Cosa ne pensate delle moda delle t-shirt con le frasi più strane?

Ieri ho letto un articolo di Franco Bomprezzi che, per chi non lo conoscesse si dedica alla comunicazione sociale e all’informazione sulla disabilità,  sul suo blog Vita.it ha esposto riflessioni personali sulla frase, liberamente discutibile, stampata su una t-shirt.

Vediamo più da vicino di cosa si tratta. Non è altro che la ormai diffusissima moda delle t-shirt con stampate le frasi più strane. Sicuramente sono numerose le aziende che ormai sfornano scritte, le più disparate come:”Pensavo avesse meno abitanti la MONGOLIA!” oppure ancora “Mi vuoi morta?! Fai la fila…”, oppure “Mi innamoro ogni 5 minuti (circa)” e tante altre…

Forse io ne faccio una lettura troppo profonda, fine ma è più forte di me, io vedo, in alcune frasi delle allusioni un po’ troppo esplicite che, non nascondo, non mi aggradano. Sicuramente sono in contraddizione con il pensiero degli autori di queste creazioni che probabilmente hanno puntato sul fatto di risultare brillanti, divertenti, freschi per raggiungere un certo target di pubblico acquirente.Capisco benissimo che si tratta di T-shirt molto “particolari”,  fashion e glamour per la loro originalità. Si dice “l’anima del commercio”, ma speriamo davvvero che ci sia una anima anche davanti alla prospettiva di guadagno; ci vuole anche quella consapevolezza che si rischia di turbare, violare, calpestare la sensibilità delle persone.

Sono però consapevole che chiunque potrebbe dirmi che, siccome è il mio pensiero e quindi di un singolo individuo, sono altrettanto libera di non acquistarla e la questione muore sul nascere. E’ sufficiente dire che non siamo tutti uguali nelle reazioni, nei comportamenti e negli atteggiamenti; certo che mi dispiace che qualcuno, come me, possa non sentirsi a suo agio davanti ad alcune frasi che possono risultare allusive.

In particolare la maglietta, denominata “Mongolia” è stata vista in vetrina, in un negozio nel bresciano, da due genitori di un ragazzo con sindrome di Down che hanno provveduto a chiedere spiegazioni alla commessa, inconsapevole, che è rimasta senza parole; al contrario quei genitori sapevano benissimo cosa dire.

Non so cosa dire e vi assicuro che, per come sono fatta io, è davvero inconsueto restare senza parole. Non so se è meglio pensare che sia stata acquistata semplicemente pensando che è qualcosa di nuovo, con una frase che tutti leggeranno incuriositi, un capo di abbigliamento originale, mai visto fino ad ora, che permette di farsi notare, quindi senza porsi tante riflessioni.

E’ una tendenza? E che lo sia, non sono certo io a volerla bloccare però non nascondo che preferirei leggere frasi più leggere, non così cariche di significato che potrebbe essere offensivo, allusivo… Ecco forse è questo il mio consiglio: una frase che faccia sorridere senza dare troppo da pensare.

Io stessa ho acquistato da qualche mese una bag carinissima, con una frase e un disegno bellissimo:” Cenerentola è la prova che un nuovo paio di scarpe può cambiarti la vita”; stampata di lato la scarpetta di cristallo su di un cuscino. Ecco, io mi sono fatta una fragorosa risata e condividendo in pieno il messaggio (questo è ciò che vedo) ho subito pensato alla favola, alla scarpetta di cristallo e all’incontro con il principe azzurro. Certo è commercio allo stato puro che sicuramente ha puntato su una “debolezza” della maggior parte delle donne: borse e scarpe.

La frase con riferimento alla Mongolia, che ha colpito l’animo di una famiglia con un figlio disabile; quella con la domanda:“Mi Vuoi morta?! Fai la fila…” da donna mi ha, subito, fatto rivolgere il pensiero verso il “femminicidio” che mi terrorizza e infine “Mi innamoro ogni 5 minuti (circa)” mi sembra che pone le donne ad un livello molto basso e infimo, come donne troppo libere da un punto di vista intimo, di facili costumi…

Molti, sicuramente, leggendo la notizia e il mio pensiero starà pensando che sono molto pesante, che non so stare allo scherzo e che sono vecchia dentro. Ed ecco che io Vi dico che potete pensarla come volete, ma io continuo a trovare il tutto di dubbio gusto. Vedete come è così semplice, con un gesto, cadere dallo spiritoso alla più bieca offesa?

