Turismo accessibile: ne ho parlato in radio

La radio del sociale FM frequenza Modavi, Movimeno delle Associazioni di Volontariato Italiano, mi ha proposto una intervista in merito al turismo accessibile. La proposta ha suscitato in me grande interesse tanto da farmi accettare. Sullo stesso argomento è stata intervistata anche la Dott.ssa Flavia Coccia, che è la coordinatrice del Comitato per il Turismo Accessibile, voluto e supportato dal ministero per gli affari regionali, il turismo e lo sport con il ministro Piero Gnudi.

ASCOLTA L’INTERVISTA

Ho deciso, data l’importanza dell’argomento, di sottoporre anche a Voi il contenuto di questa intervista. Da soli constaterete che ho descritto la realtà dei fatti, in termini di turismo accessibile. Devo fare anche una postilla, in merito alla regione maggiormente accessibile da me segnalata nell’intervista. Sempre in base alla mia esperienza personale ho detto regione Lombardia  per i servizi che in generale presta alla popolazione disabile; ho invece dimenticato di indicare anche il Trentino Alto Adige, che si presta molto alle esigenze di vita dei disabili. Ciò che mi è premuto più volte sottolineare, durante l’intervista, è il fatto che le istituzioni, ad oggi, non si occupino abbastanza o per niente di far rispettare i diritti dei disabili.Come sentirete, la Dott.ssa Coccia dice che le norme non sono sufficienti per garantire la piena accessibilità a tutti. Applicarle così come sono non corrisponde a rendere le strutture accessibili ed è difficile cambiare completamente il nostro paese che, di base, è un paese non accessibile. Inoltre ha specificato che il comitato, che tra i suoi componenti ha persone con disabilità, è nato con l’obiettivo di capire cosa fare, come fare, dove reperire fondi e come colloquiare con gli enti per arrivare a risultati concreti.

Io nutro delle perplessità in merito a quanto espresso. Che le norme debbano essere riviste, credo che sia difficile da dire, fino a quando non vengono messe in atto; normalmente non si può dire che qualcosa non funziona fino a quando non si è testata. E comunque se si dovesse riscontrare che le norme sono troppo limitative nei confronti dell’abbattimento delle barriere architettoniche , allora occorre intervevire, immediatamente, per modificarle nel giusto modo. Desidero precisare che se il problema dell’accessibilità potesse essere rappresentato da soli 2,5 cm di gradino, noi disabili potremmo fare festa, perchè in questo caso l’accesso con carrozzina elettrica sarebbe facile invece con carrozzina manuale sarebbe sufficiente un piccolo rialzo (l’altezza di uno zerbino sarebbe ad hoc). Ripeto il problema di fondo in questo paese è che leggi non vengono fatte rispettare con sufficiente rigore, o comunque non in tutte le città d’Italia allo stesso modo. Oltre ad esserci dei buoni progetti e buone iniziative sparpagliate per il paese, come sottolinea anche la Dott.ssa Coccia, e questo significa che chi vuole, può fare qualcosa, anche il rigore in merito al rispetto delle norme è gestito in modo sregolato. Ripeto le idee dei disabili sono tante  ma occorre da parte delle istituzione avere il giusto interesse per intervenire. Siamo anche abbastanza stanchi di sentire, quando si potrebbe essere alla soglia di un traguardo positivo, che non ci sono i fondi. Non si può in un paese come il nostro non avere un fondo costantemente supportato e monitorato per un problema sociale importante come lo è la disabilità. Non si può restare sempre in riserva di fondi.                                

Spero, care istituzioni, che cogliate l’aspetto importante di avere persone disabili nel comitato, possono dare quell’aiuto che per noi disabili è fondamentale. Devo però ricordare alle istituzioni di non utilizzarli a un unico scopo di immagine pulita da associare ad una sana politica. 

Lascio ora a Voi trarre le personali e intelligenti conclusioni in merito al tema del turismo accessibile affrontato in questa intervista.

