No alla volontà di integrazione:”I bambini disabili impressionano quelli normali”

Come sempre parto dalla notizia data qualche giorno fa da Tgcom24 e poi Vi rendo partecipi delle mie considerazioni; il mio intento resta sempre quello di non influenzare nessuno, ma di confrontarsi sulla realtà quotidiana della disabilità.

Il cartello affisso all’ingresso dell’asilo di Casamicciola, Istituto Santa Maria della Provvidenza, nell’isola di Ischia, sentenziava così:”Avviso. Si comunica che domani 05/09/2013 la scuola è chiusa per tutti, perchè c’è la giornata per i disabili… sono molto malati quindi i bambini si impressionano… Grazie. La Direzione”.

Dopo un comunicato del genere un fantastico “grazie” lo possiamo dire noi disabili perchè, ancora una volta, siamo stati umiliati e ghettizzati.Non meno trascurabile, il fatto che le autrici di questo “appropriato” testo sono le suore che gestiscono la scuola. Più precisamente a far affiggere il manifesto, successivamente rimosso, è Suor Edda, la Madre Superiore.

Il primo a prendere le Loro difese è il primo cittadino Arnaldo Ferrandino con queste dichiarazioni:”La buona fede delle suore è testimoniata dal loro lavoro; da 50 anni danno una casa a orfani e bambini abbandonati. Probabilmente avranno pensato che non era il caso di far andare all’asilo bambini di pochi anni, avrebbero potuto restare impressionati”.

Forse il Sindaco doveva intervenire in nome di quei diritti costituzionali che Lui è chiamato a onorare e a far rispettare.

Poi la stessa Madre Superiore si è difesa, invocando la buona fede, credendo di tutelare sia i bambini dell’asilo che gli invalidi, che una volta all’anno, vanno da Loro per passare una giornata di svago sull’isola. E allora qui scatta la domanda:”E allora come la mettiamo con quelle strutture scolastiche dove, tutto l’anno, possono essere presenti bambini disabili con bambini che no lo sono? Dovremmo dedicare scuole specifiche solo alla presenza dei disabili?”

Suor Edda spiega che non volevano si ripetesse quanto accaduto l’anno scorso. Infatti ricorda che, alla giornata dei disabili, si creò un certo trambusto: i bambini piccoli vedendo i disabili si misero a piangere e gli stessi disabili si sentirono a disagio, per quanto accaduto e in più si aggiunsero i rimproveri dei genitori dei piccoli, per quanto accaduto.                                                                                                                     Per evitare tutto questo ha voluto sganciare l’evento dall’attività dell’asilo ma ammette che doveva essere più riflessiva e meno ingenua. Conclude dicendo che è stata male per quanto accaduto perchè non è da Lei; con affetto, ricorda che sono tutti figli Suoi sia i piccoli dell’asilo che i disabili, per questo la decisione di dedicare Loro, da 33 anni, una giornata di svago sull’isola di Ischia, per portarLi al mare e stare tutti insieme.

Il cartello in sè, più il conoscerne gli autori, hanno scaturito numerose proteste dal web e queste parole stanno rimbalzando a tutta velocità, soprattutto nei gruppi che si occupano dell’assistenza a persone disabili.

Io penso che è troppo facile aggrapparsi alla cosiddetta buona fede, perchè trattasi di  donne di Chiesa che hanno sempre tutelato il prossimo con enorme amore; se è stato fatto un errore da parte Loro, qualunque sia la professione, il fatto che a monte ci siano gesti buoni, non significa che non si debba far notare Loro l’accaduto. Nessuno è immune da errori.

Ma ai sentimenti dei disabili e dei Loro cari non ci pensa nessuno? Che brutto sapere di essere così tanto terrificanti da non poter stare insieme agli altri; come fossimo il mostro cattivo, quello degli incubi dei bimbi, quello che i genitori cercano sempre di combattere.

