La morte di Andrea: chi è il diverso? In realtà, ognuno di noi lo è!

Proprio in questi giorni, con la scomparsa di Andrea, si è tornati a parlare di “persone diverse”. Andrea ora lo conoscete tutti; è quel ragazzino che si è impiccato per colpa della parola magica: “diverso”. Più volte ho parlato di quelle che sono, a mio parere, le peggiori barriere: quelle sociali. Chi meglio di un disabile può capire Andrea; noi disabili siamo da sempre i diversi per eccellenza. Ogni volta in questo paese si aspetta il fatto ecclatante, che fa scaturire dibattiti e discussioni sul tema, e che in realtà solo per qualche giorno ci fa riflettere, poi ognuno per la propria strada, con una vita e dei pensieri propri.

Sicuramente gli specialisti, come psicologi e psichiatri, sono in grado di dare a tutti noi una spiegazione scientifica sul periodo adolescenziale, sull’autostima, sulla fragilità negli anni più difficili, per un giovane uomo o una giovane donna e sulla società. Senza dubbio vanno analizzati e valutati tanti aspetti, che per noi, persone comuni, possono risultare complessi. Il termine “diverso” non è stato coniato negli ultimi anni, ma è sempre esistito; la società in cui viviamo corre veloce, tutti ad inseguire stereotipi, qualcuno o qualcosa da idolatrare. La società ci travolge come una furia, come un torrente in piena fuori dagli argini e non tutti riusciamo a non affogare. Il mio pensiero è che tutti, per un motivo o per un altro, siamo diversi. Ormai di questi tempi, si identifica come diversa qualunque cosa che per alcuni non è “normale”. Per alcune persone, fuori dagli schemi è chi non cammina, è chi ha il volto sfigurato, è chi è down, è chi porta il vestito sbagliato, è chi non fuma, è chi non beve… E tutto questo a cosa porta?

La diversità a mio parere è un bene, certo se la si usa nel senso giusto, quello positivo, che può dare dei buoni risultati. Noi tutti siamo diversi nella forma (colore dei capelli, colore degli occhi, statura) e anche nella sostanza (nel modo di pensare, nell’anima); in tutta franchezza non è giusto prevaricare sulla scelta di vita di una persona, ognuno di noi deve essere libero, ovviamente senza dimenticare il rispetto degli altri. Anche io, agli occhi di qualcuno, sono differente ma addirittura con una doppia diversità; è questo l’errore, andare al di là della diversità comune che esiste tra tante persone all’interno della società e quindi trasformarla, per superficialità, malignità o altro. Nel mio caso si va a giudicare la condizione di vita di una persona, causata da una malattia da cui, riflettendoci bene, nessuno è immune. I disabili come me lottano da sempre contro chi ci vorrebbe in un angolo e che continua a fare finta di non vederci perché forse così pensa di vivere meglio.

L’aver colpito con parole o gesti un ragazzino come Andrea mi ha davvero ferita, perché mi sono sentita pugnalata nel profondo. Non è giusto, nell’era dell’avanzamento tecnologico e della conoscenza, sentire ancora utilizzare la parola “diverso”. La trovo una parola arcaica, che riferita a delle persone non andrebbe mai utilizzata. Io non mi sento differente, anche se ci provano davvero in tutti i modi a farmici sentire; sono solo una ragazza di 33 anni che, a causa di una malattia non può più usare le sue gambe per camminare, ma si avvale di una quattro ruote. Certo il mio problema di salute richiede qualche accortezza, agevolazione, un po’ di più di rispetto da parte degli altri, per fare parte, anche io, della società. Le persone che mi circondano nella vita di tutti i giorni, con i loro gesti, gli atteggiamenti, le parole mi danno molto da pensare. Si possono fare infiniti esempi sulla discriminazione, perché è questo che subiscono i cosiddetti diversi. Parlando con questa società ho appreso che molti bambini disabili, anche a scuola, vengono isolati dai coetanei stessi, credo per una errata spiegazione data al bimbo, e molte famiglie addirittura non vogliono i propri figli in classe con piccoli disabili; eccoci a stilare quell’elenco con bambini di serie A e serie B. La diversità la si subisce anche da adolescenti, per un difetto fisico oppure perché si ama la scuola, ci si applica nello studio e si crede profondamente in sé stessi e nelle proprie capacità.

