E i disabili disoccupati, ve li siete dimenticati?

So benissimo che siamo nella pausa estiva e che la stragrande maggioranza delle attività lavorative sono ferme e anche i rappresentanti delle nostre istituzioni stanno affrontando la loro pausa estiva. Sono consapevole del fatto che stiamo attraversando il cosiddetto periodo di crisi (periodo piuttosto lungo) e che quindi molte aziende sono sprofondate in un momento piuttosto difficile però, è comunque necessario preoccuparsi, per tempo, del momento in cui ci sarà a settembre la riapertura di tutte le attività e in futuro la ripresa dell’economia; è proprio in questi momenti che, dovremo ricordare alle nostre care istituzioni anche le problematiche lavorative dei disabili.

Anche in questo caso la questione è già regolamentata dalla legge, ma il nostro paese non si smentisce e non fa rispettare le regole. La legge c’è, è dettagliata e esiste da parecchio tempo e si tratta della legge 68/99 che ha come finalità la promozione dell’inserimento e dell’integrazione lavorativa delle persone disabili nel mondo del lavoro.

Siamo proprio un paese indisciplinato; purtroppo la mancanza di disciplina porta al caos totale e in tutta verità, il nostro paese continua a dare dimostrazione di essere nel caos!

Proprio una agenzia Ansa, del 29 luglio a Roma, ha segnalato che gli ultimi dati del ministero parlano di 752 mila disabili in attesa di lavoro nel 2009. La responsabile delle politiche per la disabilità della Cgil, Nina Daita spiega che da allora la situazione è peggiorata, anche per la possibilità, per le aziende in crisi, di chiedere la sospensione degli obblighi di assunzione previsti dalla legge 68/99, sul diritto all’impiego dei disabili.

Abbiamo quindi appurato che la percentuale di disabili occupati è ridicola, quindi viene davvero meno il concetto di vita indipendente e inclusione sociale. Come si dice tutto torna, gira e rigira e ci si trova su questo argomento che è diventato, da tempo, la battaglia di tutti i disabili. L’unico modo per far notare la diversità tra noi  e i normodotati è proprio questo: puntare sul concetto di vita indipendente e inclusione sociale.

Inutile essere ipocriti, nessuno vuole un disabile in azienda perché chiunque lo classifica come un non lavoratore, quindi che non lavora ma che è da pagare, e magari rallenta anche i ritmi aziendali; insomma un ingresso negativo per l’azienda. Sarebbe ora che le istituzioni facessero capire ai titolari di imprese che, anche un dipendente “normale” potrebbe rivelarsi negativo per l’azienda, per svariati motivi… E infine sarebbe necessario capire e approfondire il perchè, generalmente, le persone disabili sono maggiormente occupate negli enti pubblici rispetto alle strutture private.

Queste mie precisazioni sull’argomento per spiegare che, conoscendo il nostro paese, le aziende, secondo il mio modesto parere, andrebbero prese per mano, forse meglio se reciprocamente, Stato e aziende. E forse credo che questa potrebbe rivelarsi, anche se l’ultima, la fase più difficile! Occorre per forza avere tutto regolamentato, ma davvero tutto, con così la facoltà di valutare tutte le possibilità, e non lasciare nulla al caso. Noi purtroppo siamo il paese della illegalità, della furberia, il non rispetto di nulla con la tendenza a calpestare, calpestare i più deboli; sempre perchè ci viene permesso.

Sono convinta che se tutto fosse fatto nei dovuti modi, potrebbe funzionare. Si può dire che il sistema delle categorie protette è della preistoria e magari, dato l’evolversi dei tempi, ci sarebbe anche bisogno di rivedere qualche piccola cosa, ma la norma c’è e quindi non ci sono scusanti. Si sa che in Italia, una volta fatta la regola, il problema per il quale la si è creata non viene eliminato, perché poi ci vuole l’impegno giusto nel far rispettare la nuova norma, e quindi occorre credere e investire sugli operatori che dovranno controllare (ispettorato del lavoro, guardia di finanza).