Attenzione, non credo che ci servano le scuse, e neanche le vogliamo, sarebbero inutili perchè lascerebbero il tempo che trovano ma bisognerebbe capire che le persone, tutte, non solo le suore del caso in questione, dovrebbero riflettere sulla mancanza di volontà. Sì, la volontà è la vera mancanza, il reale assente, di questo episodio e della società. E’ vero che siamo un paese impreparato, sulle tematiche sociali, sulla disabilità ma continuare a evitare il problema, non serve. Queste suore avevano una grossa possibilità e non l’hanno sfruttata; io trovo che l’unica cosa che potevano fare era osare, tirando fuori un po’ di sano coraggio nel fare la differenza e nell’essere i primi a fare davvero della sana “inclusione sociale”.

Allora io a Suor Edda domando:“E’ davvero troppo difficile, per una volta, cambiare categoria e entrare a far parte dei diversi?” Tranquilli, con molta pazienza prima o poi nessuno più si accorgerà che siete diversi e sarà tutto più facile. Come consiglio direi che è arrivato il momento di usare un po’ di “forza buona”, altrimenti non si arriverà mai da nessuna parte.

Inoltre mi fa rabbrividire che ancora esista il termine “la giornata dei disabili”. Ma vogliamo farla finita una volta per tutte? Non deve esistere il giorno dedicato a noi, perchè noi, come tutti, dobbiamo potere essere presenti nella vita quotidiana. Pensavo giusto a un simpatico paragone che, allo stesso tempo, è assai deprimente; sembriamo come le targhe alterne anti-smog: bambini disabili martedì e giovedì; bambini non disabili lunedì, mercoledì e venerdi (ovviamente è una provocazione per smuovere un po’ anime e coscienze).

Le parole della Madra Superiore mi fanno ben sperare; nel mio cuore confido che questo spiacevole accadimento sia davvero di esempio per azioni future. Questa esperienza ci insegna che nessuno è immune da errori, dai quali però si può solo imparare.


 

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28 risposte a “No alla volontà di integrazione:”I bambini disabili impressionano quelli normali”

  1. Ma perché non si inizia a spiegare ai bambini del perché di questa diversità detto tra virgolette ovvio!…………………………in modo che a loro venga appunto spiegato il senso di alcune malattie o di altri fattori di cui i disabili vanno incontro,il tutto ovviamente spigato da persone competenti e psicologi.Poi ad ognuno possa pensarla come vuole ma però se non si comincia con qualcosa di educativo,questi spiacevoli chiamiamoli incidenti non succedono!.

  2. Anche a voler, con uno sforzo di disponibilità, dare atto alla superiora di non aver avuto intenzioni negative… come accettare che i genitori dei bimbi protestino e addirittura “rimproverino” le suore per quel gesto , invece di cogliere una preziosa occasione per spiegare ai loro figli di cosa si tratta, evidenziando che quelle sono persone come tutte le altre, con la loro sensibilità, intelligenza, simpatia o antipatia, ambizioni e desideri?

  3. Ciao Lena. Con il tempo mi sono resa conto che i bambini sono molto meno prevenuti degli adulti riguardo alla diversità. Magari fanno domande ma una volta spiegata loro la situazione, la accettano punto e basta. siamo noi adulti che abbiamo preconcetti e limitazioni che trasmettiamo ai nostri bambini. Siamo noi adulti che dobbiamo essere educati…..

  4. Ciao Lena, Il cartello è stato davvero un’idea molto infelice, ma tutto sommato può servire a qualcosa: smuovere un po’ le coscienze, come giustamente vuoi far tu, Lena. La suora, come tutti, è soggetta a sbagliare e ormai se ne è resa conto anche lei, e se ne è rammaricata, e non rifarà più di questi errori, ma in fondo non è questo il punto: Secondo me circola un’assurda convinzione secondo la quale bisogna proteggere il bambino sotto una campana di vetro e occorre impedirgli ogni minima sofferenza: guai se patisce la fame per mezz’ora, guai se si sbuccia un ginocchio, guai se lo punge una zanzara, guai se sa che è morto il gattino, guai a sgridarlo anche se l’ha combinata grossa… Figuriamoci se ad un bambino così debole (quanto male gli si fa con queste iperprotezioni!) si può lasciar vedere e toccare la realtà di una persona sofferente, magari costretta in carrozzella! Questi genitori preselezionano ciò che il bambino può o non può sperimentare, apparentemente perché sia felice, ma il motivo di fondo è che non vogliono far fatica loro, i genitori, a spiegare, ad educare, a far da mediatori, a curare, anche a rimproverare. Tutto questo è fatica e richiede tempo, mentre la campana di vetro è sempre bell’e pronta… (magari davanti alla TV !). Concordo in pieno con Cinzia.