Poi non dimentichiamo questo periodo di sacrifici e austerità delle famiglie italiane, dove i genitori non riescono ad arrivare a fine mese e dove ci si fa in quattro per permettere ai propri figli di rientrare tra quelli che il gergo giovanile definisce adolescenti di tendenza. Questa è la terribile cultura del “diverso”, che ci portiamo fin da piccoli. Nel caso di Andrea credo solo che lui volesse come gli altri, vivere, respirare, imparare e diventare grande. Da tempo il mio pensiero è che nel nostro paese sarebbe utile un po’ di educazione sociale; perchè no, magari fatta da persone come me, che hanno questa diversità aggiunta; forse potrebbero essere di aiuto a migliorare il pensiero comune sul “sociale”. Perchè non cominciare nelle scuole, coinvolgendo gli operatori scolastici e anche le famiglie. Potrebbe essere una iniziativa positiva. E’ ora di mettere la parola fine a tutto questo; siamo persone, ognuno a suo modo, e per un determinato particolare possiamo risultare più o meno speciali. Sino a quando una persona con il proprio modo di vivere non danneggia gli altri, ha tutto il diritto di esistere a modo suo, senza giudizi e pregiudizi. Quindi la parola “diverso” può far bene o far male in base all’uso che se ne fa. Sta nell’intelligenza delle persone capirne l’utilizzo corretto.

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10 risposte a “La morte di Andrea: chi è il diverso? In realtà, ognuno di noi lo è!

  1. Carissima Lena,
    ho letto con tanto interesse e commozione questo tuo articolo. Ho appreso dai media la tragica morte di questo ragazzino e trovo che l’intera vicenda sia straziante, prego che il Signore aiuti i suoi genitori ad affrontare tutto questo.
    Il fatto che tu richiami la nostra attenzione sul termine “DIVERSO” mi fa riflettere su un ulteriore interrogativo: “CHI E’ NORMALE?”
    Personalmente penso che la tendenza generale sia quella di confondere alcune standardizzazioni, decise non so da chi, con la normalità. Questo ovviamente dipende dai diversi ambiti, per esempio nel mondo dell’infanzia è considerato “NORMALE” il maschietto che gioca a calcio o la femminuccia che fa danza, nel mondo dell’adolescenza sono “NORMALI” i ragazzi che vanno in discoteca, se poi ad un ragazzo la discoteca non piace allora è strano o appunto diverso ma se, viceversa, la discoteca fosse un luogo per persone più anziane allora diventa diverso il ragazzo che la frequenta.
    Questo mi porta a pensare che la cosiddetta “NORMALITA'” non è altro che una tendenza di massa, a cui in tanti si adeguano solo per non essere considerati diversi.
    Se poi il discorso si spinge oltre, cioè nell’ambito della disabilità e della malattia, allora in questo caso per me si parla esclusivamente di “FORTUNA”, che non è certo un merito personale. Fino a quando non si riesce a cogliere questi concetti ci saranno sempre le discriminazioni con il rischio di altre vicende drammatiche come quella di Andrea.
    A mio parere deve partire tutto da una formazione educativa da avviare già sui bambini piccolissimi, almeno alle scuole elementari, se non alle materne, visto che purtroppo, ancora nella nostra “epoca civile” continuano a registrarsi fenomeni di emarginazione fino ad arrivare al bullismo.
    Questo tipo di intervento deve spesso passare anche attraverso insegnanti e genitori. Sono convinta di quanto affermo perchè sono venuta a conoscenza di realtà diametralmente opposte. Da un lato ho visto situazioni di totale intolleranza con conseguente emarginazione da parte di insegnanti, compagni e genitori del bambino definito “problematico”; in altri ambiti ho visto invece realtà completamente opposte fatte di bambini maturi, generosi e affettuosi che accolgono il loro compagno e lo considerano uno di loro, addirittura dandogli dei consigli per il suo bene. In quest’ultimo caso chiaramente a monte c’è un lavoro eccellente da parte del corpo docente e un’ottima educazione da parte dei genitori.
    Conclusione: i bambini, se opportunamente guidati possono dare tanto fino a stupire noi adulti, contemporaneamente si arricchiscono di umanità e trovo difficile che poi diventino degli adolescenti bulli o degli adulti freddi e indifferenti ai problemi degli altri.
    Allora iniziamo da loro. La tua idea di un percorso formativo all’interno delle scuole ma anche in altri ambiti e guidato da persone eccezionali come te è a dir poco fantastica; si riuscirà mai a realizzarla?
    Un forte abbraccio

  2. L’importante non è avere qualche grado di diversità, più o meno personale; essenziale, nella nostra società, è rispecchiare alcuni canoni fondamentali; se non ci sei, sei fuori( e i fatti lo dimostrano) con tutte le coseguenze del caso.