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10 risposte a “Turismo accessibile: ne ho parlato in radio

  1. ha ragione e basta senza discussioni !ci manca la mentalità…io che ho avuto l’imprinting dell’attenzione alle barriere architettoniche grazie all’esempio di Piero Gabrielli, l’ideatore di mille bambini a via Margutta, della prima campagna contro i tuffi in acque basse e del primo convegno nazionale sulla disabilità nel 1978 a Roma , nel mio albergo diffuso a Modica Le case dello zodiaco ho (dove possibile ) reso accessibili le mie strutture 3 su 6 seguendo il più possibile i criteri della casa accessibile dell’arch. Vescovo ( istituto s. Lucia) , ma è stato faticoso e costoso..le porte più larghe per consentire l’accesso i bagni con la doccia a filo e aperture ampie conseguenti …senza per forza far apparire gli ambienti ospedalizzati, l’armadio (ahimè solo in un caso) dove può agevolemente inserirsi una carrozzella mentre lo stendino manuale porta gli abiti ad altezza uomo… e anche una piccola scelta di audiolibri di classici siciliani per i non vedenti …ma il problema è il resto delle città ,la fruizione dei luoghi d’arte non sempre attenti ..ci mancano sensibilità e cultura perchè non si possono concedere licenze a ristoranti dove c’è il bagno per disabili …ma per arrivarci bisogna superare 3 gradini ..ho presentato un progetto per meglio segnalare i percorsi della città all’interno di un p.o.r europeo se approvato spero di realizzarlo entro il prossimo anno almeno nell’area vicina alle mie strutture …ma devo dire che pochissimi ci pensano e operano in tal senso…

    • Ciao Claudia, grazie per il tuo commento, è un commento importante, perchè è il primo che parla così dettagliatamente di accessibilità concreta per i disabili; sarebbe bello che altri mettessero a disposizione di tutti la propria esperienza. In questo modo potremmo aiutare chi ancora, con le proprie strutture non è a norma per i motivi più svariati. Sarebbero belli dei consigli pratici, anche su come affrontare i problemi e i tempi burocratici; per capire quale è il confine dello stato, quella linea di demarcazione che vuole dire:”Io stato arrivo fino a qui, per il resto devi pensarci tu, autonomamente”. Certo così si perderebbe meno tempo.
      Spero che in molti rispondano al mio appello.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  2. Anche sta sera, la Dott.ssa Brambilla è apparsa al Tg per parlare di animali, onestamente non ho memoria di averla sentita parlare di disabili…. mai!

    • Ciao Angelo, mi fa piacere che lo hai notato, no perchè comiciavo a pensare di essere una visionaria… Questa idea è durata un attimo, giusto il tempo di sentire il mio vicino di casa, che suonandomi alla porta mi ha comunicato ciò che aveva visto ai tg. Lì ho tirato un sospiro di sollievo. Aggiungo che oltre a ieri sera anche nella precedente settimana è intervenuta nei tg per la difesa degli animali; azioni importanti che meritano attenzioni e per le quali non si può far altro che dargliene il merito. Speriamo che stia riflettendo sul da farsi e che intervenga presto a sostegno di noi disabili.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  3. Mi fa piacere che venga trattato questo argomento.. ho solo un appunto da fare.
    Dove passo le vacanze se prendo 700 € al mese e mio marito non percepisce mensilità? Lavoricchiava a casa per accudire me e mia madre (ora la più giovane della famiglia sono io che ho 53 anni e lui ne ha 55 e comincia a sentire l’età) Viviamo con mia madre che ha 77 anni che ci sostiene con la sua pensione di anzianità… meno male abbiamo almeno la casa di proprietà.
    C’è una frase che lessi in un sito dell’INPS dove diceva che veniva dato il sostegno statale affinchè il disabile potesse vivere una vita dignitosa. Lui, il disabile… e i suoi cari? Lo stato mica ci accudisce… dall’esenzione del pagamento delle medicine, ops… io pago quelle che prendo perchè non rientrano nella fascia di quelle esenti, e di alcuni ausii, non risulta faccia altro per alleviarmi la pena di una vita resa difficile dal mancato riconoscimento dell’ittero. Non mi sto lamentando… non sono così ingrata, ma ti lascio con una domanda: lo stato paga chi si prede cura dei disabili… e chi li ama no?
    Penso che, oltre a rendere accessibili zone turistiche, lo stato potrebbe dare un aiuto più concreto ai nostri cari. Così anche la mia famiglia potrebbe avere una bella vacanza dgnitosa.