Non nascondo che un po’ mi spaventa vedere come, solo delle frasi, mi fanno riflettere così tanto per il loro profondo significato, tanto da volere far nascere un confronto tra i pensieri di tante persone.

E’ così faticoso, da parte degli esseri umani far valere, ogni istante, ora e giorno quei diritti tanto agoniati che, vedere svanire al vento tutto il nostro lavoro, è un colpo al cuore.

Come sempre sono aperta al confronto, quindi se i designer che realizzano queste t-shirt  volessero spiegarci quello che è lo scopo, l’utilità, l’idea di tanta creatività sono pronta ad ascoltare; sapete il libero pensiero fa sì che si accettino suggerimenti per un sano confronto e una migliore comprensione.

Posso dire e ben sperare che si diffonda sempre di più l’idea, perché no, attravero le t-shirt di diffondere una cultura migliore, soprattutto su quelle tematiche dove il nostro Paese è ancora carente.

Infine, tornando alla maglietta con su scritto:  “Pensavo avesse meno abitanti la MONGOLIA!“, vi dico che a trovarla “offensiva” nei confronti dei ragazzi Down non siamo stati solo io e la famiglia del ragazzo disabile, ma tante altre persone, tanto che c’è una petizione on-line per chiedere alla ditta produttrice di togliere la maglietta dalla Sua collezione e ai commercianti di non inserirla negli assortimenti in vendita.

Cosa ne pensate?

AGGIORNAMENTO DEL 22/9/13

La petizione e quindi la collaborazione di tante persone con le loro firme hanno dato luogo ad un finale positivo; è un grande inizio per la nostra società, che ci lascia ben sperare per il futuro.

Lascio alla Vostra lettura quanto comunicato direttamente dalla azienda:           “Buongiorno, ci scusiamo per questo episodio. Abbiamo ingenuamente lanciato questa t-shirt riprendendo un modo di dire che, come fate giustamente notare voi, è purtroppo spesso erroneamente utilizzato nel linguaggio comune. Non volevamo assolutamente offendere nessuno e ritireremo dal commercio immediatamente la maglietta in questione. Siamo mortificati per quanto accaduto e speriamo che tutte le persone che si sono sentite offese accetteranno le nostre scuse.”

 

 

 

Magari imparino qualcosa, e si diano da fare per diffondere, anche con le t-shirt, una cultura migliore. In Italia e in Mongolia. – See more at: http://blog.vita.it/francamente/2013/09/19/ma-si-puo-far-soldi-scherzando-sulla-mongolia/#sthash.pKoclTMF.dpuf
Magari imparino qualcosa, e si diano da fare per diffondere, anche con le t-shirt, una cultura migliore. In Italia e in Mongolia. – See more at: http://blog.vita.it/francamente/2013/09/19/ma-si-puo-far-soldi-scherzando-sulla-mongolia/#sthash.pKoclTMF.dpuf
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8 risposte a “Cosa ne pensate delle moda delle t-shirt con le frasi più strane?

  1. Penso che sia una manifestazione perfetta del vecchio detto “Il peccato é nell’occhio di chi guarda”, é da una vita che non sento qualcuno riferirsi ai Down con il vecchio termine collegato al paese in questione, siamo sicuri dell’intento offensivo ? Non possiamo interpretare secondo la nostra sensibilità e pretendere di imporla agli altri, almeno quando l’espressione é equivoca. Sono stufo di questa smania generalizzata di divieti, obblighi ed altre imposizioni più o meno stupide. Io trovo, ad esempio, estremamente offensiva la definizione “diversamente abile”, diversamente da COSA ? Sono direttamente coinvolto in una situazione di disabilità grave, sentire l’ipocrita allocuzione di cui sopra mi manda in bestia, ci sono persone che non sono più abili in nulla se non nelle funzioni corporali di base, per costoro E’ UNA PRESA IN GIRO. Smettetela di ………vi il cervello !