Caro ministro Elsa Fornero, ecco che sono qui a rivolgermi di nuovo a Lei. Anche se credo di non avere ancora suscitato in Lei abbastanza interesse, con i diversi argomenti del mio blog sono qui a ricordarle di vigilare e operare su una problematica diffusa e delicata: il mondo del lavoro per i disabili. Questa è una delle tante sfide che il governo dovrebbe accettare, per tutelare una categoria del paese. Sono tanti gli aspetti della vita dei disabili su cui il governo potrebbe intervenire e dedicandosi a una cosa per volta, sa che risultati straordinari avremmo? Potremmo finalmente dirvi che avete fatto il Vostro dovere, avete svolto il Vostro compito quindi questo, ve lo anticipiamo, non comporterà riconoscenze e premi forzati che non sono dovuti per lo svolgimento del proprio lavoro, in nessuna comune categoria (lavoratori, studenti…), ma solo concessi se personalmente e  spontaneamente voluti.

Caro ministro Fornero, resto sempre della idea che tutte le problematiche che riguardano il mondo dei disabili vadano fatte seguire, da vicino, da veri disabili che possano esprimersi liberamente, per farVi notare ciò che deve essere “in” da tutto ciò che deve essere “out”. 

 

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13 risposte a “E i disabili disoccupati, ve li siete dimenticati?

  1. Salve, mi chiamo Giuseppe e sono un 47enne Disabile-fisico.
    VI’ VORREI dire che oltre alle DISCRIMINAZIONI RAZZIALI per lavorare come DIPENTENTE, VI’ SONO anche le discriminazioni razziali per lavorare AUTONOMAMENTE; mi spiego meglio: nel 1999 per permettemi di curarmi – studiare – mettere sù famiglia, non avendo avuto NONOSTANTE LE LEGGI un lavoro da dipendente, HO AVVIATO un’attività lavorativa autonoma(nnegozio di libreria-cancelleria) confidando negli aiuti economici della mia Regione Basilicata CHE PER LEGGE(28/2001) AVREBBE DOVUTO AIUTARMI.
    AD OGGI(9 agosto 2012) NON SONO RIUSCITO NE’ AD AVERE GLI AIUTI ECONOMICI, E NE’ AD AVERE UN’APPUNTAMENTO CHIARIFICATORE COL PRESIDENTE DELLA MIA REGIONE(nello specifico sig.Vito De Filippo).
    Spero che questa mia testimonianza sia letta anche dal Presidente della mia Regione, sig.Vito De Filippo.
    Distinti saluti
    Giuseppe Lucia

    • Ciao Giuseppe, per prima cosa devo ringraziarti per aver condiviso la tua esperienza, in quanto il lavoro autonomo dei disabili è davvero poco menzionato. Grazie di aver specificato da quale zona dell’Italia scrivi. La Basilicata è da me conosciuta come una regione abbastanza dimenticata e con tante difficoltà e mancanze. Mi auguro che il presidente della regione voglia darti risposte precise e concrete dimostrando di essere al servizio dei cittadini, tanto più di un cittadino che è in difficoltà. Le istituzioni dovrebbero prendersi cura di noi, senza dimenticare nessuno.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  2. Le categorie protette sono una farsa… sono invalida al 70% per problemi di schiena. Sono autonoma e indipendente ma non posso sollevare grossi pesi in seguito ad un intervento di scoliosi.
    Il collocamento obbligatorio mi ha sempre trovato e proposto dei lavori che non erano compatibili con la mia disabilità (operaia di stamperia, magazzino presso una grande catena di distribuzione, impresa di pulizie, cucitoria su macchine da cucire…) con la motivazione che “se lei è la prima in graduatoria e si libera un posto, noi lo offiamo a lei, poi è l’azienda che deve trovare una mansione adatta alla sua disabilità.
    Mi sembra assurdo: se si libera un posto da muratore o da scaricatore di porto allora mi mandi li??
    A cosa serve chiedere il titolo di studio e la disabilità se poi il “piazzamento” dei lavoratori avviene con questo metodo? Ci credo che le aziende sono scoraggiate dal cercare degli invalidi.