  3. è inutile spendere parole,in italia se ne creano infinite,l’unica verità è che viviamo in un PAESE diverso rispetto al mondo,questa è l’unica diversità da sconfiggere.

  4. Purtroppo la colpa di tutto questo oltre che della società è pure della tv!,dove sono sempre messi in risalto aspetto, portamento,perfino il modo in cui la gente ospite in vari programmi si siede mettendo in mostra gambe e tacchi vertiginosi.Ma queste cose contano si e nò,invece per mè questo fatto riguardante andrea è frutto di ignoranza intellettuale bella e buona.

  5. Ciao Lena,
    apro il Gazzetino di oggi nella pagina di Trieste, bimba di 15 anni si uccisa in casa con la pistola del padre, il cronista dice: solidudine, problemi legati alla scuola ecc.., come vedi il tema che hai avviato con il tuo articolo, è diventato la presa di coscienza che è in atto, una spirale di violenza che i giovanissimi esercitano su se stessi, e a tutti noi non resta che cercare di capirne le ragioni, per poter fare qualcosa per rimuoverne le cause, che naturalmente non potranno essere sempre le stesse.
    Il suicidio in genere è sempre una complicanza di concause molto difficili da definire, le statistiche ci danno anche dei riferimenti sulle fasce di età in cui il fenomeno si acutizza, attenzione non stò accettando passivamente il fenomeno stò cercando di capirne un pò di più io stesso.
    La morte volontaria è un fatto importante anche all’interno delle carceri, il nesso tra i due luoghi, il carcere da una parte, la scuola dall’altra, sembra possa essere rappresentato da dove vi sono aglomerati di persone ad alta densità, in questi ambiti devono per forza convivere personalità con “differenza di genere” e molto spesso si trova nelle manifestazioni di forza, lo sfogo di coloro che intendono prevaricare sugli altri, molto comunemente il fenomeno viene definito “bullismo”, onestamente la definizione mi sembra semplicistica in quanto intravedo più e diverse complessità nel fenomeno, come ad esempio : il branco o la banda con a capo un personaggio trascinatore, che in virtù della forza colettiva si impone allo scopo di divertimento e/o piccoli ricatti sui più deboli, imponendo uno stress generalizzato sul soggetto più debole, non sò se esista una unità di misura della debolezza, di certo vi esistono soglie di sopportazione individuali, oltre al quale scattano le molle della imprevedibilità comportamentale.
    La stessa cosa vale qualora il gruppo ignorantemente “machio” indirizza le proprie attenzione ad un soggetto che stà, o ha maturato sessualità indicata nella fascia dei “diversi”, l’omosessualità, sopratutto in un soggetto giovanissimo, penso debba essere un grande peso, almeno fino a quando non sia dichiarata ed accettata, come una sorta di lascia passare sociale.
    Complmenti per la chiarezza del tuo articolo, a presto.
    Giuseppe

  6. Cara Lena,
    Sono mamma di un ragazzo di tredici anni e sono d’accordo con te quando scrivi che sarebbe utile una educazione sociale. Gli adolescenti sono piccoli uomini che vanno cresciuti, educati attraverso percorsi che la famiglia e la scuola deve dare.
    La scuola ha un ruolo molto importante nella vita dei nostri ragazzi, ė qui che si fanno le prime amicizie, sui banchi di scuola che sbocciano i primi amori e via via comincia il loro percorso nel mondo della vita ed ė qui in questa fase di crescita che bisogna dare un EDUCAZIONE SOCIALE. Ma, purtroppo ci troviamo davanti una scuola che non vuole o non ė interessata, la scuola non deve essere solo cultura generale ma bensì deve anche dare le basi per farli crescere e diventare uomini migliori!!
    I nostri adolescenti devono capire e imparare che la diversità di ognuno di noi in tutte le sue sfumature ė un bene prezioso!