  5. Condivido il commento di Cinzia… anche perché il mio è nell’altra pagina…
    Che amarezza però constatare che delle donne votate a Dio si siano inchinate alla cultura del bello, del perfetto, del sano… del soldo e del potere, perché, scusa il pensiero malizioso, se un genitore di un disabile fosse stato una persona che conta… loro avrebbero avuto la premura di istruire i bambini piccoli in merito. Sai com’è… con ‘sti tempi…
    Cosa avrebbe detto e fatto il loro Signore? Forse soffrono di amnesia…
    Ti prego Lena, dimmi che mi sono sbagliata!

  6. Sono d’accordo con Cinzia: i bambini, anche in tenera età, spesso dimostrano una maturità che non immagineremmo lontanamente, sono le nostre ansie, le nostre manie iper-protettive che spesso ci portano su strade deviate.
    Al di là di tutte le possibili disquisizioni su quest’idea della “giornata dei disabili” su cui non mi voglio soffermare non conoscendone a fondo i dettagli, nel caso specifico la scuola, in collaborazione con le famiglie, avrebbe potuto intraprendere un percorso educativo per “preparare” i bambini ad un evento di questo tipo e magari si poteva anche organizzare qualcosa di carino, ad esempio delle canzoncine, dei disegni, delle decorazioni o qualunque altra iniziativa mirata ad accogliere calorosamente queste persone perché l’affetto dimostrato da bimbi così piccoli (e sono capaci di darne tanto affetto se solo li lasciassimo esprimere) è impareggiabile e penso che sarebbe stata una cosa molto gradita, oltre che una grande opportunità di crescita formativa per i piccoli.
    Ora mi chiedo: sarebbe stato così difficile tutto questo? Dov’è l’ostacolo?
    Se ognuno di noi vivrà sempre in un mondo “perfetto”, circondato sempre da persone “perfette” non imparerà mai nulla di buono perché non conoscerà mai la sofferenza, le difficoltà, la solidarietà, l’altruismo e la generosità. Questi valori si acquisiscono nel percorso della propria crescita solo se si vivono determinate situazioni, diversamente la vita scorrerà in maniera piatta, magari senza problemi, ma anche con l’appiattimento più totale dei sentimenti e dei valori umani.

  7. Buongiorno a tutti, sono una ragazza di 28 anni, cresciuta con una zia disabile..
    mia zia ha sempre frequentato un centro diurno x disabili, che oltre a tenerli occupati tutti i giorni con giochi e varie attività, una volta all’anno organizzava una giornata del genere in montagna..
    io ho dei ricordi bellissimi di queste giornate in cui incontravamo queste persone speciali, e all’epoca avevo forse 5 anni!!!!!!!!!!!!
    c’è bisogno di EDUCAZIONE e di RISPETTO verso chi è stato meno fortunato di noi, e sopratt ci vuole meno IGNORANZA in merito..
    le suore dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e insegnare ai bambini che queste persone sono esattamente come noi, solo che la vita con loro non è stata buona come lo è stata con noi..
    io credo che sia un’iniziativa utilissima, x insegnare alla gente (non solo ai bambini) a rispettare i diversamente abili e x cercare di ridurre il bullismo che sta dilagando sempre + tra i giovani..
    l’IGNORANZA di queste suore è stata assurda a mio parere.. un gesto quasi imperdonabile x delle persone di chiesa……ma si sa…..ormai non ci stupiscono + i peccati di questa gente che predica l’amore di Dio e poi violenta minori o discrimina persone con handicap..
    qua le disabili sono loro che fanno ancora queste stupide differenze..!!!!

    un abbraccio a tutti…
    e ai bambini vorrei dire una sola cosa : imparerete che non è la diversità a fare paura, ma la stupidità della gente…di quella eccome se dovete averne di paura!!!