    I primi tempi che mandavo curriculum per la ricerca del lavoro ho sempre indicato che ero iscritta alle categorie protette come invalida civile… non ho mai ricevuto un riscontro… ho quindi deciso di omettere quell’indicazione e magicamente ho inziato ad essere chiamata per dei colloqui. Solo dopo che mi avevano conosciuta in sede di colloquio dicevo di essere anche iscritta alle categorie protette.

    Da qualche anno, finalmente, ho trovato un impiego a tempo indeterminato, compatibile con il mio titolo di studio, abbastanza vicino a casa, in un’azienda privata. Sono stata assunta come invalida ma non vengo trattata in modo “diverso” dagli altri. Sono finalmente soddisfatta e mi trovo bene!

    • Ciao CAB76, come al solito in Italia non si può essere sorpresi dalla tua esperienza; dopo le motivazioni che ti ha dato l’ente preposto salta subito all’occhio che è necessario cambiare qualcosa; per esempio la compatibilità disabile/lavoro: dovrebbe partire dall’ente la giusta assegnazione e non dall’azienda che deve inventarsi un ruolo, da far ricoprire al disabile. Poi forse bisognerebbe dare una occhiata alle graduatorie. Credo proprio che sia un errore assegnare i disabili ai lavori, con casualità, come l’estrazione della lotteria. Tutta la procedura necessita una attenta revisione. Tutta questa inefficienza strutturale, costringe il disabile a cercare da solo il lavoro, omettendo, ove la disabilità non sia così evidente, il fatto di avere una disabilità in sede di invio curriculum; comunicandolo poi all’atto del colloquio, proprio come hai fatto tu.
      Mi fa piacere sapere che ora hai trovato una azienda dove ti trovi bene.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  3. Ciao Lena,
    “IL BINARIO DELL’INDIFFERENZA”
    è vero che la crisi è causa di tutte le contingenze, ciò non deve impedire di attuare una seria programmazione per il futuro, su Repubblica di oggi si legge l’ennesima notizia riguardante una manchevolezza nei confronti dell categoria dei disabili, l’università ha costi troppo elevati per far partecipare telematicamente alle lezioni una aspirante invalida!
    Il tutto cammina nel binario dell’indiffernza, la ragione? economica!, qualora oggi questa PERSONA non venga formata, quale sarebbe il risultato del suo futuro? una vita da ammalata!, la nostra filosofia di pensiero deve cambiare radicalmente, rispetto alla attuale ottusità, chiunque ne abbia i requisiti deve ricevere per pari opportunità la scolarizzazione e la formazione consona alla possibilità di una futura vita lavorativa, indipendentemente dalle condizioni fisiche.
    Fatto il primo passo è inevitabile fare il secondo, partendo dal presupposto della pari dignità (e qui il mio pensiero è che non vi sia il bisogno di una legge che imponga l’assunzione obbligatoria per persone disabili, ma siano sufficienti gli incentivi tendenti a favorirne l’ingresso al mondo del lavoro) quindi è neccessario individuare a priori quali siano le qualificazioni e specializzazioni, che i segmenti di mercato del lavoro si prestano a ricevere, siano più idonee per l’utilizzo di queste risorse umane, superando il concetto di buonismo nei loro confronti, a questo ci si arriva con ulteriore preparazione extra scolastica, certo che se si prosegue col concetto di inserire l’invalido nella sola produzione, dove sistematicamente viene prevista l’idoneità fisica, continuiamo a camminare sul binario morto, non si modificherà nulla.
    Il tuo articolo e a chi ti rivolgi dovrebbe far scaturire quei famosi tavoli di trattativa, degli enti preposti, ministeri, enti bilaterali, conferenza stato regioni, organizzazioni di categoria, che siano in grado di esprime un documento programmatico che possa indicare un percorso chiaro praticabile dalla maggior parte degli invadili, per aver dei corridoi di ingresso futuro nel mondo del lavoro, maggiore sarà il numero di invalidi inclusi, minori saranno i costi sociali necessari al loro sostentamento, migliore qualità e prospettiva di vita per loro, credo anche che il miglioramento sarebbe direttamente proporzionale sullo stato di salute.
    Tutte le persone che gravitano nel mondo economico e del lavoro si devono fare carico di rovesciare il concetto che le malattie invalidanti siano un peso sociale da sopportare, ma che quel che resta di “sano” deve essere considerato una risorsa utilizzabile.
    Con ammirazione ti saluto. Giuseppe

