Intervista ad Alex Zanardi: “Sai Lena, ho più gambe che testa”

Intervista ad Alex Zanardi

Spero che Alessandro, campione di handbike,  non me ne voglia ma ho deciso di intitolare il mio articolo con la frase che mi ha detto quando ci siamo sentiti, per la prima volta, telefonicamente. Frase scaturita dal riferimento alla sua memoria nel ricordare i numerosi eventi, le numerose interviste che lo vedono protagonista; questa sua espressione “Sai Lena, ho più gambe che testa”,  io la definisco una frase di alto effetto, ricca di autoironia, che già parla da sola e la dice lunga su che persona è realmente Alessandro Zanardi.

Le paralimpiadi 2012 sono terminate, ma i nostri grandi campioni proseguono la loro amata attività sportiva e soprattutto proseguono la loro vita da uomini; persone che ogni giorno, come tutti, si confrontano con il resto del mondo.

Con mia grande gioia, Alessandro Zanardi mi ha concesso una intervista. Mi piaceva l’idea che una persona disabile, come me, potesse intervistare un grande campione; bello pensare che forse avrei avuto idee diverse nel creare delle domande, che entrano nell’immaginario di tanti altri disabili che lo ammirano e che magari vorrebbero conoscerlo.

Vi posso dire che il risultato finale è stato positivo; mi è sembrato di parlare con un amico, come comunemente faccio per confrontarmi su fatti e idee. L’ho ascoltato con attenzione anche per carpire qualche insegnamento di vita, per convivere al meglio con la mia disabilità che ancora, io come molti, accetto con difficoltà nonostante il passare degli anni. Ecco dunque cosa ci siamo detti…

La nostra chiacchierata è iniziata, per mia scelta, parlando di una sfera personale della sua vita: la sua famiglia. Volevo conoscere il binomio tra famiglia e impegno sportivo (paralimpiadi).
Mi ha confermato che, purtroppo per motivi organizzativi, pass e accessi vari,  i suoi cari non erano con lui a Londra, ma lui mi ha spiegato che comunque non avrebbe potuto dedicare loro molto tempo, perchè gli impegni per queste gare sono sempre notevoli. Però suo figlio quattordicenne non ha mancato di stupirlo. Sì, lo ha spiazzato, nonostante lui constati che a quella età sono tutti poco interessati a ciò che succede intorno a loro, all’esterno ma, più che altro, si occupano di ciò che li riguarda da vicino cioè il loro mondo da adolescente, quello che tutti abbiamo vissuto. Dopo averlo seguito da casa, a gara terminata e vittoria ottenuta, suo figlio lo ha chiamato per ricordargli che gli vuole molto bene, indipendentemente da tutto, dalla gara, dalla vittoria; quel bene da figlio a padre e basta, accantonando per un attimo la figura di super atleta. Però la cosa che mi ha fatto sorridere e commuovere è che suo figlio prima di chiudere la telefonata gli abbia comunque ricordato che è un “figo” pazzesco.

Un aspetto che di lui mi ha colpita, perchè traspare sempre, è la grinta, che molti potrebbero invidiargli e quindi la mia curiosità era quale molla facesse scaturire tutto ciò.
Lui non ha avuto dubbi e mi ha parlato subito dei suoi genitori. L’educazione ricevuta; spronarlo ogni giorno a cercare nuove opportunità per aggiungere qualcosa a ciò che hai fatto precedentemente. Mamma e papà l’hanno spinto a provare sempre con fiducia; in ogni esperienza c’è una partenza e un arrivo ma la cosa importante è la strada fatta, perchè il percorso è quello che conta, è lì che si trova la felicità; tentare di generare cose e godersi a pieno il momento in sè. Se si potesse, metterebbe indietro le lancette di un orologio per rivivere per prima cosa tutta la strada fatta e poi considererebbe tutte le medaglie vinte, che rappresentano un valore aggiunto.