  8. purtroppo non mi meraviglia che ancora oggi imperi la cultura del “diverso”. convivo con un fratello diversamente abile ,ex subnormale, ex handicappato, ex disabile: le definizioni sono cambiate, ma la sostanza no. sta di fatto che molti, troppi, ancora non hanno quel livello di cultura sociale che ,viceversa, ho potuto riscontrare nei paesi nordici. Non riusciamo a capire che fin da piccoli dobbamo essere abituati alla convivenza con persone che non hanno avuto la nostra stessa fortuna e che questa situazione diversa null’altro è che un modo di vivere diverso, spesso più complicato, ma nulla più. non è accettabile che si pensi che “si possono impressionare”! Questo poteva essere (ed era) 50 anni fa, non oggi. e mi meraviglia che un sindaco possa pubblicamente sostenere ciò che sopra ho letto, ma come dice Lena…speriamo e siamo ottimisti, un passo alla volta andiamo avanti.

  9. Non è cinismo, ma riflette l’importanza che diamo alla perfezione fisica. Il nostro ordine “naturale” delle cose si limita alla bellezza, all’esuberanza fisica, all’esibizionismo di doti apparenti. E invece c’è una grande ricchezza, dolorosa per certi versi, ma che perfeziona la sensibilità, la forza ed il valore di ognuno di noi. Si chiama handicap. Fatti come questi servono, soprattutto a farci capire come introdurre i nostri figli ad un ordine naturale più vasto che li renderà più forti e non certo “impressionabili” dalla diversità fisica. Educhiamoli invece nell’essere di aiuto a quegli amici, a quei cugini, a quei compagni di scuola meno fortunati, per arricchire le loro giornate. Un abbraccio a tutti voi e a chi vi sostiene.

  10. Non vi è assolutamente altra responsabilità che quella dei genitori.

    I veri disabili sono appunto quei genitori che non hanno compreso che cosa vuol dire la carità (non intesa come obolo certamente) e l’amore (non inteso certamente come gesto di compassione). I bambini sono molto predisposti a legare con queste creature perchè hanno un cuore pulito e scevro da prgiudizi, se non quelli che i loro genitori danno loro.

    Questi “disabili” come li volete chiamare, sono Angeli mandati sulla terra per muovere in noi tutti “sani” quella energia che ci è stata donata ma che non siamo in grado di tirare fuori per paura di soffrire. La sofferenza non sofferta è la vera sofferenza.

    Sono molto d’accordo con ciò che scrive Cristina. Ai miei figli, per mia esperienza, è stata passata la gioia di stare vicino a codesti meravigliosi esseri e, senza ombra di dubbio, ho apprezzato un grande rafforzamento della loro personalità e della loro sensibilità.

    Cordialmente

  11. buongiorno a tutti. Ho appena finito di disquisire con Graziella circa Chiesa, Suore, soldi..incredibile coincidenza.Tutti i commenti letti sono degni di nota. I miei figli nn si sn mai presi la “briga” di ake solo guardare un diversasmente abile come tale.Sn abituati a vedere il padre quindi la disabilità, per loro, è cosa normale..c’è il biondo, il moro etc. Spezzo quindi una lancia a favore dei bimbi ke vedono il disabile come diverso..inevitabile..siamo diversi.I genitori dovrebbero intervenire? Xkè?Xkè nella loro innocenza, i bambini, nn possono stupirsi di qualcuno diverso da loro?diverso nn vuol dire inferiore. Un nero è diverso da un bianco.Se mi chiedono perchè sn neri, glielo spiego ma nn è offensivo..sn neri, punto.Diffido di + di un genitore che, alla domanda di un bambino, risponde con ssshh ke ti sente!Il genitore spiega qnd il bambino chiede…cioè..nn è omeopatia che previeni prima di curare.basta spiegare meglio della suora.
    Sull’avviso affisso dalla suora, la lancia nn la spezzo.

