Raffaele Pennacchio e il suo grido alle Istituzioni:” Fate presto. Non abbiamo più tempo”

Raffaele Pennacchio, 55 anni, medico, malato di Sla e membro del direttivo del Comitato 16 novembre Onlus si è spento ieri, in un albergo romano, dopo l’incontro con il Governo e il presidio sotto il Ministero dell’Economia.
Ci ha lasciati e questo mi fa piangere il cuore, veramente. Non potete immaginare che dolore sapere che chi si stava battendo per me, per tutti i disabili è stato vinto dalla malattia, la Sla, che non perdona.

Vorrei ricordare quale era la battaglia promossa da Raffaele; si è battuto per accendere i riflettori sull’assistenza domiciliare ai disabili gravi e gravissimi che hanno diritto a restare a casa con dignità e a cure amorevoli.

Raffaele nel lasciarci ci ha donato sicuramente grande ricchezza e con il Suo grido:“Fate presto. Non abbiamo più tempo”, pronunciato fino a poco prima di spegnersi per sempre, ha voluto passarci il testimone, per un impegno costante, da parte nostra, nel fare il possibile per far sì che lo Stato non sia più sordo.

Vi sto scrivendo proprio dopo il mio intervento telefonico a Tgcom24 dove ho rimarcato che sono spaventata dalla sordità delle nostre Istituzioni soprattutto perchè è palese, che è dettata da una non volontà di capire, ascoltare e facilitare la vita delle tante persone malate e dalle numerose promesse mai mantenute.

E’ stato davvero faticoso per Raffaele stare in prima linea in questa battaglia, giorni di attesa, ore di accesa discussione al tavolo dei potenti, ma sono sicura che, dall’alto dei cieli, non rimpianga nulla e che sia fiero di aver messo in campo tutto se stesso; possiamo solo essere orgogliosi di una persona come Lui.

Un po’ di felicità credo proprio che l’abbia provata perchè alle Istituzioni ha strappato delle promesse che il Governo ha illustrato in una nota, suddividendole in cinque punti:

– convocare in tempi rapidi un incontro con le Regioni e i Comuni per discutere le modalità per favorire, sia nella filiera sociale che in quella sanitaria, l’assistenza domiciliare delle persone non autosufficienti nel rispetto della libertà di scelta.

– sostenere che l’intesa con le Regioni per il riparto 2014 del fondo per le non autosufficienze confermi la destinazione, già prevista nel 2013, dell’intero ammontare delle risorse a favore della domiciliarietà e il vincolo minimo dell’utilizzo del 30% delle risorse a favore delle disabilità gravissime, con la precisazione che il Ministero del Lavoro si impegna a confermare la costante azione di monitoraggio circa il rispetto dell’intesa.

– a proseguire nei confronti tecnici già avviati coinvolgendo l’INPS, Regioni e Comuni, per il riconoscimento dell’invalidità al 100% e la conseguente applicazione della Legge Turco e discutere dell’aggiornamento dei Lea e del nomenclatore tariffario.

– ad accelerare attraverso adeguati provvedimenti normativi e amministrativi la distribuzione del Fondo FNA alle Regioni.

– aumentare nell’iter di approvazione della Legge di Stabilità il fondo per la non autosufficienza”.

Spero che lo Stato, dopo aver visto morire sotto i loro occhi Raffaele, abbia finalmente capito che noi non stiamo scherzando e che ci fa davvero arrabbiare vedere che invece loro pensino di avere il diritto di giocare con noi, con le nostre malattie, i nostri sentimenti e le nostre famiglie.

Pennacchio era di Macerata Campania, in provincia di Caserta; sposato (anche la moglie è medico) e con due figli di 20 e 19 anni. Aveva lavorato alla Asl di Caserta ed era specializzato in Tecniche semeiologiche speciali chirurgiche. Da uomo e da medico credeva fermamente nel rispetto della dignità del malato e nella possibilità di assistere i malati gravi e gravissimi nelle loro abitazioni. Possibilità che porterebbe davvero beneficio ai malati e, mi piace ricordarlo, produrrebbe un notevole risparmio economico da parte dello Stato; verrebbe finalmente debellata la troppo facile dispersione, senza tracciabilità certa, di denaro pubblico.

Ciao Raffaele, lo Stato ha un debito nei tuoi confronti perchè ha fatto promesse che non può disattendere. Non accettiamo più atti di vigliaccheria da parte del Governo soprattutto dopo che Raffaele ha dato prova di grande coraggio; ha dato la vita per un futuro migliore per tutti. Io, insieme a molti proseguiremo anche per te questa battaglia e quando sarà “vittoria” la dedicherò a te!

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4 risposte a “Raffaele Pennacchio e il suo grido alle Istituzioni:” Fate presto. Non abbiamo più tempo”

  1. Buonaera.
    Prima di tutto voglio esprimere le mie più sentite condoglianze alla famiglia e alle persone che erano
    vicine a lui, una persona che ha lottato per i diritti di tutte quelle persone, dimenticate dallo Stato e
    dall’indifferenza popolare. Sono mesi cara Lena che continuo a dire che le istituzioni che dovrebbero
    provvedere al miglioramento della vita di queste persone, se ne lavano le mani e mi sono sentito dire
    da molte persone che mancano i soldi e lo Stato è al collasso. L’ipocrisia è la cosa più naturale e bella
    che appartiene al nostro sistema politico, da sempre. Chiamare un diversamente abile, handiccapato
    è segno di inciviltà, invece vietare l’uso delle cellule staminali è grandioso e da persone civili. L’llustre
    ministro della sanità, dovrebbe farsi un esame di coscenza per i danni che stà provocando e alla conta
    dei morti che ci saranno nel prossimo futuro, dare una concreta spiegazione sull’accaduto. Le lobby
    della medicina che vivono alle spalle dei poveri malati e accumulano migliardi di euro, un giorno saranno giudicati per il loro operato, altro che luminari, ladri e parassiti legalizzati. E questa è la
    verità sacrosanta. Caro Raffaele, riposa in pace, la tua lotta continuerà, fino alla vittoria finale.
    Cordialmente.

  2. … un’altra vittima uccisa dal mostro dell’avidità che si nasconde nell’industria farmaceutica…

    Sono vicina a te e alla famiglia di Raffaele, la cui essenza ora è al sicuro nella memoria di Dio, considerate le parole del Cristo: “Non vi meravigliate di questo, poiché verrà l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno”. (Giovanni 5:28 CEI)

  3. Sono vicina alla famiglia di Raffaele e soprattutto ai figli. Mia madre se n’è andata per un tumore. Aveva 52 anni. Mia cugina se n’è andata per un tumore.aveva 28 anni. La nostra regione ( Campania), per mancanza di fondi ha obbligato questi angeli a pagarsi tutte le analisi, anche quando la situazione era precipitata. Gli sprechi, stipendi d’oro, pensioni d’oro non sono mai toccate. A mia mamma e mia cugina hanno elargito 250 euro al mese!!!! Chi vive tragedie del genere sa quanti soldi servono e quanti sacrifici si fanno, pur di trattenere con te ancora un giorno le persone che ami. A noi, intanto, resta la sofferenza ed il vuoto. Loro perseverano nel menefreghismo e ci chiedono di continuare a fare il dovere di cittadini. Cari politici andate un po’ negli ospedali e toccate con mano il dolore e, soprattutto, auguratevi di rimanere ancorati alle vostre poltrone, perché se doveste curarvi da comuni cittadini sarete trattati in quanto tali.

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