Lui personalmente prima cerca passioni e si mette alla prova, poi al termine di tutto trae le conclusioni e decide se trasformare la passione in professione. Gli atleti come lui possono essere di esempio attraverso lo sport. L’attività sportiva può essere di grande insegnamento perchè si tratta di un insieme di discipline che trasmettono dei grandi valori. Il suo consiglio è di dedicarsi a pieno a quello che piace veramente – non necessariamente lo sport – e desiderare di fare sempre di più, in qualsiasi cosa che diventa parte della nostra vita.

Non sono riuscita a non ricordare ad Alessandro il pensiero comune di molti disabili, che non riescono magari a non pensare che un atleta del suo livello è comunque un disabile più fortunato, nel senso che ha molti più strumenti e opportunità per gestire al meglio la sua disabilità.
Lui gentilmente ha espresso subito di rispettare il pensiero di tutti però ha voluto spiegare alcune cose. Sicuramente prima dell’incidente era un atleta ad alti livelli e questo ha comportato un certo tenore di vita e con facilità poteva ottenere molte cose materiali che sicuramente chiunque, al suo posto, avrebbe accettato, perchè semplicemente e normalmente ci si abitua. Purtroppo vedersi senza gambe un giorno con l’altro ha fatto crollare subito il suo castello; è stata dura ripartire da una caduta così alta, perchè la possibilità di cadere in depressione era dietro l’angolo ma lui l’ha ostacolata subito. Il suo carattere gli ha permesso di riflettere e quindi focalizzare solo ciò che era rimasto e non tutto ciò che aveva perso.

Lui pensa che, c’è sempre il modo di lasciare una firma in calce a tutto ciò che possiamo fare nella nostra vita. La cosa importante è fare le cose con piacere, con interesse e passione perchè solo così si può arrivare facilmente a portare a casa il risultato che conta; contrariamente, a volte, quando si è spinti dalla sola ambizione i risultati poi faticano ad arrivare e non si ottiene ciò che si vorrebbe.

Gli ho voluto far sapere che quella immagine di lui che bacia l’asfalto dopo la gara mi è sembrata così spontanea e pulita.
Questa mia considerazione gli ha fatto piacere, perchè mi ha confermato che si è trattato di un gesto molto libero, che gli ha permesso in quel momento di essere vicino ancora una volta al suo papà, persona importantissima della sua vita, a cui lui è grato per ciò che è e per ciò che l’ha fatto diventare; lui stesso mi dice che gli manca molto. Quello asfalto, in quel momento lo ha portato indietro nel tempo, al pensiero dei primi asfalti con i go-kart.

Per concludere questa intervista, dato che lui viaggia e vede molto, non potevo non chiedergli cosa ne pensa delle barriere nei confronti della disabilità.
Lui definisce gli italiani estrosi, divertenti, l’espressione pura della vitalità; ma allo stesso tempo l’Italia è il paese dell’individualismo, dove tra di noi non comunichiamo abbastanza, perchè fondamentalmente c’è sempre qualcuno che vuole per forza primeggiare. Bisognerebbe osservare di più le persone come individui, per quello che fanno e non per la disabilità che hanno. Un bell’esempio è lo scienziato, disabile, Stephen Hawking, una mente eccezionale che nessuno ha osato fermare, a causa della sua disabilità, anzi il suo paese l’ha lasciato lavorare e studiare perchè hanno guardato oltre la sua disabilità. Le persone, indipendentemente dalla loro condizione fisica possono dare molto e quindi, sarebbe veramente brutto precludere tutto questo.

Eccovi presentata la barriera che in Italia è molto presente ed è quella mentale, sociale… Ci manca la cultura giusta. Alessandro lo ritiene comunque un percorso realizzabile; alle Paralimpiadi è accaduto quel qualcosa che conta e può fare finalmente la differenza, perchè con lo sport gli atleti hanno potuto comunicare tanto e io aggiungo che il nostro paese deve solo imparare ad apprendere.