  12. Lavoro da 5 anni nelle scuole elementari come assistente educativa culturale e devo dire che la diversità non spaventa i bambini, loro hanno bisogno di sapere il perchè, vogliono capire e soprattutto aiutare chi è in difficoltà!!!Si creano delle sinergie tra i bambini che noi adulti le possiamo solo sognare. I bambini non hanno pregiudizi, accettano la diversità se qualcuno si prende il”disturbo” di spiegargliela!!!!

  13. i veri e unici disabili mentali sono coloro che avallano queste vergognose scelte delle suore bigotte e crudeli – ma non c’è da stupirsi vedendo l’ambiente della maggior parte delle scuole cattoliche, costosissime e settarie.

  14. Ogni decisione sarebbe sbagliata; se non si dice niente si gridava allo scandalo perchè spaventano i bambini, se si dice, si grida allo scandalo per la ghettizzazione di certi bambini. Scelta difficile.

  15. Sono pienamente d’accordo che non debba esistere alcuna giornata dei disabili per i motivi sopra espressi dall’autore dell’articolo.
    Credo fermamente nella buona fede della suoperiora che pero’ non ha saputo esprimersi e questo perche’ ritengo che buona parte dei bambini siano piu sensibili ovvero piu’ buoni di indole rispetto agli adulti e vedere altri bambini piu’ sfortunati, che siano disabili, malati o malnutriti, induce in loro un senso di tristezza, impotenza e dolore che giustifica in parte l’atteggiamento delle suore e quindi il cartello e le giustificazioni addotte. Il pianto dei bambini non e’ legato alla paura o alla differenza, ma alla sofferenza per la loro condizione e per il loro desiderio di vederli correre e giocare come tutti loro.

  16. Posto che la buona fede non va messa in dubbio, dato che parliamo di persone che dipendono la vita per i più deboli, e posto che l’integrazione va difesa e promossa in tutti i modi mi domando: abbiamo tutti i dati per giudicare? facendo molto volontariato mi son trovata a volte di fronte a disabilità davvero sconvolgenti che anche una persona matura, adulta e aperta fa fatica ad accettare di primo acchito. Spiegare a un bimbo di tre anni come mai una persona è senza 4 arti, o metterlo a contatto con gemelli siamesi, persine con 4 braccia, senza faccia et non è affatto facile e nemmeno forse corretto. Faccio esempi di cali limite ma credo che prima di giudicare vada capita la situazione particolare… forse certe cose i bambini le possono affrontare più serenamente in altri momenti.

  17. X Elisabetta: se hai letto il mio commento, intuirai che sono perfettamente daccordo con te ma vedi..c’è modo e modo di far approcciare i normodotati, specie se bambini, a noi diversamente abili.
    Ci sono patologie che, effettivamente, sono di grande impatto ma non per questo puoi ghettizzare chi non è apprezzabile fisicamente.I bambini sono più elastici di noi..le cose vanno spiegate e fatte vedere altrimenti cresceranno con la paura del diverso e, Dio non voglia, che non diventino “diversi” con la mentalità che “a me non capita..guarda quel poverino”.
    Io sn fortunato, mi hanno rovinato alla nascita e con operazioni sperimentali ma se diventassi adesso come sono, non sò se ce la farei mentalmente. ho colleghi ed amici che sono diventati come me (non mi piace il termine) e sono larve.
    Non hanno mai provato e visto la disabilità.se ci fosse conoscenza non si parlerebbe (altra parola che nn amo) d’integrazione.
    50 anni fà, di neri, nn se ne vedevano in Italia e, quei pochi, erano “poverini”..perchè nn puoi capire che un bambino senza arti, solo con un sorriso, può essere bellissimo agli occhi di un’altro bambino?