  7. Buongiorno Lena.
    Sono un padre di una ragazza di 24 anni e di un bambino di 7, purtroppo viviamo in un mondo
    che gira al contrario.
    Questa socetà deve per forza essere formata da persone perfette, il disabile o la persona che
    sceglie di vivere al di fuori degli scheni è considerata diversa.
    Le porto ad esempio il mio caso, mio figlio l’anno scorso freguentava la prima elementare e
    spesso veniva a casa piangendo, dopo ver parlato a lungo con lui, ho scoperto che, alcuni bambini lo prendevano in giro perchè non portava un certo tipo di scarpe.
    Voglio precisare che io non posso permettermi di spendere certe cifre per un paio di scarpe
    che dopo due mesi devo cambiare, i bambini crescono velocemente e mi sembra di buttare
    i soldi dalla finestra.
    La mia decisione e quella di mia moglie è stata quella di cambiare scuola, ora tutto funziona
    a meraviglia e mio figlio è felice.
    Il problema comunque rimane, questa socetà non considera più la persona, considera solo
    l’immagine che rappresenta.
    Noi siamo giornalmente bombardati da programmi televisivi che spingono le persone verso
    l’autodistruzione. la gente critica ogni comportamento e alla domenica la troviamo in chiesa
    a pregare per la propria anima.
    Maledetti ipocriti.
    Dobbiamo imparare a guardare in casa nostra e non criticare chì sceglie di vivere in modo
    diverso, da questa infame socetà.
    La chiesa non riconosce le coppie di fatto, contraria da sempre all’omossessualità ma, all’interno
    di essa ci sono un numero esagerato di pedofili, per giunta quando vengono scoperti, il vaticano
    cerca sempre di nascondere la verità.
    Concludo affermando che i diversi siamo noi, tutte le persone a questo mondo, hanno il sacrosanto diritto di scegliere da che parte stare.
    E noi abbiamo il dovere di rispettarle.
    Un caro saluto.

  8. Buongiorno.
    Carissima Lena, dopo aver riflettuto sù quello che le ho scritto il 30 /10, vorrei porle una
    semplice domanda.
    Cosa significa essere diverso ?
    E da che cosa non bisogna esserlo ?
    Oggi abbiamo i nostri ragazzi che, senza una figura autorevole vanno in panico, senza attributi
    e come riferimento insostituibile, il computer e il famelico telefonino.
    Ragazzi senza speranza e senza futuro, inghiottiti da la tecnologia, parlare è diventato un lusso.
    Genitori compiacenti che pur di tenere lontani i figli, li riempono di costosi regali, non sapendo
    il male che fanno pur essendo consapevoli dell’operato.
    Ora mi chiedo, se il diverso vuole staccarsi da questa massa di pecoroni, con orgoglio le dico
    che i miei figli sono diversi e le garantisco che ne vado orgoglioso.
    Chi esce dal gregge, in molti casi risulta essere il migliore e se devo avere un figlio che in tutta
    la giornata, stà attaccato al telefono o al pc e qundo mi siedo a tavola usa le cuffie per parlare
    con i suoi amici, allora le dico la verità. evviva il diverso.
    Un caloroso saluto.

  9. Cara Lena,
    purtroppo non è condivisibile quanto asserisce Marco, i giovani non possono essere, non sono una massa di pecoroni, ed è pressoche impossibile che siano loro stessi ad affondare il paese, in cui saranno per un periodo della loro vita i depositari, come lo siamo noi, come lo stati i nostri padri, i nostri nonni e i nonni dei nostri nonni, direi piuttosto che dobbiamo eventualmente riflettere sugli errori commessi come genitori, e non cadiamo nel solito eufemismo ” è colpa della società “, no non è così, ognuno si deve guardare dentro fino in fondo e deve avere l’onestà intelettuale da riconoscere le proprie piccole o grandi colpe.
    A ben dire, visto che i figli calpestano le orme dei genitori, è un poco azzardato usare le definizioni citate per definire i giovani, vorrei ricordare anche, che esistono singole personalità da riconoscere e valutare, piuttosto che masse di pecoroni, e non mi meraviglio se Marco non sà distinguere una pecora da una persona.
    Stimare ed appezzare gli uomini del futuro, significa una cosa sola: essersi occupati perchè ciò possa accadere.
    Con grande stima Giuseppe

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