    • Ciao Giuseppe, il problema è che quell’invalido sarà sottoposto ad una grande mancanza a causa, sempre, delle nostre istituzioni. Siamo ormai stanchi della scusa economica; uno studente disabile deve rinunciare a lezioni telematiche, credo unico suo mezzo per seguire le lezioni, come i suoi colleghi universitari a causa di tagli alla istruzione, causati da anni di sprechi. Loro sprecano e chi deve pagare? E’ più comodo che a pagare sia un disabile. Spero che chi conta legga le tue idee in merito alla collocazione dei disabili nel mondo del lavoro. Ci vorrebbero più persone come te, pronte a lavorare seriamente e impegnare il proprio tempo a ragionare, studiare, per migliorare le condizioni del nostro paese. Persone che non hanno paura di faticare e stancarsi e soprattutto lavorare magari anche il sabato e la domenica. La cosa che più mi fa davvero imbestialire è che le istituzioni non capiscono che a risolvere determinate problematiche, che danno origine a costi elevati, si vedrebbero ridotti i costi sociali. Nel caso specifico, più invalidi riesci a fare occupare e meno pensioni devi pagare. Ma la cosa assurda è che anche un bambino sarebbe in grado di fare questo ragionamento. Purtroppo le malattie invalidanti sono un peso sociale proprio come lo sono i disabili; alla nostra società è stato erroneamente insegnato che noi disabili non possiamo dare nulla al nostro paese. Che Italia! Vorrei ricordare al Presidente Napolitano che questo è un aspetto dell’Italia di cui non essere fieri.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  4. Appunto, i lavoratori ” normali ” non lavorano mai e si prendono lo stipendio, e noi poveri invalidi, abbiamo il diritto al lavoro, ma solo sulla carta, xche’ ne la guardia di finanza , ne l’ufficio del lavoro, intervengono x farci assumere, anche se noi segnaliamo puntualmente a loro questo problema gravissimo della disoccupazione degli iscritti in graduatoria legge 68/99, specialmente al sud italia come la Sicilia, ci fanno spendere soldi inutilmente ogni anno x diagnosi funzionali, che poi non ci daranno mai il lavoro di diritto nostro, continua cosi’ sempre Lena, x far valere i nostri sacrosanti diritti, speriamo che il ministro Fornero, ci dia a settembre prossimo finalmente un posto di lavoro!!!