    • Ciao Graziella, grazie per l’appunto. Purtroppo è tutto difficile per tutti, disabili e loro famigliari o comunque chiunque accudisca amorevolmente un disabile. Il fattore economico non va trascurato. Io stessa per fare una vacanza, ogni anno faccio dei bei sacrifici. Come ho precisato nei miei articoli, quando si deve fare i conti anche con la non accessibilità, il problema economico, già presente, aumenta; ci si vede costretti, ogni volta, a considerare strutture di alta categoria e dopo una riflessione ci vediamo costretti a rinunciare. Tutto ciò è discriminante e non fa altro che aggravare il turismo inaccessibile.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  4. Cara Lena,
    sono Monica Mancini e faccio parte del consiglio di amministrazione di una cooperativa sociale di tipo B che gestisce un’agenzia di viaggio…
    Noi lavoriamo a Roma e siamo specializzati in turismo accessibile. Ci definiamo specializzati perchè al nostro interno lo staff è composto da disabili motori e non vedenti che organizzano in prima persona i viaggi di chi ci sceglie,conoscendo meglio di chiunque altro quali possono essere le difficoltà di un disabile in vacanza.
    Non c’è niente di più vero in quello che dici e la cosa che noi troviamo ancora più grave è che molto spesso strutture che si definiscono “accessibili” in realtà non lo sono assolutamente!
    C’è molta ignoranza e molta superficialità in giro ed aimè devo dire che la nostra esperienza ci dice che per un disabile è molto più facile prendere un aereo e volare all’estero piuttosto che prendere un treno e visitare l’Italia…
    Grazie per aver dato risalto nel tuo seguitissimo blog a questo tema e mi piace ricordare a tutti quello che per noi è un motto: ” Il viaggiatore è di per se un viaggio, e tutti hanno il diritto di conoscere il mondo!”
    Monica

    • Ciao Monica, grazie di aver condiviso con tutti noi la tua esperiena di vita quotidiana. Proprio una bella idea questa agenzia. Spero che l’onorevole sia a conoscenza della sua esistenza; dimostra che quando le persone hanno voglia di fare i risultati possono essere fantastici. Fai i complimenti allo staff e ringraziali per l’aiuto. Spero che altri seguino il Vostro esempio. E vorrei nutrire speranza anche nelle strutture perchè capiscano, finalmente, che anche i disabili alimentano il turismo, naturalmente se ce ne danno la possibilità.
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

  5. Ciao Lena,
    con rammarico non sono riuscito a sentire l’intervista, ho provato con insuccesso su due computer, se il tono è quello deciso e inequivocabile dell’articolo, credo di poter dire la mia opinione, la signora Claudia Origoni operatrice del settore afferma un concetto che è impossibile non cogliere, oltre alla struttura riccettiva, che per un attimo diamo per scontato sia a norma, è il contorno che rappresenta l’ostacolo estremo, penso che modificare ed attrezzare qualche stanza con l’abbattimento delle barriere archittetoniche, alla fin fine sia cosa di modesto livello (intendo non impossibile da raggiungere anche dal punto di vista economico), ma una volta strutturato un riccettore: albergo, affitta camere, appartamenti ecc. il contorno turistico è preparato a ricevere persone con diverse abilità? per non cadere nel facile tranello del è nato prima l’uovo o la gallina, credo che gli amministratori locali di buona volontà, una volta che hanno strutturato il territorio di loro competenza, (enfatizzando l’offerta turistica) gli riesca piuttosto facile con piccole agevolazioni di richiedere alle strutture riccettive l’adeguamento per abbattere le barriere archittetoniche o specializare la struttura per un singolo handicap, in modo possa innescarsi il meccanismo della domanda e dell’offerta, offerta rappresentata da un pacchetto di opportunità per diversi livelli economici e culturali, magari con sostegno medico specialistico in zona.
    Detto questo è ovvio il commento: smettiamola di giocare a scarica barile è una questione di conformazione mentale il vero rispetto verso la categoria sociale degli invalidi !!! il soprasedere, il rinviare sempre senza una precisa motivazione, fà trasparire tutt’altro livello colturale degli amministratori locali, forse non tutti per fortuna.
    forza Lena !
    giuseppe

    • Ciao Giuseppe, so che sei riuscito finalmente ad ascoltare l’intervista, quindi mi fa piacere. Il discorso del contorno turistico, come avrai notato, anche io lo ho affrontato; è un concetto indispensabile, tanto da necessitare collaborazione tra le istituzioni, quindi enti locali (per la struttura delle città) e operatori, gestori ecc… Occorre capire che è arrivato il tempo di lavorare, ma lavorare sul serio… Siamo già oltre il tempo limite… Siamo un paese che è sempre in ritardo su tutto. Che rabbia!
      Grazie e alla prossima.
      Ciao.
      Lena.

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