Intervista ad Oscar De Pellegrin, medaglia d’oro alle Paralimpiadi

Oscar De Pellegrin

Per questa intervista ho deciso di scambiare quattro chiacchiere con Oscar De Pellegrin che, alle paralimpiadi 2012, ha vinto l’oro nel tiro con l’arco, proprio all’ultima freccia, chiudendo nel modo più spettacolare la sua brillante carriera dopo 25 anni di dedizione. Un atleta, ma per primo un uomo che, a 21 anni, dopo quel tremendo incidente sul lavoro con il trattore, ha deciso di dare una grande svolta alla sua vita.

Ho ascoltato diverse sue interviste e in queste mi ha colpito che lui tende a non definire “super” gli atleti come lui. A questo punto incuriosita ho voluto chiedergli:” Perchè non ti ritieni un “super” atleta?
Posso dirti che io, come tanti, davanti alla disabilità sono stato capace di guardare oltre l’incidente e quindi la disabilità forzata; ho deciso di non precludermi nulla e così ho messo al centro della mia vita un traguardo per me importante. Davanti a questi eventi negativi della vita, bisogna solo essere “abili” a sfruttare tutto ciò che si può dare ancora con il corpo e con la mente.

Per quanto riguarda il problema delle barriere nei confronti della disabilità e su come il nostro paese gestisce tutto questo, cosa ne pensi?
Sono molto speranzoso che queste barriere, per la maggior parte mentali e sociali, possano piano piano essere livellate, fino ad essere abbattute totalmente. Non sarà facile, perchè queste difficoltà sono le più ostiche da annientare. L’Inghilterra, come molti altri paesi, l’ha già fatto da tempo; queste paralimpiadi sono state un esempio importante, perchè hanno mostrato gli atleti in modo tale che nessuno notasse e quindi si concentrasse unicamente sulla disabilità, ma sulla loro capacità, bravura e talento.

Dalle interviste ho appreso che sei arrivato a fine carriera, quindi ora quale sarà il tuo nuovo obiettivo?
Ti confermo che sono arrivato a fine carriera, infatti lo avevo dichiarato già sei mesi prima dell’inizio delle paralimpiadi; un po’ anche condizionato dal problema alla spalla che ha inciso a sufficienza. Questa mia fantastica esperienza sportiva la definisco una parentesi, durata ben 25 anni, che mi ha dato veramente tanto e che non potrò mai dimenticare. Al di là dell’aspetto sportivo in sè, lo sport è veramente carico di valori e non può non insegnare qualcosa e chi lo pratica non può non apprendere. In futuro mi piacerebbe restare in questo ambiente però, sento anche il desiderio di dare la precedenza alla mia famiglia.

Tutti abbiamo visto che ti è stato conferito un grande riconoscimento,    assegnandoti il compito di portare la bandiera italiana, alla apertura delle paralimpiadi di Londra. Mi puoi dire cosa hai provato?
Non ti nascondo il fatto di essere molto orgoglioso per il compito attribuitomi, direttamente dal presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli; è stato un onore e allo stesso tempo ne ho sentito il peso, proprio per il suo enorme significato, che va al di là del gesto in sè, ma che vuole assolutamente trasmettere il grande valore dello sport e del divertimento.

Quali sono stati i momenti più emozionanti?
I miei momenti più emozionanti sono stati due e hanno generato sensazioni diverse. Il primo è l’ingresso nello stadio con la bandiera italiana e questo ha significato avere il riconoscimento di tutti, degli spettatori, dei tecnici, della federazione e degli atleti. Il secondo è l’assegnazione di quella medaglia d’oro, all’ultima freccia, che mi ha reso molto orgoglioso e che mi ha fatto coronare una carriera sportiva fantastica.

Per concludere l’intervista, sono curiosa di sapere cosa hai pensato o provato prima di iniziare la tua gara?
In tutta sincerità posso dirti che, in quel momento, ho pensato solo a concentrarmi al massimo, a focalizzare l’obiettivo con la massima determinazione, lasciandomi alle spalle qualsiasi altro tipo di pensiero.

Oscar, colgo l’occasione per farti ancora le congratulazioni per la vittoria e un grande in bocca al lupo per ciò che vorrai fare in futuro!

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