  18. Qualche anno fa mentre ero steso al sole sulla spiaggia di una località balneare, ho sentito con le mie orecchie una signora(!) vicina di ombrellone, dire alla figlioletta di pochi anni che se esistesse una spiaggia che “sbiancasse” i neri, non avremmo avuto più neri sulla terra. Con che convinzioni è cresciuta quella bimba? Concordo con i vari commenti che l’ignoranza delle persone è alla base di tutti i comportamenti sbagliati. La non conoscenza va colmata con l’informazione e l’educazione dei futuri uomini e donne dipende da noi genitori. Sulle suore no comment, anche se volendo credere in un futuro migliore gli concedo l’attenuante della buona fede.

  19. Ciao Lena,
    con un pò di rabbia rivivo un lontano ricordo con te e con tutti i lettori. Come premio per aver fatto diligentemente il chierichetto per un anno, il sacerdote ha voluto premiarci, indovinate come: correva l’anno 1961 centenario dell’unità d’Italia con grandi festeggiamenti a Torino, egli, ha organizzato una gita a Torino di tre giorni per il gruppo dei chierichetti da premiare, tutti eravamo convinti che stavamo andando alla ricorrenza dell’Unità d’Italia, vero solo in parte ! abbiamo trascorso un giorno intero all’interno del Cotolengo dove i miei occhi hanno visto cose che probabilmente sarebbe stato meglio non vedessero, anche perchè a soli undici anni hanno colpito molto negativamente la mia fantasia, ricordo che per anni ho avuto sogni che mi turbavano e solamente molti anni dopo ho potuto capire e farmene una ragione. Ho capito che molte famiglie si disfavano di un problema poichè c’era qualcuno disposto ad occuparsene e mi sono domandato è umanità o interesse economico ospitare in posti simili esseri “diversi”, con i inevitabili maltrattamenti, ricordo di aver visto persone legate ai letti, persone rinchiuse in specie di gabbie etc..
    In conclusione, all’interno della stessa sfera religiosa vi sono correnti di pensiero diametralmente opposti il prete che fà vedere lo spettacolo e la suora che nasconde la realtà è pur vero che il divario di tempo è molto grande, ma è altrettanto vero che non vi è a mio avviso alcuna mediazione comportamentale, degna di meritare il plauso della contemporaneità e l’equilibrio per superare e non creare le diversità.
    Come una mia abitudine ti abbraccio inviandoti i migliori auspici.
    Giuseppe

  20. X Giuseppe: dal 61, il Cotolengo è cambiato le teste no! Sbagliato o, quantomeno, troppo forte, la scelta del sacerdote (a suo tempo) ma, ormai, purtroppo, la disabilità, è percentualmente, purtroppo, aumentata quindi non è più un’eccezione ne, tantomeno, diversità.occore rendersene conto e renderne edotti ake i bambini.
    X Franco: simpatica la signora…ti sei fatto dare l’indirizzo?Ku Klus Kan..via?

  21. Purtroppo bisognerebbe spiegare ai bambini tante cose, ma sono i genitori i primi ad avere pregiudizi sulle altre persone e quindi i bambini non sono altro che lo specchio di questi ultimi.
    Se poi ci mettiamo che la Chiesa in tutte le sue forme è il primo ente (a scopo di lucro) a creare pregiudizi ed a indicare come tutti diversi (diversamente da quanto tenta di predicare)…. abbiamo fatto l’en plein!
    Basta credere che per la Chiesa (istituzione) tutti sono uguali e siamo tutti fratelli: sono i primi loro a predicare bene e razzolare male e sono i primi a considerare “diversi” tutti indistintamente non la pensino come loro (quindi non bisogna essere omosessuali o affetti da deficit o altro ancora, anche io che sto scrivendo questo sono un “diverso”).
    Se tra chi legge ci sono cristiani……NON me ne scuso e continuo a pensarla così. grazie

  22. @OCCHI: la penso-pensavo come te circa la chiesa ma, questo Papa, stà tentando di cambiare le cose. Colpevoli ma non incolpevoli, sicuramente ma, pian piano, chissà. La chiesa non è come la Concordia che, pur gigante, la rovesci in un attimo. Ci vuole tempo. La migliore Istituzione resta la famiglia ma, purtroppo, o per fortuna, si lavora e, se nn hai i nonni, a chi ti rivolgi?X il resto non mi dilungo rimandandoti ai miei precedenti commenti in merito.Ciao.

