrei fare un piccolo
    appunto su quello che ha detto. La frase, l’unica nostra arma che abbiamo per combattere è l’amore.
    Non sono totalmente d’accordo, un mio caro amico, professore di Storia, una volta mi disse: l’amore,
    molto spesso è una forma di pregiudizio, in questo preciso momento, si ama quello di cui si à bisogno,
    quello che ci far star bene e quello che ci fa comodo. Io aggiungo che d’avanti alla parola amore, c’è
    sempre, la parola interesse. E’ un dato di fatto, le persone che ti aiutano, senza secondi fini, sono come le mosche bianche. In 55 anni, mai vista una. Un caro saluto a tutti.
    Cordialmente.

  13. @Marco
    È chiaro che il mio amore è interessato… vorrei vedere te, completamente dipendente da altri… Secondo logica, le cose le fai più volentieri ad una persona che ti mostra gratitudine, pazienza, tolleranza e collaborazione o ad una che mostra qualità contrarie? È chiaro che, se c’è necessità, le fai ad entrambe, ma almeno una ti farà sembrare meno gravose le sue necessità. Scusa se è poco!

    … le mosche bianche esistono e io ne conosco diverse…

  14. Buonasera.
    Cara Graziella, non riesco a capire perché, fraintenda spesso i miei commenti. Era da capire che il
    mio non era rivolto a lei come persona, ma alla sua frase. Il mio era un appunto, su quello che lei
    ha scritto. Volevo solo puntualizzare che, se pensa che l’amore sia la chiave, per sconfiggere la
    negligenza delle nostre istituzioni, ha sbagliato a capire. Uno Stato che, se ne frega altamente di
    tutto quello che succede ai più deboli e lucra su persone malate, mi chiedo come possa pensare
    che l’amore possa minimamente toccare la sensibilità delle stesse istituzioni. Spero di essere stato
    chiaro e non aver turbato la sua sensibilità. Personalmente ritengo che l’amore sia un sentimento,
    riservato ai sognatori, la realtà purtroppo è diversa. E quando esco di casa, mi rendo conto aimè,
    di quanto io abbia ragione. Un abbraccio.
    Cordialmente.

  15. @ Marco
    La realtà la facciamo noi. E dietro le nostre azioni ci sono i nostri pensieri. Questo ritengo sia un principio cardine di una materia scolastica chiamata educazione civica che, se non sbaglio, promuove quei valori aventi al centro il bene comune (pensiero laico). Tuttavia se, per ipotesi, io vado a fare la spesa e colgo l’occasione di rubare, perché penso che tanto lo fanno tutti (meno male non è così), poi non devo meravigliarmi se io fanno alle alte sfere. Oppure, se mi trovo a fare la fila e vedo dietro me una mamma con 2 bimbi piccoli, mi giro dall’altra parte o la farò passare? … devo continuare?
    Ma nasce tutto tra le quattro mura di casa: Che discorsi vengono fatti e che sentimenti nutriamo? che cosa si guarda, si ascolta ecc, ecc…
    Perché a due settimane dalla Giornata della memoria si sta affrontando l’argomento disabili- segregazione?
    Se questo pensiero non fa vergognare è perché il genitore non ha corretto, l’insegnante non ha disciplinato, l’ipocrisia ha nascosto, la libertà di pensiero ha tutelato ecc … sbaglio ancora?

    Sai… il cambiamento avviene proprio nel pensiero e saranno i folli, come tu li giudichi, ad attuarlo!

    “Le parole (quindi i pensieri) hanno il potere di distruggere e di creare. Quando le parole sono sincere e gentili, possono cambiare il mondo.” Buddha alias Siddharta Gautama

  16. Buongiorno.
    @ Graziella.
    Cambiare le cose con i pensieri è senza dubbio fattibile, non certo con l’amore. L’educazione civica è
    una cosa che, dovrebbe essere insegnata già all’asilo. Ma affermare che, l’amore è un sentimento che
    porta dei cambiamenti, in questa sporca società, non mi sembra corretto. E le due cose, sono molto
    diverse tra di loro. L’amore è un sentimento, spesso fasullo, l’educazione civica è uno stile di vita. Se
    pensiamo di ribaltare un sistema con l’amore, siamo sulla strada sbagliata. I vari cambiamenti epocali
    della storia di questo mondo, sono stati fatti, con rivoluzioni e guerre. L’amore non è mai stato e non
    lo sarà mai, l’ago della bilancia. E’ brutto dirlo, ma purtroppo è così. Un caro saluto.
    Cordialmente.

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