    • Ciao Lillo, mi fa piacere leggere che anche tu condividi la realtà che io ho descritto nel mio articolo; mi fa piacere che tu abbia condiviso la situazione della regione Sicilia; soprattutto in questo periodo, che la regione Sicilia è su tutti i giornali a causa dei numerevoli sprechi, delle assunzioni superflue e dei soldi che sempre mancano.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  5. In questo periodo non sarei più in grado di svolgere attivià lavorativa, vsto il progressivo aggravarsi della mia patologia. Ma una 25ina di anni fa andai a chiedere un posto all’ente preposto, non per me, ma per mio marito. Per me c’era, per lui no. Il problema disabilità coinvolge l’intero nucleo familiare, non il singolo disabile. Come detto altre volte sono le famiglie a dover portare tutto il carico: lo stato ti da solo il sostegno economico, a volte l’esenzione cure mediche, e qualche altra cosa. Per tutto il resto la famiglia è sola. Orari flessibili, lavori via inernet, al domicilio… tutto questo è lasciato alla volontà, fantasia, creatività, solidarietà dei – e ai – familiari e delle comunità, quando ci sono, di cui fanno parte.
    Vivo… sopravvivo grazie alla speranza che un domani “nesssun residente dirà:”Sono malato”” e dove tutti “useranno appieno l’opera delle loro proprie mani”… dopotuto la speranza non costa niente e aiuta a vedere la luce in fondo al tunnel.

    • Ciao Graziella, mi dispiace per la tua situazione e l’unica cosa che un po’ mi consola è che in tanti viviamo gli stessi problemi. La cosa che forse ci risolleverebbe un po’ sarebbe la piena attenzione delle istituzioni nei nostri confronti. Invece siamo una categoria invisibile; certo che per essere invisibili ne facciamo del lottare. Le giornate sono faticose e lunghe, direi quasi interminabili; quando arriva sera sembra che ci possa essere una fase di riposo ma così non è, almeno nella realtà dei fatti. Ci vuole tanto coraggio e tanta pazienza.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  6. Eppure, purtroppo, ci sono aziende che lavorano in settori specifici e cercano da tempo dei lavoratori appartenenti alle categorie protette ma spesso vengono mandate persone con un curriculum professionale per niente idoneo.
    Non è per forza sempre colpa delle aziende che non vogliono: a volte non trovano il personale giusto che, in alcuni settori, non si può “inventare dal nulla”.
    E quando finalmente si trova una persona adatta, viene assunta da grosse aziende a livello nazionale: chi non accetterebbe di andare a lavorare in un’emittente televisiva o un’assicurazione importanti, per restare in una piccola azienda? 🙁

    • Ciao Perennemente Sloggata, io credo che sia il caso che le istituzioni e gli enti competenti rivedano le associazioni disabile/lavoro. Forse le modalità di attuazione non sono abbastanza efficienti, devono essere fatte con criterio altrimenti regna solo il caos! Ti consiglio la lettura del commento di Giuseppe intitolato “IL BINARIO DELL’INDIFFERENZA” perchè è molto interessante ed potresti condividerlo. Le nostre istituzioni potrebbero imparare da un commento come quello; il commento di una persona come tante, un cittadino che vorrebbe migliorare il nostro paese.
      Va detto che le grandi aziende, rispetto a quelle piccole sono da sempre “strutturalmente avvantaggiate”. Più dipendenti, più possibilità di posti da ricoprire, abituati a ragionare su grandi dimensioni e quindi diversi posti da assegnare ai disabili. Penso che anche il disabile in cerca di lavoro, abbia delle aspettative, obiettivi personali da raggiungere e quindi come i normodotati venga attratto dalla possibilità di lavorare in una grande azienda. Questo è solo il mio parere, ma io, senza ipocrisia e senza vergogna, mi sentirei così.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  7. .buongiorno.vorrei capire una cosa delle commissione invalidi civile.la prima commissione di 6 medici mi da 80×100 dopo un mese vengo chiamato da l’imps e 2 dottoresse.mi danno il 75×100 sto in cura da 1 anno per cirrosi epatica portale e lepatite c sempre attiva. in attesa di un trapianto come lavoro mi anno detto che posso fare qualsiasi lavoro. e a tutto oggi sono sempre dissocupato.come si fa a dare il 100 x 100 a chi sta bene mentre io in 1 anno o passato 3 visite di controllo.e a momenti per loro godo pure di ottima salute.

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