  23. Ma parliamo di bambini di 3-5 anni. Cosa volete che possano capire? Si impressionano e piangono..Ma finiamola con questo buonismo e ipocrisia da 4 soldi.

  24. @MARIO: CAPISCONO PIU DI TE ! o non hai figli o non sei invalido o hai qualche probema. Non è buonismo.Si parla di un’asilo, non di un lebbrosario. qui, che s’impressiona, sono io di fronte a questi commenti! L’iposcrisia da 4 soldi, utilizzala per un appartamento a Sparta e prega il tuo Dio di non finire nell’elenco predestinato alla rupe perchè, dopo questo commento, secondo me, troveresti molti disponibili a scegliere e assegnarti una punizione.

  25. Per Mario:
    io ho visto bambini di 3-5 anni che si sono messi a piangere (forse perchè impressionati o spaventati?) nel vedere una persona vestita da Babbo Natale, altri li ho visti piangere di fronte ad un pupazzo di peluche magari di dimensioni superiori a quelle aspettate, altri ancora piangono quando in occasione del Carnevale si trovano di fronte a quelle maschere macabre che si vedono in giro (es. mostri con occhi sanguinanti e penzolanti fuori dalle orbite), per non parlare di quelli che piangono quando vedono alcuni cartoni animati dove muore la mamma del personaggio protagonista (bambino o cucciolo di qualche simpatico animaletto).
    La lista potrebbe essere ancora lunga, però mi chiedo (e non vuole essere una polemica ma solo uno scambio di opinioni): perchè di fronte a questi pianti dovuti sicuramente ad un’impressione o spavento non ci preoccupiamo dei possibili risvolti psicologici sui bambini?
    In questi casi spesso la maggior parte dei genitori sorride, o mi sto sbagliando?

  26. Brava Carminia, hai centrato il punto.
    Cartoni, maschere e film, per quanto orridi, sono frutto della fantasia, invece movimenti, deformazioni o mutilazioni varie, gesti e tic scomposti o troppo regolari, sgradevoli da vedere – lo ammetto, a volte mi prenderei a schiaffi da sola quando non sono in grado di controllare i miei muscoli – sono reali e possono colpire chiunque, in qualsiasi momento. Sono tanti i fattori che determinano queste REALTÀ ed è questo che spaventa veramente. Passando veloce accanto a queste REALTÀ, alcuni si vogliono fermare all’apparenza: forse non ammettono che una PERSONA possa vivere in quel modo.
    … poverini…
    … eppure è la forza della vita, la stessa che fa nascere un fiore nel cemento, e non viene da noi.

  27. Consumiamo i nostri pasti davanti a TG, FILM, PROGRAMMI, di una tale violenza e sofferenza che, ormai il dolore ci passa davanti inosservato…e siamo preoccupati se i nostri figli vedono un disabile, deformato, rumoroso…ma diciamo “siamo tutti figli di Dio”. Però…mi si dice, le parrocchie non sono pronte ad accogliere, i bambini si spaventano davanti a tanti disabili: ma i bambini non si spaventano forse di più davanti a liti violente dei loro genitori che si contendono il figlio o addirittura fanno a gara per chi lo vuole/e non, i fine settimana?
    Nel gruppo disabili di mia figlia io non vedo “storpi – cose paurose”, vedo solo modalità diverse, approcci diversi, fatiche diverse, ma leggo un unico linguaggio: quello dell’amore vero. Per fortuna esiste qualche parrocchia che accoglie, non si spaventa, crea un arcobaleno di persone dove non vi è la parola “diverso”…Grazie, a tutti coloro, credenti o non che vedono in ogni volto il volto di Dio

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