  2. sono in piena sintonia con quanto scritto da “vechiomodenese” ….se mi sentissi offeso da una scritta MONGOLIA e come mi dovrei sentire per l’assoluta MANCANZA di strutture e aiuti per chi è affetto da tale sindrome?
    Se non conoscessi l’inglese e leggessi una scritta del tipo ” look down” come potrei reagire? con una petizione? questo è un altro fulgido esempio della povertà intellettuale italiana… e non si dovrebbero scrivere articoli per porre la problematica…perchè non sussiste e non ci deve essere…è una polemica sterile….facinorosa…esiste la libertà d’espressione e deve essere tutelata, sopratuto dall’informazione…abbiamo esempi di corruzione morale ed economica però va bene…le nuove generazioni crescono in una società dove la morale è finta e la prevaricazione è all’ordine del giorno… cito “ci vuole anche quella consapevolezza che si rischia di turbare, violare, calpestare la sensibilità delle persone. ” cara Lena , lo sa che la parola mongoloide non un offesa ma si riferisce ad un etnia? bene…io mi sento offeso da una giornalista che sembra non conoscere l’etimolgia ….

    saluti da un caucasico

  3. Le parole sono il veicolo che dal pensiero porta all’azione. Tuttavia oggi c’è un bombardamento verbale tale da snaturare sensi e volontà, indipendenti dal significato corretto della parola. Ritornando alla t-shirt incriminata, cosa dovrebbero dire i mongoli?
    Ritengo che l’unica colpa della ditta sia stata la leggerezza nel non prevedere il rovescio della medaglia.
    Un monito per tutti: “Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore… io vi dico che di ogni parola infondata gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio; poiché in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato”. (Mt 12:34-37 C.E.I.)

  4. Cara Lena,
    io sono completamente d’accordo con te. E’ una questione di sensibilità.
    Fin da ragazzina ho sempre detestato sentire barzellette e storielle che prendevano in giro le persone con qualche problema, e ne giravano alcune veramente cattive.
    Probabilmente, però, non tutti si rendono conto di quello che stanno dicendo (o scrivendo), vogliono solo mettersi un po’ al centro dell’attenzione e non badano a finezze di sorta.
    Magari, poi, queste stesse persone si riveleranno generose all’atto pratico, pronte ad aiutare chi è in difficoltà.
    Proporrei comunque un po’ più di attenzione all’altro, in generale, perchè quando siamo noi a ricevere una piccola, piccolissima, offesa anche involontaria, allora diventiamo subito sensibili.
    Proviamo ad uscire un po’ da noi stessi… Non si tratta di divieti o di obblighi, ma di accorgersi degli altri.
    Un caro saluto a te a a tutti

  5. Eccomi qui, sono Lena e questa volta approfitto di questo spazio per lasciare anche io un commento per tutti i lettori. Volevo solo comunicarVi che ho provveduto a fare un aggiornamento del mio articolo, che troverete in calce allo stesso, proprio perchè c’è stata una evoluzione in merito alla petizione che Vi ho segnalato. Grazie a tutti per il tempo che dedicate alla lettura e alla partecipazione attiva del mio blog.
    Grazie e alla prossima.
    Ciao.
    Lena

  6. Beh, anche in virtù dell’aggiornamento, il VECCHIOMODENESE, è stato lungimirante.
    Concordo pienamente con lui e tanto di cappello alla ditta per il dietro-front con tanto di scuse che è un segno evidente di una NON voluta gaffe ake se si prestava a libere, scontate, interpretazioni.
    Bella la frase “il peccato è negli occhi di chi guarda”, un po’ apocalittico il versetto di Matteo ke cita Graziella.

  7. beh, e questa? tgcom24:
    vergognoso a napoli
    C’è un bimbo autistico in classe: genitori ritirano i figli
    In una scuola elementare di Mugnano, comune a nord di Napoli, i genitori di alcuni alunni si sono recati dalla direttrice dell’istituto per sollecitarla a trasferire i figli in altre sezioni. Il motivo? La presenza di Giovanni, bambino autistico di sei anni che con i compagni aveva già condiviso il periodo della scuola materna
    Forte forte, da commentare.
    Io mi astengo da commenti auto-moderandomi.

  8. ma la Mongolia è solo un paese! ragazzi, c’è altro che semmai dovrebbe urtare la sensibilità e ferire, non una maglietta insignificante e, come si è visto, in buona fede. appunto, che dovrebbero dire i mongoli, l’etnia intendo, dovrebbero chiamarsi come? questa è come quelle assurdità per cui nelle scuole non diciamo mamma e papà ma genitori, non facciamo recite natalizie per non urtare altre confessioni e via discorrendo….Lena, io apprezzo e condivido molti dei tuoi pensieri, ma voglio dirti sinceramente che, le petizioni dovrebbero essere fatte per qualcosa di più impegnativo, per come gira il mondo…..il resto, in questo momento, è aria fritta e fumo negli occhi.

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