Grazie Alessandro e ancora complimeti! In bocca al lupo per tutto!

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8 risposte a “Intervista ad Alex Zanardi: “Sai Lena, ho più gambe che testa”

  1. Un intervista più vera di questa non ce nè così come la verità detta da alex, che in questo paese c’è troppo individualismo in tutti i campi e in quello lavorativo purtroppo che l’aspetto individuale prevale su tutto…………………e la base sono i soldi e ci saranno sempre!.Oggi se ti fermi a dare una mano a qualcuno ti senti dire da altri:ma fatti gli affari tuoi!,sul lavoro poi è peggio perchè ti viene detto vai avanti a lavorare e se non produci salti tù e lui.

  2. GRANDE, GRANDISSIMO CONTENUTO!!
    E CHE COMMOZIONE LEGGERLO.
    SIETE 2 GRANDI: LA GIORNALISTA PER COME SCRIVE, ALEX PER COME E’ , PER CIO’ CHE FA!!!

    GRAZIE, SIETE FANTASTICI.

    ANCH’IO HO UNA FIGLIA DELL’ETA’ DI NICOLO’ E COMPRENDO CIO’ CHE SI DICE IN QUESTO ARTICOLO.

    VI STIMO!! ( PER USARE IL LORO LINGUAGGIO…)

  3. Ma questa blogger sa scrivere? Un’intervista è domanda-risposta, non domanda-libera trascrizione della risposta. Che giornalismo è?

  4. ciao Lena,
    come sempre, quando uno crede di fare un passo avanti, trova qualcun altro che motivi indefiniti fà il sapientino, facendo sembrare il tuo, un passo all’indietro, peccato che ci si perda a commentare la forma piuttosto che la sostanza, come vedere una novità se si tengono gli occhi chiusi? è fuori di ogni dubbio che ciò che stà accadendo nel tuo blog sia una grande novità, dar voce e possibilità di esprimere opinioni su argomenti che interessano una così vasta fetta di popolazione italiana, mi sembra sia una gran cosa, al di là e al di sopra della forma, come, già un coro a più voci si è potuto leggere molte volte nel blog e dai commenti “la questione è soltanto l’educazione” non la tolleranza o la pietà per le persone disabili.
    I risultati degli atleti parolimpionici mi sembra che non possa essere messo in dubbio, così come non si può dubitare che per fini benefici, essi possano concedere parte della piccola o grande notorietà ottenuta, offrendosi allo loro stessa categoria, esattamente antitetico della cosidetta normalità degli altri atleti professionisti che molto spesso lucrano sulla loro raggiunta fama.
    Alla fin fine sono profondamente convinto senza timore di replica, che l’informalità condotta nello descrivere l’intervista, raggiunga molto efficaciemente lo scopo prefissato, Alex uno di noi tra di noi, un pò meno sfigato e sicuramente usando un eufemismo lacerante, uno con i piedi per terra! che insegue i sui sogni come meglio sà e può fare, cosà c’è di diverso dagli altri atleti?
    Forza Lena! dalle critiche negative si deve trarre la giusta esperienza per proseguire in un crescendo continuo, anche con la politica dei piccoli passi, basta andare avanti e non arrendersi mai, con ammirazione Giuseppe

  5. In risposta alle critiche emerse in qualche commento, io non credo che lo scopo de “Il Mondo di Lena” sia quello di fare giornalismo con lo schema standard “domanda-risposta”.
    Poi Lena mi corregga se mi sto sbagliando.

  6. Grande Lena forse non tutti hanno capito che la tua non voleva essere un’intervista per farti
    pubblicita’, ma erano solo quattro chiacchere con un amico sulle sue esperienze fatte a Londra.

    • Ciao Lemon, grazie dei complimenti! Mi è piaciuto molto dare all’intervista un sapore confidenziale, come fosse un amico di sempre, con il quale fare quattro chiacchiere; proprio come due amici che si ritrovano dopo tanto tempo e si raccontano…
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

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